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in foto: Fonte: Lav

Sono 34.851 profughi entrati in Italia dall'inizio della guerra in Ucraina secondo le stime fornite dal Ministero dell'Interno. Una vera e propria emergenza che l'Italia non era preparata ad affrontare, come ha rivelato il presidente del Consiglio Mario Draghi chiedendo il supporto del Terzo settore per l'accoglienza dei rifugiati.

Le molte donne, e i pochi uomini, che sono riusciti a lasciare il loro Paese non sono soli: moltissimi viaggiano insieme ai loro animali domestici. Lo hanno svelato le immagini che nei primi giorni del conflitto hanno fatto il giro del web e dei media tradizionali, generando un dibattito internazionale.

Quella degli cani e gatti vittime della guerra è una emergenza nell'emergenza ancora non quantificata in termini numerici, ma che ha determinato la mobilitazione delle associazioni animaliste italiane spingendole a recarsi lì dove il loro viaggio inizia. Molte, infatti, si sono dirette in zone di confine con l'Ucraina per dare il proprio aiuto ai profughi, ai randagi, e agli umani che si spostano con i loro animali.

Lav: sul confine per aiutare i cani dei canili

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in foto: Fonte: Lav

«Siamo stati nella città di Záhony, sul confine ungherese, e sul confine slovacco nella città di Vyšné Nemecké per recuperare i cani provenienti da canili», racconta la volontaria Beatrice Rezzaghi, coordinatrice dell'unità d'emergenza della Lav.

Tra i primi successi della squadra della Lav c'è l'operazione che ha permesso ad otto cuccioli provenienti da un canile ucraino di giungere in un rifugio italiano per essere adottati. I meticci salvati dai bombardamenti sono una piccola parte di quelli destinati a restare nel limbo del confine, la situazione dei canili ucraini è al collasso: «Sono stati i volontari delle associazioni locali a inviarci richieste d'aiuto – dice Rezzaghi – I cani arrivano soprattutto dai rifugi intorno alla capitale Kyiv».

Nonostante le difficoltà però gli animali non perdono le speranze: «È incredibile la fiducia di questi animali, si affidano a persone che non conoscono come se capissero la situazione di urgenza», svela la coordinatrice Lav.

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in foto: Beatrice Rezzaghi

Non sono però solo i randagi ad avere bisogno di aiuto: «Ci sono tantissime persone in fuga con i propri animali, la situazione ai confini è disperata: le persone escono dal Paese senza sapere dove andare».

«Abbiamo visto moltissimi umani andare via dall'Ucraina con i loro animali e per farlo devono affrontare viaggi molto lunghi e impegnativi. Lo fanno per portare al sicuro cani e gatti a costo della loro incolumità». Come ha fatto anche Tatyana, la donna ucraina che è scappata con i suoi 58 cani, rifiutando più volte di partire senza di loro.

Ora Rezzaghi è rientrata in Italia dove sta coordinando l'accoglienza di persone e animali che arrivano nel nostro Paese: «Il lavoro che svolgiamo qui è fondamentale, li aiutiamo a regolare la posizione vaccinale con l'Asl e ad accedere alle visite gratuite. Ma ci occupiamo anche di trovare alloggi per umani ed esseri umani, perché tutti hanno bisogno di assistenza».

L'unità di emergenza della Lav in tempo di pace si occupa di prestare soccorso durante le catastrofi naturali, come durante le alluvioni in Sicilia e gli incendi in Sardegna di questa estate, scenari sui quali era presente anche Rezzaghi. Inedito è invece il teatro di guerra: «Quello che abbiamo visto in Ungheria è diverso da ogni altra cosa, non si può spiegare», conclude Rezzaghi.

Enpa: in Ucraina per dare aiuti alle associazioni locali

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in foto: Fonte: Enpa

«L'emergenza a cui stiamo assistendo in Ucraina è del tutto nuova per noi: ci stiamo inventando nuovi interventi e accumulando esperienza in brevissimo tempo», dichiara la presidente dell'Enpa Carla Rocchi.

Dall'inizio dell'emergenza l'Ente nazionale di protezione animali ha inviato sistematicamente aiuti a rifugi e associazioni ucraini in nome della pace. Lo dimostra lo scatto che ritrae due volontarie della sezione di Parma: Sofia e Anastasia, la prima ucraina, la seconda russa, che insieme hanno curato la raccolta di un carico di aiuti di due tonnellate diretto al confine polacco.

«Oltre a questo abbiamo collaboriamo con le chiese ucraine, un sistema che ci permette di raggiungere in maniera capillare sul territorio un grandissimo numero di persone – sottolinea Rocchi – Pronti a partire ci sono anche diversi autotrasportatori che lavorano con la nostra organizzazione».

L'Enpa si sta preparando a partire con due spedizioni: «Una si stanzierà al confine ungherese, l'altra porterà mangimi e rifornimenti ai rifugi di Odessa, entrando fin dentro la zona di guerra», dice la Presidente. Supportare le associazioni riconosciute resta la strada più facile per affrontare l'emergenza animali in Ucraina.

«A Odessa entreremo con la protezione militare per aiutare diversi rifugi, mentre sul confine ci stiamo occupando di dare sostegno materiale alle persone in uscita dal Paese, le quali hanno bisogno di cibo e beni di prima necessità, ma anche di essere informati – sottolinea Rocchi – Per fare questo e permettere una migliore comunicazione con la popolazione locale ci appoggiamo ad associazioni radicate sul posto».

La guerra è stata anche un momento per avviare una riflessione globale sul ruolo svolto dagli animali nella società: «Le persone scappano senza lasciare indietro gli animali, è la prima volta che i media raccontano questo fenomeno di massa. Un atto corale che conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che gli animali sono considerati famiglia, affetto, e soprattutto casa».

La guerra, al netto delle truffe che continuano a circolare nelle chat e sui social, si sta rivelando anche l'occasione per riscoprire una nuova umanità: «Mai come in  questo momento per avere basta chiedere, e vedere questo fa sperare che un futuro migliore sia possibile».