Validato da Luca Spennacchio
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Avete mai guardato un Pastore Tedesco con attenzione? Oltre a notare quella strana gobba, anche le sue zampe posteriori hanno un’angolatura tutt’altro che naturale, come se stessero per cedere da un momento all’altro. Infatti, se ci fate caso, a volte trema addirittura a causa del dorso curvato verso il basso. Ma perché i Pastori tedeschi hanno la schiena bassa? In realtà questa caratteristica, oggi così marcata, è la punta dell’iceberg della storia di una razza modellata dall’uomo per i suoi interessi.

Vediamo quindi com'è nato il Pastore Tedesco, perché si chiama così e quali sono le sue caratteristiche.

Origine e storia del Pastore Tedesco

Alla fine dell’800, in Germania, si erano diffusi diversi ceppi di cani da pastore, in particolare quattro che prendevano il nome dalla regione di appartenenza: nella Germania centrale c’era il cane pastore della Turingia, che era leggermente più piccolo degli altri ed energico, col manto grigio e le orecchie dritte. Scendendo più a sud, invece, si diffusero altri due ceppi: il cane pastore del Württemberg, un cane più grande e robusto, con le orecchie cadenti, e il pastore della Svevia, scuro e col manto ricciuto. Il quarto ceppo, il cane di Munster, era in realtà di origine francese perché  proveniente dai territori al confine di Alsazia e Lorena, che vennero annesse alla Germania in seguito alla guerra Guerra Franco-Prussiana del 1870. Questo cane, in particolare, discendeva direttamente dai lupi, visto che era nato da accoppiamenti tra una razza di pastore scozzese, introdotta in Francia nel X secolo, e il lupo dei monti Vosgi. Ognuna di queste varietà di cane pastore fu la base di partenza del Pastore Tedesco, vediamo come e perché.

Quando in Germania gli estimatori dei cani da pastore aumentarono, diversi commercianti si improvvisarono allevatori per guadagnare soldi facili, iniziando a incrociare i vari ceppi tra di loro un po’ a casaccio caso, senza seguire uno standard. Solo alcuni allevatori decisero di ascoltare i consigli di un certo Max von Stephanitz. Questi era un ufficiale prussiano ed è conosciuto come il padre del Pastore Tedesco. Nel suo allevamento nella città di Grafrath svolgeva una selezione mirata tra i vari ceppi di cane da pastore, con un solo obiettivo: creare un modello di cane da pastore “unificato”, una sorta di cane bandiera dell’intera nazione che si potesse esportare oltre la frontiera.

Le caratteristiche che doveva avere erano principalmente due: obbedienza e capacità intellettive, racchiuse in una struttura fisica che lui definiva “adeguata”. La svolta arrivò nel 1899: Von Stephanitz vide a una fiera un cane da pastore di nome Hektor Linksrhein e fu un colpo di fulmine, perché quel cane per lui era il prototipo del Pastore Tedesco perfetto. Così lo acquistò e lo rinominò Horand di Grafrath.

Piccola parentesi su Horand: sua madre Lene apparteneva al ceppo della Turingia ma con alcune caratteristiche morfologiche differenti, e il padre di Lene aveva il manto di colore bianco. Avete capito bene, in origine i Pastori Tedeschi nascevano anche bianchi, ecco perché ancora oggi può capitare che in una cucciolata spunti anche un cagnolino candido come la neve. Ma nel 1933 la società che tutela la razza decise che non dovevano essere più allevati i pastori bianchi, altrimenti i cani usati nelle operazioni militari sarebbero stati troppo visibili durante i pattugliamenti. Purtroppo sempre in quegli anni molti cuccioli vennero uccisi, perché considerati inutili. Alla fine, soltanto nel 2011, hanno dato vita ufficialmente a un’altra razza: il Pastore Svizzero bianco.

Tornando a Horand, lui da solo generò ben centocinquanta figli: Von Stephanitz infatti era ossessionato dalla ricerca della perfezione, cosa che lo portò ad allevare in modo intensivo, facendo accoppiare Horand e i suoi figli con sorelle, figlie, insomma parenti diretti. In questo modo le caratteristiche positive si tramandarono, ma cominciarono anche a emergere pericolose patologie ereditarie. Malattie come le displasie dell’anca e del gomito, comunissime ancora oggi tra i pastori tedeschi, oppure come la mielopatia degenerativa, che può essere paragonata alla SLA umana, sono proprio la conseguenza di questi incroci tra consanguinei avvenuti oltre cento anni fa che continuano ancora oggi.

Visto che con l'industrializzazione i cani pastore servivano sempre meno, von Stephanitz ebbe l’intuizione di trasformarli in cani poliziotto, attraverso l’addestramento. La fama del Pastore Tedesco si diffuse velocemente anche grazie al suo debutto a Hollywood nel 1922 con Strongheart, la prima star canina del cinema, e poi Rin Tin Tin. Durante la prima e la seconda guerra mondiale praticamente tutti gli eserciti decisero di arruolare questi cani alla pari di qualunque altro soldato.

Sul campo i Pastori Tedeschi svolgevano compiti importanti: facevano da sentinella, portaordini e individuavano i feriti. Anche Hitler, che in questa razza vedeva la sintesi perfetta delle qualità tedesche, ne rimase affascinato, e purtroppo usò i Pastori tedeschi come guardie nei campi di concentramento.

Perché il Pastore tedesco si chiama così?

Come abbiamo visto, l'obiettivo di Max von Stephanitz era creare un modello di cane da pastore “unificato”, una sorta di cane bandiera dell’intera nazione, che prese quindi il nome di Pastore tedesco.

Ma finita la guerra il nome di questo cane fu un problema. Forse vi sembrerà assurdo, ma il fatto che si chiamasse “Pastore Tedesco”, cioè che avesse la parola “tedesco” all’interno del nome, a causa della germanofobia che aleggiava nell’aria, per molti divenne un motivo valido per desiderare che sparisse, anche se il povero pastore tedesco chiaramente non aveva colpe.

Nel Regno Unito gli cambiarono addirittura il nome in “Cane lupo alsaziano” per risolvere la questione. Ma neanche la dicitura “cane lupo” andava bene, perché gli allevatori temevano che associarlo ai lupi potesse spaventare le persone, o peggio, rendere la razza illegale. Alla fine fu chiamato solo “Pastore Alsaziano”, almeno fino al 1977 quando il nome originale fu ripristinato. Gli anni successivi, fino agli anni '90, quando in Italia esplodeva la mania del commissario Rex, furono il periodo di massima diffusione del pastore tedesco, soprattutto grazie a un cane che chi ama questa razza non può non conoscere.

Palme von Wildsteiger Land, nata nel 1979, è diventata una sorta di leggenda per aver avuto 50.631 discendenti in 3 generazioni. In pratica se avete un Pastore tedesco con il pedigree, e fate le dovute indagini, probabilmente scoprirete che nel suo DNA c’è ancora una traccia del patrimonio genetico di Palme.

Le caratteristiche del Pastore Tedesco

Attualmente esistono due varietà di Pastore Tedesco: il Pastore Tedesco da esposizione, quello che ha subito la trasformazione più radicale per fini estetici e per le esposizioni canine che hanno cominciato a premiarlo con queste caratteristiche, e il Pastore Tedesco da lavoro, anche detto Grigione. Il Grigione, lo dice la parola, si riconosce dal mantello di colore grigio, ma anche da un carattere più forte e da elevati livelli di adrenalina dalla forse eccessiva reattività. Per questo non è un cane adatto a persone inesperte. Ma com’è vivere con un Pastore Tedesco?

Se fate una vita serena e organizzata, amate le passeggiate e fare giochi con il vostro cane, il pastore tedesco sarà il compagno perfetto: sempre pronto ad assecondarvi. I problemi nascono quando il pastore tedesco viene scelto e poi “parcheggiato” in un cortile pensando che possa essere abbandonato a se stesso per ore e ore. La solitudine è la cosa che il Pastore Tedesco odia di più, perché è stato proprio selezionato per stare a stretto contatto con l’uomo. Quindi se è costretto a una vita del genere, di isolamento e solitudine, chiaramente potrebbe sviluppare tutta una serie di comportamenti negativi, primo tra tutti il disturbo ossessivo compulsivo, che nel caso del Pastore Tedesco si manifesta con il tail chasing, cioè l’inseguimento ossessivo della coda fino all’autolesionismo grave.

La scelta di adottare un pastore tedesco, o qualunque altro cane, in realtà, andrebbe fatta sempre con criterio, altrimenti, il rischio è questo: ritrovarsi in situazioni impossibili, dove cedere il cane sembra l’unica via di uscita. In Italia esiste l'Associazione Italiana Rescue Pastori Tedeschi, che da dieci anni si occupa di trovare una nuova famiglia per quei cani obbligati a condurre esistenze povere di esperienze e di relazioni. Se fate un giro su Facebook vedrete che c’è un numero infinito di gruppi e pagine dove ci si perde per la quantità di Pastori Tedeschi che cercano famiglia dopo essere stati abbandonati.

Quindi, per concludere, se proprio desiderate un Pastore Tedesco, vi invitiamo a recarvi in un canile o un rescue. E se invece avete già un Pastore Tedesco e volete migliorare la vostra convivenza, non esitate a chiedere l’aiuto di un educatore cinofilo.

Video credits

autrici del video: Mara D'Alessandro e Maria Rosaria Caccavale
supporto scientifico: Luca Spennacchio
montaggio video: Mara D'Alessandro