A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

L’abbandono di un animale è un fenomeno che riguarda tutte le specie. Se ne parla tanto riferendosi ai cani, a come questo incide sul randagismo e, inevitabilmente, sul popolamento dei canili. Vittime di questo comportamento sono però anche tanti altri animali: gatti, conigli, furetti e tartarughe vengono abbandonati, nessuno escluso.

Quando un individuo con poca sensibilità e scarso senso etico abbandona un gatto, molto spesso si tratta di gattini provenienti da cucciolate non desiderate. Ma quale è il destino di un micio abbandonato?

Purtroppo, a seguito dell’abbandono, il tasso di mortalità degli animali può essere molto elevato. Gli individui che sopravvivono possono andare incontro a diversi destini. Tra di essi, prendere le abitudini della vita di strada ed imparare ad affrontarne tutti gli stenti e le difficoltà possibili è una opzione. Alcuni gatti si trasformano gradualmente in “gatti liberi”, randagi insomma. I più fortunati, specialmente nelle zona dove vi è un buon livello di vigilanza e intervento sull’abbandono, possono essere catturati per poter essere adottati e tornare a vivere in famiglia. Ma quale è il luogo di referenza per questo tipo di gestioni della popolazione dei gatti?

Il gattile, rifugio di riferimento per le adozioni dei gatti

Nello scenario italiano, i rifugi per gatti, conosciuti come gattili, sono in crescita numerica e, soprattutto in alcune aree del Paese, sono considerati punti di riferimento per le adozioni dei gatti. Numerosi al Nord e Centro Italia, pochi o inesistenti al Sud, queste strutture hanno il ruolo principale di accoglienza dei gatti abbandonati e dei gatti di colonia che siano ormai incompatibili con la vita in libertà.

Da un punto di vista normativo, però, i gattili non esistono. La legge prevede la prima accoglienza di un gatto in difficoltà in una sezione dedicata all’interno dei canili sanitari. Il rifugio per gatti invece non è contemplato. Nonostante ciò, dovuto alle esigenze pratiche della vita di tutti i giorni, i rifugi per gatti sono una realtà esistente e sempre più consolidata.

Il ruolo di un gattile rifugio dovrebbe quindi essere quello di accoglienza per i gatti abbandonati, come luogo di passaggio per una futura adozione, e quello di degenza per quegli individui in libertà che, per un motivo o un altro, non possono essere reimmessi nella colonia di appartenenza. Tra questi vi sono, ad esempio, i politraumatizzati o gatti che devono ricevere cure costanti, altrimenti a rischio di vita.

Il gattile è inoltre il luogo di riferimento per le adozioni dei gattini. Una gatta e i suoi cuccioli, quando socievoli e adattabili a una vita domestica, possono essere alloggiati temporaneamente nel rifugio per essere adottati. Molti gattili hanno infatti questa funzione principale di adozioni dei gattini, senza offrire servizio di lungodegenza ai gatti non, o poco, adottabili.

I canili come prigione a vita: un modello da non ripetere per i gatti

Lungi dal ruolo dei gattili, è quindi quello di luogo per l’accumulo dei gatti o della degenza di individui che potrebbero tranquillamente vivere in colonia, in libertà, come riconosciuto loro dalla Legge italiana. A spese dei nostri compagni animali, sappiamo che i rifugi per cani sono dei luoghi dove un individuo entra e potrebbe non uscirvi mai, o passarvi numerosi anni della sua vita. A questo destino si sommano le scarse condizioni ambientali e le non sempre adeguate prassi gestionali, che mettono chiaramente in dubbio l’efficacia di tale sistema per la protezione dei diritti degli animali, la tutela del loro benessere e l’efficacia del sistema come strumento di controllo del randagismo. Dinnanzi a tale scenario, è quindi auspicabile che i gattili non si trasformino anche essi in luoghi di accumulo di gatti che possono, a tutti gli effetti, essere gestiti in maniera etica e strategica.

Il benessere in gattile

Come già noto per i canili, i rifugi sono ambienti potenzialmente stressanti anche per i gatti. Il confinamento, combinato con nuove esperienze e cambi di routine possono essere deleteri per molti di questi animali. Il confinamento fornisce alcuni vantaggi di benessere, come un riparo sicuro, ma non tutti i gatti, specialmente quando provenienti dal territorio, sono in grado di adattarvisi. Oltre a ciò, anche lo stretto contatto con le persone possono essere fattori di stress, specialmente in quegli individui con uno scarso grado di socializzazione con le persone.

Altri fattori di stress nei rifugi per gatti includono luoghi e oggetti nuovi e sconosciuti, l’alloggio obbligato in gruppo con altri gatti e i rumori sconosciuti e potenzialmente stressanti, specialmente se consideriamo quei (numerosi) gattili costruiti contiguamente ai canili. Lo stress in gattile influenza direttamente il benessere animale e i gatti possono manifestare risposte comportamentali spesso associate alla paura e all'ansia come scappare, nascondersi o inibirsi.

Elevati livelli di stress possono anche avere conseguenze sullo stato di salute degli individui, che saranno quindi più predisposti a contrarre malattie di diverso tipo. Nelle situazioni obbligate di lungodegenza, lo stress in gattile può quindi essere ridotto attraverso una corretta gestione e garantendo un ambiente tarato sulle esigenze dei gatti con il fine di migliorarne l'adattamento e la qualità della vita quotidiana e aumentarne il potenziale di adozione.