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Etologa

Il maiale (Sus scrofa domesticus), anche detto suino, è un mammifero domesticato della famiglia dei suidi (la stessa famiglia a cui appartengono i cinghiali, Sus scrofa). Il nome di questo animale deriva dal latino maialis, molto probabilmente perché la specie veniva sacrificata un tempo alla dea Maia, madre di Hermes (Mercurio). Questo mammifero viene detto comunemente anche porco, termine che nella lingua italiana ha assunto un valore potenzialmente offensivo, in quanto collegato a qualità sgradevoli, ma considerate erroneamente appartenenti al maiale: sporcizia e alimentazione a base di rifiuti.

Questo animale cambia nome in base all'età e al sesso. Appena nato e fino al termine dello svezzamento infatti, viene chiamato lattonzolo. Dai 25 ai 35 chilogrammi viene chiamato lattone, per poi passare al nome di verretto o verro, se si tratta di un maschio destinato alla riproduzione. La scrofetta è invece la femmina destinata alla riproduzione, chiamata così fino al primo accoppiamento, poi prende il nome di scrofa. Inoltre, il maiale destinato alla produzione di salumi è chiamato magroncello, mentre quello destinato al macello, quando raggiunge i 150 – 180 kg, è chiamato  maiale pesante.

Come è fatto il maiale

Il maiale è un animale tozzo, descritto in alcuni casi come "a forma di botte", per via della forma del suo lungo busto. La testa è molto grande, mentre il muso (anche chiamato grugno) è mobile e allungato. Gli occhi sono piccoli e posizionati lateralmente: questo animale ha un ampio campo visivo, ma non è dotato di ottima vista. Le orecchie sono quasi sempre a punta, ma alcune tipologie di maiale hanno le orecchie rivolte verso il basso. L'udito e l'olfatto sono particolarmente sviluppati (La legge italiana lo vieta, ma alcuni maiali sono addirittura in grado di trovare i tartufi!). La coda è attorcigliata e gli arti sono corti e terminano in 4 unghioni. Purtroppo, all'interno degli allevamenti intensivi la loro vita è molto corta e vengono macellati intorno ai 5-8 mesi (quando raggiungono i 100 – 110 kg). Una scrofa può avere dagli 8 ai 12 piccoli in un solo parto e, secondo uno studio pubblicato nel 2013 riguardo le abilità cognitive dei maiali, gli ambienti privi di stimoli all'interno degli allevamenti intensivi possono condizionarne il funzionamento cognitivo dei cuccioli.

Il cinghiale è una delle specie appartenenti alla famiglia dei suidi, ma a differenza del maiale domestico, presenta una dentatura più evidente e una pelliccia più folta, adatta alla vita all'aperto (a differenza dei suini addomesticati che vivono più spesso a contatto con l'uomo). Il corpo del cinghiale, inoltre, ha un colore bruno estremamente diverso dai classici maiali domestici (anche se alcune sottospecie sono sono più scure e non unicamente rosa). La lunghezza del busto inoltre è inferiore. Infine, mentre i maiali sono diffusi in tutti i continenti, i cinghiali sono presenti unicamente in Asia e in Europa, anche se bisogna sottolineare che da poco sono stati reintrodotti dall'uomo in alcune zone dell'Australia settentrionale e del Brasile. Le due specie sono comunque interfeconde e, in alcune zone del mondo, in cui entrambe sono presenti allo stato brado (il maiale è in grado di reinselvatichirsi molto rapidamente), può avvenire una sorta di inquinamento genetico dato dall'accoppiamento tra un maiale e un cinghiale. Gli ibridi che ne derivano mettono a rischio la sopravvivenza delle popolazioni locali di entrambi questi mammiferi.

Alimentazione e habitat

Il maiale è un animale dall'alimentazione generalista, capace di adattarsi con abilità alle risorse presenti sul territorio. Questo genere di dieta permette agli animali di diffondersi in ampi areali, potendo trovarli in tutti i climi, eccezion fatta per quelli eccessivamente aridi e quelli eccessivamente freddi. Allo stato brado, il maiale si nutre di radici, semi, frutta, foglie, tuberi e anche insetti, questo significa che non si nutre di rifiuti o di scarti alimentari, come talvolta si pensava in passato. All'interno degli allevamenti, invece, la dieta varia in base all'utilizzo che viene fatto dell'animale.

Il maiale nel mondo musulmano ed ebraico

Il maiale è, secondo la fede musulmana, un animale impuro, come descritto nel Corano, dove viene definito haram, ovvero proibito. Secondo questa religione, vi è uno stretto collegamento tra ciò che l'essere umano è e ciò che ingerisce. Per questo motivo, il maiale (che si crede mangi rifiuti) viene considerato troppo "sporco" per essere ingerito. Oltre alle motivazioni religiose, alcuni sostengono vi siano ragioni ecologico – sanitarie, per cui il divieto nascerebbe come un intento di proteggere i fedeli dalla nocività di questo tipo di carne (se non mantenuta alle corrette temperature) nei climi eccessivamente caldi.

Secondo il Corano, però, vi sono alcune eccezioni per la consumazione della carne di maiale: essa può venire consumata se si rischia di morire di fame, oppure in caso non vi sia  proprio nessuna alternativa. Alcuni paesi del Medio Oriente però (Iran, l’Arabia Saudita e Qatar) ne vietano addirittura la produzione, l’importazione e la vendita.

I musulmani non sono gli unici ad applicare il divieto di consumazione di carne di suini: anche la religione ebraica prevede l’assoluto divieto di mangiare il maiale. Anche l’Ebraismo, infatti, riconosce l'esistenza di cibi puri e impuri, Entrambe le religioni chiedono inoltre di rispettare norme molto rigide riguardo le carni consentite: possono essere consumate, infatti, solo se prima sono sottoposte alla macellazione rituale, la quale impone che l'animale non venga stordito prima dei essere ucciso tramite iugulazione (recisione delle vene giugulari) finché è ancora cosciente.

Il maiale e l'uomo: storia e conservazione della specie

Il primo maiale addomesticato ha avuto origine dal cinghiale in Medio Oriente tra il 9000 e il 7000 a.C. L'attuale popolazione mondiale di suini domestici supera i 950 milioni, secondo quanto riportato in uno studio pubblicato su Animal Behavior and Cognition nel 2014. Si tratta di animali che, nell'economia mondiale, rappresentano un mercato multimiliardario per l'ampio consumo che ne viene fatto. Di questo animale, infatti, non solo viene utilizzata la carne di tutte le parti del corpo (dalla testa, alle zampe, alla coda), ma anche le setole (ad esempio per la produzione di pennelli).

Sebbene ad oggi, per valutare il suo benessere all'interno degli allevamenti, vengano analizzati parametri legati all'aspetto estetico (peso, presenza di ferite, qualità dell'alimentazione), sempre più ricercatori richiedono di approfondire gli studi riguardo alla possibilità di considerare anche lo sviluppo di comportamenti considerati "positivi", come ad esempio il gioco. In questo modo, sebbene il destino rimanga legato al consumo alimentare, verrebbe assicurata una qualità della vita migliore.

In tutta Europa è in atto una battaglia, portata avanti dalla coalizione di associazioni nota come End the cage age, per velocizzare il processo di eliminazione delle gabbie all'interno degli allevamenti intensivi, in modo da ridurre il numero di maiali costretti a condurre un'esistenza priva dei parametri di base per il benessere psicofisico dell'animale. Il cortometraggio Motherhood, prodotto dalla regista olandese Eline Schellekens, racconta le condizioni di vita dei lattonzoli all'interno degli allevamenti intensivi, durante il periodo dello svezzamento, denunciando l'abitudine di tenerli separati dalla madre anche prima del distacco definitivo, quando vengono portati all'ingrasso. In quella fase, la madre può essere nuovamente ingravidata e partorire altri piccoli, ai quali presto toccherà lo stesso destino.

Negli ultimi in Italia anni sono stati avviati molti progetti di recupero delle razze autoctone come la Cinta Senese, il Suino Casertano o il Suino Romagnolo, ma, anche in questo caso, si tratta di interventi legati spesso alla valorizzazione delle produzioni tipiche alimentari (prosciutti, lardo e salumi vari).