Come impara il cane? E come possiamo insegnargli nuove cose? Si sente spesso dire che basta premiarlo quando emette il comportamento desiderato. Ma questo rappresenta soltanto una parte e, soprattutto, non spiega tutto. Ad esempio non spiega perché, in una data situazione, esprime un comportamento piuttosto che un altro; perché in situazioni simili potrebbe comportarsi in modi diversi; oppure perché nella stessa situazione soggetti differenti fanno cose differenti. È certamente innegabile che se si sente gratificato o ottiene un successo dopo aver fatto qualcosa un cane tenderà a rifarla in futuro. Del resto è così anche per noi. Ed è altrettanto innegabile che il gratificare il nostro amico è fondamentale per fargli capire quali sono quei comportamenti che, nel nostro gruppo, sono ben visti e apprezzati. Ed anzi questo è molto più importante, nella sua educazione, che non il portare continuamente attenzione su ciò che non va sgridandolo o punendolo. E tuttavia sono tanti i fattori da considerare perché altrimenti si rischia di non capire cose che invece sono molto importanti.

I fattori importanti da considerare: l’ambiente

Il primo è l’ambiente. Non viviamo in un luogo asettico e tutto ciò che arriva dal mondo può avere importanti effetti. Per esempio dei rumori o degli eventi che si ripetono costantemente possono cambiare il modo di vivere una certa situazione. Può darsi che il cane si abitui e impari a non farci caso, ma può accadere anche che vi sia una sensibilizzazione. Se ad esempio mettiamo la sua cuccia o la ciotola in un luogo di continuo passaggio potrebbe inizialmente tollerare la situazione di disturbo ma, in un secondo momento, diventare più reattivo, finanche arrivare a reagire quando si passa a distanza. Oppure possiamo pensare a un cane che sta del tempo in giardino: se fuori passano altri cani potrebbe all’inizio reagire solo quando sono vicini per poi imparare a correre e abbaiare anche quando li sente in lontananza.

Anche gli eventi improvvisi, più o meno casuali, possono avere importanti conseguenze sia in senso positivo che in negativo. Se girando per un bosco si incontra un animale selvatico che attira la sua attenzione ecco che ciò potrà creare un’aspettativa anche in occasioni successive e portare il nostro amico ad essere meno attento a noi e più a odori o rumori dell’ambiente. Lo stesso può succedere se qualcosa lo spaventa. L’ambiente dunque è un’importante fonte di apprendimento sulla quale non abbiamo un controllo assoluto. Ne dobbiamo essere sempre consapevoli perché il cane impara molte cose da ciò che gli succede intorno e questo influenza il suo comportamento e la relazione con noi.

Il fattore dei rapporti sociali: il cane che salta addosso per fare le feste, perché lo fa?

Un secondo fattore è quello dei rapporti sociali. Fin da quando nasce, infatti, il cucciolo è inserito in una rete di rapporti che, in tanti modi, ne formano il carattere. A partire dalla mamma e dai fratellini, passando per tutti i membri della famiglia adottiva fino ai cani e le persone che si incontrano per caso, tutti gli incontri sono fonte di importanti informazioni. Da queste il cane imparerà tante cose sia per diretta interazione, sia anche attraverso l’imitazione. Per esempio favorendo o meno certi comportamenti può imparare che alcune cose sono consentite e altre no, o fino a che punto si può arrivare. Tra gli insegnamenti più importanti della mamma ci sono il controllo dell’uso della bocca e le basi dell’autocontrollo. Ciò viene fatto sia lasciando che i cuccioli si esprimano liberamente, sia fermandoli al momento opportuno, quando giocano in maniera troppo irruenta o quando rischiano di farsi male. Questi apprendimenti vengono tuttavia affinati durante la crescita e dopo l’adozione. Ciò che gli lasceremo fare dunque potrebbe confermare quanto imparato oppure cambiarlo.

Il saltare addosso per fare le feste è un classico esempio di quei comportamenti che spesso si accettano dal cucciolo appena adottato. Questo all’inizio gratifica e rende contenti e lui lo percepisce molto bene. Dunque lo fa anche convinto che faccia piacere: impara che ciò è corretto dalle reazioni iniziali delle persone e non sa che, una volta cresciuto, non lo apprezzeremo più così tanto (specie se coi vestiti puliti dovremo poi andare al lavoro, o se arriverà qualche ospite che non gradisce queste interazioni). Anche l’essere accarezzato da estranei può avere importanti conseguenze e, in certi casi, portarlo a reagire anche alla sola vista. Infine anche il rapporto con altri cani (sia di casa che incontrati in giro) può insegnargli molto: dall’averne paura o l’esserne attratto fino anche all’imparare imitandoli. Il frequentare un cane che insegue cose in movimento, ad esempio, può insegnargli a fare lo stesso e, similmente, può imparare ad abbaiare in particolari situazioni o ad essere più o meno irruento verso persone e altri cani.

Perché alcuni cani imparano delle cose e altri no?

Ma perché accade che, anche vivendo esperienze simili, certi problemi (o certe capacità) emergono in alcuni cani e non in altri? Perché, ad esempio, alcuni imparano subito a starci vicino in passeggiata e tornare al richiamo, a stare tranquilli in casa o in giardino, a non saltare addosso o a farsi accarezzare da chiunque, mentre altri sembrano fare grande difficoltà? Ciò è dovuto al terzo e forse più importante dei fattori: quello dell’individualità. La soggettività è una caratteristica imprescindibile dei nostri amici. A questa vanno poi aggiunte le doti di razza, che abbiamo selezionato e che determinano importanti predisposizioni. Uno stesso identico oggetto, ad esempio una pallina, verrà visto in modo molto diverso da cani diversi. Mentre per un Maremmano potrebbe rappresentare qualcosa da difendere, un Border Collie la vedrà come qualcosa da inseguire e questo cambierà enormemente ciò che impareranno da questo medesimo oggetto.

Per tutte queste ragioni parlare solo di premi e punizioni non soltanto è incompleto, ma non è neanche rispettoso dell’intelligenza e della soggettività dei nostri cani. Se, oltre al rispetto della sua soggettività, non avremo grandissima cura dell’ambiente che gli creeremo attorno e delle esperienze che gli faremo vivere quel comportamento corretto che vorremmo premiare potrebbe diventare soltanto una chimera… un essere fantastico, ma che purtroppo non esiste.

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