Insieme. Nella vita e fuori, in giro per le strade di Napoli, passando da un corso di addestramento lungo e complesso per entrambi e in cui la base da cui partire per affrontare il mondo lì fuori e i suoi pericoli poteva essere solo una: fiducia reciproca. Le relazioni tra individui nascono da questo, del resto, anche tra noi umani: conoscersi, capirsi e… scegliersi. Per una donna e un cane, però, è voluto dire qualcosa in più: lavorare anche insieme e così Chiara e Zorro, da quel momento in cui si sono incontrati per la prima volta, hanno capito che non sarebbe stata solo la divisa che avrebbe potuto legarli ma proprio quella prima emozione di essersi scelti su cui costruire il loro rapporto.

Chiara Barone è un'agente del gruppo cinofili della Polizia di Stato e Zorro è il Pastore Tedesco che insieme a lei garantisce ai cittadini di Partenope di poter vivere più sereni attraverso il loro servizio urbano con compiti di prevenzione generale e ordine pubblico.  Quella che segue è la loro storia. Di vita.

Chiara e Zorro, quando tutto è iniziato

«La prima volta che ho visto Zorro, non so spiegare il perché, non riuscivo a chiamarlo per nome. Non avevo aria nei polmoni, non riuscivo a parlare e con quel poco di voce che mi usciva ho farfugliato il nome di Zara, l'altro mio cane. Insomma… non potrò mai dimenticare quel primo istante e poi tutto il tempo in cui ho sperato non solo di vincere il concorso ma anche di poter avere in assegnazione proprio lui». Chiara si illumina quando con la mente e il cuore torna indietro nel tempo, disegnando con le parole quella prima volta in cui ha incrociato lo sguardo del cane che ora le è accanto. Entrambi sono in uniforme, lei ha lo sguardo azzurro leggermente coperto dal berretto di ordinanza e lui le siede vicino con la coda in leggero movimento, felice di godersi il sole di inizio autunno nella sua Napoli, in cui svolge il suo compito di "paladino delle strade". Prima di arrivare a questo momento in cui attraverso le parole della sua umana anche il Pastore Tedesco di sei anni ascolta con attenzione la loro storia, c'è un passato importante da raccontare, quel momento senza fiato per lei e l'attimo in cui lui l'ha annusata facendo suo il suo odore.

«Lui era all'interno di un box. Io ho dovuto avvicinarmi, prendere il guinzaglio, infilargli il collare e portarlo fuori con me. Siamo arrivati fino al prato del centro dove stavamo svolgendo il corso e lì abbiamo fatto una piccola sessione di gioco con le doppie palline. Sono delle palline di gomma collegate con un filo in modo da poter interagire con il cane che non solo le prende ma c'è appunto questo filo che lo lega anche a te: secondo me è un concetto molto bello e che subito mi ha fatto provare la sensazione di essere insieme. Così abbiamo iniziato ad avere fiducia l'uno nell'altro… Io ero abbastanza impedita – sorride timidamente Chiara e Zorro sentendo il cambio d'umore le bacia il volto – Non lo nascondo perché giocare in quel modo era un qualcosa che non avevo ancora mai fatto… però ce la siamo cavata, direi».

Chiara oggi ha 36 anni e la sua vita come poliziotta è iniziata prima di quell'incontro che poi decisamente le ha cambiato la vita. «La mia passione per i cani è iniziata a Firenze dove prestavo servizio. Il momento più importante però è stato mentre svolgevo un corso di specializzazione come operatore di volante a Pescara, in una scuola d'istruzione della polizia: andai a trovare una collega ad Avezzano. Erano appena nati dei cuccioli di uno dei suoi Pastori Tedeschi e mi innamorai di una: la portai con me al rientro a casa a Firenze. Si chiama Zara e ora è la miglior amica di Zorro che vive a casa con noi due».

Chiara e Zorro, infatti, non si separano mai, sono sempre insieme nel lavoro e nella vita privata: «Durante la pandemia ci siamo conosciuti ancora meglio tutti e tre e così Zorro è entrato facilmente nelle nostre giornate, nella mia routine: non potrei stare senza di lui quando non sono in servizio e anche il rapporto con Zara è di totale complicità. E io devo tanto proprio a Zara: con lei si è aperto un mondo per me, perché vivere con un cane è un'esperienza di vita che non ti fa tornare indietro, è un qualcosa che dopo non ti fa nemmeno pensare di poter vivere senza e noi tre siamo una famiglia».

Come si diventa un poliziotto cinofilo e come si diventa un cane poliziotto

Per diventare conduttore cinofilo della Polizia di Stato bisogna essere già un agente in servizio. I concorsi sono infatti interni e i settori cinofili sono vari: anti esplosivo, antidroga, ricerca e soccorso, ricerca ematica e dei cadaveri e quello in cui operano Chiara e Zorro: il settore della prevenzione generale e ordine pubblico.

«Quando sono diventata conduttrice ci sono state delle selezioni impegnative da dover superare e proprio durante la prima fase ho conosciuto Zorro – spiega Chiara – È stato ovviamente un percorso fatto di vari step in cui l'affinità con il cane era la parte più importante da essere valutata e ci sono delle prove specifiche come la manipolazione, ovvero sapere come approcciare, capirlo e capirsi. All'inizio è difficile, sono cani che ancora non conosci e neanche loro conoscono te e ci insegnano a rispettarli e a curarli da tutti i punti di vista: si viene valutati già da come facciamo le pulizie, da come gli diamo da mangiare».

L'esame, dunque, è molto centrato sulle capacità dell'umano nel vivere e rispettare la relazione e i profili che vengono scelti devono avere un approccio con il cane in cui è ben chiara non solo l'importanza del suo benessere fisico ma soprattutto deve garantirne l'equilibrio psicologico. «A volte si sente dire: "Ma li drogate i cani?"… è un'affermazione assurda. L'addestramento dei cani di polizia si basa soprattutto sul piacere: giocano facendo il lavoro che gli chiediamo e noi siamo lì a incentivare una motivazione che è naturale e la nostra funzione è proprio di direzionare la loro vocazione».

Zorro e gli altri cani poliziotto, invece, vengono selezionati per partecipare al corso di formazione intorno ai 7-8 mesi di vita. «Prima di questo periodo vivono con la mamma e i loro fratelli – spiega la conduttrice – Provengono tutti da allevamenti scelti dalla Polizia di Stato e sono già abituati sin da piccoli al lavoro con l'uomo, sempre nell'ottica della collaborazione e del piacere: sono soggetti già predisposti anche a vivere insieme ad altri cani e umani a condividere gli ambienti».

Le razze principalmente che operano come cani da lavoro sono Pastori tedeschi e Belga Malinois, mentre i Labrador sono scelti per la ricerca di esplosivi. Ci sono anche alcune eccezioni come per esempio Leone, il Jack Russell Parson a pelo duro entrato a far parte della Squadra Cinofili di Genova come cane anti-droga. Sono cani che hanno doti spiccate per fare questo tipo di attività: «Cose difficili per i cani poliziotto sono ben poche – precisa Chiara – Lavorando in completa armonia con noi conduttori vengono scelti proprio perché per loro è importante realizzarsi così: è una ragione di vita, Zorro non smetterebbe mai di farlo. La tutela però è sempre rivolta al benessere psicofisico del cane che comunque ha una "durata lavorativa" che non va oltre i dieci anni di età».

I cani poliziotto che vivono in canile sono sempre di meno, quelli in pensione rimangono con i loro umani sempre di più

Zorro vive con Chiara e questa cosa in realtà non deve più stupire. «Sono cambiati i tempi e non siamo lui ed io una eccezione: tanti colleghi vivono insieme al loro cane e anche quando il compagno di squadra a quattrozampe va in pensione rimane a vivere in famiglia». La Polizia di Stato ha, però, i suoi canili in cui, precisa Chiara, «i cani che non tornano a casa con il conduttore vengono alloggiati e le squadre dei cinofili sono sempre presenti: all'interno di una caserma c'è sempre il personale che li cura e hanno anche degli spazi a disposizione per fare attività se non sono in servizio».

Quando arriva il momento di fermarsi, dopo gli anni di lavoro, l'umano di riferimento ha un diritto di prelazione sull'affidamento del cane qualora non viva già a casa con la sua famiglia. «Solitamente va così, altrimenti può essere adottato da qualsiasi cittadino: sul sito della Polizia di Stato sono presenti i cani che sono disponibili all'adozione e devo dire che se questo accade è solo perché molte volte, essendo amanti dei cani, alcuni colleghi hanno già altri membri in famiglia con loro e potrebbe esserci incompatibilità, oppure ci sono delle situazioni di vita complesse per cui è impossibile tenerli con sé».

Che cosa fa un cane da prevenzione e controllo dell'ordine pubblico

Il cane da prevenzione generale e ordine pubblico della Polizia di Stato opera in ambienti cittadini, in cui svolge un regolare e quotidiano servizio di controllo. «Prevenire è il nostro primo obiettivo – precisa Chiara Barone – E Zorro risponde solo alla mia voce, non tenendo conto dei tanti stimoli che ha intorno. Quando ad esempio c'è una persona da fermare, ad esempio a un posto di blocco, Zorro è il primo a partire dopo aver avuto il mio ok e cerca di neutralizzare la minaccia bloccando gli arti e non le parti vitali, in modo tale da poterne garantire il fermo e quindi l'arresto». Cani come lui sono i primi ad intervenire e a immobilizzare un aggressore e solo dopo il conduttore arriva e lo raggiunge: «Innanzitutto lo premio, dicendogli che ha fatto un ottimo lavoro e poi gli dico di lasciare il malvivente: lì finisce la sua attività e partono i ringraziamenti, cosa che lo rende felice e appagato».

Zorro, come i suoi colleghi, è un cane che tendenzialmente non ha paura di nulla. «Sono individui che anche grazie al nostro aiuto trovano poche difficoltà a svolgere questo lavoro e che ci restituiscono ogni volta un senso di squadra che personalmente mi rende ogni giorno più forte e determinata: Zorro è un cane che ti prende anima e corpo».

Quel giorno a Scampia, l'immagine simbolo di Chiara e Zorro in servizio

«Eravamo in servizio per il rispetto delle normative anti covid a Scampia: io e Zorro e Gaetano – il mio collega – con il suo cane Cash. Siamo stati attirati dalla voce di un bambino che richiamava la nostra attenzione dicendo: "La polizia! la polizia con i cani!". Lo abbiamo raggiunto e con lui c'erano la mamma e la nonna che ci hanno raccontato che lui impazzisce dalla gioia ogni volta che vede i cani poliziotto. Dovevano rientrare a casa perché stava per ricominciare la lezione in Dad ma quando stavamo per andarcene, ecco che il bambino è riapparso: si è affacciato dalla finestra, abitava a un piano basso. Così ho alzato in braccio Zorro e lui era tutto felice perché già aveva capito che c'erano coccole in arrivo». La continuazione di questa storia è in uno scatto diventato poi virale sui social: il bimbo che allunga la mano, Zorro che si lascia accarezzare e Chiara che lo tiene ben saldo.

Quello scatto in realtà – quando poi si ha la fortuna di conoscere questa donna e questo cane che camminano insieme nella vita – si capisce che è solo uno dei tanti momenti della loro vita insieme. E per Chiara alla fine c'è un solo, grande sorriso che le si disegna in volto quando pensa oggi a tutte le avventure che hanno vissuto insieme e a ciò che quel "cane lupo" le ha insegnato: «Ad essere motivata nel mio lavoro nel pensare che sicuramente la nostra relazione non fa solo del bene a noi due ma c'è sempre qualcun altro che anche ne beneficia.  Vivere con Zorro per me vuol dire avere una spalla in più, non sentirmi mai sola e avere sempre un supporto… perché alla fine noi cinofili vogliamo questo: essere d'aiuto sia per gli altri colleghi che per le persone».

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