Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ
KODAMI-GUINZAGLIO Cane

«Il mio cane tira come un ossesso, è incontenibile!». «Al mio cane non piace affatto quando lo prendo per rimettergli il guinzaglio!». «Il mio cane diventa una belva quando è al guinzaglio!». Questi, ed altri, sono tra i problemi che spingono spesso le persone a rivolgersi ad un educatore cinofilo. Quali consigli, allora, possono essere utili per evitare l'insorgere di questi problemi o risolverli? Ma soprattutto, cosa rappresenta per il nostro cane il guinzaglio?

Uno strumento limitante

Personalmente ho un pessimo rapporto con il guinzaglio, ma naturalmente ci devo fare i conti di continuo. Lo reputo qualcosa di assurdo, soprattutto visto dal punto di vista del cane. Assurdo sì, ma per la società nella quale viviamo, non solo necessario, anche obbligatorio per legge, quasi ovunque. Credo che questo strumento sia la fonte di moltissimi problemi per il cane, problemi che poi dobbiamo andare a compensare, quando possibile, con altre pratiche surrogatorie, come per esempio organizzare classi di comunicazione tra cani, che non hanno avuto la naturale possibilità di sperimentare l'interazione con i conspecifici perché sempre legati ad un metro e mezzo dal loro "ingombrante" compagno umano. Moltissimi cani oggi hanno problemi nell'interazione con altri cani semplicemente perché una lingua si apprende utilizzandola, sbagliando, valutando le risposte, aggiustando la comunicazione per non essere fraintesi, eccetera. Ma la comunicazione del cane si basa in gran parte sugli sguardi, le posture, la prossemica ed altro. Tutte cose che sono limitate proprio dal guinzaglio sul quale interferisce l'uomo, impedendo così al cane di apprendere sia come si comunica sia cosa comunicano gli altri, anche questi al guinzaglio.

Di necessità virtù?

Come detto però l'uso del guinzaglio è obbligatorio e deve anche essere piuttosto corto: un metro e mezzo. In realtà si sente la necessità dell'utilizzo di questo strumento non solo per evitare di contravvenire alla legge, ma perché senza il nostro compagno canino correrebbe troppi rischi, o potrebbe essere pericoloso per gli altri, cani e persone. In sostanza il guinzaglio può essere visto come una sorta di «cintura di sicurezza».

Per quanto concerne la salvaguardia del nostro cane potremmo riflettere sul fatto che la città è un contesto ricco di pericoli, rappresentati per lo più dalle automobili. Un cane libero rischia soprattutto di essere investito, cosa che è assolutamente vera. Il mio cane Kaos, per esempio, non considera affatto le automobili un pericolo e non ne tiene conto quando attraversiamo la strada. E perché dovrebbe prestarvi attenzione? In fondo mi sono sempre occupato io di farlo per lui. In sostanza lui non ha mai imparato ad attraversare la strada, come accadrebbe ad un bambino che non ha mai lasciato la mano della mamma, che non è stato responsabilizzato gradualmente nell'apprendere a cosa prestare attenzione. Questo bambino, crescendo, dovrà prima o poi fare conto sulla sua capacità di gestirsi, e un genitore dovrebbe aiutarlo in questo e così, prima o poi, anche lui saprà attraversare la strada. Altrimenti all'età di vent'anni avrà ancora bisogno di una guida che prenda le decisioni e faccia le valutazioni per lui.

Tutto ciò vale anche per i cani. Apprendere come stare per strada è assolutamente possibile anche per i nostri compagni a quattro zampe, prova ne sono i moltissimi cani che vivono senza un compagno umano.

Quindi? Non ci resta che accettare il fatto che ai nostri cani difficilmente potremo insegnare ad autogestirsi, a meno di non accettare di correre qualche rischio calibrato nella fase d'apprendimento. Proprio come devono fare le brave mamme dei piccoli umani e quelle dei piccoli cani. Ma ci sarebbe comunque da fare i conti con la legge! Mettiamo allora giù il pensiero di farlo e ricordiamoci che, comunque, alcuni cani «particolarmente illuminati» possono anche apprenderlo da soli, nonostante tutto…

Altro discorso è quando il guinzaglio diventa una sicurezza per gli altri, ovvero quando è necessario trattenere il nostro cane che ha evidenti problemi caratteriali nei confronti di altri cani, altri animali in genere, esseri umani o cose. Come per esempio una motivazione predatoria eccessiva che si orienta su referenti inappropriati, come podisti, biciclette o pneumatici di automobili in corsa. Ma in tali casi il suggerimento è però di lavorare, più che sul guinzaglio, sui problemi del cane, sulla sua socializzazione con il mondo, sul suo stato di iper eccitazione costante, il quale può originare da moltissime cause, tutti argomenti approfonditi anche qui su Kodami.

Abituarsi al guinzaglio

cane guinzaglio

Ci sono cani che veramente faticano ad accettare il guinzaglio, e hanno tutta la mia comprensione. Molto spesso questa intolleranza, più o meno marcata, può dipendere da una cattiva rappresentazione mentale di questo strumento, magari perché i primi approcci sono stati traumatici, oppure perché il nostro cane non ha mai sperimentato la sensazione di essere trattenuto, guidato, fin dalla più giovane età, quindi per mancanza d'esperienza con questo oggetto. È perciò consigliabile far approcciare correttamente al guinzaglio i cuccioli evitando di traumatizzarli, con dolcezza, gradualmente. E con tanta pazienza: quella che dimostreranno loro nei nostri confronti quando ci ostineremo a farglielo utilizzare.

Non mi soffermerò sulla vestizione della pettorina, o di altri strumenti, mi limiterò a dire che sarebbe opportuno far accettare il guinzaglio al giovane cane, o all'adulto che non lo conosca, in modo graduale, evitando di fargli provare un senso di impotenza e contenzione eccessivo, quantomeno nei primi approcci. Il cane comprenderà comunque molto rapidamente che quando prova ad allontanarsi un po' più da noi, magari perché ha fiutato qualcosa di molto interessante a qualche metro di distanza, sarà trattenuto. Per limitare lo spiazzamento e l'associazione negativa con questa condizione inevitabile si suggerisce di iniziare con guinzagli un po' più lunghi del metro e mezzo, che così corti potrebbero facilmente insegnare al cane che l'unico modo di muoversi indossandoli è il traino, se non altro per una mera questione meccanica.

Certo, le cose variano molto anche a seconda delle dimensioni del cane e del conduttore. Una persona con un passo breve accostata ad un giovane cane esuberante con la falcata ben più generosa rendono inevitabile il traino con un guinzaglio tenuto troppo corto. A meno che non si voglia esercitare il cane a camminare a rallentatore…

Primi passi: ci sono anch'io!

Quindi, i primi approcci meglio se con un guinzaglio piuttosto lungo, associando tante gratificazioni quando il cane si muove senza tirare troppo e quando si nota una sua concertazione. Infatti uno dei modi migliori per far accettare al nostro compagno canino questo attrezzo di contenzione è quello di avere una buona intesa con lui: decidiamo la direzione e l'andatura, ma siamo anche disposti a condividere ed ascoltare le sue proposte, mediando. Uno degli aspetti centrali, come già detto, è però lo stato di calma o eccitazione del cane. Tanto più il suo arousal sarà alto tanto più la "passeggiata" assumerà le tinte di una lotta, come il tiro alla fune o lo sci nautico.

Ma non sempre il problema nasce dal cane che tira, è frequente vedere l'opposto, ossia: il cane che vorrebbe soffermarsi ad esplorare un punto, ricorrendo al suo raffinato olfatto, e la persona che si spazientisce e, dopo pochi secondi, lo trascina via. Lasciare che il cane fiuti è molto importante, in fondo quello è il suo mondo, e in teoria noi lo portiamo a spasso proprio per dargli la possibilità, tra le altre cose, di perlustrarlo. Inoltre è meglio considerare che lo stare costretti ad un guinzaglio molto corto, per un tempo lungo, è una capacità che semmai si acquisisce con il tempo e la maturità del cane. Aggiungerei anche grazie alla resilienza individuale, cosa nella quale molti cani sono maestri. Cerchiamo di non pretendere troppo dai nostri compagni. Per "addolcire la pillola", per esempio potremmo arrestarci quando capiamo che il cane "parte per la tangente", richiamare la sua attenzione – «Ehi, ci sono anche io, ricordi?» – ottenuta la quale gratificarlo. Meglio se acquisiamo la competenza di anticiparlo e non aspettiamo che abbia già iniziato a trainare con foga, è più semplice ottenere la sua attenzione quando il canale di comunicazione è ancora aperto.

Non credo però che questo tipo di abitudine alla comunicazione si debba costruire mentre il cane è già al guinzaglio, magari nel bel mezzo di una situazione eccitante, andrebbe costruita attraverso la relazione nel quotidiano e, semmai, richiamata in quelle particolari circostanze. Se ci si ignora 24 ore su 24, se non si comunica mai in modo interessante, a maggior ragione non potremo pretendere di riuscire a farlo quando siamo all'esterno delle mura domestiche.

Libertà… al guinzaglio

Quando usciamo con il nostro cane al guinzaglio dovremmo quindi tenere aperto un canale di comunicazione con lui, alternare brevi tratti nei quali gli chiediamo di starci più vicino (guinzaglio di 1,5 mt.) e tratti più lunghi nei quali concediamo più spazio dandogli la possibilità di muoversi "liberamente", e seguire i fantasmi del suo olfatto, fino a prevedere anche passeggiate, in luoghi appropriati, utilizzando una lunghina, di diversi metri. Andare a fare una passeggiata in un bosco, lungo un fiume, in riva al mare, insomma in un contesto naturale, soprattutto con giovani cani i quali hanno un grande bisogno di esplorare, fare esperienze ed esprimersi fisicamente, è molto importante.

Anche in quelle occasione non dobbiamo dimenticarci di interagire con il nostro cane, alternare momenti nei quali facciamo qualcosa insieme, momenti nei quali ci si "parla" e momenti nei quali lo seguiamo sulla scia del suo tartufo. Insomma, un po' e un po'. E se possibile alternare tratti al guinzaglio con momenti di libertà.

Certo, qui si solleva il problema: "dove" lasciare libero il cane per farsi una corsa, magari con gli amici, dato che è proibito ovunque? Se abitiamo in città la questione si fa seria e l'unica alternativa pare siano le aree cintate più o meno grandi, e più o meno affollate: le aree cani, che però non sono sempre la scelta migliore. Siamo giunti al punto che oltre a quelle vi sia solo un'altra possibilità, diciamo "legale", ossia i centri cinofili… A dirla tutta non è che per coloro che vivono in campagna le cose vadano molto meglio, perché di fatto il cane non potrebbe essere lasciato libero nemmeno lì. La campagna o è di proprietà di qualcuno o spesso è una riserva. Quindi, in rispetto della fauna selvatica niente libertà per Fido. Pare proprio che gli unici che possano portare libero il loro cane siano i cacciatori, armati di fucile, nel pieno "rispetto della natura"

Cose da evitare

Oltre che chiedere assistenza ad un buon educatore cinofilo, ci sono dei semplici consigli che possono aiutare per non trovarsi in situazioni, diciamo, spiacevoli. Quando due cani si incontrano, anche se molto socievoli, ed entrambi sono legati ad un corto guinzaglio, è facile che possano succedere cose spiacevoli: sicuramente i guinzagli si incroceranno, ed essendo già corti – come da norme – ci si troverà in un lampo con i due cani stretti l'uno all'altro, e questo non è affatto presagio di qualcosa di buono. Cercheranno di sottrarsi alla presa, e le persone cominceranno un balletto goffo nel tentativo di sbrogliare le fettucce intrecciate.

Quando capita questo i cani si possono spaventare, soprattutto se giovani ed inesperti. Quindi, se vogliamo far incontrare i nostri cani cerchiamo di farlo in luoghi appropriati: meglio se non su un marciapiede affollato o tra i tavolini di un bar. E se non possiamo lasciar libero almeno uno dei due cani, cerchiamo di tenere il guinzaglio il più lungo possibile per facilitare le operazioni di svincolo, che comunque saranno necessarie, ma forse meno problematiche e imbarazzanti.

Quando incrociamo altri cani

cane guinzaglio

Quando incrociamo altri cani al guinzaglio cerchiamo di rispettare gli spazi, non puntiamogli addosso come se li stessimo caricando, in linea retta, cerchiamo piuttosto di compiere un'arco, che ci consenta di avere una sufficiente distanza nel momento dell'incrocio. Se siamo su un marciapiede troppo stretto possiamo valutare di attraversare la strada e proseguire sull'altro lato. Non è sempre detto che sia il nostro cane ad aver problemi in una situazione del genere – con un conspecifico –, magari la cosa indispone l'altro.

Occhio alle emozioni

Molto spesso le persone si dimenticano del cane anche quando lo hanno con loro, perché il fatto che sia legato al guinzaglio gli consente di smettere di preoccuparsi di lui e pensare ad altro. È molto importante invece prestare attenzione alla sua comunicazione e ai segnali legati ai suoi stati emotivi. Leggere quello che sta provando il nostro cane ci consente di prevenire situazioni problematiche. Per esempio accorgersi che lui sta provando timore nei confronti di qualcosa che si avvicina, come una motocicletta particolarmente chiassosa, ci permetterà di aiutarlo, magari spostandoci un po' dal ciglio della strada per farlo sentire al sicuro. Eviteremo così un improvviso strattone che ci lusserà la spalla e il polso a causa del panico del nostro compagno. Stesso discorso quando invece il nostro cane sente minacciato il nostro spazio dalla presenza di altri cani di passaggio. Vedendo i segnali di nervosismo potremmo chiedere al cane di seguirci spostandoci e lasciando uno spazio sufficiente tra noi e gli altri, così che non si senta più minacciato e in dovere di difendere noi o il luogo che occupiamo.

Insomma, tanto più siamo distratti tanto più potremmo essere sorpresi, correre dei pericoli e farli correre al nostro cane. Purtroppo questa è un'eventualità sempre più frequente a causa del nostro irresistibile desiderio di controllare un milione di volte al minuto lo smartphone, mentre invece il nostro cane è decisamente più presente e reattivo al qui e ora.

Che pretese!

Infine, vorrei far presente che molti cani fanno una vita davvero sacrificata, per la maggior parte del giorno da soli in casa, un giretto alla mattina e uno alla sera, intorno al quartiere, per espletare i bisogni fisiologici, e poi subito in casa. A nanna. Tutta la vita trascorsa legati ad un guinzaglio di un metro e mezzo, e quando escono, quei pochi minuti, devono stare calmi, buoni e zitti, che noi siamo stanchi dopo una giornata di lavoro. Onestamente, tirerei anch'io quella corda… Ah, se la tirerei!

Aiuto tira al guinzaglio! Cosa fare e, soprattutto, non fare