Gli altri cani del rifugio, sin dal primo giorno in cui lo hanno incontrato, hanno deciso che Hiro era da proteggere, supportare e sostenere e che faceva parte della loro famiglia. Grazie anche a loro, del resto, oggi è rinato.

Hiro è un Pastore Tedesco di cinque anni, entrato nell'oasi "L'emozione non ha voce" di Luigi Carrozzo, a Napoli, in pessime condizioni fisiche e psicologiche. Dopo un percorso di riabilitazione iniziato da pochi mesi, Hiro – che era affetto da un disturbo compulsivo ossessivo che manifestava nel tail chasing, ovvero il rincorrersi la coda fino a lesionarsela – ora sta bene e cerca famiglia.

 

Analizzare la storia di un cane e del rapporto con la famiglia per capire perché può nascere un comportamento ossessivo compulsivo

Il passato di Hiro, più che il suo presente di cui racconteremo attraverso le parole di Ludovica Pierantoni, veterinaria esperta del comportamento che sta seguendo il suo percorso, è importante da conoscere perché la sua storia non riguarda solo lui, ma tantissimi altri cani che vivono esistenze spesso che si concludono con un biglietto di sola andata nei canili. Luoghi in cui, a differenza di altri soggetti, patiscono ancora di più a causa di un problema ulteriore: essere vittime di comportamenti ossessivo compulsivi che in una dinamica familiare possono essere recuperati e sanati mentre, solitamente, in strutture dove è difficile già la gestione quotidiana dei cosiddetti "cani normo comportamentali" sono condannati a un'esistenza orribile.

Del suo passato ne abbiamo parlato su Kodami e Hiro ha un profilo su Instragram in cui si può seguire la sua rinascita giorno dopo giorno. Ma in questo approfondimento è necessario accennare di nuovo a cosa gli è accaduto, perché spiegando la sua problematica e la sua condizione attuale di cane equilibrato e alla ricerca di una persona di riferimento vorremmo che fosse preso come esempio per aiutare altre famiglie, ovvero quei nuclei di persone che si ritrovano in una situazione complicata e difficile nel vivere con un cane ma che comunque vogliono fare di tutto perché il loro compagno di vita ritrovi serenità e possa stare bene insieme a loro.

Spesso si compiono degli errori involontari, come dimostra uno studio proprio sulla percezione da parte dei pet mate di questo tipo di situazioni nelle famiglie. E «a volte i cani con problemi comportamentali rappresentano un costo importante per le persone – spiega Ludovica Pierantoni – Situazioni come questa creano dei disagi enormi, toccano le dimensioni che oggi conosciamo della relazione tra cane e umani di riferimento e cioè le interazioni, l'aspetto emotivo, affettivo e dunque il costo percepito aumenta. Purtroppo il problema comportamentale può portare alcune persone a delle scelte estreme, come quella della cessione dell'animale. E il costo che Hiro rappresentava evidentemente era molto alto in tutti i sensi (non si intende solo economico ndr) e questo ha portato la famiglia originaria a non seguirlo più. Ecco che oggi lui quindi si trova all'interno di una struttura rifugio dove sta però veramente vivendo una nuova possibilità».

Per Hiro, dunque, «la cessione è stata forse una risorsa e si trova oggi in un contesto dove è stato davvero visto e dove il lavoro che quotidianamente si fa con lui ha permesso l'emergere di capacità che probabilmente non erano state valutate – continua la veterinaria esperta in comportamento – Hiro oggi è cane che è davvero capace di integrarsi e di inserirsi in contesti urbani, familiari, affettivi, di interagire socialmente con persone familiari e non, con altri cani e riducendo sempre di più la sua tendenza: alla coda ci pensa sempre di meno».

Hiro era stato preso da un allevamento e la sua vita in relazione con qualcuno era limitata alle attività di addestramento a cui veniva sottoposto e poi le sue giornate scorrevano lunghe, isolato in giardino. Con il passare degli anni le cose per lui non sono migliorate dal punto di vista dell'essere e sentirsi parte di un gruppo affiliativo, cosa che per tutti i cani è fondamentale e per i Pastori Tedeschi ancora di più. La sua famiglia a un certo punto poi aveva anche traslocato, andando a vivere in un appartamento ed è da quel momento che Hiro aveva poi iniziato a manifestare pesantemente i sintomi che lo hanno portato al tail chasing. Il passo successivo per lui è stato quello di finire appunto al rifugio di Carrozzo, dove i suoi ex umani di riferimento hanno poi deciso di lasciarlo.

Il ruolo dell'impossibilità di esprimere le proprie motivazioni

Da quel momento in poi, però, Hiro è stato seguito e curato da un team di esperti che hanno visto in lui un cane meraviglioso, con una capacità di recupero impressionante e che hanno investito e continuano a investire tempo e risorse per togliergli da dosso un'etichetta che lo dava come "irrecuperabile" quando tutto ciò di cui aveva bisogno, semplicemente, era proprio essere visto per quel che è e entrare in relazione con un umano.

«Il disturbo compulsivo è un comportamento solitamente provocato da un conflitto, cioè nasce quantomeno inizialmente in dei contesti specifici fortemente conflittuali e come un'attività sostitutiva. Il comportamento che viene messo in opera infatti è magari anche fuori contesto ma permette all'animale di scaricare la tensione emotiva che vive – precisa Pierantoni – In alcune condizioni specifiche, purtroppo, però, con il progredire del problema, se l'animale vive in una condizione di stress cronico, cioè uno stato in cui è a lungo deprivato di quelli che sono i suoi bisogni fondamentali come i bisogni di condivisione e di appartenenza, di sentirsi parte di un gruppo di stimolazione mentale, fisica e cognitiva, allora si ha un progressivo abbassamento della soglia di manifestazione del problema e quindi il cane inizia a performare il comportamento compulsivo sempre più frequentemente, arrivando a situazioni estreme».

Quanto influisce la genetica, quanto è importante la valutazione del singolo soggetto

Questo tipo di comportamenti è spesso legato a determinate razze, tra cui appunto i Pastori Tedeschi. «Fondamentalmente non possiamo identificare degli stressori che siano universalmente validi, nel senso che esiste una personale percezione del cane – continua la veterinaria – Quindi qualsiasi evento, qualsiasi stimolo, può essere per alcuni soggetti più o meno stressante. Sono dei comportamenti che si caratterizzano per essere estremamente ripetuti, protratti nel tempo, fortemente ritualistici e che sembra siano associati al bisogno dei cani di scaricare tensione o nervosismo. Molto spesso si verificano come conseguenza di forme di stress cronico, cioè situazioni in cui il cane non è riuscito, attraverso un'appropriata risposta comportamentale, a migliorare la propria condizione di benessere. Quando questo succede, i cani possono cominciare a sviluppare e a manifestare questi comportamenti che pian piano si emancipano, cominciano a manifestarsi ed essere manifestati sempre con maggior frequenza».

In questo scenario, la componente razza ha anche il suo peso. «Sappiamo che esiste una base genetica in alcuni di questi disturbi. Non sappiamo ancora che ruolo abbia però la genetica – sottolinea Pierantoni – Vuol dire che non sappiamo se effettivamente la genetica ci dirà quale comportamento un determinato animale esibirà o quale animale svilupperà un disturbo comportamentale di questo tipo. Quel che è certo è che nei Pastori Tedeschi i disturbi compulsivi quasi sempre si verificano proprio con la modalità del rincorrersi la coda. I Bull Terrier, invece, spesso si immobilizzano sotto gli oggetti. I Border Collie inseguono le ombre, il Dobermann si succhia il fianco. Quindi esiste una predisposizione di razza nella manifestazione di questi disturbi ma va sempre valutato il singolo individuo».

La componente del dolore, uno stretto collegamento con le emozioni

Un altro fattore importantissimo quando si affronta un caso come quello di Hiro è capire se ci sono dei problemi fisiologici, delle patologie che portano dolore e che dunque vanno a modificare anche il comportamento. «Spesso alla base di questi disturbi esiste una sofferenza organica – spiega Ludovica Pierantoni – che può essere causa del disturbo o determinarne un peggioramento o un aumento progressivo nel tempo. Il dolore è fortemente correlato alle emozioni. Dolore ed emozioni condividono veramente le stesse vie neuro anatomiche. E quello che assume importanza nel cane è la forma di dolore che si protrae nel tempo, che diventa quindi cronica e che purtroppo altera con un meccanismo a cascata diverse risposte comportamentali».

Quando abbiamo delle forme di dolore cronico, e questo vale anche nei cani, il nostro cervello diventa quello che gli americani chiamano il brain pain, cioè il "cervello dolorante". «Con una sintomatologia costante che ci perseguita e non va via anche noi umani del resto ci sentiamo nervosi, ansiosi e non riusciamo a dormire, siamo preoccupati o tristi. Vuol dire che abbiamo un cervello che soffre anche e questo altera purtroppo marcatamente la percezione che abbiamo degli stimoli intorno a noi e peggiora anche la percezione, provoca delle deficienze. Quindi quando vediamo casi come quello di Hiro subito dobbiamo pensare anche a eventuali forme di dolore cronico e lui, ad esempio, soffre di una leggera displasia e quando è stato visitato aveva anche un'otite cronica. Ora entrambe queste due cose sono sotto controllo ma l'esperienza psicofisica è un'esperienza soggettiva in cui è fortemente coinvolto il cervello emotivo. Così quando si valuta un cane con un problema comportamentale non dobbiamo chiederci solo cosa l'animale manifesta esternamente ma qual è il dolore che potrebbe avere e cosa per lui rappresenta quel dolore».

Il percorso di riabilitazione, le tappe per arrivare a una vita serena

Il percorso di riabilitazione che Hiro ha fatto è un cammino che è iniziato soli quattro mesi fa e che ha già dato dei risultati ottimali. Questo perché si è partiti da una tesi molto importante: attuare un intervento emendativo, ovvero aiutare un soggetto adulto a migliorare le sue condizioni di vita nella consapevolezza che la relazione sia la chiave per ottenere un successo volto a modificare in senso migliorativo la quotidianità del cane anche in un contesto come il rifugio, in cui la presenza proprio di Luigi Carrozzo è stata ed è fondamentale per il tipo di accudimento che gli fornisce ogni giorno.

 

«In effetti esiste un rapporto bidirezionale tra i problemi comportamentali e la qualità della vita. E’ ovvio che quando noi non garantiamo una vita serena a un cane aumenta il rischio che sviluppi dei problemi comportamentali.  Il disagio psicofisico influisce su un cane che viene sempre più isolato, sempre meno coinvolto, a volte sgridato, a volte punito. E quindi ecco che c'è un peggioramento come conseguenza del disturbo. Inoltre – ribadisce Ludovica Pierantoni – nell'ambito della relazione con il pet mate, i disturbi compulsivi o i disturbi comportamentali in generale sono spesso incrinanti delle dimensioni della relazione tra i due come le interazioni e l'affetto. Noi sappiamo che il lato affettivo è certamente quello prioritario: vuol dire che quando amiamo i nostri cani e quando proviamo davvero affetto verso di loro, il problema comportamentale viene affrontato con maggiore positività. È vero però anche che il problema comportamentale aumenta quel costo percepito della relazione e a volte questo aumento è davvero insopportabile per delle famiglie che purtroppo scelgono di non impegnarsi in questi percorsi. Quindi l'invito è davvero che alla prima spia si agisca subito: ci sono i modi per affrontare queste situazioni e professionisti che davvero possono aiutare».

L'importanza del lavoro interdisciplinare per la riabilitazione dei cani con problemi comportamentali

Con Hiro infatti il percorso è stato caratterizzato proprio dalle attività che si sono svolte con lui fatte di interazione e supporto clinico-comportamentale con la consulenza degli istruttori cinofili David Morettini e Luca Spennacchio e della veterinario Eva Fonti, tutti membri del comitato scientifico di Kodami.

«Quando ci si trova a lavorare con cani come Hiro, in cui il disturbo compulsivo occupava grande spazio della giornata, bisogna sempre cercare di partire dalle finestre che il cane stesso propone. Con lui, per esempio, abbiamo capito che le passeggiate erano state molto rare nella sua vita precedente e facendole con la persona che lo segue è emerso da subito che invece farle lo portava a dimenticarsi della coda – spiega Pierantoni – Poi si è passati a esercizi di concentrazione, lasciandolo libero prima di tutto di annusare in giro e godersi dei momenti di serenità e poi con percorsi olfattivi. Così è emersa anche la sua capacità di gestire l'interazione con gli altri cani e di riuscire a gestire delle situazioni magari nuove e improvvise, che nel rifugio a volte si verificano. Tutti questi passi hanno portato chi si sta occupando oggi di lui a fargli fare esperienze sempre più frequentemente, anche in contesti maggiormente stimolati come in città dove si comporta benissimo e gli piace tanto andare. Tutte situazioni in cui il cane effettivamente sta dimostrando di avere delle incredibili competenze e ottime capacità di adattamento».

 

Un lavoro di equipe, dunque, che così Pierantoni descrive: «Eva Fonti che cura la parte clinica ha orientato la cura soprattutto al controllo del dolore muscolo scheletrico e dell'otite che è completamente rientrata ed era precedente all'ingresso nel rifugio. Ha anche messo a posto alcune difficoltà dermatologiche che c'erano inizialmente e che oggi sono in via di risoluzione. Gli istruttori cinofili Davide Morettini e Luca Pennacchio, che seguono il lavoro che Diana Letizia in primis come istruttrice in formazione sta svolgendo con il cane sono stati e sono coloro che hanno dato le linee guida per la parte relazionale. Hiro si trova ancora nel rifugio di Luigi Carrozzo ed è a quest'ultimo che necessariamente si deve dare merito per l'ottima gestione nel fornirgli un benessere quotidiano fatto anche di coccole che effettivamente giocano un ruolo importante nella risoluzione di queste problematiche».

 

Come un rifugio può essere un luogo di riabilitazione anche per i cani con problemi comportamentali

E in effetti in questa struttura rifugio, lì dove i canili solitamente sono ambienti stressanti per i cani, in realtà Hiro ha trovato una dimensione migliore rispetto a quella dalla quale proveniva. «Sia chiaro, questo perché è un luogo gestito bene, in cui i cani vengono rispettati nella loro individualità. Da Carrozzo è stato infatti possibile stabilire con lui, nella maggiore prevedibilità che in un rifugio mette in opera in termini di orari, delle routine che sono importanti nella vita dei nostri compagni animali. I cani sono animali sociali e vivono la famiglia proprio nell'ambito del concetto del gruppo in cui si hanno dei ruoli e devono sentire di appartenere a quel nucleo, di far parte delle dinamiche che non sono generalizzabili ma sono precipue del loro ambiente familiare».

E allora ecco che ritornano gli altri cani ospiti a "L'emozione non ha voce", come l'altro Pastore Tedesco Achille che accoglie i nuovi ospiti, l'allegro e socievole cane da caccia Jack, la timida con gli umani e affettuosa con i suoi simili Luna, il tenebroso e perfetto guardiano degli armenti Romeo o le tre sorelle Fiammetta, Laura e Beatrice, muse ispiratrici tra i loro simili che creano divertimento e scompiglio nel gruppo dei cani liberi che gironzolano intorno al recinto di Hiro e interagiscono con lui. A parte i cani che vivono stabilmente con Carrozzo, altri meravigliosi individui sono alla ricerca di adozione e per conoscerli si può iniziare a dare un'occhiata alla pagina ufficiale dell'oasi che si trova in via Vicinale Margherita a Napoli.

 

Un'adozione consapevole: cosa manca per il futuro di Hiro e per l'inizio di una vita insieme a qualsiasi cane

«Il sentirsi parte di qualcosa, l'essere accreditato, l'essere stimato, l'essere coinvolto in delle attività per i cani e con i cani e gli umani, soprattutto per alcuni soggetti come i Pastori Tedeschi è fondamentale e Hiro e la sua rinascita lo dimostrano – conclude Ludovica Pierantoni – Del resto nelle cosiddette "razze da lavoro", che noi umani abbiamo selezionato, il bisogno di collaborare con un referente umano è altamente presente nel loro repertorio genetico e diventa fondamentale per chi deciderà di prendersi cura di lui. Hiro è pronto per entrare in una famiglia a cui dico che è un cane saggio, la cui bellezza caratteriale, mi viene da concludere, non è stata vista. E questo è stato un peccato per lui e, devo dire, forse anche per la famiglia che ha perso una grande opportunità di relazione. Proprio impegnarsi in questa modalità di relazione, attraverso un'adozione consapevole, che è tuttora in atto e che sta comportando progressivamente dei meravigliosi miglioramenti in questo cane, con una sempre maggiore capacità di aprirsi alle interazioni, alle esperienze e davvero alla condivisione servirà a vivere un'esperienza unica con un cane davvero speciale».

Ogni cane è unico e irripetibile, sia chiaro, e quindi l'esperienza di Hiro che vi abbiamo voluto raccontare grazie alle parole dell'esperta va poi cucita su misura sul cane e sul referente umano con cui vive. E questa storia, come dicevamo all'inizio, speriamo serva appunto a trovare la famiglia ideale per Hiro e anche a dare dei suggerimenti a chi sta vivendo una situazione simile con soggetti che hanno bisogno di essere supportati nel momento della difficoltà per ritrovare tutti insieme la serenità di partecipare davvero a una delle avventure più belle che può accadere durante l'esistenza: condividere il viaggio della vita con un cane.

Per informazioni su Hiro:

Diana Letizia  – Direttrice di Kodami, esperta in etologia canina, istruttrice cinofila in formazione – Contatto diretto, solo telefonico al numero 3421418144