Sono tantissimi i cani che purtroppo finiscono ogni anno in canile e il cambiamento repentino di ambiente e di routine possono sottoporre l'animale a forte stress. Come poter valutare l'adattabilità dell'animale a questo nuovo e sconosciuto ambiente? Uno studio pubblicato recentemente su Applied Animal Behavior Science ha dimostrato che l'attività notturna dei cani può essere un buon indice di valutazione del loro benessere, rivelando che i primi giorni in rifugio gli animali non riposano bene e mostrano livelli di cortisolo nelle urine maggiore rispetto ai cani che vivono in famiglia.

I cani del canile: perdono peso e riposano poco

I ricercatori hanno misurato l'attività notturna, attraverso un accelerometro e delle osservazioni comportamentali, e due fattori relativi allo stress fisiologico di 29 cani abbandonati o randagi nel più grande rifugio dei Paesi Bassi, l'Animal Shelter DOA ad Amsterdam: il rapporto cortisolo urinario/creatinina e il peso corporeo. Le misurazioni sono state fatte due giorni dopo l'arrivo degli animali in rifugio e ripetute al dodicesimo giorno e sei settimane successive all'adozione. I dati sono stati poi comparati con 29 cani che vivevano invece in famiglia e comparabili per età, sesso e criteri di razza. I risultati hanno mostrato un'attività notturna molto più alta le prime due notti nel rifugio rispetto alla dodicesima notte. I ricercatori suggeriscono che questa differenza di risposta è dovuta all'assefuazione, ossia al fatto che i cani abbiano appreso che gli stimoli che arrecavano loro fastidio e li facevano svegliare non avevano conseguenze. Inoltre i primi giorni si sono registrati livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, più alti rispetto al dodicesimo giorno. La maggior parte dei cani ha infine perso circa il 5% del peso corporeo durante la permanenza nel rifugio, probabilmente a causa dello stress. Questi risultati suggeriscono che con il tempo i cani del canile si adattano, almeno in parte, al nuovo ambiente.

Il confronto con i cani che vivono in famiglia

Rispetto ai cani che vivevano in famiglia quelli del rifugio hanno mostrato una maggiore attività notturna, soprattutto i primi due giorni e un numero più frequente di periodi di riposo, fattori che indicano uno stato di irrequietezza. In poche parole, i cani dei rifugi riposano meno tempo rispetto ai cani da compagnia. Il livello di cortisolo dei cani dei rifugi è risultato anch'esso più alto rispetto ai cani di famiglia e questa differenza si è annullata solo dopo l'adozione. Il cortisolo è risultato particolarmente elevato per i cani di taglia piccola: i ricercatori suggeriscono che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le razze più piccole sono meno socializzate, riscontrando così maggiori difficoltà nell'incontro con altri cani e quindi potrebbero essere sottoposti a maggiore stress. In conclusione i cani del rifugio dormono meno e provano maggiore stress rispetto a quelli che vivono in famiglia e questo "effetto" diminuisce con la permanenza all'interno del canile come adattamento all'ambiente. Questo studio è il primo a monitorare l'attività notturna dei cani che arrivano in canile e potrebbe diventare uno strumento per valutare l'adattamento dell'animale al rifugio e aiutarlo a riposare meglio contribuendo così al suo benessere.

La piaga dell'abbandono

Purtroppo, soprattutto durante il periodo estivo, è ancora molto frequente il malcostume dell'abbandono degli animali. In Italia, come in altri paesi occidentali, è infatti proprio in prossimità delle partenze per le vacanze che si concentra il maggior numero di abbandoni di cani, gatti e altri animali da compagnia. Questo fenomeno è dovuto alla totale inconsapevolezza e incoscienza nell'adozione di un cane con cui si dovrebbe condividere la vita. Adottare un animale vuol dire assumersi delle responsabilità verso un altro essere senziente, capace di provare emozioni e sentimenti. Un impegno e che richiede tempo e costanza per sviluppare una relazione e un'amicizia sana che può rendere la nostra vita particolarmente ricca. È infatti dall'incontro tra due specie diverse che si possono imparare cose che non fanno parte del nostro repertorio abituale e che ci insegnano il rispetto e la bellezza della diversità. Abbandonare un animale è un gesto davvero crudele: i cani che finiscono in canile spesso arrivano in strutture sovraffollate, con poca considerazione della qualità della vita dei cani residenti e con ripercussioni sulla salute psico-fisica dei soggetti, molti dei quali saranno costretti a vivere tutta la vita rinchiusi in quei luoghi a queste condizioni. Per questo Kodami ha deciso di lanciare la campagna di informazione e sensibilizzazione #VacanzaBestiale contro la piaga dell’abbandono.

Viaggio in quei canili italiani dove ci sono cani e persone eccezionali

Lettera a te che mi hai abbandonato in canile