Laura scorreva le pagine di quegli appelli di adozione da mesi, guardava le foto, faceva supposizioni di una probabile vita insieme ad un altro cane, cercava con ogni mezzo ragionevole di pensare come sarebbe stata la sua vita con un altro compagno a quattro zampe per lei e per la piccola, grande Sofia. Poi un giorno, dopo innumerevoli scambi di messaggi con una volontaria, apparve una foto: due cani chiusi in una gabbia. I loro musi e gli occhi immortalati in uno scatto. E nella sua testa, all’improvviso, una sola certezza: adottare. La sua Sofia era una cagnolina di taglia piccola molto autonoma ma abituata a fare tante cose con Laura, a seguirla nella sua quotidianità, ad attenderla di ritorno dal lavoro paziente per uscire insieme. Si sarebbe adattata ad una nuova compagna? Laura era certa che dopo un po' le due avrebbero legato sicuramente e che, tutto sommato, un’altra cagnolina avrebbe portato per tutti una ventata di novità positive.

Quando ci incontriamo Laura parte sempre da quel momento e puntualmente mi racconta di come quella scelta abbia cambiato tante cose della sua vita e sorride a ripensare alle difficoltà dei primi tempi. Oggi non sono più l’istruttore di Laura e del suo cane: siamo amiche e lei conosce tante cose di me quanto io di lei. Asia, questo il nome scelto per la sfortunata creatura arrivata da quel canile sovraffollato del centro Italia, era una cagnolina di taglia contenuta, con due occhi giganteschi e delle orecchie pendule che la facevano somigliare più a un cane selvatico che ad un cane “da divano". Forse Laura era davvero una delle sue poche chance di uscire da quella struttura: Asia non era giovanissima ma aveva ancora una vita davanti e la leishmania da cui era affetta non la rendeva una candidata ideale ad essere adottata. Oggi, sorridendo con Laura, sappiamo che è esattamente così che sarebbero dovute andare le cose: Asia e Laura si dovevano incontrare per un bel pezzo di strada da condividere e sono ancora insieme, come recitano le frasi più solenni, “nella buona e nella cattiva sorte”.

L’arrivo di Asia a Firenze: ci incontreremo a metà strada

Asia in canile
in foto: Asia in canile

In certe strutture, soprattutto sovraffollate e gestite in maniera sconsiderata, i volontari e le persone che cercano di far adottare i cani non sono sempre ben viste, soprattutto se cercano di affidare i cani chiedendo almeno quelle che dovrebbero essere le cose basilari prima di iniziare una relazione. Un struttura canile dovrebbe almeno soddisfare i criteri di base del benessere di un cane, a partire dalle cose cliniche al suo ingresso: stato di salute e eventuali terapie, profilassi sanitaria e condizioni di vita degne.

Quello che spesso molti volontari sono letteralmente costretti a fare, soprattutto se hanno cani in condizioni di salute non ottimali, è fingere letteralmente di adottare quei cani per farli uscire, consentirgli di fare analisi e somministrare terapie adeguate. Lo fanno sobbarcandosi oneri inimmaginabili, pagando a volte altre altre strutture o riempiendosi le case di cani in attesa di ricollocarli, cercando di colmare il gap gigantesco che si crea a causa di una burocrazia lentissima tra istituzioni, enti e comuni latitanti e accondiscendenti.

Asia arriva esattamente da uno di quei canili dove non sei “ qualcuno” ma semplicemente qualcosa. Questo sistema destinato a fallire anche con le migliori delle intenzioni, non può salvare tutti i cani e non permette sempre di fare il meglio. Con tutte le difficoltà del caso, Asia è stata una cagna fortunata ad essere scelta e la sua malattia, in strutture del genere, non le avrebbe lasciato scampo.

I primi mesi per Laura furono molto difficili perché la terapia a cui Asia si doveva sottoporre era fatta di iniezioni e non ci fu tempo per conoscersi abbastanza da stringere un legame e una confidenza. A volte Laura mi raccontava che la cagna sapeva di doversi sottoporre alle punture e che lei, più di una volta, presa dallo sconforto, si è chiusa in bagno ripensando a quei momenti, a quei ringhi, a quella intimità che non avevano potuto costruire coi giusti tempi e faceva di tutta quella “corsa alla salute” qualcosa di pesante da sopportare per entrambe. Ma Asia migliorava fisicamente e pian piano si sarebbero potute incontrare davvero, incontrandosi sul piano delle loro difficoltà reciproche ma con l’intento di conoscersi abbastanza da vivere insieme la loro vita.

«Buongiorno, la contatto per sapere se può aiutarmi a far star meglio la mia cagnolina…»

«Buongiorno lei è l’educatore cinofilo? La contatto per sapere se può aiutarmi a far star meglio la mia cagnolina…». Le telefonate  che riceviamo noi educatori non sono tutte così: spesso ci chiamano per risolvere dei problemi perché quello che vedono le persone coi loro cani sono spesso solo problemi. Laura invece era diversa: già al telefono mi era apparsa una persona sensibile ed attenta e mi aveva chiesto qualcosa di molto differente: voleva sapere se potevo aiutarla a far sentire più serena la sua cagna e questo implicava un enorme rispetto da parte sua verso quel cane. Significava senza dubbio che quella persona vedeva chiaramente che la sua cagnetta era in difficoltà e si sarebbe messa in gioco per darle il meglio possibile affinché potesse vivere bene. Ero grata di quelle parole ma non sapevo che cosa avrei dovuto aspettarmi: avevo raccolto qualche informazione e già essere cosciente che arrivava da una situazione poco felice mi faceva comprendere che c’erano degli scogli da superare ma sentivo, come una sensazione che difficilmente si può spiegare ascoltando la voce di una sconosciuta al telefono, che quella sfida professionale sarebbe stata accompagnata da tante incertezze quante vittorie.

Lo ricordo bene il primo incontro con Asia e con Laura: mentre Sofia, l'altra cagnetta di casa era venuta ad accogliermi festosa alla porta, Asia era rintanata sul suo divano e mi guardava con gli occhi sgranati come se fosse entrato un alieno dalla porta. Tremava: la paura era molta, nessuno l’avrebbe convinta che non ero una minaccia, nessuno l’avrebbe convinta che ero solo l’ennesima difficoltà da subire nella vita. Capii subito che l’unica stampella a cui ci potevamo appoggiare sarebbe stata la serenità di un altro cane con cui lei avrebbe col tempo potuto scambiare dei dialoghi, a cui avrebbe potuto chiedere rassicurazioni, un cane con cui forse sarebbe potuta nascere un’amicizia ma che, prima di tutto, avrebbe dovuto dirle “ io sono tranquillo, ascoltami: lascia che questa cosa avvenga e io ci sono accanto a te”. Il tutto in quel linguaggio fatto di odori e annusate reciproche, attraverso il quale i cani sono in grado di scambiarsi informazioni emozionali che non saranno mai alla nostra portata e con una generosità e una immediatezza che non riusciremo a decifrare mai del tutto, forse. Il mio cane Blu, il mio pastorello nero, figlio della strada e delle bellezze di Napoli, mi avrebbe aiutata come spesso aveva già fatto. Iniziarono così i nostri incontri, le nostre brevi uscite, i consigli, i passi avanti e i mille indietro di tante storie simili di cani che costantemente vedevo. C’era una sola differenza: Laura non si scoraggiava mai, aveva una forza d’animo invidiabile e una caparbietà che la rendeva la guida perfetta di una cagna che, come Asia, dalla vita non si aspettava nessuna opportunità.

La macchina, la libertà, i boschi: una nuova vita per Asia

Asia e Sofia
in foto: Asia e Sofia

Una volta Laura con un messaggio mi scrisse che per la prima volta Asia aveva abbaiato ad una persona che era arrivata a casa: beh, che grande apertura! Allora anche lei aveva da dire qualcosa in questo mondo! Era una grande vittoria, magari sarebbe diventato un problema col tempo ma a me pareva che c’era da stappare una bottiglia di ottimo spumante per festeggiare. Abbiamo sempre chiacchierato tanto io e Laura, di tutto e di più: sono felice che tornerò a trovarla presto adesso che sono tornata a Firenze, nonostante Asia sia invecchiata e abbia i suoi problemini e forse non potrò portare il mio vecchio Blu che come ogni cane molto anziano inizia a perdere i suoi colpetti. Chiacchiereremo ancora e guardandoci indietro forse sorrideremo delle avventure e i sacrifici che Laura e Asia hanno fatto, adesso che la piccola Sofia non c’è più ma è arrivata la vecchia gatta Mea. Laura che per mesi è uscita di casa con Asia solo all’alba o a tarda notte perché nel quartiere non ci fosse nessuno, che ha letteralmente dovuto combattere contro le sue emozioni quando sui sentieri di campagna ho iniziato a farle mollare il guinzaglio a terra perché «anche se ha paura fidati, non scapperà lontano».

Laura che ha fatto salire Asia di peso e con pazienza tante, tantissime volte sopra la sua auto fintanto che lei non ci è andata dentro di buon grado: da sola finalmente perché aveva capito che si andava per i boschi e che non le sarebbe successo nulla di male. Quella piccola utilitaria rossa di Laura che è diventata un porto sicuro ogni volta che nei sentieri di campagna qualcosa la impauriva ed Asia correva per nascondersi ma sapeva sempre dove era parcheggiata l’auto: tempo poco ed era certo che lei sarebbe tornata, rintanandosi sotto, alla sua macchina aspettando Laura. Sorrideremo quando penseremo alle peripezie di Laura nel cercare per le ferie un posto dove passare del tempo con le sue cagne a prova di “essere umano abbastanza distante secondo il criterio di Asia” senza finire all’altro capo del mondo per evadere dal caldo torrido di Firenze. Non vedo l’ora di incontrare di nuovo questa donna dalla straordinaria flessibilità e generosità e di rivedere Asia nelle sue vesti di vecchierella a distanza di tutto questo tempo e chissà, aspettare come faceva un tempo di darmi un’annusatina veloce alle scarpe per ricordarsi di me, accendere uno scodinzolio e permettermi un carezza sotto il collo. Perché io sono quella di Blu, il cane che lei ricorda bene quando è arrivata in questa sua nuova vita da Itri, il canile dove non sei qualcuno ma qualcosa.

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