cani

«Dipende». Questa la risposta più comune che educatori o istruttori cinofili si trovano a dare quando vengono loro poste domande su possibili comportamenti dei cani. Dipende, appunto, per poi trovarsi a snocciolare tutta una serie di ipotesi e distinzioni in merito alla personalità del cane, alla sua età, al tipo di contesto in cui vive, alla relazione col suo umano e a tanti altri diversi fattori.

E dipende è anche la risposta alla domanda: «Due cani maschi possono convivere?». In questo articolo dunque non troverete risposte univoche o la soluzione definitiva a questa domanda semplicemente perché essa non esiste e ogni considerazione va fatta caso per caso. Perché ci sono cani che vivono come fratelli e cani che non si sopportano; ma ci sono anche fratelli che a un certo punto finiscono per litigare tra loro e cani che, pur non essendosi mai visti prima, si incontrano e si piacciono; vi sono situazioni stabili e altre in evoluzione e, insomma, tutte le possibili sfumature che si addicono alla complessità di esseri unici e intelligenti. Questo è ciò che ci insegna lo studio del comportamento animale e la consapevolezza che anche questi esseri sono dotati di una loro soggettività e di una loro mente.

Vi sono tuttavia alcune considerazioni generali che, in un quadro molto variabile e variegato, possono darci alcuni elementi di probabilità.

Maschi e femmine: un rapporto più consolidato

Come per molte altre specie anche nei cani, tanto in quelli che vivono liberi sul territorio, tanto nelle nostre case possiamo osservare che raramente si sviluppano problemi tra maschi e femmine e spesso anzi possiamo ammirare complessi rituali di corteggiamento anche quando casualmente si incontrano durante una passeggiata e perfino quando non si erano mai conosciuti. Questo dipende dal fatto che il rapporto tra maschi e femmine ha importanti legami con l'evoluzione e la riproduzione; e questa, probabilmente, rappresenta una tra le più antiche e consolidate forme di socialità. Più frequenti invece sono i conflitti tra soggetti dello stesso sesso. Più raro è che ciò accada tra femmine, più frequente tra maschi.

E tuttavia le somiglianze tra i cani che vivono con noi in famiglia e le atre tipologie di cane (tanto i cani liberi quanto quelli occupati in lavori come ad esempio la guardiania delle greggi) sembrano qui interrompersi. Mentre infatti in questi ultimi casi possiamo vedere ancora oggi convivenze pacifiche anche tra individui dello stesso sesso, ed anche in gruppi formati da molti individui, non è sempre così per i cani che vivono in famiglia, dove non di rado possiamo osservare soggetti che assolutamente non vanno d’accordo con tutti e, tanto meno, potrebbero arrivare a convivere. Certo non è sempre così, ma ci sono alcuni fattori che possono incidere in maniera importante. Proviamo dunque a capire quali possono essere le differenze e il perché.

Questioni di socializzazione

Una prima importantissima questione riguarda l’importante processo di socializzazione del cane. Nel caso dei cani che vivono in libertà, così come per quelli che lavorano in gruppo nella protezione delle greggi vengono a crearsi dei gruppi familiari all’interno dei quali i cuccioli sono inseriti fin dal loro svezzamento. La relazione coi propri simili è dunque non semplicemente quotidiana, ma costante nel tempo e il cucciolo è seguito e coadiuvato dal proprio gruppo famiglia fin quando non raggiunge la sua maturità.

Cosa ben diversa accade coi cani di famiglia. Questi infatti vengono nella maggior parte dei casi separati dalla propria mamma dopo circa due mesi per essere inseriti in un conteso dove la gran parte delle relazioni sono non con altri cani, ma con gli esseri umani. Viene dunque in molti casi a mancare una relazione stabile coi propri simili che spesso è sostituita con incontri più o meno saltuari per esempio nei parchi, nelle aree cani oppure al guinzaglio. E tuttavia non sempre questi incontri potranno sostituire un percorso profondo di socializzazione e molto dipenderà tanto dalla qualità e dalla frequenza degli incontri, quanto dall’attenzione degli umani a non esporre il cucciolo a esperienze non positive. Potrebbero così nascere forme di competizione o altri elementi di scarsa socialità che potrebbero non consentire una serena convivenza.

La casa, uno spazio limitato

Un’altra importante questione riguarda la ristrettezza degli spazi domestici. Questi poi, specie gli appartamenti, si presentano spesso come delle vere e proprie bolle, isolate dall’esterno e dove la condivisione di spazi ridotti, senza potersi allontanare, può a volte risultare una forzatura. Ciò non accade nel mondo dei cani liberi, ove alcuni soggetti possono anche vivere ai margini del gruppo e mantenere ampie distanze in caso di particolari conflitti, oppure decidere anche di allontanarsi per occupare una nuova zona. Negli spazi domestici, inoltre, anche le risorse (tanto quelle alimentari, quanto i giochi o gli spazi di riposo) possono diventare fonte di conflitto e la stessa relazione con gli umani, se non ben gestita o moderata, può causare equivoci e fraintendimenti.

Questioni di razze

Vi è infine un ultimo fattore che può risultare centrale ed è quello della razza. Non possiamo infatti mai dimenticare che il lungo lavoro di selezione operato dall’uomo ha alle volte accentuato e alle volte impoverito le capacità sociali dei cani. E così abbiamo razze come ad esempio quelle selezionate per cacciare in muta (e tra queste possiamo annoverare segugi, Setter, Breton, ma anche Levrieri, Beagle, Spaniel o Labrador) che tendenzialmente hanno una alta socialità ed anzi sono predisposti ad una vita in gruppo, altre come i Terrier tipo bull in cui la competizione tra maschi è altamente probabile e altre infine, come molossi o pastori in cui molto dipenderà dalle esperienze e le competenze acquisite.

Certo ci sarebbe molto altro da dire, per esempio che potrebbe essere più semplice inserire un cucciolo in una famiglia dove sia presente un soggetto adulto e dal carattere equilibrato. In questi casi anche la componente ormonale può giocare un ruolo importante (il testosterone infatti, prodotto solo dopo i 7/8 mesi, può influire nella strutturazione di ranghi e ruoli). Oppure che se decidiamo di adottare due cuccioli maschi (magari fratelli) potrebbero sorgere problemi quando raggiungeranno la maturità sessuale, intorno all’anno o l’anno e mezzo di vita. Ma la realtà è che esiste una estrema variabilità di fattori ed è sempre difficile poter fare delle previsioni certe.

Ciò che possiamo consigliare, se state pensando all’adozione di due cani maschi, è intraprendere un percorso di conoscenza graduale che consenta loro di costruire una buona relazione prima di doversi trovare a convivere. Potrebbe essere utile farli conoscere in un luogo ampio ed aperto in modo che possano decidere se mantenere delle maggiori distanze tra loro per poi eventualmente ridurle gradualmente. È utile anche che in casa possano avere luoghi di riposo anche separati in modo da non essere forzati a condividere gli spazi (questa è una decisione che potrebbe arrivare col tempo). Un’estrema attenzione va posta sulle risorse come la pappa ed anche gli snack che decideremo di offrir loro, che potrebbero diventare fonte di competizioni e conflitti. E lo stesso vale anche per i giochi. È utile infine cercare di rendere la loro vita ricca di esperienze condivise anche al di fuori dell’ambiente domestico in modo da favorire complicità e collaborazione.

Ultimo e non meno importante consiglio: non sottovalutare mai anche i piccoli segnali, poiché è da questi che poi potrebbero scaturire ulteriori conflitti più difficili da risolvere.

In ogni caso l’aiuto di una figura esperta potrebbe essere estremamente utile tanto nella scelta e prima dell’adozione, quanto nella prevenzione o nella soluzione di eventuali problemi.