A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

È ormai stato ampiamente osservato che i cani sembrano facilmente comprendere numerosi aspetti del comportamento e della comunicazione umana. Al contrario, gli esseri umani non necessariamente sono in grado di interpretare gli aspetti più importanti del comportamento canino con precisione.

Alcuni comportamenti non sono sempre facili da interpretare, specialmente per chi non è del settore o per chi non ha esperienza con gli animali.

Esempio rappresentativo possono essere i comportamenti compulsivi. Le loro caratteristiche intrinseche tra cui essere ripetitivi, fuori contesto e difficili da interrompere, fanno sì che non sia facile la loro interpretazione, classificazione o l’identificazione di una causa. Tra questi comportamenti compulsivi vi è ad esempio il tail chasing.

Ne abbiamo parlato su Kodami seguendo il caso di Hiro, un Pastore Tedesco di cinque anni che vive in un rifugio a Napoli, "L'emozione non ha voce", dove grazie a un percorso di riabilitazione condotto da un team interdisciplinare di esperti (istruttore cinofilo, veterinario clinico e veterinario esperto in comportamento) si può capire come questo tipo di situazioni possono essere affrontate e risolte, con l'ottica di un intervento emendativo che renda la vita di nuovo serena al soggetto e, nel suo caso, nella speranza di trovargli un'adozione consapevole in un binomio uomo-cane basato sulla reciproca fiducia e l'accreditamento.

Uno studio pubblicato nel 2011, infatti, spiega quanto sia importante la relazione per comprendere l'aspetto umano della percezione di un tale tipo di disturbo e dunque nel caso specifico come il tail chasing viene percepito dalle persone e mette in evidenza i rischi correlati a una erronea interpretazione.

Che cos'è il tail chasing nel cane

Il tail chasing, letteralmente traducibile come “inseguimento della coda”, esprime il comportamento ripetitivo messo in atto da un animale che gira insistentemente su sé stesso nel tentativo di mordere o appunto inseguire la propria coda.

Questo comportamento nella sua diagnosi è classificato come comportamento compulsivo, e può essere anche in parte correlato a condizioni di salute fisica, come dermatiti o sacculiti (infiammazione delle ghiandole anali), o esserne completamente svincolato, esprimendo così un disagio prettamente emozionale.

Il tail chasing può essere scatenato da fattori ambientali, come la mancanza di stimoli che portano a noia e frustrazione, o esercizio fisico insufficiente o altre situazioni stressanti di varia natura.

Come normalmente avviene nei comportamenti compulsivi, il tail chasing si può sviluppare anche per l’esposizione ripetuta a eventi o stimoli scatenanti percepiti come stressanti o non adattativi per l’animale. Il comportamento si dissocia però gradualmente dall'innesco originale, iniziando così a verificarsi sempre più frequentemente in contesti sempre più diversi e generalizzati.

La serietà e la gravità di questo comportamento, specialmente quando non costituisce una fonte di fastidio o un problema per le persone, sono facilmente soggetti ad essere sottostimate o mal interpretate.

Molte persone, tra cui i pet mate, non solo non hanno gli strumenti per poter identificare la condotta come problematica, ma possono addirittura percepirla come spassosa.

Partendo da questo presupposto, una ricercatrice del Royal Veterinary College (UK), Charlotte C. Burn, ha approfondito la tematica grazie a uno studio di percezione basato sull’osservazione di video di cani con tail chasing postati su YouTube. Lo studio, pubblicato nel 2011 sulla prestigiosa rivista scientifica PlosOne, si intitola “A Vicious Cycle: A Cross-Sectional Study of Canine Tail-Chasing and Human Responses to It, Using a Free Video-Sharing Website”.

La percezione del tail chasing nei video di YouTube

Studiare la percezione di un comportamento animale è di interesse per poter contribuire alla diffusione della conoscenza sulla tematica, aumentarne la sensibilizzazione e per poter implementare delle azioni preventive dirette alla popolazione umana.

I video pubblici forniscono una nuova opportunità per l’osservazione di alcuni comportamenti in set non clinici e per lo studio della percezione, tramite l’osservazione del contesto ambientale e la categorizzazione delle risposte uditive dei video e dei commenti postati dagli osservatori.

A vantaggio di questo metodo d’osservazione ci sono le grandi dimensioni del campione, che è inoltre rapidamente disponibile e rende lo studio economicamente sostenibile.

Nell’ambito di questo studio, la ricerca con la parola chiave “tail chasing”, sul più popolare sito di videosharing (YouTube), ha restituito quasi 3.500 video nel 2010.

Come con altri metodi di indagine, l'utilizzo di siti web di videosharing richiede cautela nel generalizzare le conclusioni, specialmente perché le popolazioni oggetto di studio sono non casuali e “auto-selezionate”, quindi non rappresentative. D’altra parte, i dati osservati tramite questa metodologia riflettono il comportamento direttamente osservato e hanno quindi meno probabilità di essere influenzati dall’investigatore rispetto alle finalità dello studio.

Lo studio sul tail chasing e i risultati

Per questo studio, l’autrice ha selezionato 400 video tra quelli che apparivano nella ricerca (70% postati negli USA, 15% in UK, 5% in Canada e il restante 10% in altri 19 Paesi), seguendo dei criteri prestabiliti di inclusione ed esclusione.

L’obiettivo dello studio non è stato quello di fare diagnosi cliniche dai video, ma piuttosto osservare:

  • le possibili implicazioni sul benessere degli animali che presentano tail chasing;
  • i contesti ambientali associati a questo comportamento (es. con la televisione o la radio accese);
  • i comportamenti, sia umani che canini, più rilevanti nei video;
  • i commenti postati su YouTube dallo stesso utente e dagli osservatori.

Tra i video che contenevano informazioni riguardo la frequenza del comportamento, un terzo rappresentava cani con tail chasing classificabile come compulsivo. I termini usati dagli utenti per riferirsi al comportamento del proprio cane sono ad esempio “quotidianamente”, “tutto il tempo”, “tutto il giorno”, “ininterrottamente”, piuttosto che termini come “a volte” o “raramente”.

In circa il 40% dei video, i cani sembravano essere inoltre molto difficili da distrarre, arrivando addirittura a scontrarsi con oggetti fino a potersi provocare danno.

Interessante da evidenziare è la classificazione dei video nelle categorie di YouTube. Il 70% dei video era all’interno della categoria “Pet e animali”, il 20% nella categoria “Commedia” e un 10% in “Intrattenimento”. Si denota quindi, come per circa un terzo degli utenti il comportamento compulsivo del proprio animale sia classificabile come qualcosa, non solo di non preoccupante, ma bensì divertente.

Risate di sottofondo sono state registrate in oltre la metà (55%) dei video, e atteggiamenti umani come l’incoraggiamento sia fisico che verbale nel 43%. In circa il 20% dei video le persone apparivano manipolare fisicamente la coda del cane, spesso tirandola o pizzicandola con notevole forza; nel 5 % invece le persone incoraggiavano il comportamento anche attaccando oggetti alla coda del cane.

Il comportamento di tail chasing è stato giudicato come “buffo” o "divertente” nella stragrande maggioranza degli utenti e degli spettatori (rispettivamente il 60% e il 45%); come “carino” o “tenero” rispettivamente nel 20% e 40%. Inoltre, il 25% degli utenti definisce il cane “pazzo” e il 15% lo definisce stupido “stupido”.

Solo il 2% dei video avevano almeno un commento esterno con spiegazioni cliniche sul comportamento suggerendo che il cane avrebbe avuto bisogno di una visita veterinaria; tuttavia, nessuna delle descrizioni indicava che gli utenti avessero pubblicato il loro video su YouTube specificamente per aumentare la consapevolezza verso gli aspetti clinici del tail chasing.

L’importanza della percezione del tail chasing

Questi risultati sono quindi indicatore di un allarmante divario tra la percezione pubblica e gli indicatori di scarso benessere nei cani con tail-chasing.

A causa del vasto e sempre crescente numero di visualizzazioni che video come questi ricevono su YouTube, si corre il rischio di incrementare ulteriormente la percezione falsata di questo comportamento, portando ad una normalizzazione dello stesso.

Considerando che la media di visualizzazioni di ognuno di questi video era di circa 900 nel momento dello studio, per un numero cumulativo di circa 315.000, possiamo dedurre con quanta facilità e rapidità la disinformazione possa circolare rispetto questo argomento.

Ma perché la percezione di un comportamento è importante? La corretta interpretazione della gravità e del grado di influenza sul benessere e la salute animale di un comportamento è importantissima per la sua prevenzione e il suo trattamento tempestivo, e per evitarne la normalizzazione.

La normalizzazione di un comportamento grave altro non è che un incentivo al perpetuarsi o al rinforzarsi del comportamento stesso.

Questi risultati possono essere equiparati alla percezione di alcune persone verso alcuni comportamenti legati alla separazione nei loro cani; abbaiare, piagnucolare, ululare, grattare la porta insistentemente sono spesso percepiti come indicatori neutri di benessere animale.  Allo stesso modo, i proprietari di cani brachicefali possono descrivere i segni di difficoltà respiratoria nei loro animali come “normali per la razza”, piuttosto che problematici e pericolosi.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.