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29 Aprile 2022
13:17

Il dibattito sulla pista per Levrieri a Maserada sul Piave. PetLevrieri: «Pensare al benessere dei cani». Enci: «Per loro è gratificante»

A Maserada sul Piave verrà costruita una pista per Levrieri che verrà gestita da Enci, ma cosa significa questa disciplina per i cani che saranno protagonisti delle competizioni? Ne abbiamo parlato con chi è favorevole e chi è contrario.

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A Maserada sul Piave, in provincia di Treviso, verrà costruita una pista per le corse di Levrieri. Il Comune ha dato in concessione all'ENCI un'area di 27 mila metri quadrati nella zona del parco Parabae per svolgere le proprie attività di racing, una disciplina che prevede l'inseguimento da parte dei cani di una finta lepre lungo un circuito ad anello. La concessione avrà una durata di 15 anni e un canone annuo di 4000 euro e l'Ente Nazionale Cinofilia Italiana ha dichiarato che l'investimento sarà di circa 160 mila euro.

La notizia ha scatenato immediatamente una enorme polemica tra chi sostiene che questa disciplina rappresenti un pericolo per la salute e il benessere degli animali ed Enci che la considera invece indispensabile per permettere ai Levrieri di appagare le proprie necessità.

Il dibattito si è acceso sui social e la Onlus PetLevrieri ha lanciato una petizione, sottoscritta anche dalla Presidente Nazionale ENPA Carla Rocchi, per chiedere al Sindaco e alla Giunta del Comune di ritirare la concessione, dibattuta in Consiglio ormai quasi un anno fa, nel giugno 2021.

Le posizioni di PetLevrieri, Enci e del Comune di Maserada del Piave

«Siamo preoccupati perché questo genere di attività non ha nulla a che fare con il benessere degli animali e sono destinate unicamente alla gratifica degli esseri umani. I Levrieri ovviamente amano correre, ma ciò non significa che il loro desiderio sia quello di farsi mettere dentro i minuscoli box di partenza e rincorrere, gli uni accanto agli altri, una finta lepre – spiega a Kodami Stefania Traini, Presidente e fondatrice di PetLevrieri Onlus – Sono nati come cani da caccia, non per correre nei circuiti. Queste discipline sono state inventati dagli umani, che sono poi gli unici che ne traggono prestigio sociale e benefici economici. Anche se le scommesse sono ormai vietate, infatti, chi alleva i "campioni", aumenta nettamente il proprio guadagno».

Non è della stessa opinione Marcello Poli, del consiglio direttivo di Enci il quale, interpellato da Kodami, sostiene che permettere ai Levrieri di correre nelle gare sia esattamente ciò di cui hanno bisogno. «Attraverso le attività di racing possiamo fare le verifiche zootecniche che permettono alle razze di mantenersi sane – afferma Poli – Il nostro ente ha in gestione il patrimonio genetico delle razze ed è proprio così che ne verifichiamo le qualità e le caratteristiche comportamentali, secondo ciò per cui sono stati selezionati già migliaia di anni fa».

Anche la Giunta Comunale di Maserada sul Piave si è divisa e, in questi giorni, maggioranza e opposizione si sono scontrate proprio su questo tema, portando il Sindaco leghista, Lamberto Marini, a pubblicare un post su Facebook, a cui allega un comunicato stampa emesso da Enci, e sottolinea inoltre come la decisione presa lo scorso anno sia completamente legale e le polemiche a riguardo siano, a suo parere, ingiustificate.

«C’è qualcuno veramente disposto a credere che in un Comune dove vi è un Sindaco che ha indossato per quarant'anni la divisa del Carabiniere e dove è stato istituito un assessorato per la tutela ed il benessere degli animali, si possano consentire attività illecite? – scrive il Sindaco – (…) Ma ancora più triste è stata la risposta del popolo dei social. Hanno abboccato quasi tutti all'amo infido che è stato lanciato dall'opposizione. Si è instaurata la solita "catena di sant'Antonio" all'interno della quale tutti danno giudizi, tutti sanno tutto, tutti sono professori e conoscitori della materia».

La differenza tra corse "commerciali" e corse "amatoriali"

Il problema però è che l'opinione pubblica non si è schierata contro la costruzione della struttura per la convinzione che le gare siano illegali. Ciò che preoccupa molti è piuttosto l'aspetto etico del progetto. Sempre più persone, infatti, si pongono in maniera critica rispetto a questo genere di attività e, almeno nel nostro Paese, si sta diffondendo sempre più rapidamente un'opinione contraria secondo la quale queste competizioni risultano anacronistiche: "divertimenti" legati ad un passato in cui la relazione tra uomo e cane era tutt'altro rispetto ad oggi.

In Italia, di fatto, il mondo delle corse dei Levrieri è da tempo in crisi. L'interesse verso le scommesse, ancora legali in altri paesi europei, non è mai stato particolarmente vivo come altrove e con la Legge finanziaria del 1998 sono state vietate le attività di scommessa riguardo le gare di corsa dei Levrieri.

Ad oggi, infatti, non è più legale organizzare le cosiddette "corse commerciali", ovvero quelle che consentono un guadagno diretto, ma è invece ancora possibile svolgere competizioni "amatoriali", come quelle a cui è destinata la struttura di Maserada sul Piave.

«Che ci siano differenze sostanziali tra i due ambiti è indubbio: il racing commerciale, ancora legale in paesi come l' Irlanda, il Messico o l'Australia – afferma Traini – Questa è una vera e propria industria, un sistema che si caratterizza per la presenza di scommesse legali, organismi di gestione e regolamentazione autonomi e allevamento intensivo».

Un mondo crudele,  che prevede allenamenti estenuanti, soprattutto per i Galghi e per i Greyhound, i quali vengono costretti a vite indegne e poi vengono spesso uccisi quando diventano inadatti alle gare. Un ambito che in Italia, fortunatamente, non ha più spazio da tempo: «Certamente stiamo parlando di universi diversi, ma non trovo una reale utilità nel seminare su questo terreno, con il rischio di creare anche da noi l'interesse per una disciplina che, fino ad ora, non ha mai attecchito – spiega Traini, che fa parte da anni dei movimenti antiracing – In confronto, le corse amatoriali sembrano momento ludici senza alcun fine di lucro ma in realtà, se si guarda più da vicino, non è assolutamente così e anche in questo caso il benessere degli animali viene messo da parte».».

Correre non significa essere liberi

«In tanti anni i miei cani non si sono mai infortunati – afferma Poli, sostenendo che queste competizioni non siano rischiose per gli animali – Vengono visitati prima e dopo le competizioni e sono certo che, in un'epoca storica in cui si ha sempre meno tempo da trascorrere insieme, siano davvero felici che io gli dedichi una giornata per partecipare alle competizioni».

Ma allora perché molte associazioni e sempre più esperti del settore, veterinari, educatori ed istruttori cinofili sono contrari alle gare di racing?: «Se proprio volessimo permettergli di mettere in atto i loro desideri e i loro bisogni, i Levrieri preferirebbero esprimere le proprie motivazioni in maniera molto più armonica ed integrata con gli altri interessi e gli altri ambiti della loro personalità. Non sono fatti solo di corsa!- Spiega Stefania Traini – Sono cani molto curiosi, vorrebbero sfruttare anche il proprio desiderio di collaborare, cooperare con i simili e con gli umani, esplorare gli ambienti, comunicare con gli altri cani e dedicarsi anche ad attività più riflessive e meno impulsive di questa».

Secondo Traini, infatti, il rischio che si corre nell'occupare il tempo con il cane allenandolo solo a correre e rincorrere un oggetto, senza aprirsi anche ad altre attività, non è solo legato alla sua salute fisica, ma riguarda anche gli ambiti più profondi dello sviluppo dell'identità. Una vita destinata a correre, infatti, impedisce di espandere, incrementare e potenziare gli aspetti della personalità a cui è indispensabile dare volume e attenzione affinché vi sia un reale benessere interiore.

«Chi si dedica a questa disciplina desidera un cane che insegua in maniera meccanica un oggetto e non vuole che, nello svolgere questo compito, si ponga domande: non gli interessa che vi sia quell'equilibrio interiore che dà consapevolezza all'individuo di cosa sta succedendo intorno a lui – conclude la Presidentessa di PetLevrieri – Spesso ho sentito dire che i Levrieri hanno bisogno di correre perché sono stati selezionati per questo, ma a me viene da pensare agli American Staffordshire Terrier, che sono stati selezionati per il combattimento: cosa pensereste se dicessi che per questo motivo dobbiamo farli combattere?».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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