«I Galgo sono come le ciliegie: uno tira l'altro». Cecilia Fanti ne ha adottati cinque ed è la vicepresidente di Alma Libre Rescue, una delle associazioni che recuperano i levrieri spagnoli e promuovono campagne di sensibilizzazione in Italia. Alma libre nasce dalla passione di un gruppo di persone che, dopo aver visto e vissuto l'atroce realtà dei Galgo, ha deciso di attivarsi per contribuire al loro salvataggio. «I Galgo in Andalusia vengono usati principalmente per la caccia alla lepre e sono addestrati dai loro padroni, i galgero, con modi barbari – racconta la vicepresidente – Le femmine sono tenute come fattrici, i maschi per le corse e dopo due o tre anni vengono abbandonati o uccisi».

Il massacro dei Galgo in Spagna

Dopo la chiusura della caccia che cade il 1° di Febbraio, in quello che è stato rinominato il "dia de Galgo", sono tra i 60 e i 100mila i Galgo uccisi ogni anno, e non si contano quelli abbandonati. I levrieri un tempo erano figure rispettate e curate, quasi divinità per alcune culture, ma oggi subiscono un vero e proprio massacro. I cani non vincenti, quelli che non corrono abbastanza veloci, che non hanno una motivazione predatoria sviluppata o magari deboli, malati, non "perfetti", vengono fatti fuori, letteralmente. «Per un galgero un Galgo non vale nemmeno una pallottola», dice Giorgia Steri, che ha adottato Perico e Golondrina, due cani provenienti da Siviglia. «Gli spezzano le zampe, li impiccano agli alberi, li lasciano morire in gabbie sottoterra».

La storia dei Galgo parla di tradizioni, potere, folklore e dei modi in cui ci relazioniamo con gli animali e tra di noi. Sono a tutti gli effetti cani di razza selezionati dopo decenni di monte tra "campioni", non hanno Pedigree ma la maestosità e la purezza della linea di sangue è ben visibile dal loro portamento da cavalieri e dalla loro spiccata sensibilità.

Ma il Levriero in Spagna, oggi, è una figura invisibile che in qualche modo la società ha accettato come essere sofferente e da cui distoglie lo sguardo. I loro salvatori spesso si trovano oltre i confini spagnoli: volontari italiani e tedeschi soprattutto che fanno dei lunghi viaggi per andare a recuperarne il maggior numero possibile. Questi cani vengono infatti salvati da situazioni estreme, curati e messi al sicuro in enormi rifugi dove attendono un'adozione. Trovati spesso in condizioni drammatiche, necessitano di cure sia per il corpo sia per lo spirito. Diverse associazioni animaliste europee organizzano ogni anno viaggi a Siviglia con professionisti che mettono a disposizione le loro capacità per i Galgo.

Caccia, abbandoni e maltrattamenti: cosa è legale in Spagna

La piattaforma Nac "No alla caccia" lotta da 11 anni per i diritti dei Galgo e ogni febbraio scendi in piazza in 36 città, in cioè quasi tutti i Comuni Autonomi della Spagna. Nella penisola iberica la caccia con Galgo è legale, diversamente dalla Germania dove è stata abolita nel 1952, dal Belgio (1995), dalla Scozia (2002), dal Regno Unito (2004). Esistono poi differenze nelle distinte comunità autonome che hanno modalità normate da leggi autonomiche ma questo non è sinonimo di benessere animale. Si pensi, ad esempio al maltrattamento legalizzato istituito dalla legge 7/2020, del 31 agosto, sul benessere, la protezione e la difesa degli animali della comunità autonoma Castilla-La Mancha che prevede che i levrieri possano essere legati alle macchine in corsa purchè queste non superino la velocità di 15km/h.

I maltrattamenti sono vietati sulla carta dal codice penale all'articolo 337  ma con leggi speciali come quella di Castilla-La Mancha l'allenamento con guinzaglio da un trattore non è punibile perchè lo prevede la legge e per tutti gli altri casi (impiccagioni, arti spezzati, sepolture da vivi) non ci sono inchieste giudiziarie registrate nella cronaca.

Altre associazioni come la WAP (World Animal Protection Holanda) insieme a Animal Today e al Partito animalista contro il maltrattamento degli animali (Pacma) nel 2017 hanno consegnato al Ministero dell'Istruzione, Cultura e Sport più di 100mila firme per chiedere l'abolizione della caccia con Galgo. Ma in Spagna ci sono 12mila galguero federali che censiscono i loro Galgo alla Federazione spagnola dei Galgo, secondo i cacciatori l'attività venatoria è tradizione, genera posti di lavoro e, non si sa come visti i numeri di morti, porterebbe avanti la razza Galgo che andrebbe altrimenti ad estinguersi.

Secondo il Servizio di protezione della natura, unità della Guardia Civile spagnola (Seprona), responsabile della conservazione della natura e gestore del settore caccia e pesca, i cani rubati, abbandonati o impiccati sono poche centinaia all'anno. Questo può essere dichairato perchè i cani non vengono identificati e perchè nelle statistiche della Guardia Civile ci sono solo i dati provenienti da azioni mirate, in seguito a ritrovamenti casuali o a segnalazioni di un fatto di abuso su un cane. Quindi il governo riconosce i dati parziali di Seprona ma ovviamente basta contattare una sola associazione di volontariato in campo Galgo per scoprire che il numero di cani salvati supera di gran lunga quello dichiarato da Seprona.

LaFundacion Affinity, associazione spagnola contro gli abbandoni degli animali, infine, ogni anno pubblica uno studio sull'abbandono degli animali con i dati che alcuni rifugi (protectora) gli inviano. Ovviamente non tutte le protectoras forniscono i propri dati, molte non sanno che possono inviarli, altri semplicemente non sanno come fare.
«Per cui quando Affinity parla di abbandono non si riferisce al numero di animali realmente abbandonati ma a quello degli animali salvati dai rifugi o protectoras – spiega Cecilia Fanti di Alma Libre Rescue – se ne abbandonano molti di più di quanto sia possibile salvarne».
Secondo lo studio condotto dalla Fundacion Affinity nel 2019 nei rifugi per animali in Spagna, sono stati abbandonati 183.100 cani e 123.403 gatti. I motivi dell'abbandono dei cani sono: la conseguenza della fine della stagione venatoria, le cucciolate indesiderate (che possono anche includere cani destinati alla caccia) e l'abbandono dell'animale perché le sue prestazioni non sono state performanti durante la caccia .
Nac e le altre associazioni chiedono al governo spagnolo che i cani da caccia abbiano la stessa legislazione dei cani da compagnia, di limitare il numero di animali e di vietare l'allevamento da parte di singoli individui, di verificare la corretta identificazione degli animali dalla nascita, di fare il censimento dei Galgo prima e dopo la stagione della caccia con un unico registro di identificazioni, cessioni e vendita grazie alla creazione di una banca del Dna statale, e di promuovere, infine, la sensibilizzazione nelle scuole.

Il veterinario di soccorso: l'associazione Vet Aid Italia

Roberto Lupo con le sue Galgo
in foto: Roberto Lupo con le sue Galgo

Girano nel suo studio mentre lui visita altri cani, anche il dottor Roberto Lupo ha adottato due Galgo e da anni è un veterinario di soccorso per l'associazione Vet Aid Italia. Con i suoi colleghi tre o quattro volte l'anno va in Spagna per curare i levrieri ospitati nei rifugi in attesa di una famiglia. «La mia prima adozione è avvenuta tramite un'associazione di Modena con cui avevo preso contatto – spiega il veterinario – dopo i controlli di routine mi hanno definito un conduttore idoneo e ho avuto l'onore di poter adottare una Galgo che ora ha una dozzina d'anni ma è ancora sulla breccia!». Qualche anno dopo, il bis: «È tipico degli adottanti di Galgo: non ci si ferma a uno; infatti ne ho preso un altro e ora insieme si fanno delle belle corse sui monti. Mi emoziona vederle libere e pensare che in qualche modo possano aver dimenticato il loro triste passato».

Per il dottor Lupo, la spinta a diventare veterinario di soccorso arriva dalla collega e amica Carola Bassi che, insieme al dottor Alberto Galbusera, cerca di fare la sua parte per la drammatica situazione spagnola, sfruttando le proprie attitudini professionali. «È nata un'associazione Vet Aid Italia con cui cerchiamo di autofinanziarci per le spese vive dei viaggi, restiamo nel rifugio tre o quattro giorni per le sterilizzazioni e risolvere i problemi più urgenti dal punto di vista medico e chirurgico».

I pazienti del dottor Lupo, trovando i suoi Galgo in studio, incuriositi, chiedono la provenienza di questi cani con una silhouette così particolare: «Confesso che sono riuscito a farne adottare un bel po' – continua il veterinario – D'altronde è impossibile non innamorarsi di questi animali che hanno una dolcezza incredibile; vederli in rifugio quando mettono il muso tra le sbarre e ti guardano con quegli occhi smarriti è davvero pesante, alla fine della campagna siamo decisamente provati».

Dal punto di vista muscolo scheletrico i Galgo non hanno particolari problemi, sono simili al cane originario di 8-10 mila anni fa:  «Se andiamo a guardare le pitture rupestri, vediamo che c'è stilizzato un cane che assomiglia molto a quello che oggi è il Levriero – spiega il veterinario – Sono cani da caccia e quindi dovendo correre hanno un torace sviluppato per avere una gran capacità polmonare e cardiaca, hanno poi una muscolatura eccezionale e problemi come la displasia dell'anca o del gomito sono per loro sconosciuti, il loro pelo è molto corto e, avendo scarsissimo sebo cutaneo, non hanno odori forti, sono docilissimi per cui anche in un monolocale un Galgo ci sta benissimo, è chiaro che necessita però di attività fisica».

«Un Galgo ti cambia la vita», la storia di un'adozione

Giorgia Steri con Perico e Golondrina
in foto: Giorgia Steri con Perico e Golondrina

Contrariamente a quanto si possa pensare, il Galgo è pigro e dorme gran parte della giornata ma in libertà tutta la sua fisicità esplode in corse che Giorgia Steri definisce "pazze". Vederli correre nel suo giardino è uno spettacolo ma anche sdraiarsi elegantemente su un plaid sopra al prato: «Chi lo avrebbe mai detto?», dice Giorgia 45 anni, naturopata. «Non ho mai avuto cani e poi ho incontrato gli occhi dei Galgo».

Giorgia inizia a conoscere la realtà dei levrieri spagnoli tramite una sua amica che ha adottato cinque Galgo e subito dopo qualcosa la spinge a visitare un rifugio in Spagna dove lei e Golondrina si scelgono: «Non l'ho potuta portare subito a casa ma sono sicura che quando ci è arrivata lei mi abbia riconosciuta». Ma prima l'incontro con Perico: «Era finito in una perrera, un canile lager, e fortunatamente grazie a un volontario ha raggiunto l'Italia senza essere destinato a una famiglia ma ad aspettarlo c'ero io!». Due relazioni che hanno cambiato la vita dell'adottante: «Mi hanno insegnato tantissimo, tante ansie e preoccupazioni sono andate via perché ora ci sono Perico e Golondrina e mi devo occupare di loro». Giorgia non si sente una salvatrice: «Molte persone mi dicono "ma che brava che sei stata a prendere questi cani" ma io rispondo no: sono stati loro a salvare me e sono io a dirgli grazie».