Validato da Elena Garoni
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Medico Veterinario comportamentalista

L'Akita Inu, razza di taglia grande, nato come cane da caccia e poi diventato guardiano, deve il suo nome alla regione giapponese di provenienza, la prefettura di Akita appunto, mentre Inu in lingua originale significa proprio "cane".

Animale nobile e riservato, cane di samurai, shogun e aristocratici giapponesi, fedele guardiano e pronto difensore: un cane fiero, pacato e discreto che porta dentro la sua anima migliaia di anni di storie e leggende.

Razza diventata famosa in tutto il mondo per la struggente storia di Hachiko, è in realtà adatta solamente a persone consapevoli e disposte a vivere con un compagno fedele ma discreto, poco socievole e non giocherellone: l’Akita non ha le caratteristiche che tutti si aspettano da un cane.

Questo cane può dare prova di un amore incondizionato ed una fedeltà unica ma, per renderlo felice e appagato, è necessario conoscere bene le sue caratteristiche, i suoi bisogni e le sue motivazioni.

Origine

Giappone

Standard

Standard N° 255/ 02.04.2001

Gruppo 5 cani tipo Spitz e tipo primitivo Sez. 5 Spitz asiatici e razze affini

Aspetto

L’Akita Inu è un cane di taglia grande, forte e robusto. Il corpo è massiccio, la testa è grande con piccoli occhi profondi ed orecchie erette e triangolari. Gli arti sono forti e la coda è lunga, portata arrotolata sul dorso. Il pelo è di media lunghezza, spesso e ruvido con un folto e soffice sottopelo (esiste una rara varietà a pelo lungo), i colori sono rosso, sesamo, tigrato e bianco, con zone biancastre in precise aree del corpo (urajiro).

Le dimensioni sono: per i maschi cm. 64-70 per 30-45 kg., per le femmine cm. 58-64 per 20-30 kg.

Motivazioni

Territoriale, protettiva, affiliativa, predatoria, possessiva, competitiva.

Amante di

Fare la guardia, proteggere i suoi umani di riferimento, vita tranquilla e riservata.

Alimentazione, cura e mantenimento

L’Akita, come tutti i cani di razza, può incorrere in patologie di diverso genere ed entità, genetiche e ambientali.

Tra queste ci sono la displasia dell’anca, le oculopatie (cataratta, atrofia progressiva della retina, entropion), la sindrome di Harata, malattia che colpisce gli occhi e il muso, e la adenite sebacea, patologia dermatologica che richiede cure specifiche.

Il folto pelo dell’Akita necessita di frequenti spazzolate, l’alimentazione deve essere equilibrata e adeguata.

Origine e storia

Le origini dell’Akita Inu sono antichissime e fondono storia e leggenda e partono dall’isola di Honshu, situata nella parte settentrionale dell’arcipelago nipponico.

Qui alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce scheletri ben conservati di cani molto simili all’Akita e graffiti risalenti addirittura al 3000 a.C.. In queste epoche remote i cani venivano usati principalmente per la caccia alla grossa selvaggina, la principale fonte di sostentamento degli abitanti di queste zone. Ancora oggi a nord di Honshu, nella regione di Odate, esiste una piccola comunità rurale, chiamata Matagi, che vive secondo le antiche usanze e per anni ha impiegato cani da caccia, ormai estinti (Matagi Inu), che pare siano i diretti antenati dell’Akita.

Durante il periodo Edo (XVII secolo ca.), proprio a Odate, furono scoperte importanti miniere d’oro ed i cani da veloci cacciatori divennero coraggiosi guardiani che difendevano gli accessi alle cave, i carichi d’oro ed i lavoratori.

Da questo momento il ruolo dell’Akita divenne molteplice: cane da caccia, da guardia e difesa, i samurai li sceglievano come fedeli compagni di vita e shogun e i nobili riservavano ai cani interi appartamenti con ogni comfort e servitù. Così l’Akita divenne inoltre simbolo di fortuna e salute e ospite ufficiale in cerimonie sacre.

Con la graduale apertura verso l’Occidente, alla fine del 1800, si aprì anche purtroppo la strada dei combattimenti tra cani, l’Akita venne dunque incrociato con i grandi molossi, come il Tosa e il Mastiff, e aumentò notevolmente di dimensione. Alcuni di loro finirono anche negli Stati Uniti dove, accoppiati con grandi molossi, diedero vita al ben più grande Akita Americano, razza del tutto diversa da quella nipponica, dalle dimensioni imponenti (alcuni esemplari possono arrivare fino a 60 kg.) e di colore più scuro, con sfumature nerastre.

Fortunatamente nel 1908 i combattimenti tra cani divennero illegali e molti estimatori della razza, nei successivi anni, si impegnarono a recuperarne l’originale purezza, attribuendo definitivamente il nome di Akita Inu (cane di Akita), la sua prefettura di provenienza. Nel 1927 venne fondata, dal sindaco della città di Odate, la società Akita Inu Hozon-kai, un’associazione che aveva come scopo quello di preservare e conservare la purezza della razza che fu riconosciuta ufficialmente nel 1931, quando l’Akita divenne il cane simbolo del Giappone e fu dichiarato monumento naturale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la razza conobbe una forte crisi, il governo giapponese emanò una legge che ordinava la confisca e l’uccisione di tutti i cani (escluso i Pastori Tedeschi usati dai militari) per ricavarne pelliccia e cibo; i pochi Akita che si salvarono furono quelli che abitavano nelle zone rurali poco accessibili e che erano a guardia delle fattorie.

Dopo la guerra gli Akita furono incrociati con altri cani giapponesi di taglia più piccola come l’Hokkaido o il Kishu per poter recuperare le caratteristiche della razza, in particolare quelle che erano le sue qualità essenziali (Honshitsu) e l’espressione (Hyogen). Inoltre, un “vero” Akita doveva possedere virtù quali buon temperamento (ryosei), dignità, compostezza, la una forza vitale (kan – I) e un giusto equilibrio tra coraggio e calma (kisho).

Da quel momento, sempre più allevatori si interessarono a questa particolarissima razza, protagonista di miti e leggende, di imprese coraggiose e di fedeltà assoluta, che fu ampiamente dimostrata da Hachiko, il celebre Akita protagonista dell’amore che lo legava al suo umano, scomparso prematuramente, che ha atteso per tutta la vita davanti alla stazione Shibuya a Tokyo, luogo dove sorge una statua in suo onore e ogni anno si svolge una commovente commemorazione.

Motivazioni (desideri e bisogni)

Cane di samurai, coraggioso difensore, fedele compagno, queste le caratteristiche dell’Akita Inu, una razza affascinante quanto complicata, dalle spiccate motivazioni tipiche dei cani da guardia.

Prima fra tutte, la territoriale: per loro l’ambiente in cui vivono è sacro e lo difendono controllando ogni azione, movimento o avvicinamento “sospetto”. Tutto ciò che mina la loro tranquillità va allontanato e l’Akita prova a comunicarlo con i suoi movimenti rigidi e quasi impercettibili, non è comunicativo ma è severo: se non fate bene attenzione ai minimi cambiamenti di postura o espressione, lui vi farà capire il concetto in modo più eloquente, bloccandovi con tutto il suo corpo.

Anche la motivazione protettiva è altissima e, insieme a quella affiliativa, fa dell’Akita una vera e propria guardia del corpo: ha bisogno di una costante presenza del proprio umano, a cui si lega indissolubilmente, che difenderà a tutti i costi, tenendo lontano chiunque si avvicini troppo. Ricordiamo che l’Akita non è un cane sociale, non ama le persone né gli altri cani e si infastidisce se accarezzato o coinvolto in inutili moine, non è proprio un tenero peluche.

Le motivazioni predatoria, competitiva e possessiva sono presenti in quanto peculiari nei cani da guardia ma l’Akita Inu non le mette in pratica spesso, del resto non ne ha bisogno.

È un cane così fiero e solido che non perde tempo ad inseguire prede (al massimo le “pinza” se gli capitano nelle vicinanze per mandarle via), non sente la necessità di competere con gli altri membri della famiglia o di accumulare oggetti per dimostrare il suo valore: l’Akita lo sa e non deve dimostrare niente a nessuno.

Si tratta dunque di un cane per niente facile, non possiede le caratteristiche che gli umani si aspettano da un quattrozampe: non gioca, non ubbidisce, non fa le feste, non abbaia e non ama il contatto… un cane davvero solo per quei pochi che riescono a percepirne l’essenza e ad apprezzarne l’elegante discrezione.

Aspetto fisico

L’Akita Inu è un cane di grossa taglia con una corporatura massiccia, forte e proporzionata, con un’ossatura robusta.

Il corpo è muscoloso e robusto, la testa è grande con piccoli occhi scuri e profondi, dalla caratteristica espressione che sembra quasi sorrida, orecchie di medie dimensioni, erette e triangolari, l’alto, la canna nasale è diritta e piuttosto corta e si assottiglia leggermente verso la punta. Il tartufo è grosso e nero.

Il pelo è di media lunghezza, spesso e ruvido con un folto e soffice sottopelo. Alcuni rari esemplari hanno un foltissimo pelo lungo, caratteristica derivante da un gene recessivo, e pare abbiano un carattere più adattabile rispetto ai loro "cugini" a pelo più corto; questo tipo di mantello non è accettato dallo standard.

Il manto ha una base monocolore (rosso, sesamo, tigrato o bianco) e zone biancastre in precise aree del corpo, questa particolare colorazione prende il nome di “urajiro”.

L'Akita ha differenze molto marcate tra i due sessi, i maschi, più grossi, hanno un’altezza di cm 64-70 per un peso di 30-45 kg; le femmine un’altezza di cm 58-64 per un peso di 20-30 kg.

Cura e salute

L’Akita, come tutti i cani di razza, può incorrere in patologie di diverso genere ed entità, di natura genetica o ambientale.

Tra queste troviamo la displasia dell'anca, sia di natura genetica che traumatica, (malformazione dell'articolazione che richiede terapia farmacologica o chirurgica nei casi più gravi) e alcune oculopatie (cataratta, atrofia progressiva della retina, entropion), che nei casi più gravi possono condurre a cecità.

Tipiche della razza sono inoltre la sindrome di Harada, malattia che comprende sintomi come uveite o altri problemi oculari e depigmentazione e lesioni cutanee sul muso, e la adenite sebacea, che si presenta con ispessimento cutaneo, forfora, squame e perdita di pelo ed eventuali infezioni secondarie che richiedono cure specifiche.

Il folto pelo dell’Akita necessita di frequenti spazzolate, l’alimentazione deve essere equilibrata e adeguata. È di fondamentale importanza proteggerlo dalle alte temperature.

Cosa fare con un Akita Inu

Se vi assumente il duro compito di condividere la vita con un Akita Inu, scoprirete che vivere con un cane non significa per forza “fare cose”.

L’Akita non ama giocare, non ama incontrare nuove persone o cani, non si diverte di certo a saltare gli ostacoli dell’agility o a risolvere un semplice gioco di attivazione mentale; è un cane di sostanza, sicuro di sé e molto difficile da coinvolgere in qualsiasi cosa.

Perciò cosa fare con questa razza? Godetevi il tempo, il silenzio, le lunghe passeggiate fianco a fianco, la presenza discreta e il rispetto degli spazi, con un Akita avrete il privilegio di sentirvi come dei vecchi e saggi samurai, che contemplano il mondo affiancati da un fido e amorevole compagno.

Relazione e contesto ideale

L’Akita Inu non è un cane “facile”, sia dal punto di vista della personalità che della gestione nella vita quotidiana.

La famiglia adatta a lui è senz’altro composta da persone che conducono una vita riservata, hanno tempo da dedicare al cane e che prediligono lunghi week end nella natura piuttosto che tra eventi mondani.

Per quanto riguarda altri cani o bambini, l’Akita sarebbe meglio fosse “figlio unico”, non è un cane che ama la confusione, la manipolazione e i giochi scatenati, anzi, la presenza di piccoli umani festanti gli provocherebbe pure un po’ di fastidio.

Starebbe meglio in zone con ampi spazi aperti ma vive anche in città, a patto che gli sia garantita la giusta dose di movimento e venga tutelato da situazioni di potenziale disagio.

Pensateci molto bene prima di scegliere questa razza e soprattutto abbiate la consapevolezza che passerete la vostra vita accanto ad un nobile e riservato guardiano giapponese.

Una giornata con un Akita Inu

Aprite gli occhi al suono della sveglia ed alzandovi vedete il vostro Akita Inu di fianco al letto che vi dà un affettuoso e discreto buongiorno, sorridendovi con gli occhi.

Andate insieme a fare colazione e poi vi preparate per uscire. Preferite fare la passeggiata al mattino presto, con l’aria fresca e le strade vuote, per godervi l’inizio della giornata in piena serenità.

Il vostro Akita vi cammina elegantemente a fianco osservando l’ambiente circostante e voi vi assicurate di non incontrare persone invadenti o cani poco rispettosi: lui non ama fare conoscenze e, in fondo, a voi non dispiace questa riservatezza.

Arrivati al parco riuscite a liberarlo in una zona verde e sicura, lui perlustra appena e poi si sdraia di fianco alla panchina su cui siete seduti. Arriva l’ora di tornare a casa per recarsi al lavoro, lasciate l’Akita a casa in attesa del vostro partner che tornerà per pranzo per farlo uscire e tenergli compagnia.

Nel pomeriggio, a fine lavoro, correte a casa: è il momento di dedicarsi alla famiglia.

Vi cambiate e raggiungete il vostro partner e l’Akita che vi aspettano in macchina; vi dirigete verso la campagna dove farete una lunga camminata tra boschi e sentieri.

È sempre un’esperienza bellissima per voi condividere con chi amate queste ore in libertà, il vostro Akita è calmo e sereno e cammina di fianco a voi, come una guardia del corpo.

Alla sera tornate a casa, stanchi ma rigenerati, e dopo la cena vi mettete sul divano a vedere un film; il vostro Akita è lì ai vostri piedi che dorme tranquillo, felice di essere amato e fiero di poter proteggere i suoi umani.

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