Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Il nostro compagno di vita lo immaginiamo per lo più come cane singolo all’interno di una famiglia umana. L’equivalente del figlio unico delle moderne famiglie mononucleari. Sempre di più però sono le persone che vogliono prendere un secondo cane. Ciò che deve sostenere questa scelta è, al di là di tutte le valutazioni, qualcosa che deve avere a che fare con l’amore, con il piacere che proviamo nello stringere una nuova relazione affiliativa. Adottare non può essere una semplice scelta di calcolo ma l’esito di una necessità affettiva che lentamente insorge dentro di noi. Questo meccanismo tuttavia non ci esenta dal compiere una scelta consapevole e ragionata. Il desiderio emozionale che spinge la nuova adozione sarà il fondo di garanzia che ci consentirà in futuro di affrontare, con accoglienza e disponibilità le problematicità, che nonostante tutto, potrebbero manifestarsi. Cerchiamo di capire quali sono le coordinate all’interno delle quali muoverci per affrontare, prevedere e calcolare anticipatamente le criticità di un nuovo inserimento.

«Vorrei adottare un secondo cane ma non ho spazio a sufficienza, meglio taglia piccola». Eppure non è così…

Molti pensano che prendere un secondo cane necessiti di un ampliamento degli spazi. Per questo motivo spesso si vuole un cane di piccola taglia. L’impegno e le responsabilità che dobbiamo prendere nei confronti di un secondo cane non sono direttamente proporzionali alle sue dimensioni. In realtà dovremmo prima fare una riflessione sulle motivazioni delle razze o dei soggetti meticci che ci interessano. Quali sono le loro caratteristiche? Cosa gli piace fare e come vivono la relazione?

Un cane di taglia grande richiede meno spazio e necessità di movimento di uno di piccola. Un cane “maxi” (Mastino Napoletano, Cane Corso, Dogue de Bordeaux ecc…) è stato generalmente selezionato per fare la guardia o comunque per essere legato ad un ambiente da difendere. Quelli di taglia più piccola invece (Jack Russell, Bassotto, Beagle, ecc…) sono stati selezionati per lo più per svolgere compiti di attivazione fisica e velocità.

L’impatto che ha l’arrivo di un altro cane nella vita del nostro attuale compagno di vita

Se dunque l’arrivo di un altro cane in casa non comporta un eccessivo aumento delle responsabilità e non obbliga ad un incremento di spazio, ci costringe però a prendere in considerazione l’impatto che questo potrebbe avere sul primo cane. Abbiamo a disposizione molti parametri per quantificare la percentuale di compatibilità. I cani di famiglia generalmente vivono all’interno di contesti complessi che richiedono un alto livello di socievolezza. Docilità e socievolezza sono caratteristiche comportamentali alla base della qualità di vita dei cani e della loro integrazione nella vita familiare. Mentre i gruppi di cani randagi hanno come obiettivo quello di tenere lontani gli estranei dal loro territorio in modo da conservare la priorità di accesso alle risorse strategiche, i cani da compagnia anche quando fanno gruppo devono conservare la disponibilità all’incontro con gli estranei. I pet, sollevati dalle necessità di sopravvivenza, dovrebbero disporre di energie residue per interagire sia con i cani estranei che con le persone, attraverso l’affettività e l’apertura di cornici ludiche. Sarà importante dunque scegliere le caratteristiche del secondo cane, anche per compensare deficit e problematiche comportamentali del primo.

Qual è la personalità del cane che già vive con te?

Se abbiamo un cane fin troppo socievole che vuole sempre innescare giochi movimentati, sarebbe importante adottare un soggetto che non abbia le stesse caratteristiche. Seppure socievole e disponibile agli incontri dovrebbe però essere più calmo e riflessivo del primo. Ritrovarsi infatti con una coppia di cani che si attiva troppo può diventare problematico in termini di gestione. Se il primo è un cane che non ama gli altri cani e che assume atteggiamenti aggressivi, dovremmo orientare la scelta su un secondo cane che abbia capacità comunicative e a cui piaccia relazionarsi ai suoi simili. Lo stesso bilanciamento dovremo farlo per quanto riguarda il rapporto con le persone. Se con noi vive un cane poco socievole dovremmo scegliere un compagno che compensi. Accoppiare cani con caratteri complementari può fungere da modello sociale proficuo capace di schermare e tutelare, a seconda delle situazioni, il soggetto più in difficoltà. Per fare un esempio fin troppo semplice, se abbiamo un Maremmano o un Rottweiler che ringhia alle persone estranee dovremmo orientare la nuova scelta su un Labrador.

Maschio o femmina?

Per quanto riguarda la scelta di genere, attenersi al criterio dei sessi opposti è la scelta che ci espone meno al rischio. Dovremmo evitare un secondo cane femmina più giovane quando abbiamo un cane maschio intero, perché la nuova arrivata potrebbe essere considerata come una risorsa da difendere. Le femmine invece sono in grado di avere rapporti di grande sorellanza, seppure dobbiamo considerare che l’eventuale insorgere tra loro di conflitti può essere più difficile da gestire rispetto a quello tra due maschi.

Giovane o adulto?

Tra due cani conviventi non dovrebbe esserci inoltre troppa differenze di età. Non è consigliabile inserire un cucciolo con un cane anziano e viceversa. Il motivo è semplice. I cani in età avanzata non hanno le energie sociali da dedicare ad un cucciolo. Il cane giovane, a maggior ragione se cucciolo, per costruirsi i giusti modelli sociali di crescita, necessita di un compagno attivo, aperto e disponibile alle interazioni. Il cane adulto che non si lascia mai coinvolgere dalle proposte ludiche può frustrare molto il cucciolo ed inibire il suo corretto sviluppo delle competenze sociali.

Cerchiamo di inserire sempre come secondo cane uno che abbia dai due a massimo quattro anni in meno, in modo che non ci sia tra i due un salto generazionale eccessivo. E’ chiaro però che ci possano essere eccezioni che necessitano di essere analizzate nei dettagli al fine di determinarne la plausibilità.

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