A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

Da sedici anni a questa parte mi sveglio ogni mattina con qualcuno dei miei gatti vicino. Sebbene non sia l'unica umana disponibile nel letto, i miei gatti prediligono me per un gesto intimo come il dormire vicini e nemmeno l'arrivo di mia figlia, che si è unita al gruppo, ha cambiato le cose. Mentre io faccio la contorsionista per non svegliare nessuno, Masca si raggomitola tra spalla e collo e Morgan dorme sul mio cuscino o incollato al mio fianco. Mentre il mio compagno russa comodamente.

Chi vive o ha vissuto con un gatto sa bene quanto selettivo possa essere nello scegliere le persone che gli piacciono e quelle a cui riferirsi quotidianamente. Ci sono famiglie in cui il gatto crea un legame stretto con uno degli umani mentre gli altri sono considerati poco più che delle comparse. Altre volte accade, invece, che a specifiche persone vengano apparentemente “assegnati” dei ruoli per cui c'è l'addetto al riempimento della ciotola e l'addetto al grembo su cui dormire. Tutto deciso dal gatto, a forza di richieste, di miagolii, di inviti che non si possono rifiutare.

Curiosamente, può anche capitare che gatti diversi all'interno dello stesso nucleo famigliare scelgano il loro riferimento principale in maniera differente per cui si inizia a parlare del gatto di una e del gatto dell'altro.

Il capo branco è una fantasia

Alcuni ritengono che questo dipenda dal bisogno del gatto di scegliere il suo “capo branco”. Questa, tuttavia, è una visione veramente lontana dal modo con cui i piccoli felini si rapportano agli esseri umani. Già di per sé i gatti non sono propriamente animali gregari, non formano branchi stabili nemmeno allo stato libero, non si aspettano di avere capi né quando vivono solitari né quando afferiscono a colonie stanziali. Perché all'atto pratico i gatti sono dei predatori solitari, le partite IVA della caccia. Non c'è ragione di ritenere che, inseriti in famiglie di specie differenti, cerchino qualcosa che non fa parte del loro repertorio comportamentale. Se c'è una spiegazione alla loro selettività verso le persone non è sicuramente da ricercarsi in una logica “da branco”.

Non è solo una questione di cibo

Un'altra giustificazione che spesso viene tirata in ballo è relativa ai pasti: i gatti si legherebbero a chi dà loro da mangiare, per cui se un membro viene scelto è solo perché è quello che si occupa di riempire la ciotola. Anche questa ipotesi, tuttavia, viene confutata dalle numerose esperienze di persone deluse proprio dal fatto che, pur essendo le uniche ad occuparsi del gatto in famiglia, sono relegate a puro distributore di cibo, mentre l'animale dedica tutte le sue affettuose attenzioni a qualcun altro. No, nemmeno il cibo sembra essere poi quel catalizzatore di interesse che molti credono per quanto, anche storicamente, giochi senz'altro un ruolo fondamentale nella regolazione della relazione uomo-gatto.

L’accoglienza del gatto in famiglia

“Di mamma ce n'è una sola”

Per altri, il gatto è alla ricerca di una mamma, intrappolato in una sorta di infanzia senza fine, bisognoso di cura, di accompagnamento, di tutela. Per sostenere questa tesi dovremmo negare però tutto quello che la scienza ci ha spiegato sullo sviluppo comportamentale dei gatti, sulla loro fisiologia, sui cambiamenti psico-fisici legati ai vari stadi della vita, sui meccanismi che regolano la loro crescita anagrafica e caratteriale e… insomma, un po' troppo negazionismo per rendere credibile l'ipotesi di partenza.

I gatti sanno sintonizzarsi con noi

A ben guardare, anche i gatti che vivono in libertà possono legarsi più a certi individui che ad altri. Di solito è una questione di affinità caratteriale, spesso rinforzata dall'essere cresciuti insieme, magari essere coetanei. Quindi le basi biologiche affinché questa selettività emerga anche a contatto con gli esseri umani ci sarebbero. Quando si tratta della nostra specie, però, c'è anche dell'altro. I gatti sanno indubbiamente riconoscere quando siamo portatori di vantaggi concreti, come una ciotola piena di cibo. Del resto, la storia della domesticazione ci insegna che i gatti si sono avvicinati agli esseri umani per sfruttare la loro nicchia ecologica. Ma non è tutto qui.

Oltre ad essere attenti al loro ambiente e alle opportunità che offre, i gatti sono anche animali molto sensibili emotivamente. Questa sensibilità viene espressa nella capacità di osservare minuziosamente una persona e di comprendere a quale livello di sintonia essa possa arrivare con loro. E la sintonia non dipende tanto da quanto spesso viene rabboccata la ciotola, tutt'altro. Ha più a che fare con il rispetto dei tempi e degli spazi di ciascuno, con l'integrità sacra del corpo, con la discrezione del contatto sociale e con la capacità di accogliere la diversità dei punti di vista del gatto sulle cose. Un gatto sente quanto valore diamo alle sue opinioni, tira conclusioni riguardo agli spazi espressivi che gli concediamo, si sente riconosciuto o meno nei suoi bisogni in base alle decisioni che prendiamo attorno a lui e ci ricambia comunicando ad un livello tanto profondo quanto più ci sente sintonizzati con lui.

La relazione uomo-gatto, un viaggio nel tempo

Una questione di comfort

Inoltre, proprio perché molto emotivo, il gatto riesce a trarre un grande conforto personale dalle relazioni positive. In qualche modo, è come se il contatto con qualcuno con cui prova affinità creasse un'area di comfort all'interno della quale può rilassarsi, lasciarsi andare, chiedere accudimento ma anche fornirlo. In questa bolla si esprime tutto il suo potenziale affettivo che, però, non si offre in maniera generalizzata a chiunque ma solo a coloro che si sono guadagnati di poterla frequentare grazie ad una buona sintonizzazione reciproca.

L'affinità si costruisce giorno per giorno

Quindi può anche accadere che il gatto si avvicini inizialmente a noi perché in qualche modo gli conviene sul piano pratico. Ma poi saranno i nostri modi, la nostra comunicazione, l'affinità che si verrà a creare nel tempo a determinare se il gatto “ci sceglierà” oppure no. Ed è proprio questo che spiega come mai possano esserci differenze anche molto sostanziali nella considerazione che un gatto mostra verso i vari membri della famiglia. Che poi, diciamolo chiaramente, non si tratta nemmeno di una scelta da parte sua: non è una elezione ai voti ma una ricostruzione quotidiana. Il gatto ama mantenere delle piccole consuetudini con chi gli è affine, abitudini che gli consentono di riconoscere il legame e di rinnovarlo ma mentre noi, da bravi primati egoriferiti, siamo intenti a chiamare tutto questo “scelta”, lui sta semplicemente pensando che “anche per oggi mi sto sentendo a casa”.

Come allestire gli spazi per accogliere un gatto in casa