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Etologa

L’etologia – lo dice Konrad Lorenz – è lo studio comparato del comportamento degli animali, umani e non umani, attraverso metodi scientifici rigorosi. L’etologia è una scienza, quindi. Ma non crediate che lo sia da tanto tempo. La sua nascita è un viaggio partito con le scoperte di uno zoologo e di un biologo, lontani geograficamente, ma accomunati dalla passione per gli uccelli: l’americano Charles Otis Whitman e il tedesco Oskar Heinroth. Indipendentemente uno dall'altro, Whitman e Heinroth hanno scoperto che gli animali utilizzano moduli motori controllati geneticamente, che funzionano esattamente come le caratteristiche corporee, la forma della coda, ad esempio, o il colore del mantello.

È il motivo per cui il cinghiale europeo (Sus scrofa scrofa) e il suino domestico (Sus scrofa domesticus), due sottospecie diverse con un progenitore comune, manifestano moduli motori molto simili, e riconoscibili, quando si corteggiano o quando accudiscono la prole. In alcuni dei loro “movimenti istintivi”, come li definiva Lorenz, si possono ravvedere evidenti omologie, nonostante l’influenza dei diversi ambienti in cui esse vivono, e, ovviamente, a patto che l’organizzazione dell’allevamento, nel caso dei suini domestici, lo permetta.

Con Whitman e Heinroth siamo a cavallo tra il 1800 e il 1900, un’epoca relativamente recente e scoppiettante di scoperte tecnico-scientifiche: solo per citarne alcune, nel mondo arrivano la plastica, la penna stilografica, gli aeroplani e la coca-cola. Molte di queste trovano sostegno e nutrimento in quell'humus di pura innovazione, o meglio rivoluzione, scientifica e culturale che esce il 24 novembre 1859 col nome L’origine delle specie attraverso la selezione naturale, per merito di Charles Darwin.

I padri dell’etologia: Konrad Lorenz, Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch

Konrad Lorenz (a sinistra) e Niko Tinbergen
in foto: Konrad Lorenz (a sinistra) e Niko Tinbergen

Insomma, l’etologia come scienza nasce così, timidamente. Emerge, per usare una metafora lorenziana, come un “germoglio laterale destinato a crescere in una direzione del tutto inattesa”. Pian piano si fa strada nella fitta selva delle discipline scientifiche, supera la diffidenza di chi tenta di sminuirla appellandola, con tono vagamente ironico e dispregiativo, scientia amabilis (scienza amabile) e poi esplode, ricevendo la consacrazione definitiva nella seconda metà del secolo scorso.

È il 1973, infatti, quando un medico (ma anche filosofo) austriaco, Konrad Lorenz, e due biologi tedeschi, Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch, vincono il premio Nobel per la Medicina o la Fisiologia proprio grazie alle scoperte sul comportamento degli animali, i primi due, e delle api, il terzo.

Da allora sono stati compiuti tanti passi avanti lungo la strada dell’etologia. Grazie alle ricerche di illustri studiosi e studiose, tra cui, in Italia, Giorgio Celli, Danilo Mainardi, Elisabetta Visalberghi, Claudio Carere, Augusto Vitale, Paola Palanza, Enrico Alleva, siamo arrivati lontano, andando anche oltre le intuizioni dei pionieri.

Fino a capire, ad esempio, che, sì, è vero che il DNA può coordinare le predisposizioni comportamentali dell’individuo, ma non ne controlla direttamente il comportamento. Tanto che anche una minuscola variazione del codice genetico può produrre enormi modificazioni a livello comportamentale. E due animali legati da una parentela filogenetica stretta, come il cinghiale e il suino domestico, in realtà, a ben vedere, hanno un repertorio comportamentale diverso. I cinghiali si riproducono in due periodi dell’anno, per esempio, mentre nei suini domestici la riproduzione avviene tutto l’anno. I cinghiali hanno concentrazioni ematiche di cortisolo, l’ormone dello stress, che si alzano soprattutto di sera, e questo li porta a essere animali ad attività prevalentemente notturna. Nei suini domestici, invece, il picco di cortisolo si verifica di mattina, e per questo essi sono attivi nelle ore diurne.

Perché è importante l’etologia e cosa vuol dire essere un'etologa?

 

Essere un'etologa significa cercare di comprendere il comportamento degli animali attraverso tutte le prospettive possibili: le cause, la funzione, lo sviluppo nell'arco della vita dell’individuo ma anche, più in grande, nella storia della specie.
L’etologia è importante? Sì, e c’è una ragione su tutte: dallo studio sistematico e rigoroso del comportamento degli animali si possono ottenere risposte immediatamente spendibili per contribuire a migliorarne il benessere e la qualità della vita. E noi glielo dobbiamo. Trovare queste risposte è un debito che abbiamo contratto con loro. Perché gli altri animali sono una vera ricchezza per la biodiversità e, nel caso delle specie da compagnia, anche per la nostra sfera emotiva. E noi, invece, stiamo diventando vicini di casa, e persino familiari, sempre più ingombranti e scomodi.

Bibliografia

Lorenz K., 1978. L’etologia. Bollati Boringhieri editore, pp. 383.
Bagliacca M., et al. Etologia applicata e benessere animale. Vol. 2 – Parte Speciale. Carenzi C. e Panzera M., ed., Le Point Veterinaire Italie, pp. 288.
Bradshaw J., 2011. La naturale superiorità del cane sull'uomo. Rizzoli ed., pp. 350.