È dal 2004 che il maltrattamento degli animali è diventato un vero e proprio delitto che si punisce non con sanzioni pecuniarie ma detentive. Sembra poco, ma è moltissimo visto che fino ad allora, e fino al grande lavoro svolto dalla LAV per ottenere questa legge, prima per chi faceva del male volontariamente ad un animale era prevista solo una multa, come si fosse passato col rosso o come se avesse parcheggiato in seconda fila. Ma i maltrattamenti sono tanti e di tante specie, alcuni più subdoli degli altri, ma non per questo meno dolorosi. Per questo, nella Giornata Mondiale contro i maltrattamenti animali è bene ricordare quali sono e cosa possiamo fare per contrastarli.

La legge “Delitti contro il sentimento degli animali” e il “no” della Regione Lazio ai cani a catena

L’art. 544 bis Codice penale, grazie al Titolo IX Bis (artt. 544 bis e ss.), “Delitti contro il sentimento degli animali”, recita ormai infatti: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni». E risulta molto chiaro anche che verrà punito dal codice penale non solo chi uccide un’animale, ma anche chi gli procura dolore, chi li obbliga a svolgere azioni contro natura chi li abbandona , chi li fa combattere, chi detiene gli animali in luoghi non consoni e inadatti alla loro sopravvivenza e anche a chi sarà sorpreso a somministrare loro sostanze stupefacenti. E solo pochi giorni fa la Regione Lazio ha deciso che nessun cane potrà essere tenuto più alla catena. Il Consiglio regionale ha infatti approvato un emendamento collegato all'assestamento di bilancio: chi trasgredirà dovrà pagare multe fino a 2.500 euro, con una sola deroga, legata alla salute degli animali. In precedenza la Regione Campania aveva fatto un altro importante passo in questo senso: era infatti previsto il divieto ma allo stesso tempo non era mai stata correlata la sanzione. La Regione a giugno ha approvato la modifica alla legge sul benessere animale che finalmente ha così introdotto pesanti sanzioni su chi detiene cani o altri animali legati a una catena. Su questo tema, in Italia, si sta battendo molto l'associazione Save The Dogs and Other Animals che ha prodotto un report al riguardo.

Sono ancora molti i comportamenti che procurano dolore e sofferenza agli animali: il decalogo per riconoscerli, evitarli e denunciarli

Darko, un cane strappato al randagismo da un’iniziativa della LAV in Kossovo(credits:@LAV)
in foto: Darko, un cane strappato al randagismo da un’iniziativa della LAV in Kossovo(credits:@LAV)

1) Troppi abbandoni di cani e gatti, una piaga che non si debella

Continua ad essere il maltrattamento numero uno, quello su cui si potrebbe mettere la parola "fine" ma ancora non si riesce a debellare. L'abbandono di animali è una vera e propria piaga. LAV stima che ogni anno in Italia siano abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti. Tutto ciò malgrado il nostro ordinamento giuridico preveda e punisca l’abbandono degli animali con l’applicazione dell‘articolo 727 del Codice Penale, in base al quale: «Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze».

Kodami dallo scorso giugno ha lanciato il format di informazione e comunicazione #VacanzaBestiale proprio sul fenomeno dell'abbandono visto attraverso diverse chiavi di lettura: dall’analisi agli effetti sul randagismo, dalle storie di abbandono alle adozioni consapevoli, fino ai consigli per chi sceglie di vivere un’estate insieme al proprio compagno animale.

L’addestramento nei circhi
in foto: L’addestramento nei circhi

2) Spettacoli e circhi: la crudeltà dell’addestramento

A prima vista può sembrare un bel divertimento, in grado di suscitare l’attenzione dei bambini e l’interesse verso il mondo animale, ma niente li sfrutta di più quanto la loro esibizione nei circhi e negli spettacolo di strada. Scimmie sulle biciclette, elefanti in equilibrio su una zampa, tigri costrette a saltare nel fuoco, sono solo esempi di uno sfruttamento estenuante fatto anche di lunghissimi trasferimenti tra un’esibizione e l’altra, di vita in gabbia, di condizioni etologiche perennemente disattese. Una crudeltà inutile, diseducativa e, ormai, anche poco redditizia alla quale alcuni circhi non vogliono rinunciare. Eurogroups for Animals, a marzo, ha lanciato una campagna  affinché l’Unione Europea fermi definitivamente, e con leggi uguali per tutti gli stati membri, la presenza di animali selvatici nei circhi. E un sondaggio ha confermato ancora una volta che il 68% degli intervistati considera gli spettacolo circensi con animali una crudeltà. Intanto i circhi senza animali esistono e sono diventati una realtà alternativa concreta.

3) Asini, cammelli, elefanti: un trasporto che gronda sangue

Animali frustati a sangue, trascinati per il muso, schiacciati dal peso dei turisti che sono costretti a trasportare sotto il sole cocente che batte i siti turistici più famosi al mondo. Scheletrici, denutriti, piagati. Ferite aperte e non curate, poco riposo, nessuna ombra. È il calvario dei cavalli, dei cammelli e dei dromedari sfruttati in Egitto, davanti alle magnificenze archeologiche di Luxor e de Il Cairo. Ma anche degli asini e muli maltrattati a Santorini e in tante isole greche, dove davanti a paesaggi da sogno, vengono costretti a trasporti  di turisti accaldati che si vogliono godere il paesaggio in groppa ad animali stremati e piegati dal peso inappropriato per le loro forze. Ma l’Asia non è da meno: sono in pochi ancora i turisti che rifiutano di salire sui baldacchini in legno legati sulla schiena di elefanti anziani e affaticati costretti a trasportarli sotto una cappa di umidità che spezza le gambe. In Thailandia, Laos, Cambogia sono ancora tanti, troppi. Il covid 19 ha fortunatamente fatto crollare la richiesta, ma cosa succederà appena milioni di persone ricominceranno a viaggiare?

Tiger Temple in Thailandia: i turisti si divertono con le tigri sedate (credits:@TriAdvisor)
in foto: Tiger Temple in Thailandia: i turisti si divertono con le tigri sedate (credits:@TriAdvisor)

4) Tigri, Elefanti e serpenti: attenti ai “falsi santuari”, richiamo per turisti incauti

Molti santuari asiatici, in particolare in Thailandia, possono nascondere le peggiori abitudini e terribili maltrattamenti nei confronti degli animali. Facendo leva sul fascino che gli animali esercitano e sulla loro capacità di attrarre turisti in cerca di emozioni, esemplari di tigri vengono sedati per essere resi mansueti e poco reattivi.  Ma non solo le tigri: anche i serpenti, parimenti pericolosi in natura, subiscono la stessa sorte. Il Mae Sa Snake Farm, nord Thailandia, è una specie di zoo dove si possono vedere diverse specie di rettili utilizzati per spettacoli: gli addestratori li baciano e lasciano toccare dai turisti. I serpenti appaiono spenti e imbambolati al tocco umano. I falsi santuari ospitano gli elefanti addestrati a stupire con le loro performance: l’area intorno a Chiang Mai pullula di piccole strutture immerse nella giungla che offrono spettacoli con elefanti che giocano a pallone, dipingono con la proboscide, sfilano come in un circo ed eseguono svariati esercizi per i quali sono duramente addestrati. Ma l’addestramento degli elefanti è crudele e durissimo. Lo subiscono i cuccioli legati e malmenati fino a quando non si piegano alla volontà del domatore. Una tortura che li condizionerà per il resto della loro vita. Quindi, prima di lasciarsi irretire dalla parola “santuario” attenti ai programmi prima di pagare il biglietto: gli “spettacoli” con elefanti, tigri e serpenti addestrati sono ben pubblicizzati e vengono considerati l’attrattiva del posto.

Cacciatori di trofei davanti ad un leone ucciso (fonte Facebook)
in foto: Cacciatori di trofei davanti ad un leone ucciso (fonte Facebook)

5) L’Africa malvagia dei safari di caccia e della “canned hunting”

Quando si parla di “canned hunting” si parla di una delle peggiori aberrazioni umane: partire per un turismo crudele e privo di ogni etica che permette al cacciatore, protetto dalla lontananza, da fucili a lunga distanza e da fuoristrada sigillati, di sparare a leoni, leopardi, giraffe e leonesse rinchiusi dentro recinti creati appositamente per permetterne un’uccisione programmata e scelta su un catalogo prima ancora della partenza. Si tratta della degenerazione dei safari di caccia, il trophy hunting, già di per se crudeli e anacronistici, per i quali si arriva a sborsare anche 50 mila dollari per sparare ad un animale selvatico e portarsi a casa un pezzo del suo corpo come souvenir. La canned hunting, la “caccia in scatola”, è la sua degenerazione: quando gli animali sono uccisi mentre sono chiusi in un recinto. Nessuna possibilità di fuga, nessuna pietà.

6) Il triste destino dei galgos spagnoli: i cani levrieri costretti a correre e poi uccisi

Considerati animali da reddito e non da affezione sono addestrati e spesso torturati per correre ma quando non ce la fanno vengono massacrati. È il tristissimo destino dei galgos, i levrieri spagnoli che ogni anno, vengono massacrati a migliaia non appena finita la stagione delle corse. Sono probabilmente i cani più torturati del mondo. Nessun’altra razza subisce da decenni vessazioni più atroci. Fin dalla nascita, obbligati a dormire in buche scavate nel terreno nutrendosi di pane e acqua. Per tutta la vita, addestrati a correre a perdifiato nei modi più duri, legati dietro ad una macchina in corsa o sui tapis rulant. Fino alla loro morte, che nella maggior parte dei casi gli è inflitta nei modi più raccapriccianti: impiccati ad alberi e cespugli isolati, affogati con una pietra al collo nei pozzi di campagna, abbandonati per strada con le zampe spezzate per impedirne il ritorno, bruciati vivi. Per una tradizione che li vuole inutili quando servono più a produrre denaro per i loro “padroni” che li sfruttano nelle corse. Ma fortunatamente crescono, anche in Italia, le associazioni che se ne occupano e che, dopo averli rieducati, trovano per loro una nuova casa. E sempre più spesso li incontriamo nelle nostre città, mentre trotterellano mansueti, ricchi di una grazia e di un’eleganza inarrivabile per qualsiasi altra specie canina.

7) Cani, tori e balene: le tradizioni che maltrattano gli animali

Un momento della caccia alle balene alle isole Faroe (credits:@SeaShepherd)
in foto: Un momento della caccia alle balene alle isole Faroe (credits:@SeaShepherd)

Non c’è solo la corrida che da decenni insanguina le arene spagnole e, malgrado il sempre crescente rifiuto degli spettatori di assistere ad uno spettacolo cruento e sanguinario, viene ancora praticata a Siviglia e Madrid (in Catalogna e alle Baleari è vietata dal 2010). Sono tante però le feste folcloristiche che, in nome della tradizione, permettono maltrattamenti e crudeltà a volte davvero inaudite. Santa Fiesta il documentario  indipendente firmato dal regista spagnolo Miguel Angel Rolland, nel 2015 raccontò in maniera quasi insopportabile le tradizioni cattoliche che portano a circa 60.000 animali torturati e uccisi ogni anno in Spagna.

Secondo l’associazione Faada sono 16.000 le fiestas che ogni anno conducono all’uccisione selvaggia di decine di migliaia di esemplari. E quello che inorridisce è l’accanimento: completamente debordanti di inutili crudeltà le feste che, per tradizione, vedono i tori incendiati, colpiti con pietre e lance, seviziati, evirati, affogati da folle completamente in balia di euforia e alcol. E quando non sono tori, si tratta di asini, oche,  anatre, cavalli costretti a galoppare nelle fiamme, o semplicemente alle morti più atroci, fra le risate e il divertimento cannibalesco di spettatori tra cui, spesso, ci sono bambini e adolescenti. Ma è tradizione anche la pesca delle balene alle Isole Faroe,  che prevede il rituale del loro sgozzamento, attirate in trappola e imprigionati senza via di scampo, con lunghi coltelli affilati. Così come sono tradizione, in Asia, i festival dedicati a cani e gatti considerati cibo. Yulin, in Cina e Boknal, in Corea del sud, sono solo gli esempi più eclatanti di una tradizione che uccide ogni anno milioni e milioni di esseri senzienti tra le più crudeli atrocità. Così come sono tradizioni quelle che portano  ai combattimenti tra galli a Cuba, nei riti misterici della Santeria. E sempre tradizione si considera l’estrazione della bile per produrre medicinali tradizionali cinesi e asiatici. Violenta e dolorosa, mutila migliaia di orsi della luna torturati anche dalla vita senza fine in gabbie minuscole e arrugginite.

Un’immagine da un allevamento intensivo di maiali (credits:@HSI)
in foto: Un’immagine da un allevamento intensivo di maiali (credits:@HSI)

8) Mucche, scrofe e galline: la crudeltà strutturale degli allevamenti intensivi

L’obiettivo è fornire di carne la popolazione, sempre più affamata, del pianeta Terra. Eppure non si può parlare di crudeltà quando per allevare intensivamente mucche, maiali e galline, vengono esercitate pratiche che altro non sono che sevizie. Parliamo delle gabbie di contenimento delle scrofe, dove gli esemplari che hanno appena partorito vengono incastrati per bloccarne i movimenti e obbligarli ad un’unica posizione che permette l’allattamento. Parliamo delle innaturali mungiture delle mucche più e più volte al giorno, per arrivare a produrre litri e litri di latte che invece che per l’allattamento, è utilizzato per le mega produzioni casearie. Parliamo delle galline, costrette in gabbie ridottissime dove le zampe non toccano mai terra ma solo grate di metallo e dove la luce artificiale è sempre accesa per aumentare la produzione di uova, senza interruzioni, in un mondo che non prevede il sonno e il riposo.

9) Il nostro inquinamento che tortura le tartarughe e gli animali marini

Tutti vogliono vedere la schiusa delle uova e l’avanzare delle tartarughine fino al mare. Tutti vogliono osservare, e filmare e fotografare, le tartarughe che si immergono di nuovo nelle onde dopo essere state salvate e curate negli ormai tanti centri di salvataggio e recupero che sono disseminati sulle coste italiane. Ma la verità è che il 99% dei recuperi riguarda tartarughe quasi uccise dalla pesca, il restante invece è di esemplari quasi uccisi dalla plastica. Ed è proprio qui la crudeltà degli uomini nei confronti di queste incredibili superstiti del Mesozoico: lasciare che la plastica le soffochi, le avveleni e le strozzi mentre nuotano inconsapevoli di andare incontro alla morte. Lasciare che la pesca a strascico li incastri in tonnellate di reti da cui non riescono a liberarsi, destinate a soffocare in fondo al mare. A volte si compiono gesti quasi miracolosi per salvarne alcune e si creano alleanze trasnazionali, come nel caso di Italia e Francia per un salvataggio in Corsica, ma è la quotidianità di un inquinamento evitabile ma indistruttibile che le tortura ogni giorno e le rende vittime indifese di un sistema crudele.

10) Gli zoo: è arrivato il momento di cambiare la prospettiva

Non sono educativi, non raccontano la verità sulle abitudini e sull’etologia degli animali che li abitano, sono coercitivi già soltanto perché gli rubano la libertà e la possibilità di vivere secondo natura e, per finire, sono nati e prosperano tuttora solo per soddisfare un ennesimo desiderio umano: vedere gli animali. Basterebbero queste ragioni per essere contro gli zoo ma vogliamo chiudere il decalogo sulle crudeltà contro gli animali con una domanda che ormai è diventata inevitabile: ha ancora senso, a terzo millennio inoltrato, investire dei soldi per mantenere animali “in vetrina”? È lecito immaginare un mondo dove i leoni nascano e muoiano nella savana africana, gli elefanti siano liberi giocare nelle pozze d’acqua dei loro habitat naturali in Asia e in Africa; gli orsi polari si possano liberamente mimetizzare con il bianco abbagliante di ghiacciai e nevi immacolate; gli oranghi e gli scimpanzé possano saltare fra i rami delle loro foreste e i delfini e le orche nuotare liberi per decine e decine di chilometri ogni giorno come la natura li spinge a fare da sempre? E soprattutto, è lecito immaginare che gli uomini cambino finalmente prospettiva e capiscano che se vuoi vedere un delfino, una balena, un elefante, un leone una giraffa, un orso polare sono loro, gli uomini, che devono spostarsi ed arrivare come ospiti, con rispetto e senza presunzione, negli habitat che ancora li accolgono in ogni parte di questo disastrato Pianeta?