A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Il maltrattamento animale, o meglio, il maltrattamento a danno degli animali, è un argomento particolarmente delicato, sempre attuale e sconcertante per l’opinione pubblica, inquadrato come reato penale nel nostro Paese. Probabilmente datare la nascita di questo fenomeno, anzi di questo comportamento umano, e misurarne l’andamento nel tempo sarebbe impossibile. Nasce con l’uomo e con lui si evolve, cambia la sua espressione variando dalla “tradizionale” bastonata a dinamiche molto complesse e strutturate.
Capire perché esiste può risultare complicato, ci vorrebbero un trattato di filosofia ed uno di neuropsichiatria. Ciò che possiamo fare è però identificarne le caratteristiche generali. Cosa è? Come si manifesta? Come è inquadrato giuridicamente nel nostro Paese? Che relazioni ha con la psiche umana e con la violenza? Quanti tipi di maltrattamento esistono? Cosa bisogna fare se si assiste a un episodio di maltrattamento animale? Cercheremo di esplorare le risposte a queste domande con i nostri articoli su Kodami.

Le varie forme del maltrattamento animale

Il maltrattamento a danno degli animali può essere erroneamente inteso solo come una percossa inflitta a un animale. E’ un atto che si può presentare come violenza diretta, manifesta e intenzionale ma prende forma anche attraverso altri svariati comportamenti e riguarda tutte le specie animali, nessuna esclusa. La violenza diretta può manifestarsi in svariate maniere e causa spesso lesioni definite tecnicamente come “non accidentali” che possono essere da contusione, da taglio, da arma da fuoco, da ustione, da avvelenamento, eccetera… e purtroppo la lista è ancora lunga.

Tra le diverse manifestazioni del maltrattamento vi è poi per esempio la negligenza definita come la parziale o totale carenza di cure e attenzioni verso i bisogni basici di un altro individuo (es. riparo, cibo, cure mediche, affetto e relazione sociale). Esso si discosta molto dall' infliggere ad un animale una violenza diretta, ma che deve essere ritenuto e trattato come un maltrattamento. solitamente è causa di malessere e sofferenza e, nel caso di negligenza grave, può portare fino alla morte. Esempi sono animali con stati patologici non curati, mancanza prevenzione veterinaria, pelo ammassato ed incrostato, assenza di un’alimentazione sana ed equilibrata. Alcuni casi sono inequivocabili ma molto spesso, altri, possono sfuggire all’osservatore comune.

Vi è poi il maltrattamento organizzato. Alcune attività possono per esempio essere i combattimenti tra cani, le corse illegali di cavalli e altri tipi di competizioni e spettacoli con animali, ma anche l’allevamento e l’uccisione illegale di animali per fini alimentari, che sfuggono a ogni criterio di benessere animale ma anche di sicurezza alimentare. Questo tipo di reato è associato alla criminalità organizzata e quindi spesso ad altri reati come spaccio di droga e armi da fuoco, doping e scommesse illegali, che lo rendono un target scottante per il legislatore e la magistratura italiana.

Vi è poi il maltrattamento rituale che, per quanto obsoleto e invisibile, è invece presente nella nostra società. Riguarda l’utilizzo di animali per fini sacrificali in distinte ideologie occulte come per esempio il satanismo, la santeria, il voodoo, la stregoneria o il Palo Mayombe. E anche la violenza sessuale è un’altra triste realtà che riguarda anche gli animali, si può manifestare in diverse maniere ed è altamente correlata a violenze pregresse subite dal maltrattatore ma anche alla sua pericolosità sociale.

La “sindrome di Noè”: gli accumulatori seriali di animali (“Animal hoarder”)

Vi è poi un fenomeno complesso definito come “Sindrome di Noé” che è caratterizzato dall’accumulo di un elevato numero di animali, spesso tenuti in ambienti sporchi ed angusti, cui generalmente si associa negligenza grave. Gli animali possono provenire dall’esterno ma spesso sono frutto della riproduzione incontrollata dei soggetti già presenti. Si può definirlo come un paradosso, per cui gli accumulatori sono spinti e motivati dall’amore per gli animali con cui creano una forte relazione, ma al contempo presentano un’assenza totale di comprensione della loro sofferenza sia fisica che psichica. È un fenomeno che riguarda sì la sfera del maltrattamento animale, ma anche la sanità pubblica e la sfera sociale, essendo esso stesso classificato come disturbo psichiatrico ed essendo relazionato ad altri disturbi psichici, come ad esempio la sociopatia.

Il maltrattamento psicologico degli animali

Non ultimo per importanza, esiste anche il maltrattamento psicologico. Esso è un abuso emotivo, sotto forma di azione deliberata o inazione che provoca stress emotivo in un altro essere. La sua forma più frequente è l’inflizione di paura e terrore nel soggetto maltrattato, principalmente a causa di minacce o punizioni spesso imprevedibili e immotivate, eccessive e incoerenti. L’animale vive costantemente con sentimenti negativi di mancanza di sicurezza. Altre forme di maltrattamento psicologico possono essere la costante provocazione, l’isolamento sociale, l’abbandono intenzionale e le eccessive richieste e pressioni performative. Alcuni strumenti possono accompagnare l’espressione del maltrattamento psicologico, tra essi un esempio può essere il tanto famoso collare elettrico per cani.
La terminologia e la classificazione utilizzate sono di tipo tecnico-operativo e non sono specificamente citate nel linguaggio legale, che fornisce specifiche definizioni di maltrattamento e che approfondiremo nel prossimo articolo.