4 Febbraio 2021
10:30

Orso bruno (Ursus arctos)

L'orso bruno è un animale schivo e con un'indole pacifica. Conoscere le sue abitudini può contribuire al superamento dell'atavica paura che prova l'essere umano nei suoi confronti.

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Membro del comitato scientifico di Kodami
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L’orso bruno è un grande carnivoro, robusto, con capo largo e massiccio, orecchie corte e arrotondate, occhi piccoli e una coda appena visibile. Le zampe sono potenti e, nella deambulazione, i piedi vengono appoggiati completamente al suolo. Per questo motivo l’orso è definito “plantigrado”. L’orso bruno europeo ha il mantello di colore bruno, tendente al rossastro. Negli individui più giovani è diffusa la presenza sul petto di un collare, o di una macchia chiara a forma di “V” (a esclusione della sottospecie Marsicana, nella quale il mantello è più chiaro sul capo). Gli individui adulti, se non disturbati, si muovono al passo, ma se prendono la fuga galoppano, e possono raggiungere i 45 km/h.

Nell’ambiente alpino, i maschi possono raggiungere anche i 200 kg di peso, mentre le femmine e gli individui appartenenti alla sottospecie marsicana sono decisamente più piccoli. Il numero di orsi bruni in Italia è difficile da definire in quando alcuni individui, soprattutto quelli appartenenti alla popolazione friulana, attraversano spesso il confine con l’Austria o la Slovenia. La popolazione complessiva dell’orso bruno trentino si aggira intorno ai 90 individui, mentre quella degli orsi marsicani degli appennini raggiunge circa i 50 individui. Gli orsi bruni raggiungono la maturità sessuale a partire dai 4-6 anni di età. Il periodo della riproduzione, in cui si formano le coppie, va da maggio a luglio. Il resto dell’anno gli animali vivono solitari.

La gestazione dura 7-10 mesi e i piccoli nascono in gennaio-febbraio, all’interno della tana. Alla nascita sono molto piccoli (pesano solo 200-300 grammi), hanno gli occhi chiusi e sono privi di pelo. La loro crescita nei mesi successivi è molto rapida. In primavera, infatti, il peso raggiunge i 5-6 kg. I maschi si allontanano anche molto dal luogo in cui sono nati, mentre le femmine sono più stanziali. Nella provincia di Trento, nessun orso femmina si è mai allontanato dal luogo di nascita o di re-immissione. Ciò che spinge i maschi di questa specie ad allontanarsi anche di molto dal luogo di nascita è la tendenza a tutelare la variabilità genetica: una specie con una bassa variabilità genetica si indebolisce presto. Questo animale è generalmente solitario, le femmine si muovono spesso insieme ai piccoli dell’ultimo anno. Soprattutto negli ambienti frequentati anche dagli esseri umani l’orso è attivo negli orari crepuscolari o notturni. L’orso bruno è un animale schivo e diffidente, con un’indole pacifica. Le aggressioni agli esseri umani solitamente avvengono in risposta a una minaccia percepita nei confronti propri o della prole. Rispetto ad altre specie, l’orso bruno è un animale estremamente silenzioso. Solo in rari casi emette vocalizzazioni. Un esempio è il caratteristico “soffio” che emette in caso di allarme.

Segni particolari 

I mesi invernali rappresentano per l’orso bruno il momento del letargo. Tuttavia, in questa specie è più corretto parlare di “ibernazione”. Diversamente da quanto avviene nel letargo, infatti, l’animale è in grado, se serve, di tornare in attività immediatamente. Per questo, la sua temperatura corporea si abbassa meno rispetto a quella degli animali che affrontano un vero e proprio letargo.

Dove vive l’orso bruno in Italia

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Orso bruno marsicano (Ursos arctos marsicanus)

L’orso bruno in Italia è presente in 3 diversi areali, due dei quali si trovano sulle Alpi (In Trentino occidentale e nel Friuli Venezia Giulia orientale). Gli orsi del Trentino sono stati reintrodotti grazie al progetto “Life Ursus” promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta, in collaborazione con la Provincia di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, co-finanziato dall’Unione Europea. Esiste, poi, la sottospecie “marsicana” è che è diffusa nell’Appennino centrale. Essa è caratterizzata da dimensioni più ridotte, e mostra una minore diffidenza verso gli esseri umani.

Habitat dell’orso bruno

Gli orsi bruni sono strettamente legati agli ambienti boschivi tra gli 800 m e i 1700 m, anche se, probabilmente, questa preferenza è stata rafforzata dalla persecuzione umana. Solitamente preferiscono disperdersi fino a raggiungere una densità molto bassa (2-3 orsi adulti ogni 100 km2), in modo da poter sfruttare efficientemente il territorio, avendo a disposizione le risorse alimentari di cui necessitano in tutte le stagioni, oltre ad aree tranquille per il riposo diurno e a luoghi adatti allo svernamento e alla riproduzione. Per gli orsi bruni dell’arco alpino, in particolare, le aree di fondovalle rappresentano soprattutto zone di transito.

Cosa mangia l’orso bruno

L’orso bruno è definito “onnivoro opportunista”, in quanto la sua dieta varia in base alle disponibilità alimentari presenti nell’ambiente in cui si trova. Questo grande mammifero mangia germogli, erbe, frutta e radici. Durante l’anno può scegliere anche di nutrirsi di api, larve, formiche o miele. In caso di necessità, non disdegna di predare animali selvatici o domestici, o di nutrirsi di carcasse. Nel periodo che precede il letargo, l’orso attraversa una fase di “iperfagia”, ossia un aumento dell’appetito e dell’assunzione di cibo, che gli consente di raggiungere il peso necessario per superare il lungo inverno. L’orso bruno può aumentare il suo peso anche di mezzo chilo al giorno, ingerendo, quotidianamente, fino a 15kg di cibo.

Interazioni con l'uomo

L’orso bruno è protetto dalla Legge quadro 11 febbraio 1992, n.157  che lo inserisce tra le specie particolarmente protette, e dalla Convenzione di Berna che inserisce questo carnivoro tra le specie strettamente protette.  La Direttiva “Habitat”92/43/CEE lo include, inoltre, tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa, vietandone l’abbattimento, la cattura, il disturbo (in particolare durante le fasi del ciclo riproduttivo e l’ibernazione), la detenzione e il commercio di esemplari (L.157/92 e DPR 357/97 art. 8).

Eventuali deroghe richiedono una specifica autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sulla base di una valutazione tecnica dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) il quale è tenuto a trasmettere alla Commissione europea, ogni due anni, una relazione sulle deroghe concesse (DPR 357/97art. 11, comma 3).  La presenza del plantigrado può innescare tensioni legate all’impatto sull’agricoltura, la zootecnia e le attività apistiche. Le tensioni tendono ad essere amplificate dalle motivazioni emotive riconducibili alla paura ancestrale dell’uomo nei confronti di questo l’animale. La scarsa accettazione rischia di ostacolare le politiche di tutela della specie, aumentando il numero di abbattimenti illegali e bracconaggio. Benché attualmente il conflitto con l’orso bruno non rappresenti più un pretesto di eradicazione su larga scala, esso costituisce un elemento essenziale su cui incentrare le strategie e le politiche di conservazione della specie. Un’efficace gestione del conflitto tra orso e attività antropiche, basata su un’adeguata strategia di prevenzione e sul risarcimento dei danni, sull’informazione e il coinvolgimento delle categorie professionali interessate, è indispensabile per la conservazione dell’orso bruno e per la sua convivenza pacifica con le comunità locali. Per questo motivo ISPRA propone un piano per minimizzare gli impatti economici e sociali dell’orso bruno attraverso politiche integrate basate sulla prevenzione dei danni e la compensazione degli stessi.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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