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13 Febbraio 2024
12:00

Come far capire il “no” al cane

Per insegnare il "no" al cane è importante innanzitutto essere per lui una figura di riferimento e capire quando è necessario usare questo termine. Vediamo in quali contesti può essere utile e quali sono i motivi per cui il cane sembra non capire il significato del "no" nella consapevolezza che ogni cane è un individuo a sé e che ogni relazione è un mondo a sé.

Membro del comitato scientifico di Kodami
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Insegnare al cane il significato del "no" può tornare utile in alcune situazioni. Purtroppo, però, questa parola viene utilizzata troppo spesso da noi umani, finendo per perdere completamente il suo valore e divenire una sorta di rumore di fondo, a cui il cane non presta più alcuna attenzione. Inoltre, tendiamo a dare a questo termine un valore fortemente emotivo, proprio perché le richieste a cui è legato riguardano soprattutto momenti in cui potrebbe esserci un pericolo o un'emergenza. Ci troviamo quindi ad urlare "no" con preoccupazione, trasmettendo al cane uno stato di ansia che lo porterà, forse, ad interrompere ciò che stava facendo, ma non perché ha sentito la nostra richiesta, bensì perché si è spaventato.

I pet mate spesso si chiedono per quale motivo il cane con cui vivono dia l'impressione di non capirne il significato. Ciò avviene, nella maggior parte dei casi, proprio perché abbiniamo il "no" a troppi contesti diversi. Il cane, quindi, non riesce a trovare un nesso tra tutte queste situazioni e di conseguenza ci ignora.

L'equivoco sta nel fatto che ci illudiamo di poter usare il "no" come un incantesimo per evitare che proponga comportamenti che consideriamo scorretti come ad esempio l'abbaiare, l'allontanarsi da noi, il mordere i mobili o fare i bisogni in casa. 

In tutte queste situazioni, però, non basta pronunciare due lettere per modificare ciò che accade ma bisognerà affrontare la tematica nella sua complessità, ragionando sulle motivazioni che lo spingono ad agire in quel modo.

Affinché il "no" abbia davvero un senso serve prima di tutto una comunicazione chiara, coerente e "rodata" tra cane e pet mate. Inoltre dobbiamo concentrarci sull'offrirgli opportunità ancor prima di divieti: se l'umano di riferimento viene considerato come una figura capace di accompagnare consapevolmente in avventure interessanti, sarà più facile, quando necessario, chiedere al cane di evitare uno specifico comportamento. Il "no", insomma, deve diventare più che altro un'indicazione simile a: «Interrompi ciò che stai facendo e cambialo con qualcos'altro».

Perché insegnare il "no" al cane

Il "no" non va considerato come una formula miracolosa capace di risolvere tutti i disagi della convivenza con il cane. Andrebbe invece pensato come un "segnale di emergenza", da utilizzare quando ve ne è davvero il bisogno, come ad esempio per evitare che il cane ingerisca qualcosa di potenzialmente pericoloso, oppure per fare in modo che non attraversi la strada da solo.

In quest'ultimo caso però, soprattutto se la relazione è profonda e se la comunicazione del pet mate è chiara, gli si può insegnare il significato del termine "fermo" che, essendo circoscritto all'interno di un determinato contesto, risulterà più coerente e chiaro.

Come insegnare al cane il significato del "no"

Per insegnare al cane il significato del "no" bisogna prima di tutto avere la certezza di rappresentare, per lui, una figura di riferimento affidabile e interessante. Se con lui si trascorre molto tempo e gli si offre l'opportunità di svolgere attività diverse tra loro, interessanti e coinvolgenti, il fatto che di tanto in tanto servirà precludergli qualcosa risulterà più accettabile. Può sembrare strano ma affinché il cane accetti i no deve prima di tutto avere l'opportunità di sentirsi dire anche e soprattutto "sì". Ciò non deve avvenire per forza letteralmente, ma attraverso i normali gesti quotidiani che arricchiscono la vita.

Per comprendere meglio questo approccio possiamo pensare a come ci sentiamo noi umani se uno sconosciuto ci dice: «Non andare a fare una passeggiata». Come ci sentiamo, invece, se a dirlo è un amico o un membro della nostra famiglia? In quest'ultima situazione ci chiederemo sicuramente quale sia il motivo per cui non dovremmo farlo e, probabilmente, ascolteremo il consiglio, proprio perché ci fidiamo di chi ce lo sta dando.

Se si è davvero convinti di poter già inserire il "no" nella comunicazione di tutti i giorni con il proprio cane, si può pensare di farlo inizialmente durante il gioco, prendendo una scatola e mettendola al suolo accanto a un altro oggetto. Se il cane si lancia sulla scatola, gli si dice (delicatamente e senza urlare) "no", mentre se si avvicina all'altro gioco, lo si premia. In questo modo il valore del "no" viene sempre trasmesso contemporaneamente con un'alternativa.

Questa modalità rappresenta però solo un esempio e potrebbe non risultare adatta a tutti i cani. Se la scatola non attira l'attenzione, infatti, si può pensare di cambiare oggetto, sostituendolo con qualcosa che risulta un po' più interessante. Difficile dire cosa, lo avrete capito: ogni cane ha le sue preferenze e sta a voi scoprire quali sono quelle dell'amico che vi siete scelti. Evitiamo però di scegliere un gioco che tende ad eccitarlo troppo perché l'emozione potrebbe portarlo a faticare nella concentrazione.

Anche in questo caso dobbiamo prendere in considerazione la personalità del soggetto con cui stiamo dialogando, perché alcuni potrebbero risultare troppo insicuri e timidi e, con questo tipo di indicazione, potrebbero "chiudersi" ulteriormente. Il nostro tentativo potrebbe diventare addirittura controproducente per la relazione. Altri invece, potrebbero sentirsi mossi dalla motivazione competitiva o possessiva e potrebbero cercare di rubarci l'oggetto in questione.

Cosa fare se il cane non ascolta

Dobbiamo prima di tutto chiarire cosa si intende per "non ascolta". Spesso, infatti, questa frase viene usata in maniera generale, per dire che il cane non segue le indicazioni che gli vengono date. Come abbiamo visto, però, affinché le richieste vengano accolte, analizzate, accettate e messe in pratica lo strumento più utile è quello della relazione basata su conoscenza reciproca e fiducia. In secondo luogo, dobbiamo anche considerare che la comunicazione deve essere coerente: ciò significa che per ogni richiesta possiamo utilizzare una parola diversa, in modo che capisca più semplicemente a cosa ci riferiamo. Inoltre, il cane potrebbe anche conoscere il significato del "no", ma potrebbe trovarsi in una situazione in cui non è in grado di ascoltare la nostra indicazione.

Quando si vive una condizione di difficoltà nella relazione con il proprio cane, però, la cosa migliore da fare è contattare un educatore cinofilo (se il cane è cucciolo) e un istruttore cinofilo (se il cane è adulto). Durante il percorso di educazione si potrà andare a fondo delle singole complessità che si stanno affrontando, per cercare una soluzione davvero adeguata e su misura per la famiglia e per il cane in questione.

Dobbiamo infatti considerare che, esattamente come noi, anche i cani sono individui unici, dotati di una personalità fatta interessi, bisogni, desideri e soprattutto di unicità che vanno conosciute ed ascoltate.

Come far capire al cane che ha fatto qualcosa di sbagliato

Per fare capire al cane che sta facendo qualcosa che, secondo noi, è sbagliato ci sono molti modi ed è davvero complesso trovare una soluzione che sia valida per ogni cane. Affinché l'indicazione sia efficace bisogna soprattutto considerare quale è la cosa che sta facendo nello specifico e in che contesto ci si trova. Non dimentichiamo, infine, che sarà utile ragionare anche sulle emozioni che lo guidano e sulle motivazioni che potrebbero spingerlo ad agire in un certo modo. Parlare di "azione sbagliata" quando si fa riferimento a un cane che si allontana da noi, ad esempio, non è corretto, perché la motivazione perlustrativa (bisogno e desiderio di mappare il territorio), è dal suo punto di vista una delle azioni più importanti della sua vita.

Se l'azione sbagliata riguarda invece il cucciolo ed è rappresentata, ad esempio, dall'abitudine di mordere i mobili, allora è importante avere la prontezza di comprendere che il comportamento rappresenta in realtà una necessità del soggetto. Il "no", in questo caso, può essere sostituito da un'alternativa: Invece di impedire la masticazione, gli si può offrire un apposito masticativo, in modo che possa appagare il suo bisogno.

Le variabili sono davvero moltissime e un comportamento potenzialmente corretto all'interno di una specifica relazione è invece da considerarsi scorretto in altre situazioni. Per essere pet mate responsabili è importante prima di tutto adeguare la nostra reazione alla sua età, alla personalità, al contesto in cui ci si trova, senza dimenticare che potrà fidarsi davvero di noi solo se sente di comprenderci ed essere compreso.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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