Il suo muso spuntava da una foto su Facebook, un click, poi il contatto con le persone che lo avevano trovato vagante a Trappeto, vicino Palermo, e la notizia che non c'era intorno a lui traccia della mamma o di altri cuccioli. Pochi giorni, il tempo di far andare un amico caro e amante dei cani a conoscere quel canetto striato allegro e socievole, e poi Frisk è arrivato a Genova, dove vivevo. Eh sì, sono proprio la classica persona che ha scelto il cane della sua vita da un post sui social network, un cane del Sud spedito al Nord, e a cui è andata bene. O meglio: è andata bene a entrambi e viviamo felici insieme. E lo so: su Kodami spingiamo tantissimo per invitarvi a conoscere e incontrare più volte il vostro futuro compagno a quattro zampe, andando nei canili e nei rifugi della vostra zona prima di prendere questa importante decisione. Ma proprio per questo è altrettanto importante "fare outing": ammettere di essere come tanti altri e poter raccontare non solo le notizie brutte che purtroppo accadono per umani e cani ogni giorno, ma anche prendere spunto da un esempio personale ma infondo simile alle meravigliose storie d'amore e rispetto tra cani e umani che ci sono nelle case di tanti italiani. Il nostro stare insieme, così, è iniziato quasi sei anni fa e ogni giorno, da quel primo "incontro virtuale" che poi è diventato reale in un'area di sosta al casello di Genova Ovest, Frisk ed io viviamo la forza di un rapporto che si salda di giorno in giorno. Un andare avanti nella consapevolezza di essere io per prima pronta a cambiare e regolare di volta in volta, in base a ciò che mi suggerisce lui, le coordinate della nostra relazione secondo una bussola che indica la direzione da seguire per entrambi.

Elogio dei "proprietari medi": vivere con un cane è spesso una storia quotidiana, normale e semplice

Abusi, maltrattamenti e terribili notizie di cronaca: da una parte con protagonisti in negativo esseri umani crudeli e dall'altra cani ritenuti aggressivi e ingestibili. Educazione, istruzione cinofila e addestramento per chi è considerato invece un "proprietario consapevole": con i vostri cani dovete fare questo, questo e quello. A volte si estremizza il modo di narrare e vivere la relazione con l'altra specie. Su Kodami è fondamentale trattare e stigmatizzare tutto ciò che è legato al maltrattamento tanto fisico e dunque evidente ma anche a quello che avviene in modo subdolo e che a volte consiste anche solo nel considerare, ad esempio, un cane come un oggetto o una proiezione delle nostre mancanze e necessità.

Ma questa volta vogliamo dirla con Willie Peyote per chiarire che ci riconosciamo fermamente nella frase di una delle sue canzoni più note: "I cani son meglio delle persone che dicono che i cani son meglio delle persone".

Su queste pagine andiamo tanto in profondità per ricordare a tutti chi è il cane o il gatto che ci vive accanto e quanto sia importante riconoscerli come soggetti a sé. Ci rivolgiamo a un lettore generico, naturalmente, cercando di comunicare a tutti e a chiunque voglia scoprire e conoscere meglio le caratteristiche etologiche degli animali domestici o selvatici che siano. Ma bisogna allo stesso tempo scriverlo chiaramente che, per fortuna, c'è una "terra di mezzo" in cui abitano felicemente cani e esseri umani nelle nostre città occidentali. Famiglie o "coppie miste" che vivono una relazione naturalmente sana, senza bisogno di dritte e consigli a volte fin troppo estremizzati. Ecco, Gugliemo Bruno, alias Willie Peyote, dice chiaramente anche questo ne "I cani": «Ma mi spiegate perché ogni cosa che fate quando vi schierate si trasforma in una gara a squadre. Basta un attimo, fine del dibattito fra due tifoserie che tanto le idee giuste son le mie». E allora senza prendere posizioni estreme, ben venga l'elogio di quello che ci piace chiamare più che "proprietario" o pet owner, pet mate: colui o colei che vive la relazione in maniera semplice e senza troppe elucubrazioni mentali. Ovviamente la persona a cui ci stiamo rivolgendo non ha però a che fare con un problema comportamentale del suo compagno animale o, cosa non da meno, con disagi patiti personalmente. Parliamo di un rapporto "normale" e questo aggettivo, pensateci, dovrebbe essere proprio rivalutato, non solo nel rapporto con gli animali.

L'incontro, l'immersione nel mondo della cinofilia e il ritorno alla relazione a due

C'è una grandissima fetta di popolazione, italiana e non solo, che sa benissimo chi è il cane che vive in famiglia senza aver frequentato un seminario cinofilo o un campo di educazione o addestramento. Una recente indagine commissionata da Kodami proprio sul tema della relazione tra italiani e animali domestici ci ha lasciato felicemente a bocca aperta: le risposte sono chiare e raccontano di persone che hanno rispetto e considerazione dei loro compagni di vita. Persone che ritengono il cane o il gatto un "pari grado": con un ruolo specifico nella famiglia come ce l'ha un figlio, un padre, una madre, un fratello o una sorella. E queste persone, tantissime, lo danno per scontato, ovvio senza che nessuno gliel'abbia insegnato.

Eppure capita che proprio chi è amante dei cani e ne ha fatto anche un lavoro tende a ricordare solo i lati negativi del rapporto tra  pet e proprietari e non perché non si vedano le situazioni positive ma perché spesso chi si rivolge a un educatore confonde comportamenti naturali con  problematiche e poi, nonostante le spiegazioni, non riesce ad uscire dal circolo vizioso. E' dunque comprensibile che professionisti seri e competenti vadano in frustrazione, e spesso in burn out, se pur avendo provato a dare una mano attraverso quella che viene chiamata "mediazione tra proprietario e cane" non si è riusciti a trovare una soluzione. E bisogna dirlo: alla fine, in questi casi, chi ha la peggio è il cane che può finire direttamente dal divano al canile.

Ma ritorniamo allora a Frisk e me e al lungo percorso tra altri e bassi, come in ogni rapporto che sia degno di questo nome,  guardandolo questa volta dal punto di vista umano in particolare. Per fare un esempio pratico, la mia è stata la vita di una "proprietaria media" in partenza, come vengono spesso definite le persone che approcciano per la prima volta con l'etologia canina e vivono l'esperienza di frequentare i campi cinofili. Frisk ed io ci siamo avvicinati all'educazione cinofila, a differenza di altri, non per problemi particolari ma proprio perché era nata in me la curiosità di approfondire la sua personalità, capire cosa davvero gli piacesse fare e sotto una guida esperta trovare le informazioni giuste per stringere una relazione sempre più salda. Siamo stati fortunati: abbiamo avuto una buona maestra i primi tempi ma poi abbiamo proseguito da soli e tante cose che abbiamo imparato seguendo lezioni e seminari ci sono servite a entrambi  ma, credo, molto di più a me in realtà. Soprattutto quando ho capito che il miglior consiglio che vi possa dare un educatore è quello di puntare su di voi oltre che focalizzare l'attenzione solo al cane e aiutarvi a regolare dunque la vostra vita insieme in base ai bisogni di entrambi.

A volte ho visto scene davvero tristi, con esperti poco attente alle emozioni umane durante gli incontri cinofili e ciò è sempre accaduto quando il concetto di "educazione" è stato estremizzato solo verso il cane e la persona viene alla berlina perché non capisce cose che per altri sono evidenti. Ma non si considera che gli altri, appunto, sono "del settore". Un proprietario medio, e questa volta lo scrivo senza virgolette, che decide di portare se stesso e il proprio cane da un educatore o altra figura professionale merita già solo per questo tanta stima e considerazione. La verità è che alcuni esseri umani, nei quali alle volte faccio mea culpa l'errore di comprendere me stessa, hanno talvolta la presunzione di credere di poter "parlare" ai cani quando non sappiamo nemmeno parlare tra di noi.

Frisk ed io dobbiamo tanto a bellissime persone che ci hanno mostrato la strada grazie ai loro consigli e alle cose belle che ho visto succedere fuori e dentro i campi cinofili. Sia chiaro: consiglio e continuerò a consigliare spassionatamente a chiunque me lo chieda di vivere l'esperienza di trovare una figura di riferimento e fare quel pezzo di viaggio in cui una guida sicuramente serve per aprire nuove strade da percorrere poi di nuovo in una relazione a due o a più soggetti a seconda del numero dei componenti familiari. Ma credo che se quel canetto siciliano ed io, stranieri entrambi in una città meravigliosa come Genova in cui la vita in centro storico per un binomio non è proprio semplicissima tra vicoli stretti e un'affollata popolazione di cani e umani, ce "l'abbiamo fatta" lo dobbiamo anche ad altro. Se abbiamo raggiunto un certo equilibrio è anche perché la famiglia dalla quale provengo ha sempre considerato i cani come parte integrante del nucleo di cui facevamo tutti parte e Napoli, mia città di nascita, mi ha fatto conoscere sin da piccola la realtà dei cani di quartiere.

Frisk non me ne voglia ma, anzi, anche lui deve tanto a due individui di nome Pachialone e Giggino. Erano i cani del garage e mi accompagnavano a casa dopo scuola o dopo una notte in giro con gli amici. I miei genitori permettevano che portassi Pachialone sul terrazzo di casa.  Giggino non è che non poteva salire, lui non ne aveva proprio voglia. Poi ritornavamo nel rione e di nuovo ognuno faceva la sua vita per poi "recuperarmi" a qualsiasi ora del giorno e della notte e scortarmi tranquilla a casa. La vita in famiglia, poi, è sempre stata condivisa con un cane: prima Erik, un Pastore belga tostissimo e poi Artù un meticcio super simpatico. Per entrambi, oggi lo so, ci sarebbe voluto un educatore sicuramente e anche per la mia famiglia ma, sinceramente, sono certa che Erik e Artù abbiano avuto una vita felice, compatibilmente con quegli umani strani con cui dovevano scendere a patti nella convivenza quotidiana. Cosa che, del resto, è classica di qualsiasi famiglia in cui non necessariamente ogni giorno deve intervenire uno psicologo, giusto?

Ecco, la vita con un cane dipende tanto da qual è la vostra storia personale e che tipo di esperienze avete fatto con loro e nei vostri contesti di vita a seconda dell'età e degli altri esseri umani con cui avete convissuto. Così, sarà anche l'effetto  "volemose bene" tipico dell'Italia che si ritrova ogni anno davanti alla Tv per Sanremo, oggi mi sento di dire che lì dove sulle pagine di Kodami non smetteremo mai di diffondere cultura e fare divulgazione secondo i valori del nostro Manifesto è giusto rendere omaggio a tutti i pet mates lì davanti allo schermo in questo momento. Anzi, a tutti coloro che ogni sera, tra una canzone e l'altra del Festival, vivono semplicemente la vita con i loro compagni accanto sul divano.

Quanti cani ci sono a Sanremo 2021? E cosa hanno da dire?

Il Bouledogue con il papillon dei Ferragnez, l'influenza delle star nella vita di un cane

Tutti gli animali cantati a Sanremo dal 1951 a oggi