A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

La crescita della società umana è sempre stata accompagnata da canoni estetici che l’hanno caratterizzata. Come effetto collaterale, siamo però passati da stimatori e ricercatori della bellezza ad esserne vere e proprie vittime.

Purtroppo, però, senza chiederlo loro, abbiamo incluso anche i nostri compagni più antichi, i cani, in queste dinamiche sociali. Da un lato la selezione genetica ha consentito di creare numerose razze con standard morfologici davvero molto diversificati, spesso anche non funzionali o pericolosi per la salute degli individui. E, come se non bastasse, anche sui nostri compagni abbiamo pensato bene di creare la chirurgia estetica.

Siamo ormai quasi disabituati alla vista di cani con orecchie rette e affilate quasi fossero lame ma, purtroppo, possiamo ancora imbatterci nella visione di questa forma di maltrattamento animale.

Cosa è la conchectomia?

In Italia, le pratiche del taglio delle orecchie (conchectomia) e della coda (caudectomia) sono assolutamente illegali. Usando una terminologia più appropriata, queste devono essere definite come “amputazioni” o, meglio ancora, “mutilazioni”.

Il termine “taglio delle orecchie” non è adatto a descrivere questa pratica chirurgica. Non possiamo semplificare l’invasività ed il risultato della pratica con il termine “taglio”, più appropriato per le unghie o per il pelo dell’animale. Nel caso del padiglione auricolare si tratta appunto di un’amputazione di estremità vitali del corpo, composte da vari tessuti (cute, cartilagine, vasi sanguigni, nervi), ma anche funzionali.

Quando svolta senza una motivazione medico-curativa l’amputazione è quindi una mutilazione bella e buona di un organo funzionale e, nel panorama giuridico italiano, è classificata come maltrattamento animale, quindi punibile penalmente.

L’amputazione è molto dolorosa e viene fatta intorno ai 3-4 mesi di età. L’intervento avviene tramite il taglio della parte “blanda” del padiglione auricolare per ottenere un aspetto specifico che coincide con l’immagine desiderata. Circa i 2/3 del padiglione sono solitamente rimossi. Dopo l’intervento, le orecchie sono fasciate, a volte steccate, e sostenute in posizione eretta. Il processo di guarigione avviene con le orecchie in questa posizione. Le fasciature devono essere periodicamente cambiate fino a che l’orecchio non si reggerà da solo in posizione eretta, questo processo può durare fino ad otto settimane.

Perché non tagliare le orecchie al cane?

Essendo l’intervento elettivo e senza nessun fine utile dobbiamo inevitabilmente giudicarne gli effetti sulla salute e sul benessere dell’animale.

L’animale è sottoposto a un’anestesia totale, di per sé fase sensibile dell’intervento per la quale, in condizioni di legalità, siamo chiamati a firmare sempre un consenso informato. Molti, invece, praticano addirittura l’intervento solo in sedazione con anestesia locale. Questi individui difficilmente lavorano seguendo le buone pratiche di monitoraggio anestesiologico, sterilità degli ambienti e dei materiale, per citarne alcune.

Affermo senza remore e mossa dal codice deontologico, intima essenza della nostra professione, che nessun individuo che pratica questo intervento è degno del nome di medico veterinario.

A seguire, l’animale nel post-operatorio sentirà dolore, specialmente durante il cambio dei bendaggi e durante l’eventuale pulizia delle cicatrici, e dovrà prendere farmaci antidolorifici e antibiotici.

Dopo l'intervento chirurgico, alcuni cani possono sviluppare complicazioni come infezioni batteriche; non è però infrequente anche l’insorgenza di ipersensibilità al tatto dovuta alla memoria delle terminazioni nervose che sono state recise durante l'intervento, o se la procedura non è eseguita correttamente.

Alcuni cani possono soffrire la sindrome del dolore fantasma, che può avvenire dopo gli interventi di amputazione, come negli arti. L’animale sente quindi dolore nella zona, nonostante le orecchie siano state asportate.

I bendaggi, molto fastidiosi, occludono inoltre il canale auricolare, favorendo quindi l’insorgenza di otiti. I cuccioli dovranno quindi stare a riposo per questo lungo periodo estremamente delicato per lo sviluppo psichico-cognitivo e la socializzazione con altri cani, con i quali non potranno giocare.

Soffermiamoci anche a pensare all’organo che stiamo asportando.

Le funzioni del padiglione auricolare sono sia di protezione del sensibilissimo organo dell’udito (orecchio medio ed orecchio interno), ma hanno anche una funzione nell’udito stesso. Fungono sia come cassa di risonanza per alcuni suoni che come antenna, potendo direzionarsi verso la fonte del suono per captarne al meglio l’origine e le caratteristiche.

Il padiglione auricolare ha inoltre un’importantissima funzione nella comunicazione del cane. La posizione, la direzione, l’inclinazione e i movimenti hanno tutti uno specifico ed inequivocabile significato comunicativo, e quindi sociale, in grado di descrivere lo stato d’animo dell’individuo. Perché sottrarre gli animali di questa innata possibilità?

Chi approccia un cane con le orecchie tagliate ha uno strumento in meno per valutarne l’atteggiamento durante le interazione. Questo cambio morfologico dell’animale influisce quindi in maniera negativa anche sulla relazione uomo-animale, andando a rinforzare la stigmatizzazione soprattutto delle razze canine dove esiste già un pregiudizio culturale, come i Pitbull.

Quali sono giustificazioni per la conchectomia?

Oggi questa pratica è illegale ed obsoleta, anche se non scomparsa, ma fino a non troppo tempo fa era consueta. Diverse sono le giustificazioni per compierla, in primis quelle estetiche, seguite da motivazioni “funzionali” per la caccia.

Proviamo a fare un esercizio, riportiamo alcune di queste motivazioni a sostengo della mutilazione e, ragionando, osserviamo se sono realmente fondate o no.

La motivazione meramente estetica dei tutori di cani appartenenti ad alcune razze (come Dobermann, Pitbull, Cane Corso o Dogo Argentino), che desiderano imporre al proprio animale caratteristiche fisiche che richiamano all’aggressività o alla pericolosità, di per sé si smonta da sola. Ma quale buon tutore metterebbe il proprio compagno nelle condizioni precedentemente elencate che, assicuro ne farebbero volentieri a meno, per esaltarne volutamente un impatto visivo che richiami all’aggressività?

I fanatici delle razze, siano essi allevatori o tutori, giustificano inoltre le mutilazioni come indispensabili per mantenere gli standard di razza, che inevitabilmente nel tempo sono cambiati.

L’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) ha finalmente preso una posizione contro le amputazioni; dal 1 gennaio 2021 tutti i cani nati con orecchie e code amputate nati a partire da quel giorno, non possono partecipare alle gare, neppure con un certificato veterinario. Divieto che è poi diventato definitivo e senza eccezioni per il taglio di orecchie a partire dal 2023. Ci siamo arrivati, tardi, ma ci siamo arrivati.

Tra le altre frequenti motivazioni abbiamo la prevenzione di lesioni di questi punti vulnerabili alla presa durante un possibile scontro tra cani. Dovremmo forse però porci qualche domanda sulla gestione del cane che prevede e permette scontri tra cani? Non ci sono giustificazioni!

In quest’ottica, la pratica sarebbe di utilità nel caso di combattimenti organizzati. Non credo ci sia però bisogno di dire che i combattimenti sono un reato gravissimo che permane solo nella clandestinità. In questi casi, quindi, la mutilazione è un crimine di maltrattamento, aggravante al reato di combattimenti clandestini.

La tutela dell’estremità “vulnerabile” del padiglione auricolare è anche sostenuta, specialmente dai cacciatori, nel caso in cui l’animale si possa ferire o impigliare in rovi, fili spinati e quant’altro. Vi sembra credibile? E se sono razze da caccia, perché la spinta genetica non li ha selezionati con le orecchie corte? Mentre, al contrario, la selezione vuole alcuni cani da caccia con belle orecchione pendenti per favorire l’afflusso degli odori al naso.

La comunità clinica veterinaria smonta inoltre l’utilità di questa pratica, come anche la caudotomia, in quanto i cani da caccia presentano più frequentemente lesioni traumatiche dovute a spighe di graminacee nei condotti uditivi o nelle vie respiratorie, attacchi di cinghiali nella zona del tronco e delle zampe e lesioni da impallinamento per mano degli stessi cacciatori. Ammettiamo che anche questa è una giustificazione che lascia un po' il tempo che trova.

C’è chi poi si è sbizzarrito con motivazioni mediche di prevenzione di malattie. Se da un lato è vero, ad esempio, che in alcune razze l’umidità all’interno dell’orecchio è favorita dalle orecchie pendenti e che questa ha un ruolo nella proliferazione di batteri, parassiti o lieviti (come la Malassezia) è anche vero che la letteratura veterinaria fino ad oggi indica che l’amputazione del padiglione non si è dimostrato un intervento preventivo efficace.

Inoltre, a sostegno della non veridicità di questa teoria, affermiamo che le razze alle quali vengono più comunemente fatte le mutilazioni, non sono proprio le più soggette a presentare e recidivare questi problemi di salute, come lo sono ad esempio i Cockero i Basset Hound.

Inutile dire che rimuovere una parte del corpo per evitare patologie o lesioni è estremamente stupido. Potremmo proporre a queste persone di estrarre tutti i loro denti per evitare le carie. Vediamo che ne pensano.

Vecchie leggende vogliono inoltre correlare l’amputazione del padiglione auricolare con la facilitazione ad una migliore udibilità dell’animale. Ecco, questa sì che è fantascienza!

Sono poi numerosi gli umani, con tanto di (falso) certificato veterinario che dichiarano che l’intervento di conchectomia bilaterale sia curativo a seguito di una lesione. Ma è davvero così probabile che il cane si ferisca entrambi i padiglioni auricolari? E se la lesione è in uno, perché si amputa anche l'altro?

Bene, possiamo affermare che non esistono giustificazioni valide per sottoporre gli animali a tanta sofferenza e che ci si è inventato un po' di tutto per giustificare questa barbarie.

Cosa dice la legge a riguardo?

Il 13 novembre 1987 gli Stati europei hanno firmato la Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia, ratificata dall’Italia nel 2010 con Legge propria n. 201/2010.

L’articolo 10 della Convenzione recita che «Gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi debbono essere vietati, in particolare:

  • il taglio della coda;
  • il taglio delle orecchie;
  • la recisione delle corde vocali;
  • l’esportazione delle unghie e dei denti.

Saranno autorizzate eccezioni a tale divieto solamente: se un veterinario considera un intervento non curativo necessario sia per ragioni di medicina veterinaria, sia nell’interesse di un determinato animale; e per impedirne la riproduzione».

La Legge è chiara, e non è prevista alcuna eccezione a tale specifica disposizione per motivi di medicina preventiva o per motivi estetici. Quindi, chiunque (tutore, allevatore, detentore, medico veterinario) violi il divieto sarà punibile per la lesione inflitta, ai sensi dell‘articolo 544 ter del Codice penale (maltrattamento di animali), con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro".

Inoltre, il veterinario che certifica di aver praticato una “conchetomia terapeutica”, è responsabile di reato di falsità ideologica in certificazione, con reclusione fino a un anno. Inoltre, l'Ordine professionale dei Medici Veterinari potrà provvedere alla sospensione dell'iscritto da 1 a 6 mesi o arrivare alla radiazione.