Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Il cane ha una mente, vive delle emozioni, ha una personalità, si organizza socialmente con grande flessibilità e spirito di adattamento, segue più volentieri chi si pone come leader piuttosto che chi ostenta l’autorità del dominante. Resta da capire una sola cosa per passare al quadro successivo. Quali sono i luoghi dove il cane può vivere al meglio l’incontro con i suoi simili?

I luoghi di aggregazione dal punto di vista del cane

In questi tempi di pandemia il tema dei luoghi di aggregazione è di grande attualità per noi esseri umani. Da più di un anno non possiamo frequentare, come abbiamo sempre fatto, bar, ristoranti, birrerie, enoteche, cinema, teatri, concerti, scuole ed università e, per giunta, non possiamo viaggiare liberamente. I luoghi di aggregazione e le attività sociali di cui oggi siamo drammaticamente privati, ci hanno permesso, insieme alle relazioni familiari, di costruire la nostra identità personale. Quali sono i luoghi omologhi ai nostri, nei quali il cane può fare esperienze sociali edificanti per la sua personalità? In Italia le aree cani sono presenti nella maggior parte dei centri urbani e costituiscono motivo di vanto animalista per le amministrazioni comunali.

Le aree cani non sono il luogo ideale per la socializzazione

Dopo tanti anni di vita condivisa con i cani ed esperienza professionale in cinofila non credo di esagerare nell’affermare che “la maggior parte” delle aree cani non sono il luogo adeguato per la sua socializzazione. Frequentarle assiduamente può essere il fattore ambientale alla base dell’aggressività. Non favoriscono lo sviluppo di competenze sociali ma tendono a rendere alcuni soggetti irritabili e poco tolleranti alle interazioni. Volete sapere il perché? Il cane per sua natura non ama particolarmente i luoghi recintati, soprattutto se sono piccoli e da condividere con altri simili. In  questo caso il cane tenderà ad enfatizzare comportamenti di possessività su oggetti e risorse. Nelle aree cani, infatti,  sono molto frequenti le liti che nascono a seguito della contesa di una pallina, di un legno o che emergono dalla competizione per ottenere premi alimentari elargiti da persone che si divertono a mettere i cani seduti in cerchio intorno a loro. Devo dire che non ho mai compreso fino in fondo le ragioni che spingono le persone a compiere questo rituale! Nelle aree cani inoltre, i loro frequentatori a quattro zampe abbaiano spesso ai passanti e ai cani che si apprestano ad entrare. La maggior parte delle persone sottovaluta la reattività, soprattutto quella di gruppo, scambiandola per una normale manifestazione di territorialità. In realtà, spesso, questo comportamento è espressione di stress e dell’esercizio di un comportamento sociale del “fare la guardia”, non adeguato al contesto.

I cani in difficoltà nelle aree cani: quando “il gioco” non è piacevole

I comportamenti avversativi dei cani che “fanno branco”, nelle aree cani, costituiscono un impedimento per la fruizione pubblica dello spazio, motivo per cui queste aree sono state create sul territorio come servizio. Quante volte ho sentito dire alle persone che vedono il loro cane correre come una lepre mentre viene rincorso: « Bene…così si stanca!». La maggior parte delle sequenze ludiche che si svolgono in questi spazi affollati e di piccole dimensioni non sono giochi piacevoli ma strategie adattative con le quali si cerca di uscire da un disagio o da un problema. Un esempio molto banale, quanto frequente, è la femmina che viene importunata dalle insistenze di un maschio. Si mette a correre a zig zag, fa lo slalom tra l’arredo e le persone presenti e conclude la corsa saltando sulla panchina o sedendosi tra le gambe di una persona. Credete che lo faccia per mania di protagonismo o che nel contatto cerchi di dimostrare l’affetto che prova per noi? Mi dispiace illudervi… non è così. Il cane cerca semplicemente aiuto. Avete mai fatto caso, inoltre, che nella maggior parte delle aree cani sono presenti grosse buche sotto le panchine? Le buche scavate in questi punti riparati e protetti dalle persone sono il segno tangibile della noia che il cane prova nel rimanere troppo a lungo in un  luogo dove l’interazione sociale si è conclusa e non desta più interesse.

Dove portare allora il cane?

Allora dove dobbiamo portare il cane nelle uscite quotidiane? Semplice! Facciamolo passeggiare nelle aree vicino casa, non obbligatoriamente attraversando parchi urbani. Per motivi di lavoro ho girato insieme ai miei cani tante città d’Italia e per esperienza diretta posso dire che, se mossi da curiosità, possiamo scoprire in ogni quartiere, un percorso adatto per una passeggiata con il guinzaglio lungo alternata a momenti di libertà. Questa routine permetterà al cane non solo di appagare la motivazione perlustrativa, percorrendo lo spazio che si estende oltre il suo territorio (Home range) ma anche di esprimere quella esplorativa, annusando gli odori delle marcature degli altri cani. Quando in passeggiata con il nostro cane ne vediamo a distanza un altro, la prima volta non cerchiamo l’approccio, piuttosto lasciamo che si allontani e solo dopo portiamo il nostro  a raccogliere le informazioni chimico-olfattive lasciate dall’altro nel suo passaggio. La raccolta di informazioni che precede l’interazione è un elemento determinante per realizzare nuovi incontri in modo pacifico e da cui potranno nascere solide amicizie da coltivare quotidianamente, passeggiando ed esplorando insieme.

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