A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Con quali parole potremmo provare a descrivere i cani appartenenti alle razze brachicefale? Adorabili, simpatici, buffi… rumorosi? Probabilmente tutti questi aggettivi li descrivono a pieno. Ma chi sono questi cani, quali sono le loro caratteristiche e perché ci attraggono tanto?

Le principali razze appartenenti a questa categoria sono il Carlino, il Bull Dog Inglese, il Bouldogue Francese, il Boston Terrier, il Pechinese, il Cavalier King Charles, lo Shar-pei e lo Shi Tzu. Ve ne sono poi altri di taglia grande, tra i quali il Boxer, il Bull Mastiff e il Mastino Napoletano.

Come dice la stessa parola di derivazione greca, brachy– (breve, corto) e –cefalo (cranio, testa), questi cani sono accomunati da alcune caratteristiche morfologiche tipiche. In questi soggetti, infatti, l’accrescimento osseo della testa avviene più in larghezza che in lunghezza, con il risultato di teste rotonde e musi schiacciati.

Tali caratteristiche morfologiche sono frutto di una spinta selezione da parte degli allevatori che hanno privilegiato l’aspetto estetico rispetto a quello funzionale. Cerchiamo di capire perché.

La sindrome brachicefalica e implicazioni sul benessere animale

Da un’osservazione esterna, questi cani sono quindi caratterizzati da testa rotonda, occhi grandi e muso schiacciato ma, purtroppo, internamente presentano dei seri problemi che mettono a rischio la loro salute e la qualità della loro vita.

Tali problemi possono essere sintetizzati dalla definizione “sindrome brachicefalica” o BOAS (Brachycephalic Airway Obstruction Syndrome, o sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori).

La causa di tale sindrome è da ricercarsi proprio nella loro struttura ossea. Questo crea una serie di anomalie che ostacolano il passaggio dell’aria e che determinano il caratteristico respiro di queste razze canine. Le anomalie sono principalmente: narici strette, palato molle allungato e ispessito, collasso laringeo e schiacciamento della trachea.

Praticamente tutte le razze brachicefale di taglia piccola ne sono affette. Anche alcune razze brachicefale di taglia grande possono presentare tale sindrome seppur con incidenza inferiore e minore gravità clinica.

I sintomi più comuni della sindrome ostruttiva sono: respiro rumoroso, rumori russanti, tosse, respirazione a bocca aperta, affaticabilità, colpo di calore, sincopi e difficoltà ad alimentarsi. Il passo però dai rumori respiratori e l’affaticabilità alla vera e propria dispnea, o fame d’aria, è molto breve, e può avvenire a seguito di minimi stimoli come breve attività fisica, mutamenti climatici o aumenti di peso.

Tecnicamente, tutti i cani appartenenti a queste razze sono da considerare “potenzialmente malati”. Considerare tutti i sintomi citati come “normali” o addirittura “divertenti” è un atteggiamento superficiale e pericoloso. Tutti questi cani dovrebbero essere visitati da un medico veterinario in giovane età per poter formulare diagnosi e prognosi precoci.

I problemi clinici del cane brachicefalo sono ormai considerati normali e facenti parte dello standard di razza, ma clinicamente non sono altro che sintomi di problematiche fisiche. La letteratura scientifica ci dice che circa il 70% dei proprietari di cani appartenenti a queste razze non ha la percezione del problema e ritiene che i propri animali godano di perfetta salute.

Sembra così tutto un po' paradossale, basti pensare inoltre che le assicurazioni, per esempio, non coprono le principali problematiche tipiche dei brachicefali perché considerati "nella norma".

Perché scegliamo queste razze?

Alcuni studi ci dicono come queste razze abbiano avuto una crescita esponenziale senza precedenti. Nel Regno Unito, ad esempio, il numero di Bouldogue Francesi è aumentato del 17.000% in 20 anni. Allo stesso modo, la più grande associazione inglese, la RSPCA, riporta che negli ultimi 6 anni vi è stato un aumento di quasi il 1.600% di Bouldogue Francesi che sono stati abbandonati per le problematiche cliniche.

Ma perché siamo tanto attratti da queste razze? Il successo risiede principalmente nella “neotenia”. Ovvero un fenomeno, in questo caso di selezione genetica, per cui gli individui adulti di una specie conservano caratteristiche morfologiche tipiche dei giovani.

Secondo gli studi di Konrad Lorenz le caratteristiche che nei cani adulti si vogliono richiamare dal cucciolo sono: testa grossa e tondeggiante, viso piccolo rispetto al resto del cranio, fronte convessa, muso corto, occhi grandi e tondi, guance paffute (che rientrano nel quadro della cosiddetta "baby face"), arti corti e corpo tozzo, pelle morbida e andatura goffa. Insomma, tutte caratteristiche che ritroviamo nei cani brachicefali di piccola taglia.

Il riconoscimento di questi “segnali infantili” sveglia quindi nell’umano sentimenti di tenerezza, protezione e goffagine che spingono alla scelta e all’acquisto di tali razze, portando anche alla sottostima dei problemi clinici citati.

Uno studio dell’Università di Milano

Con il fine di comprendere meglio il rapporto tra i proprietari di queste razze e i loro cani e i motivi che li hanno spinti a scegliere una razza specifica, alcuni ricercatori dell’Università degli Studi di Milano hanno creato e diffuso un questionario rivolto ai pet mate di questi cani. Attraverso il questionario vengono raccolti anche dati riguardo il loro comportamento ed il loro stato di benessere e di salute.

I dati raccolti dal questionario permetteranno di studiare la situazione italiana permettendo, in seguito, di stilare raccomandazioni basate su un quadro reale della situazione.

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