A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Sebbene, in generale, la società si stia muovendo verso una maggiore consapevolezza riguardo la nostra responsabilità nei confronti degli animali da compagnia e dell'impegno a convivere con essi, vi sono purtroppo ancora molti casi di abbandono.

In termini percentuali la maggior parte delle persone che vivono con un cane o un gatto lo fanno in modo felice e responsabile. Molte persone godono della compagnia del loro animale e non hanno mai pensato di sbarazzarsene, considerandolo di famiglia. Tuttavia, spesso, la convivenza tra esseri umani e animali non è sempre un successo, in alcuni casi la relazione può fallire.

Molte volte, se non c'è una seria riflessione preliminare all’integrazione di un animale in famiglia, questo legame può non formarsi e i problemi che emergono dalla convivenza possono portare all'abbandono. Se una persona si trova in difficoltà ma ha una relazione sana con il suo compagno di vita, esaurirà tutte le opzioni prima di accettare una rottura della convivenza. Per citare un esempio, la maggior parte dei problemi comportamentali possono essere ricondotti con l'aiuto di un professionista (e tanta pazienza) e la maggior parte delle persone opta per questa via, nonostante le numerose implicazioni e il necessario impegno.

Tuttavia, se non è proprio possibile continuare a vivere con l'animale, vi sono delle alternative all’abbandono come,  ad esempio, attivarsi per trovare direttamente una nuova famiglia che se ne possa prendere cura. Può succedere che un animale non si adatti a una casa o a un determinato contesto, ma ciò non toglie che sarebbe comunque un compagno perfetto in un’altra situazione.

Le cifre dell’abbandono

Le cifre dell’abbandono sono preoccupanti e descrivono come ci siano ancora molte persone che optano per questa terribile pratica. Dati forniti dalla Lega Anti-Vivisezione (LAV) stimano che ogni anno in Italia siano abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, con picchi registrati nel periodo estivo (25-30%) e nel periodo successivo all’apertura della stagione venatoria (30%) per i cani.

Nonostante non ci siano dati ufficiali sull’abbandono in Italia, le cause identificate come principali in studi effettuati in altri paesi sono, in ordine di importanza:

  • le cucciolate indesiderate;
  • la fine della stagione della caccia;
  • i problemi comportamentali;
  • fattori economici familiari;
  • la perdita di interesse per l’animale;
  • alcuni cambi nella vita di tutti i giorni, come ad esempio il cambio di domicilio.

Tra i motivi meno frequenti sono stati identificati anche le allergie di qualche membro della famiglia, la nascita di un figlio, l’ospedalizzazione o il decesso del proprietario, l’arrivo delle vacanze e la paura di contrarre la toxoplasmosi durante la gravidanza per la presenza di gatti.

In Italia nell’ultimo anno sono stati registrati 76.192 ingressi di cani nei canili sanitari. Un numero impressionante, composto anche da cani smarriti o cani randagi accalappiati. In una situazione del genere, manca ancora una stima più specifica sulla complessità del fenomeno.

Come è sanzionato in Italia l’abbandono di animali?

In Italia, l’abbandono è un reato penalmente perseguibile. È previsto dall’articolo 727 del Codice penale, le cui ultime modifiche ed integrazioni sono state introdotte dalla Legge 189 del 20 luglio 2004 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate".

L’articolo 727 Cp recita: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze".

Da quest’ultimo comma apprendiamo come l’abbandono, oltre ad essere inteso come azione di abbandonare, allontanare volontariamente un animale, è inteso anche come negligenza, ossia l’assenza di attenzioni e cure verso l’animale, le cui condizioni sono quindi lasciate ad uno stato di abbandono.

Vediamo quindi come, per questo reato penale non è necessario che sussista solo il dolo, ovvero l’intenzionalità dell’azione, ma anche appunto la negligenza.

Cosa fare se si assiste a un abbandono?

Tenendo ben in mente che quando assistiamo ad un abbandono stiamo assistendo ad un reato, proprio come un furto o un omicidio, dobbiamo essere coscienti dell’importanza del nostro ruolo come testimoni.

In primis, se si ha la possibilità, bisogna raccogliere tutti gli elementi necessari ad individuare il responsabile dell’abbandono, come ad esempio il numero di targa se si tratta di una macchina e filmare l’evento se possibile. La persona che ha assistito dovrà poi denunciare alle forze dell’ordine e fornire loro tutti gli estremi raccolti.

Se ci troviamo invece di fronte ad una situazione di negligenza, ad esempio la tipica scena di un cane lasciato in balcone presso un domicilio, informeremo immediatamente anche in questo caso le forze dell’ordine e i Servizi Veterinari dell’ASL di competenza territoriale che avrà quindi il compito di effettuare un sopralluogo per l’accertamento del fatto denunciato.

Solo denunciando possiamo contribuire nel nostro piccolo all’estinzione dei fenomeno dell’abbandono e del maltrattamento animale.

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