10 Febbraio 2024
10:00

Perché i cani amano rincorrersi quando giocano?

I cani amano rincorrersi quando si interfacciano con i loro simili. Il motivo per cui giocano in questo modo è legato alla loro storia evolutiva e per ritrovarne le origini dobbiamo tornare indietro di 30 mila anni.

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Membro del comitato scientifico di Kodami
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Quando si interfacciano con i propri simili i cani amano rincorrersi, anche se alcuni lo fanno più frequentemente di altri. Ciò è dovuto al fatto che le spinte etologiche della specie si mescolano con le predisposizioni comportamentali e fisiche del singolo, dando forma ad una personalità unica. Il rincorrersi, quindi, pur essendo una predisposizione innata, si presenta in maniera più o meno frequente nei singoli cani.

Il motivo per cui giocano in questo modo è profondamente legato alla loro storia evolutiva e per ritrovarne le origini dobbiamo tornare indietro fino a oltre 30 mila anni fa, quando i cani ancora non convivevano con noi ma vivevano allo stato selvatico e dovevano occuparsi in autonomia di procurarsi le risorse alimentari. In quell'epoca, la specie non era esattamente uguale a come la conosciamo oggi, anche perché la selezione avvenuta per mano dell'uomo ne ha modificato fortemente sia il comportamento che la sua morfologia.

Ciò nonostante, permangono alcuni tratti comuni con gli altri predatori della famiglia dei canidi e, infatti, anche i lupi, in particolare nei primi mesi di vita, tendono a giocare rincorrendosi tra loro, simulando in un certo senso le attività di caccia che torneranno utili una volta raggiunta la maturità.

Questo tipo di interazioni sono momenti importanti che allenano le abilità sociali e hanno a che fare con alcune motivazioni in particolare, ovvero quella predatoria (il piacere ed il bisogno di inseguire ciò che é in movimento), la motivazione competitiva e la motivazione cinestesica, legata al desiderio e alla necessità di fare movimento.

Le motivazioni

Quello delle motivazioni è un elenco (in evoluzione) di pulsioni, ovvero desideri e necessità individuali e tipiche di una determinata specie. Si parla, quindi, della predisposizione a compiere specifiche azioni, con l'obiettivo di raggiungere l'appagamento e ridurre le situazioni di frustrazione. Queste attitudini, però, variano (in fatto di volume e frequenza) in base al singolo individuo.

Nell'elenco delle motivazioni dei cani, ve ne sono alcune che vengono tirate in ballo in particolar modo proprio nei momenti in cui, tra loro, giocano a rincorrersi.

La motivazione predatoria, ad esempio, è definita proprio come il piacere e il bisogno di inseguire ciò che è in movimento. La riconosciamo nei giochi in cui il cane deve andare a recuperare una pallina che gli viene lanciata ma si vede, ad esempio, anche nel comportamento di rincorrere le auto, i runner o appunto i propri simili.

Si tratta di una tendenza che può unirsi anche con la motivazione competitiva e rivela un piacere profondo anche nel semplice gesto del correre e fare movimento (motivazione cinestesica).

Rincorrersi a vicenda, però, può anche rivelare il desiderio del soggetto di partecipare ad un'attività con altri cani, in modo da sentirsi parte integrante di un gruppo (motivazione affiliativa) e in alcuni casi può essere abbinata anche alla motivazione collaborativa, perché può portare due o più soggetti a voler cooperare per raggiungere un obiettivo condiviso.

Ognuno di questi aspetti va relazionato anche alle emozioni dei singoli, perché a muovere il cane verso questo tipo di gioco può essere anche semplicemente il desiderio di scaricare una tensione emozionale o una situazione di stress.

È davvero un gioco?

I cani che più frequentemente si divertono nei giochi di rincorsa sono ad esempio i levrieri, ovvero una categoria di razze da caccia particolarmente prestanti dal punto di vista atletico e fortemente spinti dalla motivazione predatoria e da quella cinestesica.

Li si vede talvolta nelle aree cani mentre sono intenti ad inseguire piccoli Volpini di Pomerania o altri cani meno talentuosi dal punto di vista motorio che potrebbero anche risentire emozionalmente del sentirsi braccati. Presi dalla foga dell'inseguimento, i cani da caccia potrebbero dimenticare momentaneamente che si tratta di un momento ludico, finendo per pinzare l'altro, una volta raggiunto, come fosse una lepre, a cui queste razze danno la caccia da secoli.

Vi sono poi i pastori conduttori delle greggi, i quali sono stati selezionati per la loro abilità di inseguire gli animali degli allevamenti e spostarli dove richiesto dal proprio umano. È il caso, ad esempio, del Border Collie che potrebbe inseguire a lungo altri cani con l'obiettivo di controllarne le direzioni.

Quando un cane, anche appartenente ad altre razze o mix di razze, propone con molta frequenza questa modalità o non interagisce in alcun altro modo, è importante parlarne con un educatore cinofilo (se è un cucciolo) o un istruttore cinofilo (se è un cane adulto) e provare a capire se si tratta veramente solo di un gioco. In alcuni casi, infatti, i cani che si interfacciano unicamente con questa modalità potrebbero nascondere un disagio o semplicemente l'incapacità di fare altrimenti.

Un percorso con un esperto che lavori con approccio cognitivo è la strada migliore per riuscire ad offrire maggiori abilità a questi cani, che impareranno a interfacciarsi con i propri simili anche in altri modi, magari anche solo, talvolta, assumendo il ruolo contrario, ovvero quello di chi viene rincorso.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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