scheda razza
29 Marzo 2021
11:28

Burmese, il gatto vivace e giocoso del Siam

  • Origine (Data e Luogo): 1930, Stati Uniti
  • Standard: BUR – III categoria FIFé
  • Peso (maschi-femmine): 3,5-5 kg; 2,5-3 kg
  • Incroci con altre razze: Nessuno
  • Vita media (fascia): 10-15 anni
  • Temperamento: Attivo e gentile
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Il gatto Burmese è un piccolo ma robusto gatto di origini thailandesi dal mantello corto e aderente al corpo, la tessitura fine e con un colore di mantello sul dorso più scuro rispetto alla parte inferiore. La sua origine è testimoniata in antichi scritti che includevano anche racconti di gatti simil Siamesi e simil Korat ma la razza è stata selezionata partendo da una gatta sable brown (marrone) e differenziandosi poi in un'estetica europea ed in una di ispirazione americana.

attività e socialità

  • Bisogno di movimento3
  • Giocosità3
  • Indipendenza2
  • Riservatezza2
  • Tendenza a miagolare2

cure e salute

  • Cura del pelo1
  • Salute generale2
  • Malattie ereditarie3

Data e luogo di origine: Stati Uniti, 1930

Aspetto fisico: Corpo corto e muscoloso, con petto ampio e aperto, con spalle larghe quanto le anche, la testa è rotonda con uno stop evidente sul naso; gli occhi sono grandi e rotondi, a mandarla leggermente inclinata e il colore ammette tutte le tonalità di giallo fino all'oro; la coda è di lunghezza media, più spessa alla base e assottigliata in punta mentre il mantello è corto, aderente al corpo, fine e setoso.

Peso: Maschio 3,5-5kg – Femmine 3-4,5kg

Temperamento: Attivo e gentile

Incroci con altre razze: Nessuno

Standard: BUR – III categoria FIFé

Origine e storia

Geograficamente il Burmese trae le sue origini dall'antico Siam, così come Korat e Siamesi tanto che della sua esistenza testimoniano antiche scritture risalenti al 1350/1767 e conservate presso il museo di Bangkok. Tuttavia, la prima notizia certa che si ha dell'origine della razza risale all'importazione dalla Birmania e negli USA di una gatta, chiamata Wong Mau, da parte di un neurologo della Marina Americana nel corso degli anni '30. La gatta aveva un colore marrone castagna scuro detto zibellino, molto particolare, e molto apprezzato dal militare che, con l'aiuto di un pool di genetisti, avviò un programma di allevamento che richiese, almeno nella parte iniziale, di coinvolgere anche gatti Siamesi.

Il Burmese venne ammesso alle competizioni feline per la prima volta dal CFA (Cat Fanciers' Association) nel 1953. In Europa arriva con l'ammissione ai campionati britannici nel 1952 e in FIFé nello specifico otto anni dopo, con uno standard revisionato nel 2019.

Dal momento che, nel tempo, le selezioni europee e statunitensi si sono differenziate in termini di obiettivi (la prima prediligendo l'aumento delle varietà di colore, la seconda prediligendo la differenza del tipo rispetto a Siamese e Tonkinese), le americane CFA e TICA (The International Cat Association) hanno dato avvio al riconoscimento del “Burmese europeo” come razza differente rispetto a quello americano.

Aspetto fisico

Il Burmese è un gatto di taglia media, elegante. La testa è a forma di cuneo corto, largo agli zigomi e smussata sul muso, il cranio superiore è ampio e alto. Il naso presenta una decisa interruzione, le guance sono larghe e il mento evidenzia una mascella inferiore forte. Le orecchie sono medie, larghe alla base e leggermente arrotondate in punta, ben distanti, gli occhi sono grandi, distanti, orientaleggianti, con una linea superiore dritta che si incurva leggermente verso il naso ed una linea inferiore arrotondata. Sono particolarmente espressivi e luminosi. Sebbene l'oro sia il colore preferito, per gli occhi sono ammesse tutte le tonalità di giallo, più diluito negli esemplari anziani.

Le zampe snelle ma proporzionate, i piedi piccoli e la coda di lunghezza media è spessa alla base e arrotondata in punta. Il mantello è molto corto, sottile, lucente e serico, aderente al corpo, con pochissimo sottopelo. Le parti inferiori del corpo sfumano in maniera graduale in un colore più scuro su zampe e schiena. Il pelo, inoltre, sfuma verso un colore più pallido dalle punte alle radici. Muso e orecchie presentano un lieve contrasto e non sono accettati macchie o disegni.

I colori ammessi sono il brown (marrone scuro), blu (blu-grigio), chocolate (caffé-latte), lilac (grigio tortora con leggera sfumatura di rosa), rosso (mandarino), crema (albicocca chiaro, con un evidente tocco di cipria su orecchie, testa e schiena), seal tortie (marrone scuro e mandarino), blu tortie (blu-grigio e mandarino chiaro), chocolate tortie (caffelatte e mandarino) e lilac tortie (grigio tortora e mandarino chiaro).

Temperamento

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Il Burmese ha la vitalità e l'intraprendenza di un Siamese senza però quei tratti di morbosità e di prepotenza che, a volte, caratterizza i cugini. E' un gatto curioso, amante dell'esplorazione e della compagnia umana ma conserva anche una certa dose di autonomia che lo rendono in grado di interessarsi a tutto ciò che gli accade intorno.

Come i Siamesi, da cui pure discendono, i Burmesi sono gatti molto vocali anche se il loro miagolio è meno sgraziato di quello dei cugini colorpoint. Ama la compagnia della sua famiglia e, opportunamente socializzato, può interagire in maniera piacevole anche con bambini e altri animali della famiglia. Vivace e giocoso, è un ottimo cacciatore e non è insolito che impari a riportare oggetti per poi farseli rilanciare e partire alla rincorsa.

Salute e cura

Esattamente come il Siamese, anche il Burmese presenta una serie di fragilità dal punto di vista della salute generale, dovute alla sua genetica. Tra le più caratteristiche si annoverano le dermoidi oculari, delle aree di cute ectopica sulla terza palpebra e sulla cornea che richiedono intervento chirurgico. Altri problemi oculari riguardano l'eversione della cartilagine della terza palpebra (che provoca un prolasso a livello dell'occhio) e la cheratocongiuntivite secca.

La spinte selettive della forma della testa possono provocare talora stenosi delle narici, per cui gli animali respirano male, rumorosamente o a bocca aperta ma anche prognatismo con conseguente cattiva occlusione dentale.

I Burmesi soffrono frequentemente anche di disordini vestibolari, riscontrabili sin dalle prime settimane di vita, così come meningoencefalocele (che porta a morte prematura dei piccoli) e ipotricosi congenita, un tratto recessivo che può provocare alopecie permanenti. La displasia dell'anca, la lussazione mediale della rotula e i problemi cardiaci sono altre fragilità di questa razza, che impongono ad allevatori e comuni proprietari di sottoporre i loro gatti a controlli periodici.

Per quanto riguarda la gestione del mantello, invece, il Burmese non presenta particolari difficoltà: una spazzolata a settimana con una spazzola a setole fini è sufficiente a garantire la condizione ottimale del mantello.

Relazione e contesto ideale

Come molti altri gatti di origine orientale, anche i Burmesi sono attivi e si annoierebbero sicuramente in un contesto poco ricco e poco interessante dal punto di vista relazionale. Sono quindi i gatti ideali per chi non teme di entrare in una relazione intensa con un gatto molto presente, estremamente chiacchierone, ma anche capace di mantenere i suoi spazi di autonomia.

E' un gatto che può sicuramente godere della possibilità di esplorare il mondo esterno, di arrampicare e stare all'aperto, anche considerando la sua giocosità pure in età più matura. Ma è anche un gatto molto affezionato alla sua famiglia che, quindi, non è adeguato lasciare da solo per troppe ore consecutive al giorno perché è facile alla noia e alla demotivazione.

Alcune linee inglesi di Burmesi sono note per essere particolarmente territoriali e portate a marcare il loro territorio anche dentro i confini domestici. Per questo motivo, è fondamentale che la gestione dei loro spazi e la tutela della loro privacy sia seguita rispettando i bisogni etologici di questi animali che, come qualunque altro gatto, non amano le intrusioni di gatti estranei e le minacce rappresentate da consimili che possono minare la loro serenità.

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Sonia Campa
Consulente per la relazione uomo-gatto
Sono diplomata al Master in Etologia degli Animali d'Affezione dell'Università di Pisa, educatrice ed istruttrice cinofila formata in SIUA. Lavoro come consulente della relazione uomo-gatto e uomo-cane con un approccio relazionale e sono autrice del libro "L'insostenibile tenerezza del gatto".
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