All'estremo nord, dove finisce il mondo, la vita non è per nulla facile: i ghiacci perenni, le temperature estreme e l'oscurità che dura mesi scoraggerebbero qualsiasi forma di vita. La tundra è infatti uno degli ambienti più ostili e desolati del Pianeta, eppure anche qui la biodiversità è riuscita a trovare il modo di adattarsi e prosperare. Le piante e gli animali che vivono in questo habitat estremo hanno però dovuto sviluppare adattamenti unici per poter sopravvivere a queste condizioni. Vediamo insieme quindi che cos'è la tundra, quali animali ospita e quali sono gli adattamenti che permettono a queste specie di vivere alla fine del mondo.

Che cos'è la tundra

Il termine tundra ha origini lappone ma si è diffuso in tutto il mondo attraverso il russo. Significa pianura senza alberi e si riferisce infatti agli habitat delle regioni circumpolari (e non solo) caratterizzati da vegetazione scarsa composta quasi esclusivamente da arbusti, erbe e soprattutto muschi e licheni. Il clima rigido, il vento, le precipitazioni scarse e le particolari condizioni di luce di queste regioni non consentono infatti alle specie arboree di crescere. In questo scenario desolato, dove le temperature raramente vanno oltre lo zero, il sottosuolo è perennemente ghiacciato e il cosiddetto strato di permafrost è spesso da 25 a 90 cm. In questi habitat estremi il vento sferza a velocità elevate, con folate che solitamente soffiano tra i 50 e i 100 km/h. Anche le precipitazioni sono sorprendentemente scarse, con appena 150-250 mm di acqua in un'intero anno solare. Sebbene si tenda ad associare questo ambiente soprattutto alle regioni artiche, le condizioni ambientali che caratterizzano queste aree possono essere ritrovate anche in altre aree del Pianeta ed è per questo che di solito vengono identificati tre tipi differenti di tundra.

Quanti tipi di tundra esistono

Anche se in molti considerano quella artica l'unica vera tundra possono essere identificate almeno tre ecoregioni e altrettanti tipi di habitat con questo nome, tutti caratterizzati da condizioni climatiche e ambientali estreme molto simili e vegetazione bassa. Vediamo quali sono e dove sono localizzate:

La tundra artica

Quella artica è senza dubbio il tipo di tundra più esteso e conosciuto. Si trova all'estremo emisfero settentrionale, oltre la linea limite dove gli alberi che compongono la taiga riescono ad arrivare. Qui esistono solamente due stagioni: l'inverno e l'estate. Nel periodo più caldo dell'anno, quello estivo, le temperature diurne arrivano mediamente a 12 °C, ma possono scendere facilmente a zero grandi anche se c'è pieno sole. Nonostante ciò nella tundra artica vivono numerose specie di mammiferi, anche di grosse dimensioni. Queste regioni, che si estendono dal Nord America all'Asia, passando per l'estremo Nord Europa, ospitano poche popolazioni umane, ma allo stesso tempo essendo ricche di risorse naturali come petrolio e gas sono state oggetto di costanti esplorazioni e sfruttamento. Per questi motivi gran parte di queste aree è spesso protetta o inseriti in importati piani d'azione per tutelarli dal sovrasfruttamento.

La tundra antartica

Anche all'estremo opposto, al Polo Sud, possiamo trovare habitat molto simili alla tundra artica. Anche se la maggior parte del continente antartico è totalmente inospitale per la vegetazione ed è perennemente ghiacciato, ci sono in alcune aree costiere e soprattutto sulle isole, dove licheni, muschi e alghe riescono a crescere e a formare la cosiddetta tundra antartica. Qui mancano però gli arbusti e le piante a fiore, e solamente due specie di piante erbacee sono riuscite a colonizzare questi luoghi tanto ostili: la Deschampsia antarctica e Colobanthus quitensis. Inoltre, anche a causa dell'isolamento geografico, nella tundra antartica non troviamo comunità di grossi mammiferi terrestri, ma sono presenti enormi quantità di uccelli marini coloniali, come i pinguini.

La tundra alpina

Anche gli ambienti montani d'alta quota, dove gli alberi non riescono ad arrivare, vengono considerati una tipologia di tundra, quella alpina. Qui nella stagione invernale le condizioni climatiche sono del tutto paragonabili a quelle artiche, ma a differenza di queste il ghiaccio può sparire completamente nella stagione estiva, dove possono essere raggiunte anche temperature molto alte. La tundra alpina si trova nelle montagne più alte di tutto il mondo e a causa del clima, del vento e della brevità della stagione estiva è composta da vegetazione dominante formata esclusivamente da erbe e arbusti bassi, che crescono schiacciati al livello del suolo.

La tundra e i cambiamenti climatici

A causa dei cambiamenti climatici e dell'innalzamento delle temperature causate dall'uomo la tundra è una degli ambienti più a rischio del Pianeta. Il caldo sempre più crescente sta causando il rapido scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, trasformando radicalmente questi habitat. A differenza di altre tipologie di ambienti e associazioni vegetali che possono spostarsi più a nord o più in alto in quota con l'aumento delle temperature, per la tundra manca invece letteralmente lo spazio fisico dove andare. Quella artica si trova già ai margini del mondo mentre quella alpina non può salire ulteriormente di quota trovandosi già in vetta. Le linee degli alberi stanno quindi avanzando inesorabilmente, sottraendo spazio e soffocando sempre più questi unici e preziosi habitat.

Inoltre lo scioglimento del permafrost genera ulteriore rilascio di metano e anidride carbonica, entrambi gas serra che sono accumulati nel suolo, innescando un pericoloso circolo vizioso che si autoalimenta e che accelera ulteriormente il riscaldamento globale. Infine l'arretramento del ghiaccio fa riaffiorare vegetazione morta e torba conservata nel suolo, aumentando pericolosamente il rischio incendi.

Gli animali della tundra

La tundra è un ambiente inospitale per la maggior parte delle piante e degli animali. Le temperature glaciali sono il principale fattore limitante ed è per questo che gli animali a sangue freddo come rettili e anfibi, quelli più sensibili, sono quasi completamente assenti. Molti altri animali però, soprattutto mammiferi e uccelli, sono riusciti a trovare il modo di sopravvivere anche in questi ambienti desolati. Per farlo hanno dovuto evolvere una serie di adattamenti specifici per poter affrontare queste condizioni estreme.

Tra queste c'è sicuramente il letargo o l'ibernazione, uno stato di quiescenza che consente agli animali di rallentare le funzioni vitali e resistere nei periodi di scarsità di cibo. Un'altra caratteristica che accomuna molti animali della tundra è il colore del piumaggio o del mantello, che spesso è di un candido color neve, perfettamente mimetico e utile sia per sfuggire ai predatori che per sorprendere eventuali prede. Inoltre la maggior parte dei mammiferi della tundra possiede un corpo compatto e arti e orecchie corte: in questo modo la dispersione del prezioso calore corporeo è limitata. Infine per poter sopportare il freddo la maggior parte dei mammiferi è dotata di una folta pelliccia, soprattutto nel periodo invernale. Vediamo però un po' più da vicino quali sono e come vivono alcune tra le specie più iconiche della tundra.

Il gufo delle nevi

Il gufo delle nevi (Bubo scandiacus), chiamato anche civetta delle nevi, è uno dei rapaci notturni più spettacolari della tundra. Vive nelle regioni artiche sia in Nord America che in Eurasia ed è uno dei pochissimi rapaci ad avere un piumaggio quasi completamente bianco, adattamento che gli consente di essere praticamente invisibile tra la neve. Caccia soprattutto roditori, come i piccoli lemming, ma sa adattarsi facilmente in base alla disponibilità di prede, che possono essere anche altri uccelli. I maschi sono solitamente completamente bianchi mentre il piumaggio delle femmine è decorato con tante piccole screziature e macchie nere, che aiutano a rendere più mimetica la madre durante la cova. I gufi delle nevi infatti allestiscono il loro nido a terra, tra la vegetazione, il terreno e i sassi ma scelgono solitamente siti in alto dove non c'è neve e le macchie sul piumaggio delle femmine aiutano a mimetizzarsi meglio al suolo.

La volpe artica

La volpe artica (Vulpes lagopus) è uno dei più scaltri e opportunisti predatori della tundra. Come il gufo delle nevi vive in tutta la fascia circumpolare dell'emisfero nord ed è perfettamente adattata alle condizioni estreme della tundra. La sua folta e bianca pelliccia la protegge infatti dal freddo glaciale dell'inverno ma quando in estate la neve si ritira il suo manto vira grazie alla muta verso un grigio argentato, perfettamente mimetico tra le rocce nude della tundra artica. La volpe artica caccia soprattutto lemming e altri piccoli roditori, ma essendo un predatore astuto e generalista all'occorrenza può nutrirsi anche di uova, bacche, invertebrati o carogne. Forma coppie monogame e alleva i suoi cuccioli in tane sotterranee formate da un complesso e intricato sistema di gallerie.

I lemming

I lemming sono i roditori della tundra per eccellenza. Esistono tante specie comunemente chiamate così, appartenenti a diversi generi, come Dicrostonyx e Lemmus. Sono tutti piccoli, arrotondati e dall'aspetto paffuto, tutti adattamenti che aiutano questi piccoli mammiferi a sopravvivere al gelo del circolo polare artico. Vivono in intricati sistemi di tunnel scavati nel terreno, da cui si rifugiano dai predatori, che purtroppo per loro sono davvero tanti. I lemming sono infatti il piatto base per la maggior parte dei mammiferi carnivori e degli uccelli rapaci della tundra. Sono numerosi e si riproducono rapidamente con periodiche esplosioni demografiche che hanno alimentato tra l'altro alcune tra le leggende animali più assurde. Per molto tempo si è pensato infatti che alcune specie di lemming si suicidassero in massa lanciandosi deliberatamente dalle scogliere. In realtà questa falsa credenza non è altro che un malinteso generato dal loro comportamento migratorio. Quando le popolazioni aumentano vertiginosamente i lemming si disperdono in cerca di nuovi territori. Spinti da forti pulsioni biologiche si muovono in gruppo uno dietro l'altro e a volte, purtroppo, sbagliano strada. La ressa e gli inevitabili tamponamenti a picco su uno strapiombo fanno il resto, causando fatali e inesorabili incidenti.

Il bue muschiato

Il bue muschiato (Ovibos moschatus) è un grosso e possente bovide diffuso prevalentemente nei territori artici canadesi e in Groenlandia, ma è stato reintrodotto anche in Scandinavia, Siberia e Alaska. Il suo nome deriva dal forte odore di muschio che i maschi emettono durante la stagione degli amori. Entrambi i sessi possiedono grosse corna ricurve che i maschi utilizzano per colpirsi violentemente per accaparrarsi le avances delle femmine e conquistare il proprio harem. Il rituale dei combattimenti tra i maschi è spettacolare: come in una sorta di rispettoso cerimoniale i due contendenti dapprima si strofinano le ghiandole preorbitali sulle zampe, poi si inchinano mostrando le possenti corna al proprio avversario mentre muggiscono a squarciagola. Successivamente si allontanano camminando all'indietro in modo speculare per almeno 20 m. Infine corrono forsennatamente l'uno verso l'altro scontrandosi testa contro testa fino a quando uno dei due non si arrende.

Il combattimento tra maschi nei buoi muschiati

Il girfalco

Il girfalco (Falco rusticolus) è il più grosso tra tutte le specie di falco ed è diffuso intorno alle regioni artiche, dal Nord America all'Asia, passando per il Nord Europa. Nidifica su pareti rocciose costiere e come gli altri falchi è un predatore eccezionale che punta tutto sulla velocità per catturare le sue prede. In picchiata può superare i 200 km orari e utilizza i suoi possenti artigli per catturare in volo soprattutto pernici e uccelli acquatici, ma non disdegna piccoli mammiferi e persino pesci. È una specie che da sempre affascina l'uomo, anche per il suo piumaggio bianco perfettamente mimetico, ed è per questo molto diffuso e apprezzato nella pratica della falconeria. Esistono però anche forme con piumaggio più scuro, che vanno dal marrone al grigio ardesia.

La renna

Renne e caribù (Rangifer tarandus) sono l'unica specie di cervide che presenta i palchi in entrambi i sessi. Inoltre quelli della renna sono i più grandi in assoluto rispetto alla dimensione del corpo. Vivono nella tundra, nella taiga e nelle regioni montane intorno al circolo polare artico e alcune popolazioni compiono lunghissime e spettacolari migrazioni stagionali. Mangiano quasi esclusivamente licheni, una dieta insolita per un grosso erbivoro, e per questo una delle sue specie preferite è stata chiamata proprio lichene delle renne (Cladonia rangiferina). Esistono diverse sottospecie dalle dimensioni e dall'ecologia molto differente, quelle europee vengono comunemente chiamate renne mentre quelle nordamericane caribù.

Il pinguino ciuffodorato

Sebbene passino gran parte della loro vita in mare aperto anche i pinguini, come quello ciuffodorato o pinguino macaroni (Eudyptes chrysolophus), possono essere considerati animali della tundra, stavolta però antartica. Questi uccelli marini inabili al volo nidificano infatti lungo la costa della penisola antartica e sulle isole della regione subantartica. È una delle sei specie di pinguini crestati e la sua dieta è costituita soprattutto da crostacei, piccoli pesci e molluschi. Come gli altri pinguini è un animale fortemente sociale e costruisce il suo nido in colonie sul terreno, rivestendolo attentamente con sassi o ciuffi d'erba. Purtroppo il pinguino ciuffodorato è considerato a rischio estinzione a causa della rapida sparizione di pesci e krill causate dalla pesca eccessiva e dal riscaldamento globale.

L'albatros reale del sud

Le piccole e desertiche isole della regione subantartica sono popolate da una miriade di uccelli marini, che approfittano dell'assenza dei predatori per nidificare in sicurezza sul terreno della tundra antartica. Una di queste è l'albatros reale del sud (Diomedea epomophora), la specie di albatro più grande al mondo insieme a quello urlatore (Diomedea exulans). È un uccello piuttosto adattabile e infatti nidifica con successo anche su isole, prati e scogliere più a nord, dove il clima è più temperato. La popolazione ha però subito un forte calo numerico nel corso dei secoli, soprattutto a causa dell'introduzione di gatti, maiali e ratti da parte dell'uomo, che predano con facilità uova e pulli. Anche la pesca può avere un impatto notevole sulle popolazioni delle sue prede preferite, pesci e cefalopodi, e per questo è considerata una specie Vulnerabile dall'IUCN nella sua Lista Rossa delle specie minacciate.

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