"Vorrei ma non posto" è un canzone di J-Ax e Fedez, quest'anno ospite al Festival di Sanremo, in cui all'inizio del testo c'è questo passaggio: "Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vouitton". Il cantante si riferisce a Matilda, il Bouledogue francese di famiglia. La frase apre una finestra su un mondo di animali "star": i cani, così come i gatti, sono infatti sempre più diffusi nelle case di personaggi noti che con molto orgoglio li mostrano attraverso i social. Purtroppo, però, accade spesso che questi animali diventino un po' dei fenomeni da baraccone: vengono vestiti di tutto punto, portati esclusivamente in braccio o nella borsetta, perdendo così la tutta loro caninità e assomigliando sempre di più a degli accessori o a dei piccoli umani, senza molto rispetto per le loro caratteristiche di specie.

I cani da borsetta, simbolo di uno "status sociale"

Le star, si sa, possono influenzare le abitudini del pubblico che li segue, come i vestiti che indossano e il modo in cui parlano. Le mode diventano però dannose quando a essere coinvolti sono altri essere viventi, come i cani domestici. Uno dei fenomeni che infatti ha preso velocemente una brutta piega è quello dei cosiddetti "cani da borsetta" di cui Paris Hilton, ma anche altre star come Britney Spears, si sono fatte portavoce, forse in maniera inconsapevole. Chihuahua o qualsiasi altro cane di taglia toy, di cui già il nome "giocattolo" la dice molto lunga, sono diventati all'improvviso cani ambitissimi da tutti quelli che volevano assomigliare a queste star. Grazie alla piccola stazza, questi cani si sono così trasformati in accessori da infilare nelle borsette griffate, diventando solo un simbolo da mostrare.

Le mode però cambiano e infatti, com'era prevedibile, gradualmente anche questa è cominciata a scemare sino ad arrivare al cosiddetto caso degli "handbag dogs senza più borsetta" ovvero i cani di piccola taglia abbandonati: un fenomeno tristemente frequente e noto soprattutto in Inghilterra. Si è assistito infatti a un incremento fortissimo di micro-cani che giungevano in canile e che di canino non avevano ormai quasi più niente: non erano abituati né a camminare né a relazionarsi con gli altri animali.

Cosa vuol dire antropomorfizzare gli animali e come è bello condividere con loro la vita

Antropomorfizzare vuol dire conferire a un animale sembianze o caratteristiche prettamente umane. L'antropomorfizzazione parte da almeno due assunti sbagliati: il primo è credere che la nostra specie sia il metro di paragone per le altre, il secondo è non rispettare l'etologia, ovvero il comportamento di un'altra specie, qualsiasi essa sia. Trattare un animale come un bambino o come un accessorio infatti vuol dire non accettare che sia un essere vivente con i suoi bisogni e le sue necessità e dunque non considerarlo"altro da noi".

Questo non vuol dire però che non si può giocare con il cane o che fargli indossare un cappellino per scattare una foto divertente il giorno di Natale sia maltrattamento: tutto si può fare se viene ben contestualizzato e non portato all'estremizzazione. Inoltre, se conosciamo bene il nostro cane nei suoi desideri e bisogni, probabilmente sappiamo anche cosa può fargli piacere e cosa invece lo infastidisce. Ci sono attività che divertono noi umani, come scattarci un selfie con il gatto mentre proviamo a mettergli un fiocchetto in testa che non sono comportamenti sbagliati ma sicuramente tollerati dal nostro animale se fatti senza invadere i suoi spazi.  Un cane, ad esempio, è ben felice di collaborare con noi anche quando lo spazzoliamo e curiamo perchè ci piace che abbia il pelo pulito. Insomma, come sempre e anche come nelle relazioni tra esseri umani: il bello sta nel mezzo, tutto è non esagerare.

Ogni cane presenta infatti delle motivazioni, che ci dicono a cosa è interessato nel mondo, che dipendono dalla sua razza ma anche dalla sua personalità, e che è molto importante imparare a comprendere per poter costruire una solida relazione. Se crediamo che le sue motivazioni siano uguali a quelle umane però commettiamo un grande errore: noi non otterremo quel che vogliamo da lui, perché stiamo guardando le cose solo dalla nostra prospettiva, e lui si sentirà frustrato perché non potrà esprimere se stesso.

C'è infatti solo un modo in cui possiamo imparare qualcosa dalle altre specie: accettare la loro diversità e lasciarci guidare verso nuovi orizzonti conoscitivi e comunicativi, abbandonando così, finalmente, quell'idea di superiorità umana che ci impedisce una conoscenza profonda di chi è diverso da noi.

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