Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Ci sono migliaia di cani nei canili italiani, tutti con il loro carattere, la loro storia e i loro bisogni. Tante volte mi è capitato di guardare un cane e chiedermi: “Ma tu, che ci fai ancora qui? Cosa ti impedisce di trovare una nuova famiglia?”. Ecco che allora ho pensato di sviluppare il concetto di "Indice di Adottabilità", ovvero uno strumento che possa essere utile per comprendere quali caratteristiche rendano difficile l’adozione di un cane, oltre al fattore «fortuna».

L’Indice di Adottabilità , o IDA, è uno strumento di lavoro per gli operatori ed educatori che lavorano in canile e si compone di diversi parametri che descrivono lo stato nel “qui e ora” di un individuo. Questi parametri si dividono in «modificabili» e «non modificabili» e mettono in evidenza le criticità di un soggetto nell’ottica di una possibile adozione. È importante comprendere che i singoli parametri non definiscono un alto o basso IDA, vanno poi considerati tutti nel complesso. Vediamo alcuni esempi di quali sono i parametri e facciamo delle considerazioni.

Parametri non-modificabili

Per parametri non-modificabili si intendono quegli elementi sui quali non possiamo agire direttamente, che fanno parte delle caratteristiche proprie dell’individuo. Vediamo alcuni esempi.

Il mantello del cane: qui incidono alcune caratteristiche, come il colore, la tessitura, la lunghezza e l’impegno necessario nella cura. Possiamo dire che, per esempio, un cane di colore scuro o tigrato ha meno appeal sul pubblico rispetto ad un cane bianco o color crema, anche se studi condotti anni fa negli Stati Uniti hanno dichiarato che non è vero che il cane “nero” sia più discriminato degli altri. Non vi è dubbio però che un cane con il mantello lungo è impegnativo per quanto concerne la cura, richiede che l'umano di riferimento poi abbia voglia di impegnarsi di più e non tutti sono disposti a farlo.

La taglia: questo parametro è uno tra i più critici, ma va considerato nel contesto sociale di riferimento, nel nostro caso terremo presente sempre il contesto strettamente urbano. Un cane di grande taglia, o addirittura gigante, ha meno possibilità di trovare consenso in una famiglia che viva in città. Qui entrano in campo diversi fattori, come per esempio lo spazio abitativo, la presenza o meno di un giardino, le necessità di spostamento dei membri della famiglia, per esempio sui mezzi di trasporto pubblici. Tutti fattori che per alcuni di noi non inciderebbero affatto sulla scelta, ma che indubbiamente ronzano nella testa dei più.

Altro parametro è, per esempio, l’età anagrafica del cane: quello che ho potuto constatare è che quando un cane raggiunge la soglia dei 4 o 5 anni, la sua possibilità di trovare una famiglia diminuisce molto, il suo IDA generale decresce.

È vero che questi sono parametri su cui non possiamo agire direttamente, però possiamo diffondere un maggior livello culturale nelle persone, per esempio sul fattore età. Ci sono ancora troppe errate convinzioni che serpeggiano nelle coscienze, come per esempio che un cane adulto non si affezioni, o che un cucciolo sia più semplice da gestire per chi non ha mai avuto un cane.

Parametri modificabili

Questi a seguire, invece, sono i parametri sui quali chi opera in canile può agire, modificare, correggere e sviluppare insieme al soggetto e poi alla famiglia.

Caratteristiche comportamentali del cane: questo parametro è più flessibile e sicuramente è possibile contribuire, attraverso un buon lavoro educativo o rieducativo, al miglioramento delle possibilità di un cane nel trovare una nuova sistemazione. Molto importante sarà monitorare le conoscenze del cane in merito al contesto nel quale è più probabile sarà inserito in futuro, quindi, come detto, nel nostro caso la città. Seguito da persone preparate, il cane potrà essere accompagnato in città, con la dovuta gradualità, per comprendere quali siano le sue opinioni su varie cose, come per esempio le automobili, le persone sconosciute, i cani che si incontrano per strada, eccetera. È importante conoscere questi aspetti al di fuori della struttura, il suo comportamento potrebbe essere molto diverso da quello espresso in canile. Non è possibile simulare l’impatto emotivo in struttura.

Altro aspetto è quello di comprendere la sua flessibilità cognitiva, ossia, quanto è capace di adattarsi al “nuovo”. Quanto tende ad essere diffidente o, viceversa curioso, rispetto alle novità in generale? Quanto è socievole con le persone che provano – educatamente – ad interagire con lui? Ha un buon livello di comunicazione, emette segnali chiari o è difficile da comprendere? Eccetera. Questo parametro diviene centrale nella valutazione di un cane destinato a vivere in un contesto così variegato e pieno di imprevisti come è l’ambiente metropolitano, in continuo movimento e con un orizzonte così ridotto.

A prescindere dalla sue caratteristiche di partenza, influenzate dalla sua genetica e, soprattutto, dal suo bagaglio esperienziale, quanto si dispone ad un cambiamento in meglio, se è questo che serve? Va da sé che un soggetto socievole con persone e cani (a prescindere dal genere), curioso e non diffidente, aperto all’interazione ed equilibrato avrà un alto IDA rispetto ad un altro molto diffidente, assertivo, timoroso e ansioso.

Lo stato di salute: alle volte in canile ci sono cani che hanno subito traumi fisici, o sono affetti da patologie, anche croniche. Naturalmente un cane ammalato potrebbe avere un più basso IDA, ma se ben seguito dal punto di vista clinico dal medico veterinario della struttura questo parametro potrebbe migliorare anche in breve tempo a seconda del problema. Come detto sopra la valutazione sullo stato di un soggetto è nel “qui e ora”, ecco che quindi l’IDA di un cane è soggetto a variazioni nel tempo, più o meno eclatanti.

Il tempo di permanenza in canile

C’è un parametro che definirei “trasversale”: il tempo di permanenza nella struttura. Ci sono due elementi da tener presente su questo parametro e sono l’adattabilità e l’adattamento. Parliamo qui di un fattore che non va sottovalutato, ossia, da quanto tempo il cane è in canile? Da che età? Questo parametro varia di giorno in giorno, ovviamente, ed è strettamente connesso alle doti del soggetto interferendo con il suo stato generale. Il cane è un animale con discrete doti di adattabilità – certamente queste variano da soggetto a soggetto, ma qui ne parliamo in generale – ma quando un individuo trascorre molto tempo in condizioni molto particolari (adattamento) potrebbe avere difficoltà in un cambio ambientale repentino. Pensiamo ad un cane che, per esempio, è nato in canile e ci ha vissuto per tre o quattro anni, riuscendo – grazie alle sue doti di adattabilità – ad adattarsi e a trovare un suo equilibrio in quel particolare ambiente. Ora, prendiamo quel cane e d’improvviso, portiamolo al terzo piano di un palazzo in un appartamento circondato da umani sconosciuti. Alcuni cani potrebbero avere molti problemi a fare questo passaggio, soprattutto senza nemmeno un minimo di gradualità. Ecco perché, soprattutto per alcuni soggetti, è importante non dare per scontato che non avranno problemi in questo. Non bisogna lasciarli soli, senza supporto, nelle mani della nuova famiglia che magari si trova impreparata a supportarlo.

A cosa serve l’IDA?

Come possiamo utilizzare in canile questo strumento? Di fatto l’IDA ci presenta le caratteristiche di un soggetto e l’appeal che questo ha sul potenziale pubblico. Però bisogna tener presente che un basso IDA non significa affatto che il cane non sia adottabile (sono convinto che ogni cane ha la possibilità di trovare una nuova sistemazione, quello che cambia è la difficoltà di trovare le giuste condizioni), ci dà la misura del range di potenziali adottanti adeguati. Alcuni cani hanno un ventaglio molto ampio di possibilità di essere appetibili, pensiamo, per esempio, ad un cucciolo di Labrador (razza che va per la maggiore), o simil Labrador, rispetto invece ad un adulto di Rottweiler, magari diffidente e con una pessima storia di maltrattamenti alle spalle.

Questo indice ci aiuta nel lavoro finalizzato al reinserimento del cane in società, ci dice su quali aspetti concentrarci maggiormente e su quale percorso affrontare con il cane per mettere in luce le sue caratteristiche. Potremmo avere un cane con un basso IDA a causa delle caratteristiche  concernenti i parametri non-modificabili, ma con un alto potenziale caratteriale. Per esempio, potremmo pensare ad un grande cane nero, molossoide, di 7 anni (basso IDA) ma che ha un carattere eccezionale, socievole, amante del contatto, con grande capacità di adattamento e aperto alla relazione con chiunque. Il nostro compito, in tal caso, sarà, in primis lavorare per mantenere queste sue doti positive e mostrarle agli occhi dei potenziali adottanti, adombrando quelle caratteristiche che poco ci dicono sul soggetto, come il suo aspetto fisico, ma che spesso sono gli unici elementi presi in considerazione.

Questo implica tutta una serie di lavori da fare per conoscere il cane, per monitorare le sue opinioni sul mondo e per farlo realmente incontrare ai potenziali adottanti, non sono sufficienti un paio di fotografie, il carattere di un individuo emerge attraverso l’interazione e il tempo. Quindi, lavorare sui parametri modificabili aumenta la possibilità di reinserimento in società di quegli individui che hanno un basso indice di adottabilità a causa dei parametri non modificabili, alle volte questo fa un’enorme differenza per il destino di un cane.

Il testo è stato pubblicato nel libro "CANILE 3.0 Cani, persone e società", Luca Spennacchio – 2016

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