Ogni anno il 16 giugno si celebra la giornata mondiale delle tartarughe marine, antichi rettili che nuotano nei nostri mari e oceani, la cui sopravvivenza è purtroppo sempre più minacciata. La data è stata scelta per un motivo ben preciso: lo stesso giorno infatti è nato Archie Carr, professore di Zoologia all'Università della Florida, che dedicò gran parte della sua vita alla conoscenza e alla conservazione delle tartarughe marine. Fu infatti fondatore e direttore scientifico del "Sea Turtle Conservarcy", un organizzazione che si occupa di ricerca, divulgazione e conservazione di queste specie, che ha richiamato inoltre per la prima volta l'attenzione sullo stato di minaccia e sul declino di questi animali. Ma chi sono le tartarughe marine e come vivono?

Le tartarughe marine, instancabili viaggiatori

Le tartarughe marine fanno parte della superfamiglia Chelonioidea e comprendono ben sette specie diverse, quasi tutte inserite in una categoria di minaccia secondo la IUCN (International Union for Conservation of Nature). Le sette specie si dividono a loro volta in due famiglie: le Cheloniidae, ossia le tartarughe a "guscio duro" di cui fanno parte sei delle sette specie oggi viventi, e la famiglia Dermochelyidae o a "guscio coriaceo", il cui unico membro è la tartaruga liuto, la più grande ad oggi vivente. Vivono in tutti gli oceani del mondo, tranne che nelle regioni polari, e sono animali dalle abilità strabilianti: sono infatti capaci di migrare anche per migliaia di chilometri. Dopo l'accoppiamento in mare, le femmine raggiungono la spiaggia, spesso la stessa in cui sono nate, dove scavano una buca e depongono le uova, che possono arrivare addirittura a ben 350 per covata. Dopo circa 50-60 giorni, i piccoli fuoriescono dal guscio e si dirigono autonomamente verso l'acqua. La cosa interessante è che il sesso dei piccoli è determinato dalla temperatura a cui sono esposti durante l'incubazione: se questa è alta nasceranno femmine, in caso contrario maschi. Le minacce a cui sono maggiormente esposte queste specie sono diverse: l'inquinamento dovuto soprattutto alla plastica, la cattura accidentale nelle reti da pesca, il cambiamento climatico che incide sulla determinazione del sesso dei piccoli, il commercio illegale e la predazione delle uova. Tutte le tartarughe marine sono inserite nell'allegato I del CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione) che ne limita il commercio.

Le sette specie di tartarughe marine

Le tartarughe marine hanno diverse abitudini e distribuzione, ecco alcune curiosità sulle sette specie che vivono nei nostri mari:

Tartaruga comune (Caretta caretta)

È una specie che vive nell'Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano, e molto diffusa anche nel Mediterraneo. È infatti la più comune nei nostri mari e l'unica che nidifica sulle coste italiane. È una specie onnivora dotata di potenti mascelle per sminuzzare le prede, costitute spesso da piccoli invertebrati. È classificata come "vulnerabile" dalla IUCN a causa del disturbo antropico, le catture nelle reti da pesca e la perdita dei siti di nidificazione per lo sviluppo costiero.

Tartaruga verde (Chelonia mydas)

È una specie che vive in tutti i mari tropicali e subtropicali e divisa in due sottopopolazioni: una diffusa nell'Atlantico e una nel Pacifico. La dieta della tartaruga verde cambia con l'età: da giovane è infatti principalmente carnivora, convertendosi pian piano all'erbivoria stretta. Ha inoltre un importante ruolo ecologico: cibandosi di fanerogame, ne incrementa la crescita contribuendo così alla salute di questi importanti luoghi di riproduzione e sviluppo per altri animali marini. È classificata come "in pericolo" dalla IUCN principalmente a causa dell'inquinamento, la cattura, la caccia e la perdita di habitat.

Tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii)

È la specie più rara di tartaruga marina e anche tra le più minacciate, è infatti classificata come in "pericolo critico" dalla IUCN. La distribuzione si differenzia per il sesso e per l'età: gli adulti generalmente vivono nel Golfo del Messico, mentre le femmine spaziano dal Florida meridionale allo Yucatan settentrionale. I maschi invece si trovano generalmente vicino alle spiagge del Texas e del Messico occidentale. Le principali minacce alla specie sono la perdita di habitat , l'inquinamento e cattura accidentale nelle reti.

Tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea)

È una specie che vive principalmente nell'Oceano Pacifico e Indiano, ma si può trovare anche nell'Oceano Atlantico. La particolarità sta nella modalità di nidificazione: le femmine di tartaruga olivacea infatti, così come anche quella di Kemp, si riuniscono tutte sulla stessa spiaggia, generalmente la stessa dove sono nate,  per deporre le uova tutte insieme appassionatamente. È principalmente carnivora e classificata come "vulnerabile" secondo la IUCN a causa principalmente della predazione, collisioni con le barche, cattura accidentale e distruzione delle uova.

Tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata)

È una specie che vive principalmente nell'Oceano Pacifico, Atlantico e Indiano. È facilmente riconoscibile dalle altre tartarughe marine per il becco affilato e curvo in avanti e il carapace seghettato ai margini. È onnivora e si ciba principalmente di poriferi, di cui va ghiotta. È classificata come in "pericolo critico" dalla IUCN a causa principalmente del commercio dei gusci, della carne e la distruzione degli habitat.

Tartaruga a dorso piatto (Natator depressus)

È una specie endemica della piattaforma continentale australiana, dove vive generalmente nelle acque poco profonde e costiere. Il nome deriva dall'aspetto del suo carapace: è infatti meno ricurvo e più liscio rispetto alle altre specie di tartaruga. È una specie onnivora, classificata come "carente di dati" secondo la IUCN, ma considerata vulnerabile secondo il governo Australiano. Le principali minacce sono  la caccia per le uova e la carne e la distruzione dell'habitat.

Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)

È la tartaruga marina dalle dimensioni maggiori e riconoscibile per le creste longitudinali che presenta sul carapace, che può essere lungo oltre 2 metri. È inoltre la tartaruga marina con la distribuzione più ampia, e si può avvistarla praticamente in tutti i mari del mondo, ma le popolazioni più consistenti vivono negli oceani Atlantico e Pacifico. Si cibano quasi solo di meduse e sono classificate come "vulnerabili" dalla IUCN per il declino della popolazione avvenuto negli ultimi decenni.

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