A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Sono sempre più numerosi nelle nostre case i cani appartenenti alle razze cosiddette brachicefale, come il Bull Dog e il Carlino, tra altri. Lo stesso possiamo affermare anche per alcune razze feline. I più popolari gatti brachicefali sono sicuramente il Persiano, il British Shorthair, l’Exotic Shorthair, il Bombay, l’Himalayano e lo Scottish Fold.

Questi gatti possiedono una morfologia che li rende molto caratteristici, rappresentata da testa rotonda, muso particolarmente schiacciato, occhi sporgenti e mascella inferiore prominente. Dietro questa morfologia e questa espressione caratteristica si nascondono però, come per i cani brachicefali, dei difetti anatomici e dei problemi che questi difetti portano con sé.

I problemi dei gatti brachicefali

Cercando in Rete l’espressione “sindrome brachicefalica”, riferita ai problemi di salute che essa genera nei soggetti che ne sono affetti, ritroviamo articoli principalmente riferiti al cane. In realtà, anche i felini presentano questa sindrome e le sue caratteristiche non ricalcano a pieno le stesse problematiche che ritroviamo nei cani.

È infatti vero che i cani brachicefali soffrono soprattutto di sindromi respiratorie, associate ad anomalie dell’anatomia di narici, palato molle e trachea, ma questo non è altrettanto vero per il gatto. Nei gatti con il muso schiacciato, la forma del cranio favorisce il presentarsi di problemi oculari, oltre che respiratori, problematiche neurologiche e alterazioni alla dentizione.

I problemi respiratori

Alcune delle gravi anomalie a cui queste razze feline sono soggette riguardano l’anatomia delle narici e dei condotti nasali, estremamente stretti, e del palato molle, che può essere più lungo del normale, generando problemi di tipo respiratorio proprio come nel cane. Questi gatti presentano inoltre anomalie del palato duro che non presenta una corretta inclinazione generando quindi gravissime implicazioni nelle funzionalità masticatorie e respiratorie.

Come i cani brachicefali, i felini sono quindi preoccupantemente colpiti dalla sindrome delle vie aeree superiori (BAOS). La sintomatologia nel gatto dipende dalla gravità delle anomalie anatomiche e sono piuttosto simili a quelle del cane per quanto riguarda la difficoltà respiratoria. Questi soggetti soffrono quindi di fame d’aria e respirazione ansimante, rumori espiratori, riluttanza al movimento. Spesso il quadro sintomatologico può passare inosservato da parte dei compagni umani in quanto questi animali, a causa della fatica a respirare, sono “semplicemente” più sedentari.

Problemi oculari, dermatiti facciali e alterazioni della dentizione

Il gatto brachicefalo va incontro anche e soprattutto a problemi di tipo oculare, oltre che respiratorio. La morfologia del cranio non consente un corretto sviluppo del sistema di drenaggio dei condotti naso-lacrimali oltre che delle cavità nasali. Si riscontra, così, l’occlusione congenita, o secondaria, dei condotti lacrimali esterni, dovuta alla riduzione del diametro dei canali o all’insufficienza nel sistema di drenaggio.

Possono inoltre essere presenti fenomeni di entropion (ovvero il piegamento verso l’interno dell’occhio delle palpebre) ed epifora (continua ed eccessiva lacrimazione), con una conseguente irritazione della cute sottostante, tipica di queste razze, che diventa quindi facile sede di complicanze batteriche.

Questi gatti sono quindi soggetti a infiammazioni oculari ricorrenti e anche maggiormente soggetti a ulcere corneali, rispetto a gatti non classificabili in questa categoria. Presentano inoltre spesso profonde ed eccessive pieghe della pelle sul volto. La profondità di queste pieghe impedisce un'adeguata pulizia del viso da parte del gatto, situazione che può portare a infezioni batteriche e/o fungine della pelle, che si possono sommare a quelle generate dall’eccessiva lacrimazione.

Si possono quindi sviluppare gravi dermatiti facciali, specialmente nei gatti persiani. Questa condizione prevede una diligente pulizia da parte del compagno umano per prevenire la somministrazione di antibiotici o, in casi estremi, la correzione chirurgica delle pieghe della pelle.

Un’altra importante anomali è legata alla cattiva occlusione tra mascella e mandibola per cui i denti superiori e quelli inferiori non sono allineati. Si generano quindi gravi situazioni di prognatismo (la mascella inferiore supera quella superiore) che generano quindi una maggiore o totale difficoltà a prendere cibo.

Implicazioni della sindrome brachicefalica sul benessere animale

Il quadro descritto ci porta a dover discutere le inevitabili ripercussioni sulla qualità della vita di questi animali. Lo stress, le alterazioni del riposo e il dolore cronico generati da questa condizione sono alla base di uno scarso benessere. Si sommano poi le problematiche cliniche che portano spesso a terapie fastidiose e alla necessità di interventi chirurgici. L’attività fisica diminuita predispone generalmente a obesità, associata a sua volta ad una serie di problemi clinici.

Quanto detto ci porta verso un’unica raccomandazione. La riproduzione di soggetti con anomalie pronunciate deve assolutamente essere scongiurata, onde evitare la procreazione di soggetti malati. La selezione da parte dell’uomo necessita inevitabilmente un passo indietro per restituire a questi gatti una forma più armonica e una miglior salute, abbandonando le linee di sangue che implichino ripercussioni sul benessere dei soggetti.

Lo studio sugli animali brachicefali dell’Università di Milano

Alcuni ricercatori dell’Università degli Studi di Milano hanno creato e diffuso un questionario rivolto ai pet mate dei cani brachicefali e uno rivolto a quelli dei gatti.

La finalità è quella di comprendere meglio il rapporto tra le persone e i loro gatti e i motivi che li hanno spinti a scegliere una razza specifica. Attraverso il questionario vengono raccolti anche dati riguardo il loro comportamento ed il loro stato di benessere e di salute.

I dati raccolti dal questionario permetteranno di studiare la situazione italiana permettendo, in seguito, di stilare raccomandazioni basate su un quadro reale della situazione.

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