Il sonno proverbiale del ghiro
in foto: Il sonno proverbiale del ghiro

L'alternanza delle stagioni influenza fortemente le condizioni ambientali e la disponibilità di cibo, ponendo le specie viventi di fronte a un vero e proprio rompicapo biologico. Per risolvere questo complicato rebus la natura ha dotato gli animali di due principali e ingegnosi espedienti evolutivi: migrare verso luoghi più ospitali, come fanno soprattutto gli uccelli, o andare in letargo e aspettare tempi migliori. Quest'ultima strategia viene adottata da tantissimi gruppi animali differenti e viene messa in pratica in modi molto vari e fantasiosi.

Perché gli animali vanno in letargo?

Nel corso dell'evoluzione molti animali hanno sviluppato una dieta piuttosto ristretta e specializzata. Questo consente loro di avere maggiori chances di poter ottenere la risorsa alimentare preferita, con maggiore efficacia e minimo sforzo. Alcune di queste risorse come frutta, semi, erbe o insetti sono però disponibili solamente in determinati periodi dell'anno e riuscire a ottenerle nei mesi invernali, quando la neve abbonda e le temperature precipitano, diventa un'impresa quasi impossibile. Come si risolve, quindi, questo annoso problema della ricerca di cibo? Evitandolo completamente. Quando le condizioni climatiche diventano sfavorevoli, il cibo inizia a scarseggiare e sopravvivere diventa ancora più faticoso del solito molti animali smettono completamente di cercarlo o quasi e decidono di passare alla più comoda e funzionale “modalità risparmio energetico”.

Quando vanno in letargo gli animali?

Uno scoiattolo di terra artico
in foto: Uno scoiattolo di terra artico

La maggior parte degli animali va in letargo con l'avvicinarsi dell'inverno, il periodo dell'anno più ostile per eccellenza. Esistono però anche casi di letargo estivo legati soprattutto ad ambienti particolarmente aridi e caldi come i deserti, dove può essere altrettanto difficile trovare acqua e cibo. In questi casi si parla di solito di estivazione. I tempi e i modi non sono così rigidi come si tende a credere, cambiano ovviamente da specie a specie e possono essere influenzati sia dalla latitudine sia dalle condizioni ambientali, come temperatura o umidità, che possono variare fortemente di anno in anno. Solitamente la preparazione comincia in autunno, quando gli animali iniziano a mettere da parte le scorte di cibo o iniziano ad accumulare grasso mangiando più del solito e in maniera frenetica. Questa fase è chiamata iperfagia e consente di accumulare tutte o quasi le risorse energetiche necessarie per “attivare” e sostenere il letargo.

Come si preparano al letargo gli animali?

Lemure nano dalla coda grossa
in foto: Lemure nano dalla coda grossa

Il letargo, infatti, permette agli animali di disattivare o rallentare le funzioni vitali che consumano più energia. Diminuendo sensibilmente la temperatura corporea, la velocità della respirazione e la frequenza cardiaca molti organismi entrano in uno stato di quiescenza più o meno lungo che permetterà loro, sfruttando il grasso accumulato o le scorte messe da parte, di superare periodi avversi come l’inverno restando al riparo e al caldo nella propria tana. Comodo, no? Tra i più noti “professionisti del sonno profondo”, piccoli mammiferi come roditori, insettivori, pipistrelli ma anche orsi, tassi e marsupiali sono tra quelli che entrano in un vero e proprio stato di ibernazione prolungato.

Gli scoiattoli di terra artici (Urocitellus parryii), per esempio, riescono ad abbassare la temperatura corporea fino a -2,9 °C senza congelare, mentre i topi saltatori nordamericani (Zapus sp.) possono ridurre l’attività cardiaca da 150 a 5 battiti al minuto, passando da 200 ad appena 4 o 5 inspirazioni al minuto.

Il ghiro (Glis glis), il più famoso tra i dormiglioni, solitamente passa circa sei mesi in letargo per essere attivo soprattutto in primavera ed estate. Può succedere, però, che in anni in cui la produzione di semi nel bosco è particolarmente scarsa, alcuni individui decidano di iniziare l’ibernazione già a partire dall'estate, spingendosi fino all'incredibile record di undici mesi consecutivi di letargo. I lemuri nani dalla coda grossa o chirogaleo medio (Cheirogaleus medius), invece, sono i soli primati noti ad andare in letargo, ma non per far fronte al freddo bensì per resistere alla siccità e al caldo torrido dell’inverno in Madagascar: sopravvivono grazie al grasso accumulato nella caratteristica coda.

Non solo mammiferi: rettili, anfibi e altre curiosità

Una rana Lithobates sylvaticus
in foto: Una rana Lithobates sylvaticus

In organismi ectotermi come rettili e anfibi, che non sono in grado di controllare attivamente la loro temperatura corporea, fasi di torpore prolungato vengono anche chiamate brumazione. Lo fanno tartarughe, lucertole ma anche rospi, salamandre e tanti altri animali. La sostanza è più o meno la stessa: le funzioni vitali si riducono, si cerca un luogo riparato come una buca scavata nel terreno o sul fondo di un lago e si aspettano che le condizioni ambientali migliorino. A differenza dei mammiferi, però, non dormono realmente e possono rapidamente riattivarsi quando le giornate lo permettono, anche in pieno inverno. Molti rettili sono spesso erroneamente considerati animali solitari e asociali. Quando però arriva la stagione fredda tendono spesso a condividere tane e rifugi con altri individui, spesso addirittura altre specie, per aumentare le possibilità di sopravvivenza. I serpenti giarrettiera (Thamnophis sirtalis), per esempio, possono formare assembramenti invernali che raggiungono centinaia o addirittura migliaia di individui.

Tra gli anfibi c’è chi ha portato all'estremo queste incredibili capacità di resistenza. Le rane Lithobates sylvaticus che vivono nelle fredde foreste boreali del Nord America sono in grado di resistere persino al congelamento. Il cuore si ferma, la circolazione si arresta, l'animale smette di respirare ed è praticamente morto. Quando però arriva il primo tepore primaverile e le temperature iniziano a risalire la rana si scongela, si desta e ricomincia a saltellare tranquillamente. Fasi di dormienza prolungata sono molto comuni anche tra pesci, insetti e altri invertebrati. Al contrario, tra gli uccelli, il pigro succiacapre di Nuttall (Phalaenoptilus nuttallii) è l'unica specie conosciuta a mettere in atto una vera e propria ibernazione rifugiandosi tra le rocce invece che migrare verso sud.

Come sopravvivono al letargo gli animali?

Per quanto comune l’allusione al dolce sonno invernale degli animali accucciati nelle tane ad aspettare il primo mite sole primaverile, in realtà il letargo è un fenomeno biologico incredibilmente più arduo e diversificato di quello che si crede. Vengono coinvolti complessi e rischiosi meccanismi fisiologici che portano il corpo ad uno stato di stress estremo da cui non tutti riescono a riprendersi. Le funzioni vitali vengono controllate soprattutto da ormoni, che consentono di ridurre al minimo il consumo di energia e sopravvivere spesso grazie alle sole riserve di grasso accumulate. Come in un sofisticato congegno questi delicati meccanismi vengono calcolati in maniera piuttosto precisa e ogni piccolo intoppo o imprevisto potrebbe quindi risultare fatale. Un brusco risveglio o un errore nel calcolo dei tempi il più delle volte significa morte. Purtroppo, anche per colpa della crisi climatica causata dall'uomo, questi contrattempi stanno diventando sempre più abituali. Tuttavia ogni animale adotta una strategia differente affinata in milioni di anni di evoluzione che è perfettamente adattata all'ambiente in cui vive. Non sarà certamente come schiacciare un pisolino ma rappresenta l'unica possibilità che hanno per continuare a sopravvivere.