Le tartarughe marine sono rettili appartenenti all'ordine dei testudinati che si sono perfettamente adattate alla vita acquatica in mare aperto. Al mondo ne esistono sette specie diverse, molte delle quali passano quasi tutta la loro esistenza nuotando negli oceani per tornare poi sulla terraferma solamente per deporre le uova. Vengono divise in due famiglie: i chelonidi, a cui appartengono quasi tutte le specie, e i dermochelidi, attualmente rappresentati da una sola specie vivente nonché la più grande di tutte, la tartaruga liuto.

Come sono fatte e dove vivono

A differenza delle loro controparti terrestri, le tartarughe marine hanno quasi tutte un carapace piatto e idrodinamico, dove non possono essere ritirati all'interno testa o arti. Questa particolare conformazione del corpo, unita alle zampe trasformate in pinne, consente però a questi rettili un'estrema agilità e rapidità in mare. L'origine delle tartarughe marine risale al Giurassico superiore (circa 150 milioni di anni fa) e ciò fa di questo gruppo di vertebrati uno dei più antichi ancora esistenti.

Escludendo alcune poche specie molto localizzate, la maggior parte delle tartarughe possono essere trovate in tutti gli oceani del mondo a eccezione delle regioni polari. Durante i primi tre o cinque anni di vita, quando sono piccole e particolarmente vulnerabili ai predatori, tendono a restare in zone ricche di alghe, vegetazione marina e altri rifugi, dove possono trovare sia cibo che riparo dai pericoli.

Riproduzione e ciclo vitale

Una volta diventate adulte, a seconda delle specie possono volerci anche decenni, sono solo le femmine gravide a tornare sulle spiagge per deporre le loro uova. Molto spesso questo avviene nello stesso identico sito in cui molti anni prima sono nate. La deposizione avviene quasi sempre di notte e su litorali sabbiosi. Usando le pinne posteriori, la femmina scava una buca circolare profonda da 40 a 50 centimetri, in cui rilascerà le sue uova dal guscio molle. A seconda della specie, una covata può contenere dalle 50 alle 350 uova.

Una volta conclusa la deposizione, prima di tornare in mare, la mamma ricoprirà nuovamente di sabbia le sue uova, rendendo il nido praticamente invisibile a qualsiasi predatore. Lasciata la spiaggia la tartaruga non rivedrà mai più i suoi figli, che una volta nati dovranno fin da subito imparare a cavarsela da soli. Le tartarughine, sempre a seconda delle specie, impiegando dai 50 ai 60 giorni per emergere di solito tutte insieme dalla sabbia. Anche la schiusa avviene solitamente di notte, il momento migliore per nascondersi alla vista dei predatori.

Come vivono e cosa mangiano

Una volta emersi, i piccoli si dirigono rapidamente verso il mare seguendo il riflesso della luna sull'acqua, ma pochi riusciranno poi a raggiungere l'età adulta. Tra quelle che riescono a raggiungere il mare evitando predatori come uccelli, mammiferi e persino granchi, in pochissime riescono a sopravvivere, in media solo una su mille raggiunge la maturità sessuale. Una volta però superata la fase giovanile, gli adulti hanno ben pochi predatori e sono estremamente longevi. In media si ritiene possano vivere tra i 30 e i 50 anni, ma ci sono evidenze che suggeriscono possano arrivare anche a 70 o 80 anni.

In mare le tartarughe sono eccezionali navigatori, in grado di viaggiare e compiere lunghissime migrazioni orientandosi seguendo sole, stelle e campo magnetico terrestre. Si pensa che questi sensi magnetici siano innati, poiché le tartarughe marine appena nate nuotano già in direzioni compatibili alle lunghe rotte migratorie della loro specie. In mare quasi tutte le tartarughe sono onnivore e mangiano una gran varietà di piante, alghe e animali, tra cui spugne, meduse, crostacei ed echinodermi. Alcune sono più specializzate di altre e si nutrono quasi esclusivamente di meduse, come la liuto, o di spugne, come la tartaruga embricata.

Salvaguardia e minacce

Le tartarughe sono organismi fondamentali all'interno degli ecosistemi. Nutrendosi di vegetazione marina, spugne e altri invertebrati, giocano un ruolo chiave nel mantenere in armonia la praterie sottomarine e altri micro-habitat fondamentali per altre specie marine. Mantengono sotto controllo le popolazioni di meduse e aiutano a conservare le condizioni ideali affinché la pesca possa essere produttiva. Tuttavia, praticamente tutte le tartarughe sono seriamente minacciate di estinzione a causa dell'attività umane.

Gli esseri umani sono infatti la minaccia principale per tutte le tartarughe marine e per molteplici ragioni. Questi rettili marini sono infatti minacciati dalla persecuzione diretta legata al consumo di carne, dalle catture accidentali nelle reti e negli ami da pesca e dall'inquinamento. Le reti abbandonate, inoltre, possono finire per intrappolare le tartarughe, mentre la plastica viene molto spesso ingerita perché scambiata per cibo. Anche l'impatto con le imbarcazioni rappresenta una minaccia importante.

Anche il turismo di massa e l'alterazione delle spiagge minacciano la sopravvivenza di questi rettili. Le tartarughe hanno bisogno infatti di litorali sabbiosi tranquilli per nidificare, ma sviluppo antropico costiero si fa sempre più invasivo, compreso l'inquinamento luminoso. Le luci delle città e delle strutture turistiche costiere, interferiscono con le capacità di orientamento delle tartarughe, sia dei piccoli che devono raggiungere il mare, che delle femmine in risalita sulla spiaggia.

Come se non bastasse, a tutto ciò va aggiunto anche l'aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici. Il sesso delle tartarughine dipende infatti dalla temperatura della sabbia nel nido, che varia molto anche nella stessa camera. Se è bassa nascerà un maschio, mentre al contrario nascerà una femmina. Poiché la temperatura della sabbia sta diventando sempre più alta, si teme che possano nascere sempre più femmine, mettendo così a rischio il rapporto tra i sessi nelle popolazioni.

Tutte le specie di tartarughe

Al mondo esistono appena sette specie di tartarughe marine divise in due famiglie: chelonidi e dermochelidi. Scopriamo un po' più da vicino quali sono e come vivono questi minacciati rettili marini.

La tartaruga verde

La tartaruga verde (Chelonia mydas) è l'unica specie del genere Chelonia ed è diffusa nei mari tropicali e subtropicali di tutto il mondo, con due principali popolazioni presenti nell'Oceano Atlantico e nel Pacifico. Molte isole in tutto il mondo sono conosciute come Turtle Island proprio per la presenza di questa specie sulle loro spiagge. È quasi completamente erbivora ed è considerata In pericolo dalla Lista Rossa delle specie minacciate dalla IUCN.

La tartaruga comune

La tartaruga comune o tartaruga caretta (Caretta caretta) è la specie più conosciuta ed è diffusa in molti mari del mondo, compreso il Mediterraneo. È una specie a rischio che ha subito un forte calo delle popolazioni negli ultimi anni, ma grazie a numerosi progetti di conservazione sta ritornando a nidificare lungo le coste sabbiose, comprese quelle italiane. Globalmente è considerata Vulnerabile dalla IUCN.

La tartaruga di Kemp

La tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii) è la più rara e minacciata tra tutte. È anche una delle più piccole e loro areale comprende l'Oceano Atlantico e il Golfo del Messico. Tuttavia, quasi tutte le femmine nidificano su una singola spiaggia, Rancho Nuevo, nello stato messicano del Tamaulipas. Per questo motivo è considerata In pericolo critico dalla IUCN.

La tartaruga olivacea

La tartaruga olivacea, conosciuta anche col discutibile nome comune bastarda (Lepidochelys olivacea), è diffusa soprattutto nei mari tropicali del mondo. È una delle più abbondanti e diffuse al mondo, ma nonostante ciò è comunque considerata Vulnerabile dalla IUCN. Il curioso appellativo "bastarda" deriva dal fatto che in passato questa specie veniva considerata erroneamente un ibrido tra Caretta caretta e Chelonia mydas.

La tartaruga embricata

La tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) è presente in tutti i mari del mondo, ma è anche una delle specie più minacciate. Si trova soprattutto nelle barriere coralline tropicali dell'Oceano Indiano, Pacifico e Atlantico ed è una delle tartarughe che finiscono più spesso catturate nelle reti. Per questo motivo, e per la caccia diretta per il suo carapace, è considerata In pericolo critico dalla IUCN.

La tartaruga dorsopiatto

La tartaruga dorsopiatto (Natator depressus) è invece la specie con la distribuzione più piccola di tutte. Vive esclusivamente lungo le coste dell'Australia settentrionale e in alcune piccole aree della Papua Nuova Guinea. È chiamata così per via del suo carapace ancora più appiattito rispetto alle altre specie. È inoltre l'unica specie a non essere stata valutata per carenza di dati all'interno della Lista Rossa IUCN tuttavia, non significa che non sia minacciata come le altre.

La tartaruga liuto

La tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è la più grande di tutte e l'unica rappresentante vivente della famiglia dei dermochelidi. Può raggiungere i due metri di lunghezza e un peso di 600 kg. Un'altra caratteristica unica che la differenzia dalle altre specie di tartarughe marine è la mancanza del classico carapace osseo. La parte superiore del corpo è invece ricoperta da grasso e pelle simile a cuoio: per questo motivo in inglese è detta "leatherback turtle", ovvero tartaruga dorso di cuoio. Frequenta tutti i mari e gli oceani del mondo ed considerata dalla IUCN.