A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale
cane bebe

Vivere con un cane è un’esperienza unica, di quelle che cambiano la vita e la migliorano. Ma purtroppo non sempre è così. Alcuni fattori incidono gravemente sulla qualità della relazione uomo-animale che a volte si incrina. Ciò che ne consegue è spesso la cessione dell’animale, a un familiare, a altre persone o a strutture che se ne prendano cura, i canili in primis. Nelle peggiori delle ipotesi gli animali vengono abbandonati.

Alcune circostanze sono state identificate come fattori di rischio per la cessione e l’abbandono di un cane. Tra queste ci sono i comportamenti dell’animale percepiti come indesiderati dalle persone o cambiamenti importanti nella vita delle famiglie, ad esempio l’arrivo di un figlio.

Con la nascita di un bambino arrivano tanti stravolgimenti: nuove routine, responsabilità e preoccupazioni che rischiano di sbilanciare la relazione uomo-animale. I neogenitori possono provare apprensione per la gestione del tempo e degli impegni, paura per l’incolumità del nuovo arrivato, necessità di rivisitare le priorità e altre emozioni che possono influire sulla decisione di mettere da parte il cane o il gatto.

Queste dinamiche possono però essere prevenute e gestite nel migliore dei modi se ci si prepara correttamente e ci si fa aiutare da personale esperto. Ne abbiamo parlato con le autrici del libro a quattro mani “Un bebè nel branco”, Claudia Enas e Chiara De Filippi.

libro

Le autrici del libro "Un bebè nel branco"

Claudia Enas, educatrice cinofila con approccio relazionale, e Chiara De Filippi, educatrice cinofila e Doula (figura assistenziale di supporto alle donne incinta). Entrambe mamme, guidano i neogenitori tramite un’esperienza di sana convivenza in un sistema familiare dove nessuno viene messo da parte. Dalla gravidanza ai primi due anni di vita di un bambino, oltre miti e leggende ed oltre i cliché del primo dispensatore di consigli di turno, Claudia e Chiara rovesciano anche un po' le aspettative di chi spera avere tra le mani delle linee guida universalmente applicabili.

Per le due autrici, «consigli, suggerimenti e ammonizioni nei confronti di futuri genitori e neogenitori si sprecano e provengono da qualsiasi settore e da svariati professionisti» e «molte famiglie navigano a vista per mari popolati da miti e pregiudizi culturali…che a volte conducono a delle vere e proprie problematiche di convivenza, a difficoltà comunicative e relazionali che ricadono inevitabilmente a spese del cane».

Da queste premesse nasce l’esigenza della sana prevenzione, perché sappiamo che spesso ci si rivolge al professionista troppo tardi. Così Claudia e Chiara hanno deciso di mettere a disposizione le loro conoscenze maturate negli anni, attraverso esperienze personali e professionali di accompagnamento delle famiglie con cani e bambini.

Ai neogenitori, attraverso il lbiro, sono così forniti gli strumenti per potersi orientare verso una sana e sicura convivenza. Si trovano infatti spunti e suggerimenti sull’organizzazione degli spazi e dei ritmi familiari fin dalla gravidanza e l’arrivo del bebè a casa ma Claudia e Chiara smontano anche luoghi comuni e focalizzano l’attenzione sempre e solo sull’unicità della famiglia, sull’individualità del cane ma soprattutto sulla relazione.

Non si tratta di un manuale che spiega come comportarsi e quali sono gli step da seguire metodicamente. Il libro invece fornisce risposte e soluzioni non standardizzate e induce il lettore a porsi interrogativi e mettere in discussione delle certezze. Un approccio che stimola lo sviluppo di competenze personali e dà un orientamento per permettere a chi legge di lavorare sul proprio sistema famiglia, passando per l’individualità dei suoi componenti.

L’empatia come strumento di crescita profonda

Crescere nella propria casa con un animale e condividere con lui o lei tutti i momenti familiari è un’esperienza unica ed immensa fonte di crescita individuale. Il ruolo pedagogico degli animali è stato documentato grazie a numerosi studi che ci descrivono i benefici sociali che derivano dalla convivenza.

La sperimentazione di emozioni positive, l’appoggio emotivo ricevuto, lo sviluppo di comportamenti pro-sociali e una maggiore attenzione sociale positiva sono i principali benefici riconosciuti.

In “Un bebè nel branco” le autrici raccontano a voce alta come la convivenza tra bambini e cani è un valore aggiunto se ben condotta e quando vengono rispettate delle premesse di base, ovvero i modelli relazionali e l’empatia, ed è qui che entra la responsabilità dei grandi.

Il libro aiuta i neogenitori a mettere le basi affinché il bambino sviluppi il naturale dono di prendere in considerazione l’altro: l’empatia verso il cane. Così spiega l’importanza dell’educazione all’osservazione del cane, della verbalizzazione delle sue emozioni e l’interpretazione de suoi comportamenti. Perché si è irrigidito? Cosa è il ringhio? Perché è importante che il cane abbia uno spazio privato? Perché dobbiamo rispettare i suoi spazi e i suoi ritmi?

Apprendere queste nozioni aiuta il rispetto verso l’altro, ma non un rispetto basato su una visione funzionale ("ti rispetto perché allora saremo amici"), ma basata sul desiderio che l’altro stia bene ("il bene che desidero per te").

Sicurezza e mediazione, i pilastri del libro

I due pilastri su cui si fonda il libro sono la sicurezza e la mediazione. Parole chiave che spostano il focus da consigli e divieti assoluti al valore della relazione nel riconoscimento dell’altro.

Questi due principi sono alla base di una corretta convivenza tra cane e bambino, per l’incolumità di entrambi. I genitori sono così interpreti e traduttori per ambedue le parti. Alla sicurezza e alla mediazione si arriva tramite i processi di osservazione, riconoscimento dell’individualità dell’altro, rispetto e legittimazione, accoglienza e corretta gestione.

Le autrici ci parlano dell’importanza che il cane si senta al sicuro nel nuovo contesto familiare; atteggiamenti estremi come l’isolamento da un lato e la forzatura dell’interazione dall’altro, o le punizioni possono generare nell’animale molta sofferenza e anche reazioni “inaspettate”.

Così, i genitori sono accompagnati a essere osservatori, interpreti e traduttori per ambedue le parti e guide ed educatori di una corretta comunicazione e di una relazione sana che passano dal riconoscimento dell’individualità, il rispetto, la legittimazione, e l’accoglienza dell’altro che andranno a rafforzare ancor di più tutto il sistema famiglia.

L’importanza dei modelli relazionali in “Un bebè nel branco”

Molto spesso quando si pensa alla convivenza bebè-cane si pensa immediatamente all’incolumità del bambino e all’azzerare tutti i potenziali pericoli.

Claudia e Chiara ci aiutano a capire come tramite una corretta comunicazione questi problemi possono essere gestiti. Spesso la potenza incondizionata dei modelli relazionali è sottovalutata, alcune emozioni generate da una gestione poco empatica si possano impregnare con molta facilità nel bambino, che potrebbe manifestare difficoltà nella gestione delle stesse. Ma cosa vuol dire esattamente?

Le due autrici ce lo spiegano nel testo ed utilizzano degli esempi per farcelo assimilare con facilità. Riportiamo l’esempio dell’isolamento e dell’allontanamento del cane come strumento preventivo.

“Uno dei maggiori drammi vissuti dai cani è legato proprio all’isolamento sociale; cani allontanati dalla famiglia, segregati in giardino o in recinti o, peggio ancora, in balconi e terrazze”. Dinamiche come questa, oltre che ad avere un impatto enorme sulle emozioni del cane, fungono anche da modello relazionale per il bambino che è come una spugna capace di assorbire quanto avviene al suo intorno. Così gli atteggiamenti degli adulti si trasformano in modelli relazionali percepiti come corretti e accettabili; i bimbi e saranno allora in grado di riprodurli in futuro, perché normalizzati.

Una testimonianza riportata nel testo è di particolare impatto e vale la pena essere citata.

Davanti alla possibilità di cessione in canile della cagnolina di famiglia, per l’arrivo della secondogenita e in concomitanza con alcuni problemi comportamentali manifestati dal cane, il bimbo Carlo dice a sua madre: “Mamma non possiamo abbandonare Stella solo perché è fatta così. Se io mi comportassi male, tu mi daresti via?”.

Le parole di Carlo sono spiazzanti, ma tramite queste parole è riuscito a risvegliare nel sistema famiglia l’empatia di cui avevano bisogno per funzionare come gruppo. Il lieto fine ha voluto che Stella rimanesse a casa con la sua famiglia che “ha scelto di iniziare un percorso educativo che guidasse tutta la famiglia verso una conoscenza reciproca. Questo ha conferito a tutti più sicurezza e consapevolezza dei bisogni del gruppo”.