La percezione da parte degli italiani della salute degli animali che convivono nelle nostre case e del cambiamento culturale avvenuto nei loro confronti è il tema affrontato il 23 settembre da Federchimica AISA (Associazione Nazionale Imprese Salute Animale) durante un seminario online che ha visto la partecipazione dell'etologo Roberto Marchesini, del Direttore di ricerca di SWG Giulio Vidotto Fonda, del Presidente dell'ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) Marco Melosi, dell'Onorevole Michela Vittoria Brambilla e della Senatrice Caterina Biti.

La conferenza "Dalla campagna alla casa: l'evoluzione sociale del rapporto con gli animali" rientra all'interno di un ciclo di seminari sul concetto di One Health, ossia che tutti, animali, umani e ambiente, siamo inevitabilmente connessi da una Salute Unica. L'esempio più lampante sono le zoonosi, malattie che possono essere trasmesse dall'animale all'uomo ed è da qui che il concetto di One Health prende forma: la salute umana dipende strettamente dalla salute degli animali e dell’ambiente. La conferenza ha toccato diversi temi come la percezione da parte degli italiani della salute degli animali che convivono nelle nostre case e del cambiamento culturale avvenuto nei loro confronti.

Gli animali sono infatti passati «dalla campagna al giardino, alla casa, sino al divano e al letto – racconta Marco Melosi, Presidente dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani – Questa è stata l'evoluzione degli animali che oggi convivono con noi ed è stata davvero molto rapida. Negli ultimi 30-40 anni infatti il rapporto tra noi e le altre specie si è consolidato velocemente e ciò ha portato a una condivisione anche di spazi ristretti. Questo non è un problema ma sono necessarie delle condizioni: che l'animale sia in buona salute, sia vaccinato e sverminato e quindi devono essere necessariamente rispettati alcuni aspetti sanitari».

Gli animali nelle nostre case: comprendere e rispettare la diversità

Che gli animali siano diffusissimi nelle case degli italiani è un dato di fatto, come riporta anche il rapporto Zoomark Assalgo 2020: sono oltre 60 milioni gli animali presenti nelle nostre case, praticamente uno per ogni italiano. «C'è da dire però che alcune persone ne hanno più di uno e quindi vanno a compensare chi non ne ha –  spiega Roberto Marchesini, etologo, filosofo e fondatore dell'approccio cognitivo-zooantropologico – Questo ci fa capire che c'è la voglia di averne più di uno e quindi un interesse verso l'animale in quanto tale, etologico, in cui le persone amano osservare e vedere come le altre specie interagiscono tra loro». Non sempre però la convivenza di più animali è facile o consigliabile, in quanto dipende dalla personalità dell'individuo e quindi dalla sua indole e dalle sue motivazioni.

«I cani ad esempio sono molto diversi dal gatto – continua l'etologo – e hanno davvero interesse a interagire, avere contatto e fare attività con gli esseri umani. Direi infatti che è più il cane che ci vede come animale da compagnia che il contrario. Non credo che un animale debba essere adottato perché si ha una mancanza ma perché si vuole avere un contatto con un'altra specie, uscire dal mondo competitivo odierno, sentire una sensazione di libertà, che ci fa essere finalmente noi stessi. Allo stesso modo dobbiamo lasciare che loro, le altre specie, possano esprimersi per quello che sono: ogni essere vivente ha come bisogno fondamentale quello di esprimere la propria natura, e in effetti è così, un cane ha bisogno di fare il cane, di poter avere le opportunità di esprimere le sue motivazioni e desideri, così come il gatto vuole esprimere la sua felinità».

L'animale domestico è ormai considerato un vero e proprio membro della famiglia, il che è ovviamente positivo, ma purtroppo spesso ha anche qualche risvolto negativo come l'eccesso di antropomorfizzazione, ossia l'attribuire sembianze e comportamenti umani ad una specie diversa. Il cane non è infatti un figlio e noi non siamo i loro genitori, ma è un compagno di vita che deve essere accettato per quello che è ed è proprio in questa diversità che c'è il bello della relazione.

Questo dato è stato riscontrato in un indagine dell'Istituto di ricerche SWG che ha posto, attraverso un sondaggio online, diversi quesiti agli italiani per verificare la loro percezione riguardo gli animali domestici con cui convivono o con cui non convivono. A rispondere al questionario sono state ben 800 persone, sia pet mate che non pet mate, tutti maggiorenni. I risultati confermano che la maggior parte delle persone intervistate vive con un animale domestico, di cui 3 soprattutto cani o gatti. Inoltre, c'è stato un lieve incremento degli animali presenti nelle case degli italiani dopo la pandemia.

La pandemia, tra adozioni e abbandoni

Come avevamo proprio analizzato su Kodami, attraverso un'inchiesta sul fenomeno dell'abbandono durante l'anno della pandemia da Covid-19, si rileva che durante questo periodo gli abbandoni non si sono arrestati, anzi, e che le pene previste servono a poco. L’unico modo per mettere fine a questa piaga è invece quello di promuovere le adozioni consapevoli.

Per di più, dalla nostra indagine effettuata su 6 canili di 5 città rappresentative italiane – dunque non applicabile tout court a livello nazionale – la pandemia non risulta aver aumentato in maniera eccessiva le adozioni, probabilmente a causa delle difficoltà di spostamento e delle restrizioni. La stessa conferma era arrivata a Kodami dalla Lav, attraverso la testimonianza di Ilaria Innocenti proprio nella nostra inchiesta, mentre Carla Rocchi dell'Enpa ci aveva segnalato che nei rifugi di loro pertinenza le adozioni erano aumentate a fronte, però, di un numero crescente di abbandoni finito il lockdown.

Di aumento di adozioni ma di eguale aumento degli abbandoni nel periodo della pandemia ne ha parlato anche l'Onorevole Michela Vittoria Brambilla, Deputata e fondatrice della LEIDAA (Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente) durante l'incontro: «Nel 2020 le adozioni sono aumentate di circa il 15% e il trend in aumento ha riguardato anche l'acquisto di cuccioli ad esempio da Internet – racconta  – Sono aumentate le adozioni perché gli animali hanno aiutato le persone a superare il confinamento in cui sono state costrette. Ora però abbiamo un reflusso del 2020, cioè un fenomeno che si è manifestato man man che il contagio diminuiva. Molti animali attualmente vengono ceduti perché ci si accorge troppo tardi che vivere con un animale richiede molta responsabilità. Adesso c'è quindi, purtroppo, un aumento di cessioni di proprietà ossia abbandoni controllati, cioè animali non lasciati in strada ma portati in canile e a questi si sommano abbandoni incontrollati per l'estate. Risulta inoltre che circa un quarto degli animali ceduti era in casa da meno di un anno, quindi adottato proprio per "sopravvivere" al lockdown. La crisi economica e il cambio di abitudini nella post-pandemia ha portato la gente ad abbandonare e le adozioni registrano purtroppo piccoli numeri, infatti secondo l'indagine nel 2021 le adozioni sono aumentate poco».

Nonostante la piaga ancora purtroppo molto diffusa dell'abbandono, c'è una crescente sensibilità verso le altre specie da compagnia, la loro percezione come membri della famiglia e dei diritti che devono acquisire. Dal sondaggio della SWG è infatti emerso anche che il 91% degli intervistati è d'accordo con la frase "quando un animale vive molto tempo in casa, diventa un membro di famiglia", dimostrando così che è diventato un vero e proprio tratto culturale, anche tra chi non ha mai avuto un animale. C'è stato anche un grosso consenso sul fatto che sia effettivamente avvenuto un cambiamento di sensibilità rispetto agli animali. Il 27% delle persone consensuali hanno affermato che avere un animale in casa è conseguenza dell'individualismo e della società, in quanto compensiamo la perdita di legami con gli animali, e il 16% afferma invece che sia semplicemente per moda.

Perché gli italiani adottano un animale domestico?

«Abbiamo anche chiesto se un animale domestico contribuisce allo sviluppo dei bambini – spiega Giulio Vidotto Fonda, Direttore di ricerca in SWG – e abbiamo riscontrato un accordo molto alto tra tutti i pet mate. L'idea che l'animale possa essere un mezzo socializzante è quindi piuttosto diffusa tra gli umani che convivono con una qualsiasi specie. Anche sulla questione riguardo il contributo dell'animale domestico sulla salute psicofisica delle persone in generale e degli anziani c'è stato un consenso condiviso. La parola pet therapy d'altronde è, rispetto al passato, ormai di gergo comune e questo ci fa capire come l'animale abbia un impatto positivo. D'altronde la maggior parte degli intervistati ha affermato che gli animali domestici sono stati di grande aiuto durante la pandemia».

Dal sondaggio è emerso anche che i motivi principali per cui un animale domestico viene adottato sono la compagnia e l'intendo educativo. Chi infatti non aveva figli era più propenso a prendere questa scelta per motivi di compagnia personale, mentre chi li aveva e, presumibilmente, aveva quindi anche genitori anziani, lo faceva per responsabilizzare questi membri della famiglia. Infine, quasi tutti erano d'accordo sul fatto che chi convive con un animale deve seguire le regole atte a salvaguardare la sua salute e che bisogna chiedere pene più severe per chi maltratta gli animali e più stringenti per la loro salvaguardia. Per ultimo, è emerso anche un alto consenso riguardo la tutela degli animali nella costituzione italiana.

Il benessere animale nella legislazione

A tal proposito, proprio in questi giorni si sta presentando un nuovo disegno di legge per garantire un maggior benessere alle persone e, soprattutto, agli animali con cui convivono. «È fondamentale preservare la sanità degli animali e ad oggi succede purtroppo che, per determinate cure, l'importo è molto oneroso e non tutti i pet mate riescono ad affrontarlo – spiega l'Onorevole Filippo Maturi – Stiamo quindi depositando in questi giorni un disegno di legge che prevede che siano totalmente detraibili, per la prima fascia ISEE, tutti gli interventi salvavita. È importante infatti riconoscere il valore della vita che non può e non deve dipendere dal reddito dell'umano di riferimento. Non esiste un animale di serie A e di serie B nell'ottica di OneHealth. Inoltre gli animali danno un aiuto concreto e non ideale ai pet mate sia da un punto di vista psicologico che fisico. Immaginiamo un anziano la cui unica entrata è la pensione: affrontare un'operazione salvavita può essere molto costosa. Non ci possiamo quindi permettere questo divario nel nostro Stato, basti inoltre vedere quanto hanno fatto per noi gli animali durante la pandemia che erano l'unico contatto fisico che potevamo avere».

Ma non è l'unica nuova iniziativa in termini di benessere e salute animale dal punto di vista legislativo: qualche giorno fa è infatti stata fatta una proposta di legge per modificare le regole dei canili e permettere agli animali di essere coinvolti in attività di pet therapy. Un modo per farli uscire dai box, fargli fare esperienza e renderli protagonisti di relazioni importanti. «Il parlamento e la politica devono mettersi in moto perché la questione culturale su come devono essere trattati gli animali, che è specifico per ogni specie, è fondamentale per un approccio corretto e per  un maggiore equilibrio tra persone e animali – dichiara la Senatrice Caterina Biti – il nostro impegno è quello che culturalmente si acquisisca e si spieghi che cos'è un animale perché possa essere trattato al meglio e perché troppe volte ci sono delle aberrazioni che non rendono giustizia alla natura della specie. Va sicuramente fatta un po' di formazione culturale anche sui parlamentari, perché anche qui tendiamo ad umanizzare gli animali. C'è però urgente necessità di riacquisire, anche in merito al periodo che abbiamo e stiamo passando di pandemia, un equilibrio tra il mondo animale e quello dell'uomo se vogliamo che One Health funzioni».

È quindi necessario un cambiamento per far sì che le specie non umane, ormai così presenti nelle nostre case, vengano comprese nella loro alterità, tutelati e rispettati. «Purtroppo la nostra società ha perso la conoscenza della biodiversità – conclude l'etologo Roberto Marchesini – Le persone di campagna magari non rispettavano il benessere animale ma conoscevano gli animali. La società urbana li conosce invece come maschere a cui viene tolta la loro autenticità espressiva. In questo è stato importantissimo il ruolo della medicina veterinaria, in quanto è riuscita a dare le attenzioni epidemiologiche senza le quali non sarebbe stato possibile convivere con un cane e con un gatto». Gli animali si sono quindi ormai trasferiti dalle campagne per essere accolti stabilmente nelle nostre case. È il momento però che si facciano nuovi passi avanti per garantire il loro benessere e il rispetto della loro diversità.

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