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Perché un cane diventa aggressivo?

Il comportamento aggressivo nei cani può verificarsi per una serie di motivi e può essere più frequente in alcune tipologie di cani, ma non bisogna generalizzare. La chiave per comprendere perché un cane diventa aggressivo sta nel riconoscere i segnali di comunicazione e nell'adottare misure per prevenire questi comportamenti.

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13 Aprile 2023
11:45
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cane aggressivo
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Il comportamento aggressivo nei cani è un problema che può essere difficile da gestire. Ma capire perché un cane  potrebbe manifestare un comportamento aggressivo, se la razza può essere un fattore che contribuisce e se tali comportamenti possono essere prevenuti sono domande importanti da considerare quando si affronta questa tematica. In questo articolo esploreremo vari aspetti e forniremo, quando possibile, alcuni suggerimenti utili per comprendere e affrontare situazioni in cui ci potremmo trovare.

È importante notare che se si ritiene che il nostro cane manifesti comportamenti insolitamente aggressivi, soprattutto quando nel nostro nucleo famigliare siano presenti individui particolarmente vulnerabili e a rischio, come persone anziane e malate e bambini piccoli, è consigliabile cercare aiuto professionale rivolgendosi il prima possibile ad un medico veterinario comportamentalista o ad un istruttore cinofilo esperto in questa tematica.

Il comportamento aggressivo nei cani è una questione complessa. Può verificarsi per una serie di motivi e può essere più frequente in alcune tipologie di cani ma non vogliamo qui generalizzare troppo tenendo sempre presente il fattore soggettività.

La chiave per comprendere e gestire il comportamento aggressivo sta nel riconoscere i segnali di comunicazione del cane (espressioni, posture, movimenti, atteggiamenti) e nell'adottare misure per prevenirlo.

Quali sono le cause del comportamento aggressivo nei cani?

Il comportamento aggressivo nei cani può essere causato da una varietà di fattori tra cui paura, ansia, frustrazione, possessività, territorialità, dolore e altre motivazioni.

L'aggressività basata sulla paura si manifesta tipicamente quando un cane percepisce una minaccia o sente di trovarsi in una situazione scomoda o quando è vittima di dolore, soprattutto se cronico. Quando il movente è l’ansia il comportamento aggressivo è correlato all'incapacità di un cane di far fronte allo stress, all'incertezza e alla frustrazione quando si sente trattenuto, ostacolato o quando è incapace di raggiungere i propri obiettivi. Il comportamento aggressivo legato alla possessività si riscontra quando un cane diventa protettivo nei confronti dei propri beni, di ciò che lui considera una risorsa, e va anche a braccetto con la difesa degli individui con i quali ha un legame affettivo (per esempio una madre nei confronti dei suoi cuccioli) quando ritiene che questi siano in pericolo. Possiamo poi annoverare anche il comportamento aggressivo legato alla territorialità che emerge quando un cane cerca di proteggere la propria area di residenza e gli oggetti al suo interno.

L’insieme di questi fattori, e di altri ancora, possono contribuire all’espressione del comportamento aggressivo nei cani e dovrebbero essere tenuti in considerazione per prevenire gli incidenti.

Il ruolo della razza nel comportamento aggressivo

Il ruolo della razza in merito ai comportamenti aggressivi è un argomento dibattuto da decenni. Sebbene la ricerca non abbia collegato in modo definitivo nessuna razza particolare all’aggressività, ci sono alcune razze che sono più inclini di altre a reagire in questo modo a causa (o grazie) alle caratteristiche genetiche impresse dalla selezione umana.

Alcune di queste razze includono Pitbull terrier, Pastori tedeschi, Rottweiler e Doberman, solo per citare quelle che statisticamente sono più frequentemente coinvolte in incidenti legati al comportamento aggressivo sia nei confronti delle persone che di altri animali. Conoscere le peculiarità delle varie razze potrebbe dare una importante indicazione su quale possa essere il miglior contesto di vita e far comprendere se vi siano particolari esigenze per una miglior convivenza.

In ogni caso è di fondamentale importanza, soprattutto quando si è scelto di far entrare un cucciolo in famiglia, la socializzazione del nostro compagno con il mondo circostante, con gli esseri umani e con gli altri cani. Una buona socializzazione, condotta adeguatamente, a prescindere dalla razza o tipo di appartenenza del nostro cane è uno dei modi migliori per prevenire futuri comportamenti aggressivi, soprattutto quelli legati alla paura e da un’errata interpretazione della comunicazione da parte del nostro cane nei confronti degli altri.

Questo implica un certo impegno nell’informarsi prima di decidere se, e quale, tipologia di cane far entrare nella nostra famiglia, considerato il contesto e la nostra esperienza in materia. Informarsi e valutare con accuratezza le nostre scelte sarà la miglior cosa da fare, non certo scegliere un cane esclusivamente per il suo aspetto estetico, o solo perché è l’eroe dell’ultimo film visto al cinema.

Prevenire il comportamento aggressivo nei cani

Se una buona socializzazione è un fattore basilare non è certo l’unico per prevenire l’insorgenza di problematiche legate al comportamento aggressivo in un cane. Soddisfare i bisogni di un cane, come il fare un’adeguata quantità di moto giornaliero, farlo vivere in un ambiente amichevole e accogliente, avere con lui una relazione armoniosa e sana sono tutti elementi che potranno essere preventivi all’insorgere di comportamenti indesiderati e pericolosi.

È molto importante anche considerare l’ambiente dove il cane trascorre la maggior parte del tempo, fornire uno spazio sicuro dove si senta protetto, privo di eccessivi stimoli disturbanti (come ad esempio rumori forti, odori sgradevoli, ovviamente dal suo punto di vista). Un ambiente che non lo faccia sentire isolato e solo ma anche che sia privo di eccessive stimolazioni aiuterà infatti il nostro cane a trovare un maggior equilibrio e a lenire l’ansia e lo stress che sono poi due dei fattori principali a causare il comportamento aggressivo di un cane.

Arriviamo ora al nostro comportamento nei suoi confronti. Se avremo impostato una relazione basata su emozioni negative, come paura e rabbia, e ricca di situazioni conflittuali che mettono a disagio il nostro cane, per non parlare di traumi violenti magari utilizzati frequentemente come “mezzi” per inibirlo e altro, avremo gettato le basi per una relazione pessima, insomma dove il conflitto e la forza bruta sono ingredienti elettivi dell’interazione.

Questo ci porterà presto, soprattutto nel periodo dell’adolescenza e dell’età adulta del cane, a dover affrontare quello che avremo seminato in passato: in sostanza uno scontro continuo, per qualsiasi cosa. Oltre al disagio provato dal cane in generale, ossia al suo maltrattamento, tutto questo metterà a rischio anche noi, soprattutto quando il potenziale offensivo del cane è alto (ed è qui che le statistiche sui cani delle razze di cui sopra trovano conferme maggiori) ma anche i nostri famigliari, amici e parenti. Tutto ciò è amplificato dalle “vocazioni” particolari che possono rappresentare qualità di razza, come per esempio la territorialità del Pastore Maremmano Abruzzese, la combattività dei Terrier di tipo bull, ma anche la reattività di un Pastore Tedesco, solo per fare degli esempi. La possibilità di incorrere in una risposta aggressiva del cane, tutto considerato, è in questi casi molto alta, soprattutto quando saremo a digiuno delle informazioni di base sulle sue caratteristiche e magari totalmente ignari della sua comunicazione.

In tutto ciò, meglio precisarlo, stiamo escludendo un comportamento di tipo offensivo da parte di un cane vittima di una patologia comportamentale. Qui parliamo della naturale espressione del comportamento che vuole essere adattativo al contesto e alle evenienze della vita di un cane sano.

Segni di comportamento aggressivo

Per comprendere queste tematiche è importante dedicare del tempo ad alcuni segni che possono ravvisare l’imminenza di un attacco da parte di un cane. In sostanza comprendere il linguaggio del corpo, e non solo di quello, ci potrà evitare spiacevoli esperienze. Fortunatamente la maggior parte dei cani non arriva all’aggressione (con poche eccezioni) se non dopo aver emesso tutta una serie di segnali, di minacce che, se correttamente interpretati, hanno lo scopo proprio di evitare lo scontro.

Dato che è impossibile elencare qui tutti i segnali che un cane può emettere, e le loro infinite combinazioni, ci limiteremo a quelli più evidenti e più frequentemente presentati dalla maggior parte dei cani prima di arrivare al mordere.

Il cane è un animale altamente sociale. Ha quindi sviluppato un sistema complesso di comunicazione che utilizza, declinandolo, anche con noi esseri umani per evitare di arrivare allo scontro fisico.

Cominciamo per esempio col dire che un cane spaventato cercherà di mettere distanza tra lui e ciò che lo spaventa (noi, un altro cane, un estraneo, ecc.), fuggendo o indietreggiando ma nel contempo emetterà tutta una serie di ringhi, grugniti ed espressioni minacciose, soprattutto se si vedrà impossibilitato alla fuga. Il suo corpo sarà sbilanciato all’indietro, le sue labbra tirate, i denti scoperti e gli occhi sbarrati con le orecchie tenute aderenti alla testa, schiacciate anch’esse indietro come il resto del corpo che si farà quanto più possibile piccolo raccogliendo anche la coda sotto di sé. Il morso scatterà quando il cane non avrà altra scelta e la distanza sarà ormai ridotta al limite di tolleranza.

Quando invece il cane è spinto dalla rabbia o dalla frustrazione terrà il corpo proteso in avanti, anche le orecchie e le labbra saranno sospinte in avanti, il ringhio sarà profondo (per quanto la sua morfologia glielo consenta), il pelo ritto sulla schiena, le zampe ben piantate a terra tenute un poco più larghe, gli occhi fissi e sul muso la pelle sarà arricciata. Questi segni, inequivocabili, possono comparire tutti insieme mentre il cane avanza rigido, con la coda dritta e gonfia sulla schiena, nel tentativo – questa volta – di diminuire lo spazio tra sé e ciò che lui considera una minaccia. In questi casi il cane potrebbe anche lanciarsi a bocca spalancata se le sue minacce esplicite non avranno ottenuto un’adeguata risposta.

Ma ci sono anche situazioni nelle quali il cane non è in grado di emettere alcun segnale di preavviso prima di passare al morso. Per esempio quando viene sorpreso mentre si trova in uno stato di elevata eccitazione sostenuta da un’emozione negativa, come la rabbia. In taluni casi si parla di “aggressività rediretta”, ossia quando un cane sta minacciando con veemenza qualcuno (che sia un altro cane, un gatto, una persona, eccetera) e qualcuno lo tocca, magari da dietro. In questo caso farà da padrona la reattività, e il cane sull’onda dell’eccitazione il cane scatterà mordendo l’addove è stato toccato e non avrà il tempo di chiedersi chi sia stato a farlo.

Oppure potrebbe accadere che il cane morda seriamente in risposta ad un dolore acuto, per esempio se inavvertitamente gli si calpestasse una zampa o lo si è toccato in un punto nel quale lui è particolarmente sensibile a causa di una ferita o di una contusione.

A questo punto, fatta eccezione per il comportamento reattivo di cui sopra, dobbiamo anche considerare che il cane potrebbe per più tempo manifestare disagio per una certa situazione, per esempio nei confronti di un bambino il quale non si rende conto che con il suo comportamento gli causa irritazione e nel contempo non è nemmeno in grado di interpretare correttamente la sua comunicazione, i suoi segni di disagio e i suoi avvisi. Ovviamente qui dovrebbero essere i genitori a gestire il comportamento del bambino, ma non entriamo nel dettaglio, limitiamoci al dire che alle volte il comportamento aggressivo di un cane può emergere anche dopo un lungo tempo di esposizione al disagio, dopo numerosissime avvisaglie cadute nel vuoto, ossia che non hanno portato ad un cambiamento della situazione.

Ribadiamo che tutto ciò è subordinato al carattere di un individuo. Per esempio un cane potrebbe essere talmente resiliente dal trattenersi sempre dal mordere ma un altro invece non essere dotato di molta pazienza e limitarsi a brevi comunicazioni del disagio prima di passare ai fatti.

Quando cercare un aiuto professionale

È importante capire quando cercare un aiuto professionale per il comportamento aggressivo nei cani. Se il cane mostra segni di minaccia frequenti e non si è in grado di comprendere quali possano essere le cause di tutto ciò, la cosa dovrebbe essere presa molto sul serio e si dovrebbe cercare un aiuto professionale il prima possibile, magari prima di scatenare una grave aggressione.

L'aiuto professionale può essere ottenuto da un istruttore cinofilo o da un veterinario specializzato in problemi comportamentali il quale potrà anche comprendere se lo stato alterato del cane possa dipendere da un problema fisico o da una patologia psicologica, escludendo altre possibili cause che magari noi non siamo in grado di comprendere o rilevare.

In primo luogo l’intervento sarà mirato a creare le condizioni minime di sicurezza sia per noi che per il cane, e se la situazione è ormai molto compromessa, e i pericoli per i componenti della famiglia, soprattutto per i più vulnerabili, sono troppo elevati si può anche valutare un allontanamento del cane dal contesto famigliare – magari temporaneo – per poter fare le debite valutazioni togliendo tutti i fattori di rischio più importanti.

In conclusione, il comportamento aggressivo nei cani può avere molte cause ma non va considerato qualcosa di alieno alla natura del cane stesso, tutt’altro. Il fatto è che ci sono situazioni e contesti in cui un cane può essere spinto ad un tale comportamento, ci sono fattori legati all’esperienza, all’educazione, allo stato fisico ma anche alla genetica che inducono un individuo ad una maggior propensione allo sviluppo di questo tipo di comportamento. Insomma, non si tratta di un “problema” in sé, ma lo può essere quando questo è espresso fuori contesto, in modo eccessivo, e allora ecco che l’ombra della possibile patologia si fa avanti.

Tutto sta, il più delle volte, nel comprendere e nel prevenire per quanto possibile. Indubbiamente dobbiamo tener presente che però alcune tipologie di cani, alcuni soggetti particolari, immersi in particolari contesti ci consentono un minor spazio d’errore sia nella gestione che nell’interpretazione del loro linguaggio. Per questi cani la differenza la fa la relazione positiva e la capacità di comprendersi. Ecco che allora la prevenzione diventa quasi un processo naturale, per esempio sapendo quali sono quelle particolari situazioni in cui il cane si sente a disagio, oppure che accortezze avere quando stanno per avvenire particolari eventi come l’arrivo a casa di un nostro amico che però è estraneo al nostro cane, al quale non piacciono gli intrusi.

Con tali accortezze il cane, via via, potrebbe anche modificare il suo atteggiamento perché si trova a vivere una vita dove il comportamento aggressivo non ha la necessità di emergere, dove la rabbia, la frustrazione, la violenza e la paura sono spettri lontani sostituiti dalla serenità, dalla tranquillità e dall’equilibrio nella relazione con noi. Invece, «la violenza genera violenza» e alle volte possiamo essere noi stessi ad indurre il nostro cane ad aggredirci o ad aggredire un nostro familiare o un estraneo, magari perché non siamo in grado di valutare quando siamo troppo assertivi con lui o perché qualcuno ci ha detto che tanto i cani comprendono solo la violenza oppure ancora perché ignari di come un cane interpreti il nostro comportamento che a noi pare corretto.

Non è sempre facile comprendere cosa susciti uno stato alterato di un individuo ma certamente se facciamo le cose per bene, se siamo responsabili e abbiamo la giusta sensibilità per percepire il disagio nell’altro, la probabilità che il nostro cane sia indotto ad una aggressione seria sarà alquanto bassa.

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Luca Spennacchio
Istruttore cinofilo CZ
Ho iniziato come volontario in un canile all’età di 13 anni. Ho studiato i principi dell’approccio cognitivo zooantropologico nel 2002; sono docente presso diverse scuole di formazione e master universitari. Sono autore di diversi saggi.
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