A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Una delle sfide che viviamo trasversalmente in tutti i paesi nell’ambito della Salute Unica e della convivenza con gli animali è la riduzione e la prevenzione di incidenti derivanti da morsicature o aggressioni causate da cani.

Dinnanzi a questo tema di salute pubblica, diverse nazioni o aree delle stesse hanno deciso di legiferare o meno riguardo la convivenza con il cane a seconda della sua appartenenza ad una razza.

In questo modo, alcuni paesi hanno creato una lista di cani classificati come pericolosi o potenzialmente pericolosi. Tale classificazione non sempre coincide tra le diverse nazioni o tra regioni di uno stesso paese, che a loro volta propongono soluzioni di gestione differenti. Pertanto, ci scontriamo con una carenza di uniformità tanto a livello europeo che a livello internazionale che, come cittadini del mondo, ci conviene conoscere, specialmente in previsione di viaggi e spostamenti con i nostri compagnia cani.

I modelli di gestione della convivenza con i cani e i modelli di legislazione specifica sulle razze canine applicate con lo scopo di prevenire il rischio di morsicature e aggressioni da parte dei cani, sono principalmente 3:

  • modello di proibizione completa;
  • modello con limitazioni parziali;
  • modello senza legge specifica sulle razze canine potenzialmente pericolose.

Il primo modello: la proibizione completa

In questo modello rientrano Paesi come il Regno Unito e la Norvegia.

Il Regno Unito si riferisce non tanto a una lista specifica di razze considerate potenzialmente pericolose se non alla tipologia di cane, per cui tuti i cani che abbiano caratteristiche fisiche similari alle quattro razze identificate, sono considerati potenzialmente aggressivi.

Le quattro razze sono: Pitbull Terrier, Tosa Inu, Dogo Argentino e Fila Brasileiro.

In Norvegia, invece, a queste si sommano l’American Staffordshire Terrier e il Cane Lupo Cecoslovacco e tutti gli incroci delle sei razze appartenenti alla lista.

In questi paesi è inoltre illegale la riproduzione, la vendita, l’importazione e l’ingresso di cani appartenenti a queste razze. Qui, questi cani possono essere requisiti senza nessuna segnalazione specifica nei riguardi dell’individuo ed esiste un reale rischio di eutanasia se non si riesce a dimostrarne l’assenza di aggressività. In ogni caso, la persona dovrà pagare una sanzione pecuniaria e, in caso di rinuncia di proprietà, al cane viene fatta l’eutanasia. Al contrario, una volta potuta dimostrare la non aggressività dell’individuo, la persona avrà l’obbligo di identificazione e sterilizzazione dell’animale, l’obbligo di guinzaglio e museruola e di applicare misure di sicurezza in casa per garantire che l’animale non possa scappare.

Il secondo modello: limitazioni parziali

In questo modello rientrano alcuni paesi europei come la Spagna, la Germania e la Francia, e paesi extra-UE come gli USA e l’Australia.

In linee generali, e con alcune variazioni, in queste nazioni tra le razze considerate potenzialmente pericolose sono costantemente riportati il Pitbull Terrier, lo Staffordshire Bull Terrier, l’American Staffordshire Terrier, il Bull Terrier, il Rottweiler, il Tosa Inu, i Mastiff, il Dogo Argentino, il Fila Brasireiro, il Perro de Presa Canario e l’Akita Inu.

Inoltre, in Spagna e Germania, ad esempio, alcune caratteristiche fisiche come l’altezza, il peso e la imponenza fisica dell’individuo sono già parametri minimi per la classificazione del cane come “potenzialmente pericoloso”.

In queste aree, i compagni umani di questi cani devono obbligatoriamente essere in possesso di una licenza ottenuta solo a seguito di un corso di formazione e dopo la stipula di un’assicurazione per responsabilità civile contro terzi, ed hanno l’obbligo di tenere l’animale sempre a guinzaglio corto e con museruola.

Ogni Regione/Stato/Comunità ha poi il potere legislativo di ampliare (e mai restringere) la lista di queste razze. Motivo per il quale è importantissimo informarsi attentamente prima di recarsi in ognuno di questi Paesi, e nello specifico nella zona. Possiamo riportare l’esempio della Spagna, dove ognuna Comunità Autonoma ha una propria lista di razze. Caso curioso è quello della Comunità della Cantabria, che include nella sua lista anche il Boxer, solitamente considerato una razza di cane molto tranquilla e mansueta.

Cani potenzialmente pericolosi: gli effetti sociali e la questione etica

In questi paesi si sviluppa una stigmatizzazione di questi animali, ovvero il fenomeno sociale per cui si attribuisce una connotazione negativa a un individuo che, suo malgrado, si porterà dietro un marchio che non corrisponde alla sua reale natura.

A causa di questo fenomeno, delle restrizioni imposte e delle sanzioni applicabili, in questi Stati è registrato un massivo abbandono di questi cani e un minor tasso di ricongiungimento a seguito di smarrimento. Ne consegue un importante accumulo di cani appartenenti a queste razze nei canili e un basso tasso di adozione. Questi soggetti si trasformano spesso in cani invisibili e di lungodegenza; situazione che apre un dibattito sul benessere animale e sull’efficacia de queste leggi in termini di convivenza responsabile e gestione della spesa pubblica.

Inoltre, non vi è nessuna dimostrazione scientifica in grado di riportare l’effettiva presenza di aggressività di un cane solo in relazione alla sua razza e, di ancor maggiore potenza, è l’assenza di supporto di dati epidemiologici e demografici a favore di questa teoria.

Al contrario, in alcune nazioni, come l’Olanda e lo stesso Regno Unito, si è osservato un aumento di aggressioni da parte di cani (non solo appartenenti a queste razze) negli anni, a seguito dell’entrata in vigore della normativa specifica.

Per tanto, possiamo denotare l’incongruenza e la scarsa efficacia di queste normative come strumento di prevenzione da attacchi e morsicature causate da cani.

Per questi motivi, paesi come l’Italia hanno optato per il superamento di questa normativa, considerata obsoleta e inefficace.

Terzo modello: nessuna classificazione di razze pericolose. La posizione dell’Italia

In Italia, ad esempio, fino all’anno 2009 era in vigore un’Ordinanza ministeriale che riportava una lista nera di razze di cani potenzialmente pericolosi (tra cui alcune davvero rare in Italia). Tale lista fu poi abolita dall’Ordinanza Martini che affermava che “la precedente Ordinanza, non solo non ha ridotto gli episodi di aggressione ma, come confermato dalla letteratura scientifica di Medicina Veterinaria, non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell'appartenenza a una razza o ai suoi incroci”. Nel nostro paese si attribuisce sempre all’umano la responsabilità del benessere del comportamento dell’animale.

Viaggiare con i cani potenzialmente pericolosi: cosa bisogna sapere

A ragione di quanto detto, prima di viaggiare all’estero con il nostro compagno cane dobbiamo attentamente informarci sulle leggi in tema di razze di cani potenzialmente pericolosi. Il rischio a cui andiamo in contro va da una semplice multa, perché magari stiamo semplicemente passeggiando con il nostro cane (non aggressivo) senza museruola, fino al sequestro o all’eutanasia, evenienze rare ma non impossibili.

Dobbiamo quindi informaci tanto sulla legge nazionale, ma anche sulle leggi Statali, Regionali o Comunitarie del luogo dove siamo diretti e, per non peccare di superficialità, anche a livello municipale.

Studieremo quindi quali sono le razze proibite o soggette a restrizioni, ma anche le definizioni riguardo le tipologie morfologiche, gli obblighi cui saremmo soggetti, come museruola, assicurazione, eccetera, le sanzioni e gli eventuali provvedimenti che lo Stato mette in atto.

Alcune parole chiave che ci possono aiutare nella ricerca di queste informazioni sono:

  • in Spagna e nei paesi latinoamericani si parla di “Perros Potencialmente Peligrosos”, solitamente abbreviati come PPP;
  • Nel Regno Unito e in Australia la legge di riferimento è la “Dangerous Dogs Act”
  • Mentre negli stati Uniti si tratta della “Breed Specific Legislation” (BSL).