A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

Da sempre il gatto nero è portatore di narrazioni e di miti che ne hanno decretato sorti alterne in tutto il Pianeta. Sul piano genetico si tratta di una mutazione come tante, totalmente innocua ma è sul piano culturale che questa colorazione ha sempre stuzzicato la fantasia, la fede (e la violenza) nella nostra specie.

Il gatto nero, forse per la difficoltà di percepirne i tratti, è da sempre considerato il più misterioso dei felini e i gattofili si dividono metaforicamente tra coloro che amano questa colorazione fino ad idolatrarla e coloro che, invece, preferiscono orientarsi verso altri tipi di mantelli.

Come nasce il mantello nero

Se andiamo a vedere cosa ci suggerisce la genetica, scopriamo che il gatto nero nasce da una mutazione del classico brown tabby, ovvero il tigrato grigio-marrone, l'aspetto ancestrale del gatto domestico.

Un qualunque gatto tigrato (o tabby) presenta tra le striature delle zone di colore che conferiscono al mantello un effetto da “sfondo” colorato. Nel gatto nero il gene che determina quelle zone di colore è mutato in modo da rendere integralmente neri i peli altrimenti colorati, andandoli ad uniformare a quelli che determinano le striature e che sono controllati da un gene diverso. Da questa combinazione “tono su tono” nasce l'aspetto “total black”.

Questo fenomeno è più visibile sui gattini neri nei quali si possono ancora apprezzare i così detti “disegni fantasma”, delle ombreggiature che svelano la tigratura che il gatto geneticamente porta sempre ma che verrà mascherata una volta maturato lo sviluppo del mantello.

Tutte le razze di gatti neri

Se parliamo di razze, il mantello nero integrale è ammesso da quasi tutti gli standard. Fanno eccezione le selezioni per uno specifico colore (ad esempio il Blu di Russia, il Certosino, il Korat), per uno specifico disegno (Ocicat, Egyptian Mau, Abissino/Somalo), per il colorpoint (Siamese, Thai) e altre colorazioni specifiche (es. Ragdoll, Birmano). In alcune razze, come il Burmese, per effetto della combinazione con altri geni, il nero assume una tonalità castagna e viene chiamato seal.

Tuttavia, esiste anche una razza che ammette come unica varietà possibile proprio il nero integrale. Si tratta del Bombay che, nelle intenzioni della sua ideatrice americana, Nikki Horner, doveva richiamare l'aspetto di una piccola pantera da salotto.

Naturalmente, anche il mondo dei soriani trabocca di gatti e gatte nere, tanto difficili da fotografare decentemente perché il nero smussa i contorni e crea degli sbalzi di luce tali per cui il micio viene trasfigurato in foto buie o sovraesposte.

All'interno di un gattile, non potendo contare sull'originalità estetica, i gatti neri si fanno apprezzare soprattutto per la personalità e il brivido che può dare l'idea di accarezzare una piccola pantera in miniatura che si struscia contro le gambe e fa le fusa.

I gatti neri tra leggende e superstizioni

Nel nostro Paese ancora oggi i gatti neri devono lottare contro i pregiudizi e le maldicenze anche se le cose vanno probabilmente meglio rispetto a qualche decina di anni fa, quando venivano tacciati per portatori di morte e di sventura.

Questa pessima reputazione risale probabilmente all'evoluzione del mito egizio di Bastet, poi tramutato in quello di Artemide dai Greci e di Diana dai Romani, quest'ultima legata al culto della stregoneria perpetrato fino alla fine del Medioevo. I gatti erano considerati fidati compagni di presunte streghe (a volte incarnazione di spiriti diabolici essi stessi) ed entrambi sono stati oggetto di persecuzione per secoli.

Secondo un'altra interpretazione, i gatti neri che attraversavano nottetempo le buie strade nel Medioevo erano responsabili di spaventare i cavalli che trainavano le carrozze, causando paurosi incidenti e questo avrebbe contribuito ad aumentare e rendere concreta la nomea di portatori di sventura.

L'onda lunga di queste superstizioni ha fatto in modo che praticamente in tutto il Pianeta si siano diffusi miti e leggende attorno ai gatti neri. Ma, a seconda della cultura locale, questi miti hanno assunto carattere positivo o negativo. Nel Nord America e nell'Europa meridionale i gatti neri che attraversano la strada sono (stati) considerati una jattura come il venerdì 17 o la tavola con 13 ospiti; nel Regno Unito o in Giappone accade esattamente il contrario: il gatto nero che attraversa la strada simboleggia il diavolo che è passato accanto senza causare danno e, quindi, preannuncia la buona sorte.

Studi recenti hanno smentito una delle voci più inquietanti riguardo i gatti neri, ovvero che vengano rapiti o adottati in massa a ridosso della notte di Halloween per essere sacrificati in riti satanici.

Che un gatto sia tutto nero o meno è questione di una manciata di alleli ma queste visioni tanto arcaiche quanto agli antipodi fra loro confermano che la relazione uomo-gatto è sempre stata il risultato di narrazioni provenienti anche da molto lontano a cui, malgrado le evidenze scientifiche, Homo sapiens fatica a rinunciare, un po' per folklore, un po' per fede.

Se ha tre colori è (quasi) sempre femmina