Gli animali predatori sono i protagonisti di una delle interazioni ecologiche tra organismi viventi più affascinanti che l'evoluzione biologica abbia mai prodotto. La predazione è un fenomeno naturale molto più complesso di quello che si crede e, detta in maniera essenziale e piuttosto diretta, solitamente coinvolge un predatore che uccide e mangia un altro organismo, la preda. In natura esistono infiniti modi di essere preda o predatore, poiché la predazione è un potentissimo e inarrestabile motore dell'evoluzione. Come in una sorta di danza evolutiva senza fine tra chi vuole mangiare e chi non vuole essere mangiato ognuno cerca di prendere il sopravvento sull'altro, portando entrambi a intraprendere una corsa agli armamenti perenne, che ha generato (e continua ancora a generare) alcuni tra gli adattamenti più spettacolari che si siano mai visti. Scopriamo chi sono, che caratteristiche hanno e come vivono gli animali predatori e le loro prede.

Che cos'è la predazione

La predazione prevede quindi l'individuazione, la cattura e l'uccisione di una preda. Sebbene non ci siano veri e propri confini immutabili solitamente si tende ad escludere da questa definizione alcune categorie specifiche come gli erbivori, che tecnicamente fanno lo stesso su alcune piante o semi, o parassiti e parassitoidi, che seguono dinamiche ancor più particolari. Con la predazione, quindi, ci si riferisce solitamente soprattutto alle strategie di caccia di animali, microorganismi e, spesso lo dimentichiamo, persino alle piante, quelle carnivore.

Le tecniche di predazione tra gli animali cambiano molto a seconda dei gruppi o delle specie, ma di solito seguono delle fasi sequenziali più o meno prestabilite. Per potersi nutrire un carnivoro predatore deve cercare, individuare, catturare e uccidere la sua preda. Anche in questo caso ogni fase può viene eseguita con modalità e strategie differenti a seconda del predatore:

  1. Ricerca: di norma gli animali utilizzano due principali strategie per ricercare una potenziale preda. C'è chi è più sedentario e aspetta che passi qualcuno, come molti invertebrati tipo i ragni o altri predatori mimetici che utilizzano tane, trappole o il camuffamento. E chi invece si sposta molto e ricerca attivamente le prede, muovendosi anche per parecchi chilometri.
  2. Individuazione: una volta scovata una o più prede il predatore deve decidere su quale puntare. Se si tratta di piccoli insetti, una volta trovati lo sforzo è irrisorio. ma quando le prede sono più grandi e reattive, come nel caso di mammiferi e uccelli, l'individuazione diventa un po' più complicata. Per farlo deve valutare costi, benefici e soprattutto dimensioni, rischi e stato di salute per scegliere il bersaglio più adatto.
  3. Cattura: dopo aver scelto e deciso a quale individuo puntare inizia la fase più complessa e rischiosa, quella della cattura. I predatori di solito seguono una o entrambe le seguenti strategie. L'imboscata, restando nascosti nella propria tana o nell'ambiente circostante. L'inseguimento attivo, che prevede un enorme dispendio di energie, una forte resistenza e spesso la capacità di prevedere e intercettare gli spostamenti della preda.

Caratteristiche dei predatori

Lanciati nella savana aperta i ghepardi possono superare i 120 chilometri orari
in foto: Lanciati nella savana aperta i ghepardi possono superare i 120 chilometri orari

Grazie alla forte spinta selettiva che l'evoluzione esercita sui predatori, molti animali hanno sviluppato incredibili adattamenti fisici, comportamentali o fisiologici che hanno migliorato sempre più le loro capacità predatorie. In base alle diverse strategie di caccia molti predatori hanno sviluppato incredibilmente i sensi come l'udito, l'olfatto o la vista, che gli consentono di individuare le prede con maggiore efficienza. Oppure, come i mammiferi carnivori o i rapaci, possiedono madibole, denti, becchi e artigli affilati che farebbero tremare qualsiasi tipo di preda.

Molti invece come i felini o i rapaci hanno "deciso" di puntare su velocità e agilità davvero stupefacenti. Il ghepardo (Acinonyx jubatus), ad esempio, può tranquillamente superare su brevi distanze il 120 chilometri orari. Il falco pellegrino (Falco peregrinus), invece, quando si lancia in picchiata riesce a superare addirittura i 300 chilometri orari!

Altri ancora hanno evoluto poteri quasi sovrannaturali. I pipistrelli e i cetacei, per esempio, riesco a individuare le prede grazie all'ecolocalizzazione, che utilizzando specifici segnali sonori a bassa frequenza emessi nell'ambiente, riescono a "vedere" attraverso il suono riflesso le prede e gli oggetti intorno a loro. Oppure ci sono gli animali velenosi come i ragni o i serpenti, che grazie ai loro potenti veleni riescono a neutralizzare anche le prede più ostiche. Infine c'è persino chi riesce a controllare e generare campi elettrici per poter fulminare e stordire altri animali. In questo sono maestri diversi pesci, tra cui le anguille elettriche e le torpedini, pesci cartilaginei simili alle razze.

I predatori possono anche essere divisi in base alle loro abitudini sociali di caccia. Gran parte degli animali cacciano in solitudine, e utilizza soprattutto tecniche di agguato o camuffamento. Ci sono poi specie fortemente sociali che invece riescono a elaborare vere e proprie strategie di gruppo, collaborando nell'abbattimento coordinato che gli consente la catturare anche animali molto più grossi di loro. Leoni, iene, lupi, orche, delfini e molte altre specie puntano quasi esclusivamente sul fattore gruppo per eseguire le loro strategie di caccia.

Ruolo ecologico dei predatori

I predatori occupano i piani più alti della piramide trofica, svolgendo spesso il ruolo di regolatori degli ecosistemi. Nutrendosi di erbivori e altri animali mantengono sotto controllo il loro numero, contribuendo a tenere sano e funzionale l'ecosistema, favorendo l'incremento della biodiversità. Tantissimi predatori vengono considerati per questo specie chiave, e interferendo sul loro numero, introducendo o rimuovendo queste specie, si rischia di scombussolare gli equilibri e le densità di popolazione, generando a gravi squilibri ecologici e perdita di biodiversità.

La rimozione dei predatori da un ecosistema può innescare quella che viene definita "cascata trofica". Un fenomeno ecologico che parte dall'alto della catena alimentare e che può causare squilibri a cascata su tutti gli altri livelli. Gli erbivori aumentano senza controllo, il loro impatto sulla vegetazione diventa insostenibile e la funzionalità stessa degli ecosistemi viene compromessa. Una comunità biologica sana e in equilibrio con l'ambiente dipende necessariamente dalla presenza dei predatori al vertice della piramide trofica.

Chiaramente anche le prede, sotto le forti pressioni selettive dei predatori, hanno sviluppato numerosi adattamenti antipredatori per evitare di essere mangiati. Una continua ricorsa evolutiva tra preda e predatore che da milioni di anni genera diversità e adattamenti. Mimetismo, aculei, mobbing, tossicità, agilità e tante altre incredibili strategie che spingono prede e predatori a influenzarsi a vicenda nei reciproci percorsi evolutivi.

Quali sono gli animali predatori

La predazione è comparsa tantissime volte nel corso dell'evoluzione della vita sulla Terra. Tra i mammiferi e gli uccelli ci sono alcuni tra i predatori più noti, ma cacciatori abilissimi e incredibilmente specializzati si possono trovare praticamente in tutti i gruppi animali. Sia tra i vertebrati che tra gli invertebrati. Vediamo qualche esempio con alcuni dei predatori più eccezionali del Pianeta.

Giaguaro

Tutti felidi del mondo sono straordinari predatori. Alcuni come i leoni cacciano in gruppo, altri come i gatti e i leopardi sono invece solitari. Tra questi c'è anche il giaguaro (Panthera onca), il più grande mammifero predatore del Centro-Sud America. Caccia furtivo muovendosi tra fitta vegetazioni delle foreste pluviali del bacino delle Amazzoni, dove preda soprattutto tapiri, cervi di palude, formichieri, capibara e altri grossi roditori. Ama molto l'acqua, dove non di rado si avventura per catturare tartarughe e persino un altri formidabili predatori, i caiamani.

Licaone

I canidi sono certamente carnivori più sociali dei grossi felini. I lupi, ad esempio, sono formidabili nell'organizzare attacchi coordinati per abbattere prede anche molto grosse. Non sono da meno i licaoni (Lycaon pictus), la specie di canide africana più grossa e tra le più minacciate al mondo. Vivono in gruppi sociali molto numerosi che posso superare i venti esemplari, e come i lupi, le iene o i leoni, organizzano attacchi coordinati per abbattere una gran varietà di prede molto grosse, come impala, zebre, antilopi, gazzelle e gnu. All'occorrenza possono catturare anche animali più piccoli come facoceri, lepri e roditori.

Orca

Anche le orche (Orcinus orca) come delfini, balene e altri cetacei sono straordinari predatori sociali. Vivono praticamente nelle acque di tutto il globo e le loro prede, con relative strategie di caccia, cambiano da regione a regione e vengono tramandate culturalmente alle generazioni successive. Alcune si sono specializzate nella cattura dei pesci, altre nei pinguini, altre ancora cacciano altri mammiferi marini o addirittura altri cetacei. Le orche argentine, per esempio, si spiaggiano volontariamente per catturare i giovani leoni marini sulla battigia. Quelle antartiche, invece, generano onde per far scivolare le foche dalle lastre di ghiaccio rimaste isolate in mare.

Falco pescatore

Tra gli uccelli esiste un gran quantità di predatori, ognuno specializzato nei confronti di particolari prede. Le aquile e i falchi sono senza dubbio tra i cacciatori più affascinanti. Tra questi c'è il falco pescatore (Pandion haliaetus) perfettamente adattato a una dieta piscivora. Cattura i pesci tuffandosi in acqua con le grosse zampe distese in avanti. Per rendere ancor più efficace la pesca ha sviluppato diversi adattamenti che gli facilitano la presa e riducono le possibilità di fuga dei pesci, per questo è armato di artigli incredibilmente lunghi e ricurvi.

Barbagianni

Come molti altri animali della notte anche i rapaci notturni come gufi e civetta hanno invece "deciso" di puntare su incredibili capacità quasi extra sensoriali. Il barbagianni (Tyto alba), come altri gufi, possiede infatti un udito straordinario che gli permette di individuare le prede anche nel buio più totale. Mangiano soprattutto piccoli roditori e per evitare di essere sentiti nel silenzio della notte possiedono un piumaggio incredibilmente morbido e silenzioso, che gli consente di piombare sulle prede senza produrre quasi rumore.

Squalo tigre

«Pesce grande mangia pesce piccolo» è sicuramente modo di dire piuttosto accurato, se riferito alle dinamiche ecologiche sull'ittiofauna. Moltissimi pesci, infatti, sono predatori e tra questi non possono certo non essere citati gli squali. Lo squalo tigre (Galeocerdo cuvier), ad esempio, a seconda dell'età e delle dimensioni sceglie prede differenti, che vanno da altri pesci ai crostacei, fino ad arrivare persino a uccelli, mammiferi marini e cetacei.