I serpenti sono animali che non hanno mai goduto di una grande fama e vengono spesso disprezzati. Probabilmente questa brutta reputazione è dovuta a come si presentano: strisciano silenziosamente sul terreno e si nutrono di piccoli e grandi animali che inghiottono con le loro grosse fauci provviste di denti spesso velenosi. In realtà, le specie velenose sono molte meno di quello che comunemente si pensa e, se si prova ad abbandonare la rappresentazione spaventosa che abbiamo di loro, ci si può anche rendere conto di quanto siano affascinanti e di come queste caratteristiche particolari li rendano unici. Per farlo però, è necessario conoscerli un po' più a fondo.

Le dieci specie più velenose o pericolose

Il veleno di molte specie di serpente può essere mortale per l'uomo, ma le probabilità di incorrere in un morso sono spesso basse. I serpenti infatti si servono del veleno per uccidere le loro prede, che non comprendono l'uomo, e solo in casi estremi come mezzo di autodifesa. Il serpente quindi non è realmente interessato a mordere l'uomo, motivo per cui spesso i morsi sono privi di veleno dato che sa di non poterci mangiare, e questa circostanza pericolosa si verifica solo quando capitiamo malauguratamente nel suo territorio o sopra la roccia dove si nasconde.

La velenosità di un serpente si calcola attraverso la LD50, che sta per dose letale 50, ossia la quantità di sostanza necessaria per uccidere metà delle cavie in un test di laboratorio. Quanto più questo valore è basso, più la velenosità di un serpente sarà alta. La velenosità però non sempre va di pari passo alla pericolosità, perché quest'ultima dipende anche dalle caratteristiche comportamentali della specie: se questa è molto elusiva e difficilmente incontra l'uomo, può non essere considerata molto pericolosa; al contrario se è molto territoriale e vive in zone dove vi è una maggiore densità abitativa, la sua pericolosità aumenta. Delle 3500 specie di serpente, solo circa 600 sono velenose, eccone alcune:

Black mamba (Dendroaspis polylepis)

Il Black mamba o mamba nero africano è probabilmente una delle specie più pericolose sino ad oggi conosciute. E' originario dell'Africa sub-sahariana e famoso, oltre per la sua tossicità, anche per la velocità di movimento: può arrivare a fare addirittura cinque metri al secondo. In Africa è una specie molto temuta per la sua velenosità, ma soprattutto per il suo carattere poco affabile che lo rende ancora più pericoloso: è una specie territoriale che può rispondere in maniera aggressiva se minacciata. I suoi morsi rilasciano un veleno composto da diverse neurotossine, che si diffondono velocemente nel corpo della vittima. Sembra inoltre che tutti i morsi del black mamba iniettino veleno, con una media di 120mg di veleno rilasciato per morso. L'apparato di rilascio del veleno è costituito dai due denti anteriori, ed è uno dei sistemi più evoluti tra i serpenti. Il morso, se non viene trattato, porta a morte certa nell'uomo e i sintomi possono essere molto vari: convulsioni, sintomi neuro-muscolari, nausea, dolori addominali, vomito, paralisi e eccesso di salivazione. La terapia antiveleno è stata prodotta dal South African Institute for Medical Research (SAIMR) e, se somministrata tempestivamente, può salvare molte vite, ma nonostante ciò la mortalità dovuta al veleno di questo serpente è ancora del 14%.

Taipan costiero (Oxyuranus scutellatus scutellatus)

Il Taipan costiero vive in Australia e la sua pericolosità è dovuta sia alle tossine presenti nel veleno, che colpiscono principalmente il sistema nervoso e non permettono al sangue di coagularsi, che al comportamento dell'animale: è sempre molto vigile, e alcuni movimenti potrebbero facilmente scatenare in lui una reazione di difesa.
È sicuramente uno dei serpenti più velenosi al mondo e in media ogni morso rilascia 120gr di veleno, ma potrebbe arrivare addirittura a 400gr. Secondo uno studio un morso di taipan costiero che rilascia 400gr di veleno, potrebbe portare alla morte di ben 208.019 topi e 59 umani adulti. I sintomi più comuni sono: paralisi, convulsioni, danni ai reni, nausea e vomito. L'antidoto è stato sviluppato dal Commonwealth Serum Laboratories nel 1956 e può avere effetto solo se somministrato tempestivamente, il che non è sempre facile perché la morte può insorgere anche solo dopo trenta minuti dal morso.

La vipera di Russell (Daboia russelii)

La vipera di Russell è una specie che vive in India, Sri Lanka, Bangladesh, Pakistan e Nepal, ed è molto conosciuta per il suo morso particolarmente doloroso. E' probabilmente la specie indiana che miete più vittime tra tutti i serpenti, a causa dell'aggressività della specie e alla vicinanza ad aree densamente popolate. Dopo il morso i sintomi più comuni sono il rigonfiamento della zona colpita seguita spesso da sanguinamento, con diminuzione del battito cardiaco e  formazione di vesciche nella zona colpita. A questa si può susseguire una necrosi dei muscoli o dei tessuti più o meno grave. Il dolore del morso inoltre può durare fino a un mese dopo averlo ricevuto. In media un morso rilascia 45mg di veleno, e ne bastano circa 40-70 per uccidere un essere umano. Un nuovo antidoto è stato sviluppato nel 2016 da Clodomiro Picado, un centro di ricerca in Costa Rica, che può aiutare nel prevenire e ridurre i sintomi del morso, se somministrato tempestivamente.

Krait comune (Bungarus caeruleus)

È' una specie che vive principalmente in India e in Bangladesh e, insieme alla vipera di Russell, rientra tra i Big Four: i serpenti che provocano più morsi in Asia meridionale, perché vivono in zone densamente popolate e quindi l'incontro con l'uomo è molto frequente. Un morso di questo serpente provoca generalmente la paralisi muscolare nell'uomo, ma a differenza della vipera di Russell il morso è spesso indolore e non sempre la vittima se ne accorge, se non quando cominciano i crampi addominali seguiti, nella maggior parte dei casi,  da paralisi. La morte spesso può verificarsi dopo solo otto ore dal morso, ed avviene il più delle volte per soffocamento. L'antidoto è spesso inefficace perché non sempre l'organismo riesce a rispondere una volta che il processo di paralisi è iniziato.

Taipan dell'interno (Oxyuranus microlepidotus)

È' una specie australiana considerata la più velenosa del mondo. Nonostante ciò, non è molto pericolosa perché è una specie solitaria, elusiva, e che attacca soltanto in casi rarissimi. Il suo veleno è talmente tossico che un solo morso potrebbe arrivare ad uccidere circa 250.000 topi. Se colpiti da questo serpente la morte sopraggiunge con una probabilità dell'80% se non viene somministrato l'antidoto, ma sembra che non vi siano stati incidenti mortali se non dovuti all'allevamento di questi animali in cattività.

Serpente bruno orientale (Pseudonaja textilis)

Il serpente bruno orientale è una specie che vive in Australia centro-orientale e in Nuova Guinea Meridionale, considerata come la seconda più velenosa del mondo dopo il taipan dell'interno. E' il serpente che miete più vittime nel continente australiano ed è stato classificato dall'organizzazione mondiale della sanità come "di importanza medica". Il suo veleno agisce principalmente sul sistema circolatorio e la morte è spesso dovuta a un arresto cardiaco. Se si viene morsi da questo serpente la prassi è bendarsi la ferita, applicando molta pressione, e recarsi immediatamente in ospedale dove viene somministrato l'antidoto. Vittime del morso di questo serpente sono spesso anche cani e gatti, che vengono trattati con un antiveleno.

Cobra filippino (Naja philippinensis)

Com'è possibile intuire dal nome, questa specie vive nel nord delle Filippine ed è stata descritta la prima volta nel 1922. Il veleno del cobra filippino, probabilmente il più velenoso tra tutti i cobra, agisce soprattutto sul sistema respiratorio e può provocare una vera e propria paralisi respiratoria. Il veleno viene in alcuni casi letteralmente "sputato" in maniera molto precisa e può arrivare a colpire una preda che si trova ad una distanza di circa tre metri. I sintomi post-morso comprendono nausea, diarrea, dolori addominali e respiro affaticato.

Cobra reale (Ophiophagus hannah)

È una specie diffusa in India e in vari paesi del Sud-est Asiatico, la cui figura è spesso presente ed ha un valore simbolico nelle tradizioni di Sri Lanka e India, e di quest'ultima è anche rettile nazionale. Il veleno è composto da diverse tossine che colpiscono principalmente il sistema nervoso centrale, e possono portare il soggetto colpito velocemente in uno stato di coma, se non alla morte in meno di trenta minuti. I morsi però non sempre rilasciano una quantità fatale di veleno e l'antidoto può essere del tutto risolutivo. E' una specie minacciata e la sua uccisione in India è punita con la permanenza in carcere fino a a sei anni.

Bothrops jararaca

È una specie sudamericana endemica del Brasile, Argentina e Paraguay. Il tasso di mortalità dovuto ai morsi di questo serpente non è molto alto, e i sintomi includono generalmente gonfiore, sanguinamento, creazione di vesciche nella parte colpita e problemi renali. Dal suo veleno è stato scoperto e isolato un peptide, ora ampiamente utilizzato come farmaco per l'ipertensione e alcune tipologie di insufficienza cardiaca.

La vipera della morte (Acanthophis antarcticus)

È una specie endemica dell'Australia e probabilmente rappresenta il serpente provvisto di veleno più veloce del mondo. Non è una specie che attacca frequentemente e i morsi rivolti all'uomo sono spesso causati dal calpestamento accidentale nei boschi. Il veleno è composto da neurotossine che provocano paralisi muscolare e nei casi più gravi la morte, che può avvenire nell'arco di sole sei ore.

I serpenti, una varietà di forme e colori

Esemplare di Morelia viridis
in foto: Esemplare di Morelia viridis

I serpenti sono rettili che contano circa 3500 specie diverse, dalle colorazioni e dalle forme più disparate. Alcuni presentano dei colori talmente belli che sembrano essere stati dipinti, come il pitone verde (Morelia viridis), che mostra un verde acceso brillante lungo tutto il corpo. Sono animali sprovvisti di arti e caratterizzati da una dieta carnivora che consiste nel cibarsi di altri rettili, uccelli, ma anche uova e insetti. I serpenti presentano inoltre un modo particolare di cibarsi della preda: la ingoiano generalmente intera, anche se ha una dimensione maggiore della loro testa. Ma come fanno?
Per riuscirci hanno evoluto una mandibola molto particolare: questa infatti non è unita nella parte centrale, ma è disarticolata e ciò le permette di aprirsi letteralmente in due. Inoltre i muscoli sono talmente flessibili da permettere al cibo di scorrere facilmente fino allo stomaco, dove viene digerito grazie agli acidi presenti, processo che può durare anche molti giorni. I serpenti sono diffusi in tutti i continenti tranne l'Antartide e le loro abitudini e dimensioni possono essere molto diverse. Ad esempio vi sono alcune specie che si sono totalmente adattate alla vita marina e assomigliano a strane anguille, come la specie Hydrophis spiralis, probabilmente il serpente marino più lungo che esista.

I serpenti e il veleno

I serpenti utilizzano principalmente due modi per uccidere una preda: la costrizione o l'avvelenamento. I serpenti costrittori sono quelli che avvolgono la preda con le spire e la stritolano, finché non muore e possono così cibarsene. I serpenti velenosi sono quelli che invece utilizzano una tecnica diversa, ossia iniettano del veleno per uccidere il loro pasto. Il veleno è una sorta di saliva modificata che contiene al proprio interno delle tossine che hanno effetti diversi rispetto al tessuto che vanno a colpire, agendo ad esempio sulle cellule o sul sistema nervoso. Viene secreto da alcune ghiandole velenifere poste nella zona della testa, più precisamente dietro gli occhi, che si collegano a un sistema di iniezione del veleno, rappresentato dai denti anteriori o posteriori. I metodi di iniezione possono essere diversi: il veleno può passare attraverso i denti cavi oppure attraverso delle incisioni esterne ai denti e iniettato nella preda attraverso il morso, o addirittura può essere lanciato per raggiungere prede anche lontane.

Mentre i serpenti costrittori generalmente sono sprovvisti di veleno, i serpenti velenosi possono utilizzare anche la tecnica della costrizione per sottomettere inizialmente la preda prima di avvelenarla. Vi sono anche delle specie innocue, che utilizzano una tecnica particolare: fanno finta di essere pericolose imitando specie velenose.
È il caso del serpente falso corallo, chiamato così perché imita nei colori e nella forma il serpente corallo, una specie velenosa, ed è davvero difficile distinguerli, tant'è che sono state inventate delle filastrocche per permetterne il riconoscimento:

  • "Nero su giallo, serpente corallo; Rosso su nero, non è quello vero."
  • "Da rosso a nero è libero il sentiero, da rosso a giallo di sicuro è un corallo"

I ragni più pericolosi in Italia: dalla vedova nera mediterranea al ragno violino