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20 Gennaio 2024
13:00

Le 4 razze di cani del Tibet

I cani del Tibet sono quattro razze di cani da compagnia, caratterizzati da un lungo mantello adatto ai freddi inverni dell'altopiano situato tra la Cina e la Catena dell'Himalaya.

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Membro del comitato scientifico di Kodami
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Pexels

I cani del Tibet sono Lhasa Apso, Shih Tzu, Tibetan Spaniel e Tibetan Terrier: quattro razze appartenenti alla sezione 5 del gruppo 9 della nomenclatura Enci e Fci, ovvero quello dei cani da compagnia. Sono tutti di taglia piccola o medio piccola.

Va però subito detto che tra le razze tibetane ufficialmente riconosciute ve ne è una quinta: il Mastino Tibetano che ha caratteristiche completamente diverse (sia morfologiche che comportamentali) e non viene infatti inserito nella sezione 5 del gruppo 9, ma è invece catalogato nel gruppo 2 (Cani di tipo Pinscher e Schnauzer – Molossoidi e Cani Bovari Svizzeri) e nella sezione 2, ovvero quella dei molossoidi.

Mentre il Mastino Tibetano stava fuori dai monasteri per difesa grazie alle sue enormi dimensioni e le sue motivazioni da guardiano, i piccoli cani del Tibet si trovavano all'interno delle mura dove ricoprivano ruoli diversi, sempre a stretto contatto con i monaci che si prendevano cura con attenzione di questi fedeli compagni.

Le caratteristiche dei cani del Tibet

I quattro piccoli cani da compagnia tibetani sono riconoscibili perché hanno il mantello lungo (per superare i rigidi inverni) e, indipendentemente dal ruolo che hanno svolto nella storia, portano con sé una fortissima motivazione affiliativa, tipica di chi è abituato a condividere ogni momento con i propri umani di riferimento, anche in condizioni climatiche piuttosto complesse, come quelle dell'enorme altopiano situato tra la Cina e l'Himalaya dove sono da sempre protagonisti di storie epiche tra verità e leggenda in un'ambientazione mistica, tra monasteri e palazzi antichi.

Le loro origini si confondono quindi nell'antichità, quando questi piccoli cani avevano compiti diversi: c'è chi è stato pastore, chi (forse) veniva usato per far girare le famose ruote della preghiera buddhista e chi, invece veniva venerato perché il suo l’aspetto ricordava quello di un leone in miniatura. Cosa contraddistingue questi ruoli? La prossimità con l'uomo che da tempi antichi si fa accompagnare da questi piccoli cani.

I cani del Tibet tendono perciò ad essere protettivi nei confronti dei propri umani e hanno anche una motivazione epimeletica piuttosto spiccata, quindi sentono il desiderio di prendersi cura di loro. Anche la motivazione et-epimeletica (il bisogno e il desiderio di richiedere cure) è marcata e in linea con le altre razze di cani da compagnia. 

Non sono cani con una particolare vocazione alla socialità ma, d'altra parte, non può che essere così: il Tibet è un luogo in cui le persone vivono a centinaia di chilometri di distanza e si incontrano molto raramente. Una volta arrivati in Europa, invece, i piccoli cani da compagnia tibetani hanno cominciato ad accompagnare le ricche dame che, a loro volta, li tenevano stretti a sé e non li portavano ad avventurarsi nella natura e nelle città.

Ciò nonostante, alcuni soggetti (soprattutto di razza Shih Tzu) potrebbero farsi trascinare dall'entusiasmo, in particolare se vivono con umani particolarmente socievoli, e essere davvero gioiosi quando incontrano le persone.

I cani tibetani condividono infine una motivazione comunicativa piuttosto spiccata che viene manifestata soprattutto attraverso le vocalizzazioni. Le espressioni del muso, invece, potrebbero venire fraintese dagli altri cani, per via del lungo mantello, che rischia di coprire gli occhi.

Le quattro razze di cani del Tibet

Come abbiamo visto, esisterebbe anche una quinta razza originaria della stessa regione, ma in questo caso elenchiamo solo i cani appartenenti alla sezione 5 del gruppo dei cani da compagnia, che sono in totale 4. 

Lhasa Apso

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Lhasa Apso, Wikimedia commons

Il suo nome deriva da quello della capitale del Tibet (Lhasa), abbinato al termine tibetano apso, che significa "capra". Questo piccolo cane ha un lungo mantello fitto e ondulato che gli permette di proteggersi dal freddo himalayano.

Ha origini molto antiche, probabilmente comuni a quelle del Tibetan Terrier che viene considerato da molti il suo antenato. Come lui veniva utilizzato nella guardia delle greggi e grazie a questo compito ha sviluppato una motivazione comunicativa chiara e inequivocabile che si manifesta soprattutto attraverso l'abbaio.

Veniva un tempo venerato come un cane sacro per i buddhisti, i quali erano convinti che fosse il Buddha in persona a controllarlo e per alcuni si trattava in realtà a tutti gli effetti di una delle possibili reincarnazioni dei monaci.

I Lhasa Apso arrivarono in Gran Bretagna negli anni Venti del Novecento e cominciarono ad abitare le case dei nobili e dei benestanti, dove trovarono posto nei salotti e tra le braccia delle dame di corte. Cominciarono poi a venire incrociati con altri cani di origine asiatica, prendendo anche il nome (oggi in disuso) di Lhasa Terrier.

Shih Tzu

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Lo Shih Tzu è il più noto tra tutti i piccoli cani da compagnia di origine tibetana, almeno per quanto riguarda il nostro paese dove secondo i dati dell'Enci nel 2022 sono stati più di mille gli individui registrati ufficialmente.

Rispetto ad altri cani della stessa categoria, può avere una motivazione sociale più spiccata oltre ad un'enorme vitalità, soprattutto quando ha la possibilità di condividere ogni istante con il suo pet mate.

Nel XVI e XVII secolo venivano venerati perché il loro muso ricordava quello di un piccolo leone, il quale è considerato un animale sacro perché, secondo la leggenda, il Buddha in persona sarebbe arrivato sulla terra a cavallo di un leone.

Raggiunsero poi la Cina orientale, sulla costa, dove trovarono posto nei palazzi imperiali e vennero esposti come simbolo di ricchezza da parte dei ceti sociali più elevati. La sua energia e la sua vivacità lo rendono un cane adatto a una vita ricca di esperienze e non sarebbe per nulla felice di trascorrere lunghe giornate monotone sul divano a lasciarsi spazzolare, o peggio, completamente da solo.

Tibetan Spaniel

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Il Tibetan Spaniel, anche noto con il nome Epagneul tibétain, è stato allevato per secoli all'interno dei monasteri, anche se la sua vera origine è ormai nascosta nella nebbia dell'antichità. Venne importato anche lui in Inghilterra nei primi anni del Novecento da un gruppo di missionari e secondo alcuni esperti potrebbe essere nato dall'incrocio con altre razze asiatiche, come il Carlino e il Pechinese.

Secondo la leggenda, un tempo i monaci li portavano con sé durante la preghiera e li legavano alle ruote per farle girare e proprio per questo motivo fino a qualche decennio fa venivano chiamati anche "Tibetan prayer dog", ovvero "cane della preghiera tibetana". 

Venivano considerati preziosi compagni, perché oltre ad accompagnare i monaci durante le passeggiate meditative, riscaldavano anche i loro letti durante la notte.

Anche questo compito ha fatto sì che la motivazione affiliativa divenisse sempre più preponderante nella personalità dei Tibetan Spaniel, per il quale l'isolamento è la peggiore delle punizioni.

Tibetan Terrier

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Tibetan Terrier – wikimedia commons

Nonostante il nome, il Tibetan Terrier, in realtà non è un terrier ma un cane da pastore che, nel suo passato, ha svolto anche il ruolo del guardiano per i commercianti che si spostavano dall'Asia centrale verso la Cina orientale. Alcuni credono che fosse proprio lui il leggendario Holy Dog (cane sacro) del Tibet.

Tra tutte le razze tibetane di questo gruppo è quella dalle dimensioni maggiori, in quanto può raggiungere addirittura i 40 centimetri di altezza, ma soprattutto ha un aspetto che ricorda leggermente quello dell'Old English Sheepdog (anche noto con il nome di Bobtail), con cui condivide anche il desiderio di sentirsi parte integrante del gruppo e una forte motivazione collaborativa, tipica dei cani da pastore.

Una caratteristica che li rende unici è la forma dei piedi, che sono particolarmente grandi e piatti, in modo da favorire le camminate sul terreno innevato e montuoso del "tetto del mondo".

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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