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Etologa

Molti animali, per sopravvivere, attuano sofisticatissime tattiche di evitamento dei predatori, con le quali cercano di scoraggiarli o di sfuggire al loro rilevamento. Nel regno animale esistono tante strategie di difesa, a volte anche molte fantasiose e astute. Trovare un animale camuffato nell’ambiente, ad esempio, può essere davvero una missione impossibile. A patto che l’ambiente, però, resti per lui stabile e prevedibile. E perché ciò avvenga dobbiamo impegnarci tanto anche noi.

Il camuffamento come meccanismo di difesa

Moloch horridus, il diavolo spinoso australiano
in foto: Moloch horridus, il diavolo spinoso australiano

Gli animali solitari, che non possono contare sulla forza del gruppo per difendersi, hanno affinato strategie basate sull’inganno visivo. Una di queste è il camouflage, o camuffamento, ossia l’utilizzo di colori e forme del corpo che diminuiscono la probabilità di essere scoperti.

Pensiamo al diavolo spinoso australiano (Moloch horridus): questo piccolo rettile del deserto, interamente coperto di spine affilate e dal colore variegato che vira dal giallo, al marrone al verdastro: è bravissimo a camuffarsi nell’ambiente. Quando vuole nascondersi alla vista di un nibbio pettonero (Hamirostra melanosternon) o di una volpe rossa (Vulpes vulpes), che annoveriamo tra i suoi predatori naturali, si va a posizionare in aree disseminate di corteccia e altri detriti multicolore come lui. E così diventa veramente difficile da scovare.

Un altro bravo camuffatore è Bacillus rossius, noto ai più come insetto stecco. Sono certa che qualcuno l’ha incontrato, perché è presente anche in Italia; non è detto, però, che sia riuscito a notarlo. La sua struttura fisica, infatti, lo fa apparire come un bastoncino sottile e, appunto, secco: diventa perciò molto facile per lui confondersi tra i ramoscelli delle piante di cui si nutre e ai quali è quasi del tutto uguale.

Rimanendo nella classe degli insetti, sul podio del camuffamento salgono sicuramente alcune specie di falene. Una tra queste è la falena biancastra (Catocala relicta), che trae il nome dal colore delle sue ali. Di solito, per riposarsi, si posa sugli alberi dalla corteccia chiara, come le betulle bianche. In questo modo, per una ghiandaia blu (Cyanocitta cristata), che ne è ghiotta, riuscire a rilevarla è un’impresa davvero ardua.

Come funziona il camuffamento

Naturalmente, l'efficacia del camuffamento dipende sempre dal colore di fondo dato dall’ambiente in cui l’animale si trova, e a cui si adatta. I drastici cambiamenti nel paesaggio, e quindi nell'ambiente visivo, ai quali il nostro Pianeta sta rapidamente andando incontro possono, quindi, indebolire tali strategie e compromettere la capacità di adattarsi all’ambiente degli animali che vi fanno ricorso, minando fortemente la loro sopravvivenza.

Il camuffamento nei pesci

Bothus mancus, una specie Indo–Pacifica mentre si camuffa con il substrato
in foto: Bothus mancus, una specie Indo–Pacifica mentre si camuffa con il substrato

Eppure, c’è anche chi è capace di camuffarsi su uno sfondo che cambia continuamente, molto diverso da quello offerto dal tronco di un albero o dalla terra: sono i pesci che vivono in mare aperto, dove il colore dello sfondo cambia continuamente in base alla dispersione della luce sull’acqua. Sia l’acqua che il sole si muovono, e così trasformano il mare in un immenso caleidoscopio di colori in continuo mutamento, difficili per un pesce da prevedere. Tuttavia, i pesci che vivono in mare aperto hanno sviluppato una strategia di riflettenza criptica, sconosciuta ai pesci costieri, che permette loro di camuffarsi efficacemente, adattandosi alle mutevoli angolazioni della luce. Sapete come fanno? Grazie a una speciale caratteristica fisica: sulla loro pelle sono presenti strati di pigmenti riflettenti, formati da una sostanza detta guanina, che disponendosi in un modo particolare permettono ai pesci di confondersi con le onde del mare aperto, in base all’intensità della luce verticale.

Il camuffamento, in sostanza, è una forma di adattamento di un animale alla percezione visiva e ai meccanismi cognitivi di un altro animale, suo predatore. Non è l’unico però, e nel prossimo articolo avremo modo di scoprire altre strategie forse ancor più strabilianti.

Bibliografia

1) Poulton EB. (1890). The colours of animals: their meaning and use. Especially considered in the case of insects, 2nd edn. London, UK: Kegan Paul, Trench Trubner & Co. Ltd.

2)Pietrewicz AT, Kamil A. (1977). Visual Detection of Cryptic Prey by Blue Jays (Cyanocitta cristata). Science 195(4278): 580-582.

3) Brady PC, et al. (2025). Open-ocean fish reveal an omnidirectional solution to camouflage in polarized environments. Science 350(6263): 965-969.