2 Febbraio 2021
8:48

Grooming: indicatore di salute del gatto 

Il grooming nei gatti riveste un ruolo fondamentale ed è una delle attività che occupa più tempo nella giornata dei nostri felini. Può avere diversi significati, dal benessere fisico, sociale fino a quello comportamentale. In alcuni casi, tuttavia, può diventare un campanello d'allarme e può segnalare stress psico-fisico.

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I gatti sono animali estremamente puliti e questo è uno degli elementi che ha decretato il loro successo e la loro diffusione come animali familiari. La toelettatura o self-grooming o grooming, è un'attività che li impegna per una larga fetta del loro tempo e porta con sé significati di benessere fisico, sociale e comportamentale. In casi estremi, tuttavia, può diventare un campanello d'allarme e sottendere a situazioni di stress psico-fisico del gatto.

Nella pulizia il successo del gatto

L'epoca vittoriana, nella seconda metà dell'Ottocento, ha segnato molti degli usi che ancora oggi fanno parte della cultura occidentale ed europea, in particolare. Fra questi va annoverata una crescente attenzione per l'igiene personale, dovuta sia alle nuove consapevolezze in ambito scientifico che la microbiologia segnava che alle precarie condizioni della salute pubblica dovute ad un sistema fognario ancora tutto da perfezionare.

In un clima a cavallo tra problemi e promesse, i gatti iniziarono a godere di un favore particolare, soprattutto presso le classi più agiate, grazie alla loro attitudine a tenersi puliti e in ordine, senza alcun impegno specifico da parte di chi li accoglieva in casa. E ancora oggi che il gatto “di casa” si è differenziato in una gamma di razze e di mantelli differenti, quella del self-grooming resta una delle qualità più apprezzate del felino domestico.

Una questione di salute

Il grooming è un comportamento che riveste numerosi significati nel panorama etologico del gatto. Una delle principali è la cura del mantello, ovvero la rimozione di sporcizia, pelo morto e squame di pelle. In questi termini si tratta è un'attività prevalentemente solitaria, di solito espletata in prossimità di un riposo o di un pasto.

La sua esecuzione chiama in causa un organo altamente specializzato e piuttosto unico nel suo genere, la lingua, che contiene dei piccoli e duri uncini rivolti verso la gola, chiamati papille. Usati anche per staccare la carne dalle ossa, per leccare il cibo e spingerlo nella gola, per raccogliere l'acqua durante il sorso, le papille agiscono sul mantello come i denti di una spazzola. Il micio direziona la lingua in ogni zona del corpo raggiungibile, grazie alla flessibilità della spina dorsale e sfrega le zampe anteriori contro il muso per pulire la testa e le orecchie.

Oltre alla lingua, il gatto può usare anche gli incisivi quando si tratti di rimuovere detriti impigliati tra i peli.

La termoregolazione passa dal mantello

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Un'altra funzione importante è quella della termoregolazione, sia in estate che in inverno. Durante i periodi più caldi, l'evaporazione della saliva depositata sul mantello raffredda il corpo del gatto il quale, leccandosi, si è garantito l'assunzione della vitamina D che il sole sintetizza proprio sul pelo. D'inverno, invece, il massaggio provocato dalla routine di pulizia stimola la produzione di un sebo idrorepellente a protezione della cute, una caratteristica molto ben riconoscibile soprattutto sui mantelli dei gatti che vivono in ambienti nevosi e con cali di temperatura importanti.

Il grooming per definire se stesso

La toelettatura ha anche un'altra importante funzione per il gatto, che è quella di distribuire il proprio odore in maniera uniforme su tutto il corpo e di poterlo poi condividere col mondo esterno strofinandosi su persone, oggetti e altri animali. Diffondere il proprio odore su se stesso e nell'ambiente in cui vive gli permette di creare un contesto che rimandi frequentemente la propria presenza attiva, percepito come rassicurante, come proprio, in cui è persistente la sensazione di avere tutto sotto controllo, di muoversi in uno spazio noto e di interagire con individui con cui esiste una certa familiarità.

Analogamente, il gatto pratica il grooming per rinforzare il proprio odore dopo essere stato accarezzato (a volte producendo lo sdegno dei proprietari!) o dopo aver allattato i suoi piccoli. Anche posare una zampa su una superficie adesiva provoca una immediata pulizia perché mantenere i piedi in buone condizioni è essenziale per un movimento veloce e per l'arrampicata, oltre che per rimarcare il proprio odore attraverso i passi.

Pulirsi per rilassarsi

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Un'altra funziona del grooming è quella del rilassamento muscolare, non meno di quanto a noi potrebbe garantirlo un massaggio sulle gambe o ai muscoli della schiena. Il leccamento produce una sensazione di benessere a livello ormonale, per cui non stupisce che questa routine venga eseguita spesso prima di addormentarsi o, comunque, in un clima tranquillo e che sia una delle attività che il gatto sospende quando non sta bene o si sente minacciato.

Il grooming come campanello di allarme

Proprio perché così intimamente legato alla sfera del benessere, il grooming praticato in maniera eccessiva, assente oppure fuori contesto, può diventare il segnale di un malessere generale del gatto. Quando il leccamento produce zone glabre sul mantello o il gatto lo strappa vistosamente il pelo al di fuori di una comune routine di pulizia, allora potremmo essere davanti ad una condizione di stress di cui la toelettatura eccessiva è uno dei possibili sintomi. Allo stesso modo, l'interruzione improvvisa del grooming è un sintomo da investigare: in molti gatti anziani, ad esempio, segnala la presenza di dolore a livello articolare o un principio di demenza ma potrebbe anche essere un indicatore del fatto che il gatto fatica a rilassarsi nel proprio ambiente. In questi casi è sempre bene chiedere aiuto a dei professionisti per comprendere l'origine del disturbo ed evitare che la situazione cronicizzi, allontanando la soluzione.

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Sonia Campa
Consulente per la relazione uomo-gatto
Sono diplomata al Master in Etologia degli Animali d'Affezione dell'Università di Pisa, educatrice ed istruttrice cinofila formata in SIUA. Lavoro come consulente della relazione uomo-gatto e uomo-cane con un approccio relazionale e sono autrice del libro "L'insostenibile tenerezza del gatto".
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