Spesso si fa confusione tra i termini domesticazione e addomesticamento, sia perché vengono utilizzati erroneamente come sinonimi, sia per la somiglianza delle parole. In inglese invece i due termini sono totalmente diversi: domestication si riferisce alla domesticazione per l'appunto, mentre taming all'addomesticamento. Nonostante a una prima occhiata possa sembrare difficile capire la differenza, in realtà queste due parole si riferiscono a due processi totalmente diversi. Vediamo insieme cosa distingue gli animali domestici da quelli addomesticati e in che modo utilizzare queste due parole correttamente.

Che cos'è la domesticazione e come avviene

La domesticazione è un processo molto lungo, della durata di migliaia di anni, che agisce su una specie selvatica che, attraverso una serie di cambiamenti morfologici, fisiologici e comportamentali, diventa domestica differenziandosi così dall'antenato selvatico da cui deriva. La domesticazione inizia, spesso ma non sempre, dall'incontro di una specie selvatica con l'uomo.

Da questo incontro può nascere una relazione del tipo do ut des in cui entrambe le specie ricavano un vantaggio dall'altro. Per fare un esempio, possiamo immaginare il primo incontro con un gatto: circa 10 mila anni fa, quando c'è stato l'avvento dell'agricoltura, un individuo ancora selvatico, ma particolarmente docile, si è avvicinato all’uomo alla ricerca di cibo. È quindi cominciato ad entrare nei granai, dove ha trovato quello che cercava: topolini e altri roditori di cui potersi cibare.

L'uomo d'altro canto, accortosi della sua presenza, non l'ha scacciato: al contrario, si è reso conto che poteva finalmente sbarazzarsi di quei piccoli animali senza fatica. Così è cominciata la relazione uomo-gatto che, pur non essendo da subito molto intensa, ha poi portato al micio che si trova sul nostro divano. Ma com'è avvenuta questa trasformazione da gatto selvatico a gatto steso sul nostro divano?

Il processo non è così difficile da capire: quando alcuni individui, i più mansueti e meno spaventati dall'uomo, hanno cominciato a avvicinarsi alla nostra specie, convivere negli stessi luoghi ed accoppiarsi tra loro la docilità si è potenziata, ma non solo. Insieme a questo carattere infatti si sono selezionati tutta un'altra serie di tratti, legati improrogabilmente proprio alla docilità, come ad esempio macchie bianche nel pelo, periodo riproduttivo più esteso, riduzione della taglia dei denti, alterazioni della morfologia del cranio e delle orecchie, coda arricciata e orecchie pendule.

Queste caratteristiche, che Darwin definì, già nel lontano 1868, “sindrome da domesticazione” compaiono in tutte le specie domestiche, attraverso la selezione del solo carattere della docilità, che avviene facendo accoppiare gli individui più mansueti tra loro. Solo in tempi recenti si è scoperta la causa di questa sindrome, grazie ad una ricerca pubblicata su Genetics: l’alterazione delle cellule della cresta neurale che è avvenuta in tutte le specie domestiche.

In poche parole, queste cellule hanno il compito di formare i tessuti e, durante la domesticazione, c'è una riduzione del loro numero o della loro migrazione, il che porta a un'alterazione dei tessuti di cui sono responsabili. Ad esempio, i denti delle specie domestiche sono più piccoli perché arrivano meno cellule della cresta neurale nella zona dei denti, così come anche per le orecchie pendule, dovute probabilmente a meno cellule che arrivano per formare la cartilagine.

Le famose volpi di Belyaev e l'esperimento della domesticazione

Nel 1959, un genetista di nome Dmitry Belyaev, originario dell'ex Unione Sovietica, cercò di riprodurre il processo di domesticazione sulla volpe argentata, una variante della volpe rossa (Vulpes vulpes). Gli esemplari provenivano da un allevamento di animali da pelliccia situato in Estonia. In questo caso, a differenza di ciò che è accaduto al cane o al gatto, la domesticazione non è avvenuta spontaneamente, ma al contrario, è stata forzata e accelerata dalla mano dell'uomo.

Belyaev ha infatti prima di tutto valutato quali individui di volpe mostravano comportamenti meno aggressivi nei confronti dell’uomo, rappresentando quindi i più mansueti. Dopodiché li ha selezionati e li ha fatti accoppiare tra loro.

Incredibilmente, dopo sole poche generazioni, le volpi già presentavano alcuni tratti tipici della domesticazione come un'accentuata docilità: cominciarono infatti a scodinzolare fino ad arrivare a leccare addirittura la faccia dei ricercatori. Ma non solo: hanno cominciato anche a emergere delle macchie bianche sul pelo, la coda si è arricciata, e le orecchie sono diventate pendule.

Un risultato davvero sorprendente: in solo poco più di 50 anni, Belyaev è riuscito a domesticare una specie selvatica, già abituata però all'uomo, selezionandone esclusivamente la docilità e generando di conseguenza nuove caratteristiche, che non erano presenti nella specie selvatica né che aveva volontariamente selezionato.

Il motivo della velocità del processo in questo esperimento è dovuto al fatto che le volpi erano state prese da un allevamento, e quindi erano già abituate al contatto con l'uomo. Inoltre quello stesso allevamento non si riforniva di esemplari catturati in natura, e quindi le volpi non possono essere definite propriamente selvatiche, in quanto probabilmente già avevano qualche carattere domestico.

Che cos'è l'addomesticamento e come avviene

L'addomesticamento è invece un processo molto più rapido e possiamo definire anche più semplice rispetto alla domesticazione. Un individuo selvatico, come ad esempio una tigre, che nasce e vive in cattività, si abitua a convivere con l'uomo e diventa piuttosto docile, ma questo comportamento non è nella sua genetica e quindi non può essere tramandato. Al contrario è frutto di uno stato di cattività e del contatto continuo con la nostra specie sin dalla nascita.

La tigre rimane così geneticamente selvaggia e viene abituata a fare un certo tipo di cose e comportarsi in maniera pacifica: questo è l'addomesticamento. Niente macchie bianche, orecchie pendule e code arricciate però: per queste ci vuole una selezione che dura migliaia e migliaia di anni. Un altro esempio è un animale selvatico in un circo: può essere addomesticato a compiere una certa cosa, ad esempio, come purtroppo spesso ancora accade, a saltare in un cerchio di fuoco. Ma geneticamente rimane sempre un animale selvatico.

Differenze tra domesticazione e addomesticamento

La domesticazione è quindi un processo molto più lungo dell'addomesticamento e richiede una selezione genetica degli individui durante un lasso di tempo che può durare anche migliaia di anni. Inoltre, fa sì che vi siano delle modificazioni fisiche e etologiche che, a partire da alcuni individui, danno poi origine a una specie o una sottospecie diversa da quella selvatica da cui deriva. Queste modificazioni sono quindi permanenti e vengono trasmesse alla prole, rendendola appunto domestica. Le specie domestiche hanno tutte delle caratteristiche in comune, come ad esempio una maggiore docilità e propensione alla convivenza con la nostra specie.

Al contrario, l'addomesticamento avviene su un singolo individuo, o più individui, che viene abituato al contatto con l'uomo o a cui viene insegnato un particolare comportamento. Questo però non viene trasmesso alla prole e quindi non genere una nuova specie o una sottospecie diversa da quella da cui deriva. L'individuo è quindi addomesticato ma rimane geneticamente sempre lo stesso, ossia selvatico, e i suoi figli dovranno essere addomesticati a loro volta per far emergere lo stesso comportamento. Inoltre, non vi sono cambiamenti a livello genetico, fisico e comportamentale della specie addomesticata e quindi è un processo molto più limitato e breve rispetto alla domesticazione.

Juliet Clutton-Brock, autrice del libro “Storia naturale della domesticazione dei mammiferi” spiega così la differenza tra i due processi che rende bene l'idea: Per animale addomesticato si intende un individuo, appartenente ad una specie selvatica, reso docile e tollerante nei confronti dell’uomo; per animale domestico si intende invece un animale appartenente a una specie la cui forma e il cui comportamento sono stati modificati profondamente, così che il suo benessere e la sua sopravvivenza dipendono ora dalla sua relazione con la società umana…

Storia della domesticazione

Il cane è stato il primo animale in assoluto ad essere domesticato e il processo di domesticazione risale a circa 40.000-15.000 anni fa, un arco di tempo piuttosto ampio a cui ancora non c'è una risposta certa. La domesticazione è poi continuata, interessando nuove specie animali, quando l'uomo ha dato il via alla cosiddetta rivoluzione agricola, circa 12.000 anni fa, e ha cominciato a insediarsi gradualmente in maniera stabile, passando da una vita nomade ad una più sedentaria.

Ha quindi sentito il bisogno di controllare e domesticare sia le specie vegetali che animali per poterne ricavare un vantaggio. È così quindi che sono nati gli animali da allevamento come pecore, mucche e maiali e gli animali da lavoro o da tiro come cavalli e asini.

C'è però, a questo punto, un'importante considerazione da fare: non tutti gli animali possono essere domesticati. Per prender parte efficacemente a questo processo le specie selvatiche devono infatti presentare alcune caratteristiche, come spiega Jared Diamond, professore di fisiologia dell’Università della California con sede a Los Angeles, nel libro Il terzo scimpanzé – Ascesa e caduta del primate Homo sapiens:

  • una dieta non troppo specializzata, in quanto sarebbe difficile e costoso allevarla e selezionare i tratti desiderati nelle generazioni;
  • il raggiungimento della maturità sessuale in un arco di tempo non troppo lungo;
  • la capacità di riprodursi in cattività;
  • un carattere già piuttosto docile;
  • una socialità spiccata e una bassa tendenza allo spavento, che renderebbe troppo difficile la selezione in cattività.

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