A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Le presenza di cani liberi sul territorio è un fenomeno che sempre preoccupa una parte delle comunità cittadine. D’altro lato, quando i cani sono stabili sul territorio e in armonia con le persone, possono essere ben visti e ben voluti.

Il randagismo è caratterizzato da dinamiche ecologiche ben più complesse di quello che ci si può immaginare. Flussi continui di cani che da padronali liberi di vagare passano alla vita libera, abbandoni, nuove nascite sul territorio sono le principali fonti dei cani randagi; mentre i decessi, gli accalappiamenti per il trasferimento nei canili e le adozioni caratterizzano le “uscite di scena” dei cani dal territorio.

La riproduzione incontrollata dei cani liberi sul territorio è quindi una delle principali cause del randagismo.

Cucciolate e randagismo. Ma in che modo si relazionano?

Le cucciolate non sono sempre generate dai randagi propriamente detti. Chi sono allora i responsabili?

Quando i cuccioli sono randagi, la responsabilità risiede nelle mani dei Servizi Veterinari che hanno il compito, stabilito per legge, del controllo demografico della popolazione dei cani. In molti casi, invece i cani coinvolti possono essere quelli che posseggono una casa e una famiglia, e che possono essere liberi di vagare.

In questo caso si possono presentare due scenari. Un cane maschio padronale che può accoppiarsi con una randagia, con cuccioli che nasceranno quindi già randagi, o una cagnolina di proprietà, non sterilizzata, che se libera di vagare anche nel periodo del calore può accoppiarsi con cani randagi, o con altri cani padronali vaganti. Spesso in questo scenario ciò che ne consegue è purtroppo l’abbandono da parte di persone ignobili, oltre che irresponsabili.

In questi casi è quindi facile individuare come responsabili i privati, pet mate dei cani.

Riproduzione randagi: problema demografico e di benessere animale

La principale conseguenza delle cucciolate indesiderate è la crescita demografica della popolazione di cani destinati ad essere o diventare randagi o ad essere catturati per essere portati in canile.

Il numero di cuccioli che in maniera piramidale possono nascere da un cagna durante il periodo di fertilità, e dalle future generazioni, è di centinaia e centinaia di cani. Diversi numeri sono stimati, e cifre molto diverse si possono trovare nel web: ne abbiamo parlato, analizzando i dati, nella nostra inchiesta dedicata alla piaga dell'abbandono. È un numero effettivamente difficile da stimare dovuto alla variabile longevità di un cane che vive in strada, al numero di nascituri condizionato da numerosi fattori e alla mortalità neonatale e perinatale. In ogni caso, si tratta di generazioni di cani che andrebbero ad alimentare il randagismo.

Un’altra triste conseguenza da considerare quando si parla di cucciolate di randagi è proprio l’alta mortalità neonatale, o perinatale, dei cuccioli nati in strada. A seconda delle situazioni, più o meno favorevoli, tra cui lo stato di salute della madre, le condizioni climatiche, la possibilità di avere un rifugio e una buona alimentazione, la mortalità può variare. È stato osservato che essa può arrivare fino ad un 80-90%, ovvero 8-9 cuccioli su 10 possono morire in giovanissima età.

La riproduzione incontrollata dei cani, siano essi randagi o di proprietà liberi di vagare, è quindi una vera e propria piaga. Per questo motivo è importantissima la sterilizzazione dei cani.

Sterilizzazione dei randagi

Essendo il randagismo un fenomeno per legge sottoposto a prevenzione e controllo da parte dell’uomo, la popolazione di cani subisce degli interventi. Abbiamo già osservato come i tipi di interventi possono essere di diverso tipo. Nelle Regioni del Sud Italia è per esempio prevista la reintroduzione degli animali sul territorio a seguito dell’identificazione e della sterilizzazione, i così nominati “cani di quartiere”. In altri casi l’unico intervento ammesso, come nel Nord Italia, è il recupero dal territorio e il trasferimento in canile, con destino adozione, nella migliore delle ipotesi.

Una condizione che accomuna tutti questi animali è proprio la sterilizzazione. La sterilizzazione dei cani randagi è a carico dei Servizi Veterinari della ASL competente sul territorio. I cani, sia maschi che femmine, vengono catturati e sterilizzati presso gli ambulatori delle ASL.

La sterilizzazione dei cani che rimangono sul territorio, oltre a prevenire la crescita demografica della popolazione canina vagante, ha dei risvolti positivi anche sulla salute animale. Gli animali sterilizzati sono in generale più longevi. La sterilizzazione è infatti un metodo di prevenzione di tutte quelle patologie ormono-dipendenti legate all’apparato riproduttore, come ad esempio la piometra nelle femmine. Essa permette inoltre una maggiore stabilità sociale, molto importante anche per la convivenza con la specie umana.

Sterilizzazione dei cani di canile

Anche per i cani ospitati nei canili vige l’obbligo legislativo di sterilizzazione. Avendo i canili un ruolo nella prevenzione e nel controllo del randagismo, è imprescindibile questa pratica.

I cani, una volta introdotti nel canile sanitario, se in epoca fertile, devono essere sterilizzati. Ciò comporta che, in previsione del loro trasferimento al canile rifugio o nel fortunato caso di un’adozione diretta dal sanitario, siano già sterilizzati. Nel caso dei cuccioli, bisognerà invece aspettare qualche mese per la sterilizzazione. Al momento non vi sono obblighi normativi nazionali che ne stabiliscano l’età, essa è pertanto stabilita a discrezione del gestore del canile e del veterinario dello stesso o della ASL. In caso di adozione di cuccioli, il “contratto di adozione” deve contenere un apparato che informi l’adottante sul divieto di riproduzione dell’animale e sull’obbligo di tornare in struttura per la sterilizzazione. Un’altra ipotesi è la sterilizzazione privata, rivolgendosi quindi a un ambulatorio o a una clinica privata, con l’obbligo di presentare al canile tale certificato.

Questa è la pratica corretta (che forse non tutti i canili mettono in atto) unico strumento per poter garantire la non riproduzione dei cani adottati.

La sterilizzazione dei cani di famiglia

In Italia, la sterilizzazione dei cani che vivono in famiglia non è obbligatoria (giustamente dal nostro punto di vista), inoltre non vige neppure il divieto della riproduzione. Abbiamo visto però come in alcuni casi i cani di proprietà possono essere relazionati con il randagismo.

Evitare di far riprodurre i cani di proprietà, contribuisce a non far crescere il numero totale di cani. Dobbiamo pensare che ogni cucciolata che generiamo in ambito domestico sottrae la possibilità di adozione allo stesso numero di cani dai canili, che sappiamo essere centinaia di migliaia. Sappiamo inoltre che le cucciolate, specialmente quando indesiderate, sono tra le principali cause di abbandono.

Si incentivano quindi le famiglie e i pet mate a non far riprodurre i propri animali. Per questo motivo, le pubbliche amministrazioni e i Servizi Veterinari pubblici organizzano campagne gratuite di sterilizzazione. Queste campagne sono solitamente dirette a fasce di popolazione meno abbienti o a specifiche categorie di rischio come i pastori.

Ci si può sempre informare presso gli uffici competenti del proprio Comune, o presso le ASL, se sono previste campagne di sterilizzazione per potersi prenotare.

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