Riuscite a immaginare la vita 40 mila anni fa? Difficile, vero? Eppure c'è una immagine mentale che può aiutarci a scattare una fotografia che mostra il nostro cammino nell'evoluzione in cui non siamo soli: rappresenta un cane e un uomo insieme. «Il successo della relazione fra noi e loro viene da lontano e si basa su una grande capacità comunicativa ed è indubbio che è il cane ad essersi molto sintonizzato sull'essere umano». Inizia così a raccontare la storia di una grande amicizia Paola Valsecchi, Professoressa Associata del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università degli Studi di Parma in cui insegna Etologia Applicata, Zoologia e Zoologia dei Vertebrati. Autrice di un libro che è un caposaldo per conoscere l'etologia canina, "Attenti ai cani. Una storia di 40.000 anni", la sua partecipazione all'ottava puntata di MeetKodami, il nostro format in cui incontriamo personalità che studiano il mondo degli animali, è davvero un viaggio in un universo di emozioni che coinvolge due specie che camminano insieme da sempre dal quei tempi così remoti fino a quelli che stiamo vivendo con una pandemia in corso in cui i cani, ancora una volta, ci sono rimasti accanto.

Come è iniziata l’amicizia tra uomo e cane? 

E' un argomento che interessa non soltanto noi ricercatori ma anche tutti coloro che condividono la loro vita con un cane. Ed è vero che ognuno di noi ha un po’ le sue idee in testa su come deve essere questo rapporto e l'importanza che ha nelle nostre vite. Però di fatto nessuno sa precisamente ancora perché questa relazione si sia stretta in maniera così profonda. Gli esperti ormai da molti anni stanno cercando di sbrogliare la matassa e ci sono svariati colpi di scena nella ricostruzione della nostra storia di co evoluzione. Siamo partiti con l'idea che questo rapporto fosse avvenuto in corrispondenza del periodo della rivoluzione del Neolitico, quindi diecimila anni fa, quando gli esseri umani hanno iniziato a cambiare radicalmente modo di vivere perché sono sono diventati sostanzialmente degli agricoltori e degli allevatori mentre prima vivevano di caccia e di raccolto. Siamo partiti da questo punto di vista e c'erano delle evidenze che ci facevano pensare fosse corretto perché c'erano dei reperti fossili di cani trovati in associazione con insediamenti umani datati in quel periodo e così si pensava che la domesticazione del cane fosse risalente all'epoca. Però la possibilità di condurre analisi genetiche sul DNA di cani e lupi viventi ma soprattutto negli ultimi anni sul Dna fossile ha ribaltato decisamente questo scenario e quindi è probabile che il progenitore del cane – un lupo diverso rispetto a quello che vediamo oggi – esisteva già nel Paleolitico: un periodo di tempo che va dai 40 mila ai 33 mila anni fa. Si continua a studiare e escono con frequenza nuove ricerche: ad esempio è uscito recentemente un lavoro in cui dei colleghi hanno fatto dei calcoli estremamente complessi su quante proteine di carne magra gli esseri umani tendevano a utilizzare prima di avere delle ricadute negative sulla loro salute e quindi sul fatto che forse effettivamente cacciando gli esseri umani producessero un surplus che avrebbe potuto interessare i lupi che vivevano nelle aree limitrofe e che si sono avvicinati agli accampamenti: anche questa potrebbe essere una possibilità dell'inizio della nostra storia insieme con i cani. Altro aspetto, ancora da ricordare, è la condivisione del lavoro con i cani: non possiamo escludere che i nostri progenitori adottassero questi animali anche intenzionalmente proprio lasciando dei resti umani per farli avvicinare e il lupo difende il suo territorio. Può essere stata una scelta utile, del resto pensiamo al percorso poi del cane da guardia del gregge anche che è una delle funzioni che a noi umani è sempre interessata oltre a quella di controllare le proprietà fino poi all'aiuto nella caccia e così torniamo anche all'idea di un rapporto di convenienza reciproca in questa fattispecie fra esseri umani cacciatori e lupi cacciatori. Il ricercatore è spinto dalla necessità di comprendere ovviamente però a me piace anche pensare che qualcosa rimanga avvolto nel mistero perché poi il rapporto con il cane rispetto a quello con altri animali domestici è effettivamente una relazione davvero unica.

Abbiamo visto che la relazione può essere nata per una condivisione delle risorse e anche del lavoro. Ma c'è un altro piano che fa parte della nostra convivenza con i cani: le emozioni. Quali sono e come le vivono i nostri compagni di vita?

Sicuramente il successo di questa relazione si basa su una grande capacità comunicativa. E' indubbio che il cane è molto sintonizzato sull'essere umano e ne comprende i gesti. E' in grado anche di entrare in una sintonia emotiva, quella che chiamiamo "empatia" è una parola davvero importante nel rapporto tra umani e cani che sviluppano un contagio emotivo. Alcuni ricercatori hanno fornito delle evidenze che supportano questa possibilità che il cane entri in contatto emotivo con gli esseri umani. Le emozioni primarie ormai sappiamo essere presenti non soltanto negli esseri umani ma in moltissimi altri animali e non solo nei primati non umani a cui noi chiaramente facciamo spesso più riferimento. Rabbia, gioia, tristezza e così via le vivono tante specie viventi, quanto meno i mammiferi e alcuni pensano anche gli uccelli. Il cane usa anche espressioni facciali che riconosciamo chiaramente come espressione delle sue emozioni: pensiamo a un cane che vuole minacciare qualcuno e digrigna i denti, è molto simile alla nostra espressione di rabbia, no?

E le emozioni secondarie? Ad esempio spesso diciamo "il mio cane è geloso". E' così? Ed è dimostrabile scientificamente?

Le emozioni secondarie sono quelle emozioni complesse che poi risultano spesso da più elementi composti. E' vero: tutti abbiamo questa idea che i cani provino gelosia e altri sentimenti. Ad esempio ieri è venuto mio fratello a trovarmi che ha una cagnolina adottata dal canile due anni fa. Mi ha detto: "Sai che quando arrivo a casa e saluto mia figlia lei viene subito lì e si mette in mezzo? Non riusciamo più ad abbracciarci!". Beh, molti cani hanno questo tipo di comportamento e con il mio team di ricerca abbiamo cercato di analizzarlo in maniera sperimentale, ideando delle situazioni che suscitano solo il sentimento di gelosia del cane verso l'umano di riferimento. L'abbiamo fatto sia utilizzando coppie di cani che vivono insieme oppure cani che vivono da soli in famiglia. Abbiamo trovato indicazioni che ci dicono che quando il cane mette in atto quel comportamento sta cercando di riconquistare l'attenzione del suo compagno umano. Non tutti i cani lo fanno però nello stesso modo, abbiamo trovato una grandissima variabilità. C'è il cane che si mette lì e fissa, un altro che richiama l'attenzione e quelli che proprio cercano di interrompere così come fanno i bambini. Ecco, però voglio anche sottolineare che noi ricercatori non riusciremo mai sperimentalmente a capire qual è davvero il vissuto soggettivo dell'animale e per capire il perché dobbiamo pensare del resto che anche noi umani viviamo un sentimento a livello interno, no? Poi magari la differenza è che noi scriviamo una poesia o dipingiamo un quadro e così riusciamo a comunicare le nostre emozioni più profonde a differenza di un animale non umano.

E così dalla scienza ritorniamo sulla individualità, fondamentale anche per riconoscere in ogni cane un essere unico…

Questo è stato un tabù che è stato finalmente superato da molti anni ormai: la personalità degli animali. Anche noi studiosi non abbiamo più paura a dirlo perché effettivamente è stata fatta tanta ricerca e i nostri cani e i nostri gatti hanno una chiara loro individualità. Quando vedo persone che tendono, per esempio, a volere sempre il cane della stessa razza io dico che sicuramente ci sono delle caratteristiche specifiche perché le razze vengono fuori da un lavoro di selezione a partire dall'Ottocento in maniera molto intensiva e sicuramente non è la stessa cosa vivere con un Pastore del Caucaso o un Barboncino. Ma poi ci sono i singoli soggetti che fra di loro sono diversi e su questo aspetto influenza moltissimo sicuramente tutto il periodo che hanno trascorso con la madre e l'ambiente in cui poi vivono. Tutto ciò fa sì che ogni individuo sia a sé stante. Quindi se abbiamo avuto un'ottima esperienza con un fantastico Labrador Retriever non è detto che ci vada male se poi incontreremo un altro cane e, ci tengo a dirlo, non dobbiamo rimanere attaccati a una sola storia: è un capitolo della nostra vita importante ma con ogni altro animale che entrerà successivamente a far parte della nostra famiglia sarà diverso e diverse saranno le emozioni.

La sua esperienza è l'esempio di quanto la scienza e la pratica insieme siano due elementi indissolubili. Ha lavorato molto per supportare i cani nei canili. Come è la loro vita e perché finiscono dietro le sbarre di un box?

Sì, il mio lavoro con i cani è cominciato proprio nei canili ormai 20 anni fa per capire appunto come vivevano i cani in questo contesto. Il distacco dall'ambiente familiare è terribile per loro che vanno verso una situazione totalmente nuova, ignota e anche disagevole. Il cane che viene portato al canile per una rinuncia di proprietà, cosa che purtroppo sta diventando sempre più frequente perché ci sono molte adozioni o acquisti che vengono fatti con poco senso di responsabilità, soffrono tantissimo. Io dico sempre a un genitore che mi chiede consiglio sul prendere il cane perché lo vuole il bimbo di famiglia: "Lei è pronto ad avere un altro figlio?" per far comprendere quanto senso di responsabilità ci vuole. Quando un cane entra in canile dopo essere stato in famiglia è disperato nel vero senso della parola: non mangia, abbaia in continuazione, sta a guardare verso la direzione in cui sono svaniti i suoi umani.  Il cane che è stato trovato vagante sul territorio invece, se non è un cane che ha particolari problematiche, nella mia esperienza ho visto che quasi si rilassa all'inizio perché trova da mangiare, da bere e così via. Nonostante questo, sia chiaro: vivere in canile è un'esperienza che mette a dura prova tutti i soggetti. I cani si adattano a queste situazioni, hanno questa forza immensa ma esprimono quel dolore come se dicessero "o muori o ti adatti", ma adattarsi può anche voler dire che stai rintanato tutto il tempo a dormire, sei poco attivo e così via e di certo non è un bel modo di vivere. L'altra cosa che abbiamo studiato con i cani di canile è la loro straordinaria capacità di riformare il legame con un umano ed è un aspetto importantissimo perché le persone spesso non vanno in canile perché per loro è angosciante ma ignorano completamente che ci sono animali stupendi.

Questo aspetto riguarda anche la convinzione ancora diffusa che sia meglio adottare un cucciolo che un cane adulto?

Assolutamente. E' pensiero comune che il cane adulto non si affezionerà come il cucciolo. È del tutto falso! Ma proprio falso scientificamente: il cane forma un nuovo legame con una nuova persona ed è un legame forte tanto quanto quello del cucciolo anzi lo è ancora di più perché ha un senso di riconoscenza. Il cane adulto che vive in canile è consapevole del fatto che era in una brutta situazione e qualcuno ha deciso di tirarlo fuori da quella brutta situazione. Vorrei dare un messaggio a chi ci legge: la stragrande maggioranza dei cani di canile non ha nessun problema comportamentale e la maggioranza delle strutture sono gestite da persone che sono preparate oggi: è stato fatto tantissimo lavoro e ho visto che anche voi di Kodami ne avete parlato più volte. Ci sono molti educatori cinofili che lavorano nei canili e che cercano di aiutare i cani che eventualmente hanno avuto qualche problematica ma un cane semplicemente ha solo bisogno di entrare in una famiglia che ovviamente comprenda le sue esigenze.

 

Quanto ha influito la pandemia sulle adozioni secondo la vostra esperienza nei canili?

Il lockdown dell'anno scorso ha portato a tantissime adozioni, purtroppo però adesso abbiamo tanti cani che vengono abbandonati da chi li aveva presi in quel periodo. La maggior parte ha più di un anno d'età, corrisponde al momento in cui le persone hanno compreso post periodo più duro di isolamento che non hanno tanto tempo a disposizione e il cane è diventato un "problema". Io non voglio arrivare a pensare a chi ha adottato per poter andare a passeggio col cane pur di uscire ma il cane ha fornito un grandissimo supporto in questo periodo in cui ci siamo tutti ritrovati ma ecco che si torna alla vita normale e allora organizzare le vacanze con un animale è complicato. Eppure penso che avremmo dovuto invece imparare visto che abbiamo sperimentato su di noi cosa vuol dire vivere "chiusi in una gabbia"e avremmo potuto diventare più empatici verso i cani di canili. Proviamo a immaginarci quella stanza in cui abbiamo passato il lockdown e di farci lì 16 anni e non pochi mesi… Siamo veramente catastrofici noi esseri umani.

Perché adottare un cane dal canile?