A cura di Eva Fonti
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Medico Veterinario

Il gatto è stato per anni considerato resistente all’infezione da leishmaniosi, comunemente conosciuta come una patologia che interessa solo il cane e l’uomo, ma studi recenti hanno evidenziato come la patologia sia emergente anche nel gatto, tanto da parlare di leishmaniosi felina o leishmania del gatto.

La leishmaniosi è una patologia parassitaria, tra le più diffuse al mondo ed endemica in più di 98 paesi nel Mondo. È causata da un protozoo, di cui esistono diverse specie e la più diffusa è la Leishmania infantum. La leishmania viene trasmessa attraverso la puntura del flebotomo femmina, mentre effettua il pasto di sangue sull’ospite. Il cane infetto rappresenta il principale serbatoio della malattia, soprattutto in aree endemiche come l'America del Sud ed il bacino del Mediterraneo.

Negli ultimi anni, la maggiore cura e assistenza medica che è stata dedicata ai gatti ha permesso di identificare diversi casi di leishmaniosi felina. Il gatto può essere infettato dalla stessa specie di leishmania che infetta il cane, ma anche fungere da reservoir, sebbene non possa ancora essere considerato un serbatoio primario come è invece per il cane.

Sintomi della leishmaniosi nei gatti

Il quadro clinico della leishmaniosi felina non è ancora del tutto chiaro. È stato visto interessare gatti di tutte le età, senza una particolare sensibilità legata alla razza, ma con particolare suscettibilità all’infezione nei soggetti con immunodeficienza felina (FIV). Sembrano inoltre maggiormente interessati dalla patologia i gatti maschi interi outdoor, proprio per via della loro permanenza all'esterno, invogliata dal comportamento predatorio.

Per quanto riguarda i sintomi della leishmaniosi felina, sono di solito vaghi e aspecifici:

  • lesioni cutanee (noduli ed ulcere),
  • malessere generalizzato,
  • disidratazione,
  • letargia,
  • febbre,
  • vomito.

Le lesioni cutanee si presentano soprattutto come ulcere o noduli, localizzati principalmente nella zona del muso, del naso, delle palpebre o delle zampe. Possono essere soggette a infezioni secondarie ed avere l’aspetto di croste emorragiche o purulente.

Diagnosi della leishmaniosi nel gatto

La diagnosi di leishmaniosi felina si può effettuare agevolmente con gli stessi modi validati anche per il cane, ovvero attraverso un prelievo di sangue venoso, un puntato midollare o linfonodale e in alcuni casi anche attraverso dei raschiati di lesioni cutanee.

Le tecniche di laboratorio variano dalla ricerca di anticorpi verso la leishmania, all'amplificazione del dna del protozoo attraverso pcr o l'identificazione diretta attraverso microscopia. La scelta della tecnica più appropriata viene effettuata dal medico veterinario in base al caso clinico e alla compliance del pet mate.

Come curare la leishmaniosi nel gatto

Purtroppo ad oggi non esistono studi approfonditi sulla leishmaniosi felina e i casi di felini infetti e sintomatici sono relativamente pochi per poter definire un protocollo efficace di terapia nel gatto.

Quindi anche sulla modalità di cura dei pochi casi ad oggi diagnosticati e che sono sintomatici, ci si approccia utilizzando off label gli stessi farmaci in uso per la leishmaniosi canina ed umana.

Prevenzione dalla leishmaniosi felina

Per proteggere il gatto dalla puntura del pappatacio, attenzione a non usare i tipici repellenti per flebotomi e zanzare usati per il cane perché sono tossici e letali nel gatto. Questi comprendono tutte le permetrine e deltametrine, di solito in uso in molti spot-on e collari usati nel cane. Per proteggere il gatto è possibile associare ai comuni antiparassitari per pulci, zecche e acari usati per loro, repellenti a base di olio di neem, citronella, piretro, tea tree, cedro, prediligendo collari e spot-on agli spray, poiché il gatto con il grooming rischia di ingerire parte delle sostanze, anche se naturali.

Un'ulteriore accortezza è far dormire il gatto all’interno durante le ore notturne, quando il flebotomo è più attivo, o mettere in prossimità dei loro rifugi delle piante con azione repellente, che non siano tossiche se accidentalmente ingerite, come il basilico, la menta, la lavanda, la citronella o lemongrass, il rosmarino, il geranio ma anche l’erba gatta.

Diffusione della leishmaniosi felina

Sebbene i dati non siano completi e lo studio della malattia nel gatto sia ancora in atto, sicuramente  la leishmaniosi felina è maggiormente diffusa in tutte le aree in cui anche la leishmaniosi canina è endemica. Il maggiore fattore di rischio per i felini è lo stile di vita correlato al periodo di permanenza all’esterno, dove sono potenzialmente più esposti alla puntura del flebotomo potenziale vettore. Al contrario, sembrano essere meno interessati i gatti che vivono in casa o gatti di allevamento. Si spera che attraverso l'attenzione crescente di molti pet mate verso la salute dei felini, si possano effettuare degli screening volti all'identificazione di casi che passerebbero altrimenti inosservati, in modo da definire e poter curare al meglio tale patologia nella specie felina.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.